Vinted app: come funziona?

Anno nuovo, vita nuova. Con l’inizio di gennaio ho iniziato le prime operazioni di decluttering dell’armadio. Questi mesi di permanenza forzata a casa mi hanno obbligata a modificare completamente i miei outfit. Se già con l’arrivo di mia figlia avevo abbandonato i tacchi alti, adesso il mio abbigliamento principale è composto da leggings, cardigan extralarge e felpe.

E’ così che ho deciso di riordinare gli spazi dentro casa che, come sai sicuramente, sembrano non bastare mai. Ho svuotato i cassetti e ripulito dentro le ante del guardaroba. Ho messo da parte tutto quello che non uso più. E anche quello che non ho acquistato tempo fa e abbandonato in fondo ad un ripiano ancora con l’etichetta attaccata.

Ammetto che mi sia venuto abbastanza il magone a pensare a quanta roba avessi da parte ma, essendo tenuta ancora in ottimo stato, mi dispiaceva buttarla. E’ così che, da buona amante delle seconde opportunità, ho deciso di metterla in vendita.

Usare le app per vendere vestiti usati

Vendere vestiti usati è una pratica che utilizzo da un po’ di tempo. Così come acquistare abiti di seconda mano. Mi piace. Lo trovo rilassante e, soprattutto, economico, perché mi permette di fare spazio nell’armadio guadagnandoci qualche euro (che male non fa!). Ma anche perché così riesco a trovare dei pezzi di collezioni risalenti a qualche anno fa e andati in sold out praticamente subito.

Se fino a qualche anno fa era una cosa che si poteva fare solo andando nei mercatini delle pulci, adesso è un’operazione alla portata di tutti, grazie alle app per vendere vestiti usati. E sì, puoi farla anche tu da casa con un normalissimo smartphone.

Vinted: come funziona?

Attualmente sono disponibili diverse piattaforme che ti permettono di vendere i vestiti usati (e acquistarli, ovviamente!). Ma, quella di cui ti vorrei parlare oggi è l’app Vinted. Fino a qualche settimana fa non ne conoscevo minimamente l’esistenza. O, per lo meno, fino a quando non hanno iniziato a pubblicizzarla in tv.

Alla messa in onda del primo spot mi ha incuriosito. Alla seconda volta che lo guardavo mi sono detta: “Proviamola! Che tanto, provare non costa nulla”. Nel mio smartphone, infatti, ho già installato diverse piattaforme per la vendita di abiti di seconda mano, quindi per me non sarebbe stata chissà che novità. Ma volevo vedere se, con una diversa applicazione, magari, sarei riuscita a vendere quel mucchio di abiti mai indossati con un po’ più di velocità e guadagnare online da casa.

Dove scaricare Vinted app?

Una delle cose che più mi è piaciuta dell’app Vinted è data dalla semplicità con cui utilizzarla. E’ nata principalmente come sito internet e, pertanto, è possibile trovare la versione Pc solo come sito ufficiale. Ma poco male: il suo utilizzo è davvero molto semplice tramite smartphone. Tanto che non saprei davvero come si potrebbe utilizzare con un notebook. Ecco i link per scaricarla su piattaforma Android e su Apple Store.

La grafica

La grafica è davvero molto intuitiva e basilare, quindi alla portata anche di chi non è molto pratico di applicazioni come queste. Ti basta inserire i dati principali per creare il tuo profilo, et voile! Il gioco è fatto.

Ti si presenterà una scheda riassuntiva con i tuoi dati, il numero di follower e dei seguiti (questo principio è molto simile a quello di Twitter) e poi gli articoli che hai messo in vendita.

Come mettere in vendita un vestito su Vinted app

Se vuoi mettere in vendita un vestito usato, ti basterà selezionare nella parte sotto il tasto ” Vendi” con il cerchio e la croce. A questo punto, non ti rimane che seguire i passaggi richiesti. Dovrai inserire l’immagine del capo di riferimento (fatta con lo smartphone o, come nel mio caso, presa dal catalogo online), scrivere un titolo al tuo annuncio (ad esempio, maglione bianco COS) e una breve descrizione dell’articolo. Quest’ultima è fondamentale scriverla bene, perché permette al potenziale acquirente di avere un’idea più dettagliata e specifica del capo.

Prosegui definendo la categoria dell’oggetto in vendita (ad esempio, mini abito, stivali texani, cappotto invernale, etc..), selezionando il brand e poi le condizioni dell’articolo. In quest’ultimo sezione hai la possibilità di scegliere tra diverse opzioni, come:

  • nuovo con cartellino;
  • nuovo senza cartellino;
  • ottimo;
  • buono;
  • discreto

Per una questione di onestà nei confronti della community, ti consiglio di specificare sempre la presenza di eventuali imperfezioni e la condizione che più si avvicina alla realtà. Per intenderci, se vuoi vendere delle scarpe da ginnastica che hanno ormai la suola liscia, fallo presente e seleziona “condizioni discrete”.

Ultimi dettagli da inserire: il prezzo e la possibilità di scambiarlo. Clicca poi su “Carica” e il tuo annuncio è a disposizione di tutti.

Scambiare i vestiti

Se la tua idea è quella di liberarti dei vestiti che non usi più e di rifarti l’armadio con capi nuovi (o quasi!) spendendo pochissimo, lo scambio di vestiti sull’app Vinted può fare al caso tuo. Ti basterà selezionarlo come opzione nel momento in cui compili la scheda di annuncio di quell’articolo.

Ma come funziona? Molto semplice. All’interno della community potrai cercare le persone che sono interessate a scambiare i propri vestiti. Una volta che avrai trovato il pezzo che ti piace, puoi contattare il venditore e metterti d’accordo con lui. A tuo carico ci saranno solamente le spese di spedizione. Un bel risparmio, non credi!?

Vendi e invia l’articolo

Quando avrai venduto un articolo, riceverai una notifica nel tuo smartphone che ti avvisa della buona notizia. Non dovrai fare altro che impacchettare il prodotto in modo che durante il trasporto non possa subire danni e incollare sopra al pacco l’etichetta che ti viene inviata dall’app Vinted.

Ti consiglio di fare attenzione quando attacchi il foglio sopra la scatola poiché, alle volte, anche se usi lo scotch trasparente, il corriere potrebbe comunque fare fatica a leggerlo.

Ricevi il pagamento

A differenza di quello che accade per moltissime altre applicazioni per la vendita di vestiti usati, con l’app Vinted riceverai il pagamento solo una volta che l’acquirente ha ricevuto il pacco ed ha confermato che tutto era in ordine e conforme a quanto riportato nell’annuncio.

Come acquistare su Vinted app

Dopo aver abbondantemente parlato di come vendere un capo che non indossi più nell’app di Vinted, passiamo ora dall’altra parte. Quella dell’acquirente. Quella in cui io, personalmente, adoro stare (e forse è proprio per questo che mi ritrovo sempre con gli armadi che straripano di cose).

L’acquisto di abiti di seconda mano con questo sistema è tanto semplice quanto metterli in vendita. Una volta che avrai scaricato l’app Vinted, protrai esplorare milioni di articoli, cercare i pezzi facendo una ricerca tramite brand o tramite categoria. Quando hai trovato qualcosa che ti piace, puoi selezionare il cuore e aggiungerlo, così, tra i preferiti.

Richiedi informazioni e contratta con il venditore

Se hai bisogno di maggiori informazioni su un articolo, non aver paura di chiedere al venditore. Hai a disposizione la chat che si attiva da ogni scheda prodotto e fare tutte le domande che vuoi. E, se dovesse essere straniero, stai tranquilla perché riceverà il tuo messaggio già tradotto nella sua lingua. In questo modo puoi metterti in contatto con persone provenienti da tutto il mondo.

Nel caso in cui il prezzo non dovesse andarti bene, puoi sempre fare un’offerta. In questo caso il venditore potrà rifiutare, fare una controfferta o accettare la tua proposta. In quest’ultimo caso, farà fede ciò che lui ha accettato e, in fase di pagamento, dovrai versare solo la cifra relativa a quanto pattuito.

Ricevi il pacco a casa

Non appena il venditore avrà spedito il pacco con il tuo vestito, avrai la possibilità di tracciare la spedizione finché non arriva a casa. A quel punto avrai fino a 48 ore di tempo per verificare che tutto sia in ordine o per segnalare problematiche di vario genere. Una volta che tutto è risultato ok, puoi procedere con il pagamento.

Politica di rimborso

Non dimenticare che la fase del pagamento del tuo ordine è protetta. Nel caso in cui il pacco non dovesse arrivare, arrivasse danneggiato o il contenuto è diverso da quanto specificato nell’annuncio, avrai diritto ad un rimborso.

Opinioni

Avendo provato l’app Vinted e già venduto alcuni articoli, posso dire che, personalmente, l’ho trovata un ottimo strumento per comprare e vendere abiti di seconda mano. I passaggi sono molto semplici ed intuitivi e ti permettono di mettere in vendita articoli che non indossi più in pochi secondi. Davvero ottima anche la possibilità di parlare direttamente con il venditore attraverso la chat con traduzione istantanea.

Per il momento la mia opinione è super positiva, sia come venditore che come acquirente. Voi l’avete già provata? Cosa ne pensate?

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Bruciore di stomaco in gravidanza: i rimedi della nonna

La gravidanza è sicuramente un momento molto intenso e coinvolgente, dove la trepidazione per l’arrivo del bambino si abbina spesso con moltissime emozioni che vanno dalla paura, all’ansia alla gioia irrefrenabile.

Eppure, quando si è incinta non è sempre tutto rose e fiori come siamo abituati a sentirci raccontare nei film. Dai primi sintomi della gravidanza all’ultimo trimestre, infatti, è possibile iniziare ad avvertire degli specifici fastidi, come il mal di schiena, la sensazione di avere le gambe gonfie e il reflusso gastroesofageo. Tra questi non bisogna dimenticare il bruciore di stomaco in gravidanza, che colpisce più della metà delle donne incinta.

Quando inizia il bruciore di stomaco in gravidanza?

Il bruciore di stomaco può presentarsi già durante le prime settimane di gestazione. In alcuni casi addirittura prima di fare la prima ecografia in gravidanza. Questo fastidio si può presentare sporadicamente o tutti giorni e, comunque, in modo più o meno attenuato. Le manifestazioni, tendenzialmente, diventano più acute durante il terzo trimestre.

Non esiste una regola valida per tutte, né sulla durata di questo fastidio, né tanto meno sull’intensità con cui si presenterà. Se ti stai chiedendo se mai finirà, non temere. Non appena avrai finito di partorire, questo sintomo scomparirà definitivamente.

Perché ho bruciore di stomaco in gravidanza?

La sensazione di bruciore di stomaco in gravidanza è una situazione che ricorre con una certa frequenza tra le donne incinta, soprattutto negli ultimi mesi di gestazione. Il fastidio si avverte generalmente dalla parte finale della gola fino all’altezza dello sterno. Come mai?

La pirosi è provocata per lo più dall’aumento esponenziale del progesterone durante questo specifico periodo della gravidanza, un ormone che aiuta il rilassamento muscolare. Ma che, come altro lato della medaglia, porta a dei disturbi alla digestione, rendendola molto più lenta e difficile.

Il progesterone, oltre ad agevolare l’elasticità dell’utero affinché riesca ad ospitare al meglio l’aumento di peso del bambino, rilassa anche quella valvola che funziona da separatore tra esofago e stomaco. In questo modo i succhi gastrici risalgono dandoti sempre quella perenne sensazione di avere bevuto del succo d’arancia andato a male.

Come combattere l’acidità di stomaco in modo naturale?

Durante la gravidanza moltissime cose sono sconsigliate. Come farmaci e medicinali vari (a parte alcune eccezioni, ma che vanno sempre assunte dietro pare medico). Prima di utilizzare qualsiasi tipo di prodotti chimici che hai a casa, ti consiglio di consultarti con la tua ostetrica o la ginecologa che ti sta seguendo.

In alternativa, ti suggerisco di utilizzare i rimedi della nonna, che sono tanto naturali quanto efficaci. Ma, soprattutto, che sono privi di tossicità sia per la mamma che per il piccolo.

Abitudini alimentari

Dal momento in cui si scopre di essere incinta, il proprio corpo inizia a cambiare. Non solo nelle dimensioni, ma anche nella funzionalità degli organi che sembrano sempre molto più rallentati del solito.

Il bruciore di stomaco in gravidanza aumenta soprattutto quando si esagera con il cibo, dando largo spazio a fritti e piatti troppo conditi e speziati. Ma anche cibi troppo acidi. Da evitare:

  • Peperoni;
  • Agrumi;
  • Pomodori;
  • Yogurt;
  • Spezie;
  • Piatti troppo conditi;
  • Formaggi;
  • Cioccolato;
  • Caffè;
  • Bibite gassate.

Da preferire, invece:

  • Banane, mele e pere;
  • Zucchine, carote, patate, bietole e spinaci;
  • Carne bianca (come pollo e tacchino);
  • Riso in tutte le sue varianti;
  • Minestre e passati di verdura

Quando io ero incinta ho mangiato tutte le cose presenti nelle due liste, sia chiaro. Ma nei periodi in cui l’acidità di stomaco era più persistente, mi mantenevo più leggera finché non passava. Sentiti, quindi, di prendere questi punti come dei suggerimenti da usare all’occorrenza.

Nella mia esperienza personale, ad esempio, cracker e pane mi hanno salvato in diverse occasioni. Mi bastava mangiarne anche solo un pezzettino per mettere a bada i succhi gastrici.

Fare movimento

Te lo sarai sentito ripetere tantissime volte dal ginecologo: è fondamentale fare movimento. Ora, sappiamo tutti che con un pancione enorme ci si senta piuttosto affaticare e non si abbia molta voglia di fare sport. Ma, in questi casi, anche una passeggiata di una decina di minuti all’aria aperta può essere miracolosa, perché aiuta ad alleviare lo stress e favorisce la digestione. In caso anche dello Yoga in casa è molto utile alla causa.

Un altro accorgimento molto utile se soffri di bruciore di stomaco in gravidanza è quello di avere una postura corretta. Se devi raccogliere un oggetto da terra, ad esempio, cerca di piegare le ginocchia. Quando ti metti distesa, inoltre, cerca di evitare di stare in posizione perfettamente orizzontale con il pancione che punta verso l’alto. Preferisci, invece, coricarti di lato. Meglio se posizionando un cuscino tra le ginocchia.

Frequenza dei pasti

La frequenza dei pasti può essere determinante in questi casi. Prova a mangiare quantità inferiori di cibo ma con più frequenza durante la giornata. Non dimenticare, infatti, che più lo stomaco è colmo e maggiori sono le possibilità che i succhi gastrici risalgano l’esofago.

Evita alcol e fumo

Evitare bevande alcoliche e sigarette sono sicuramente dei consigli che la ginecologa ti avrà già  dato in occasione delle prime visite dall’inizio della gravidanza. Ebbene, ti consiglio di continuare a seguire i suoi suggerimenti per tutte le 40 settimane. Questi due elementi, infatti, non aiutano di certo ad eliminare l’acidità di stomaco. Anzi.

Indossa abbigliamento comodo

Uno dei vantaggi di essere incinta è sicuramente quello di avere la possibilità di sfoggiare un abbigliamento comodo per tutta la giornata. Forse non lo sai, ma un outfit di questo tipo aiuta molto ad evitare il reflusso gastroesofageo e il bruciore di stomaco. Preferisci maglie oversize, cardigan e leggings. Da eliminare, almeno per il momento, tessuti rigidi o vestiti troppo aderenti.

Evita di andare a dormire dopo mangiato

Sembra un consiglio banale ma, in realtà, non lo è. Molto spesso accade che ci si senta stanche. Soprattutto verso le ultime settimane prima della data presunta del parto. E può capitare di addormentarsi subito dopo mangiato.

Questo atteggiamento è sbagliatissimo perché la posizione sdraiata tende a provocare la formazione del reflusso. Il mio consiglio, in questo caso, è quello di anticipare l’ora della cena o del pranzo, in modo da evitare di crollare dal sonno. O, in alternativa, cercare di creare un sistema di cuscini tale che ti permetta di addormentarti rimanendo comunque con la schiena rialzata dal materasso.

Cosa prendere per l’acidità di stomaco in gravidanza?

Per risolvere in modo efficace e abbastanza immediato il problema del bruciore di stomaco in gravidanza, puoi sempre ricorrere a erbe o a piante officinali che puoi trovare tranquillamente sia in farmacia che in erboristeria. Ma anche su internet ci sono buone opzioni.

I semi di finocchio, ad esempio, aiutano molto in questi casi. Lasciati in infusione per una decina di minuti all’interno di una tazza di acqua bollente, aiutano a favorire la digestione e ad attenuare la sensazione di acidità di stomaco. Le mucillagini contenute al suo interno, infatti, svolgono un’azione antinfiammatoria e, al tempo stesso, protettiva nei confronti delle mucose del sistema gastroenterico.

L’argilla verde ventilata è un’altra opzione che può essere preso in considerazione per risolvere il problema. Ideale per assorbire in poco tempo i succhi gastrici in eccesso. Ma anche malva e camomilla possono rivelarsi un’ottima alternativa.

4 Recensioni
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Potatura rose: come e quando farla

Le rose fanno parte di quella categoria di fiori tra i più diffusi nei giardini e nei balconi. Tuttavia, per fare in modo che ogni anno rifioriscano al meglio del loro splendore, è necessario ricorrere ad alcune accortezze. Come, ad esempio, la scelta del terriccio, la concimazione e, ovviamente, anche la recisione periodica dei rami secchi e dei fiori sfioriti.

Ma come e quando procedere con la potatura delle rose? E’ meglio farlo in estate oppure in inverno? Quali arnesi utilizzare? Ecco alcuni consigli utili per rendere il tuo roseto sempre più rigoglioso.

Quando potare le rose?

Prima di rispondere a questa domanda è giusto cercare di capire quanti anni ha la pianta. Generalmente, infatti, i giardinieri consigliano di non potare le rose nei primi due anni di vita. Questo perché l’arbusto ha la necessità di svilupparsi e di diventare folta. Se, quindi, il tuo roseto è ancora molto giovane, magari aspetta un po’ prima di prendere in mano le forbici.

In linea di massima, tuttavia la potatura delle rose è un impegno che dovrebbe essere fatto in ogni stagione. Durante il periodo invernale per togliere i rami secchi, in quello estivo per eliminare i fiori che sono appassiti e in autunno per rimuovere i boccioli avvizziti. Ma procediamo per gradi.

La potatura invernale

La potatura delle rose in inverno dovrebbe essere fatta mentre la pianta è ancora a riposo e non ha iniziato a far fuoriuscire le prime gemme. Il mese di febbraio, quindi, è perfetto in questo caso.

Recupera delle forbici da potatura e procedi con il taglio netto dei rami secchi e dei fiori appassiti, facendo attenzione a non eliminare anche la parte dove è presente la nuova gemma. E’ preferibile fare un taglio netto, meglio se in obliquo. Da evitare assolutamente gli strappi che potrebbero danneggiare tutta quella parte di arbusto.

La potatura estiva

La potatura delle rose in estate è un passaggio obbligato da fare quando la pianta è ancora in forze e piena di energia. L’obiettivo è quello di eliminare i fiori che ormai sono già appassiti. In questo modo, potrai agevolare una seconda fioritura prima dell’arrivo dell’autunno.

Ci tengo a precisare che questo step non è obbligatorio. Anche se, per quel che riguarda gli arbusti a fiori grandi, è caldamente consigliato.

La potatura autunnale

L’ultimo step da fare si completa con la potatura autunnale delle rose. Dovrebbe essere fatta prima che la pianta inizi a prepararsi per l’arrivo del freddo. In questo caso, ti basterà con un paio di forbici apposite tagliare via le foglie secche e i fiori ormai appassiti del tutto.

Come togliere le rose sfiorite?

Dopo aver visto quali sono i periodi migliori per la potatura delle rose, è giusto entrare nello specifico e quali siano i passi giusti da fare. Onde evitare di commettere qualche danno e rischiare di non vedere la prossima fioritura.

Se le rose sono sfiorite è bene tagliare parte del ramo da cui sono spuntate. Nel caso in cui l’arbusto sia piccolo o, comunque, di dimensioni contenute, puoi potare all’altezza della seconda foglia a partire dal bocciolo. Nel caso in cui, invece, si tratti di un arbusto molto fitto, si può procedere con un taglio più drastico, accorciando fino alla metà del ramo in questione.

Cosa fare con le bacche decorative?

Esistono delle particolari varietà di rose che, una volta che i fiori iniziano ad avvizzire, producono delle bacche decorative dal colore verde. La tonalità di queste palline possono anche mutare con sfumature dorate oppure ambrate con il trascorrere dei giorni.

Nel caso tu voglia avere una pianta che produce molti fiori solo durante i mesi più caldi e avere le bacche solo in inverno, ti consiglio di recidere queste palline. In questo modo, avrai la possibilità di godere di un’eccellente fioritura durante la primavera e l’estate. Potrai sempre lasciare le bacche nei rami con l’arrivo dell’autunno e mantenerle fino alla fine dell’inverno.

Come potare le rose malate?

Le rose possono ammalarsi. Così come succede a moltissime altre piante. Se non si interviene in modo tempestivo, però, l’arbusto si indebolisce e può addirittura morire. Tra le malattie più comuni ci sono:

  • ruggine;
  • ticchiolatura;
  • malbianco (conosciuto anche con il nome di oidio);
  • parassiti;
  • malattie fungine

Come curare le rose con le foglie bucate?

Se ti sei accorto che le foglie della tua pianta di rose sono bucate, non andare in panico. Con tutta probabilità, infatti, la colpa è di uno e più bruchi che l’hanno presa di mira e che la stanno utilizzando come spuntino giornaliero.

Se hai capito che la tua pianta è stata colpita da una di queste problematiche, ti consiglio di iniziare il trattamento più opportuno sin da subito. Ad un’eventuale potatura, potrai pensarci in un secondo momento, quando il roseto sarà guarito.

In questi casi, la cosa migliore da fare è quella di realizzare un composto naturale con mezzo litro di acqua e una dozzina di grani di pepe che dovranno essere ben pestati. A questo punto, mescola bene e metti a riposare il tutto all’interno di un contenitore con lo spruzzino per almeno un paio di ore. Trascorso il tempo indicato, spruzza l’intruglio nelle foglie e nei rami della pianta. Farai scappare i bruchi in un batter d’occhio.

LEGGI ANCHE: Compost fai da te: come realizzarlo in casa?

Come capire se un roseto è morto?

Una delle paure più grandi di chi sta curando delle piante è che queste ultime possano morire. Ti sarà capitato sicuramente di vedere che le foglie dell’arbusto siano diventate marroni, ma questo non sempre significa che sia morto. Il mio consiglio per attenuare i tuoi sospetti è quello di controllare gli steli. Puoi stare tranquillo se il gambo della rosa si presenta solido ma, al tempo stesso, molto flessibile. E al suo interno il colore è verde.

Se ti accorgi che il gambo è particolarmente molle e delicato, invece, ti conviene controllare le radici per verificare in che condizioni siano. Nel caso in cui anche le radici si dovessero presentare piuttosto fragili e troppo morbide, allora significa che la pianta non ce l’ha fatta. E dovrai ricominciare daccapo con una nuova.

Come avere rose sempre fiorite?

Come avere una pianta sempre fiorita e rigogliosa? La cosa migliore è quella di assicurarsi che rimanga sempre ben pulita, facendo attenzione a recidere i rami secchi e i boccioli appassiti o marci.

Queste piccole attenzioni, tra cui la potatura delle rose periodica, sono fondamentali per tenere distante l’arrivo di insetti. Non solo. In questo modo la pianta avrà la possibilità di concentrare tutta la propria energia vitale a produrre nuove gemme. E, magari, ottenere una seconda abbondante fioritura prima dell’arrivo dei mesi più freddi.

Perché le rose non fanno fiori?

La tua pianta potrebbe anche non fare fiori. Prima di andare nel panico, tuttavia, ti consiglio di controllare ciò che è avvenuto negli ultimi mesi. Se, ad esempio, è stata rinvasata o se è stata potata nel periodo sbagliato, potrebbe essere che stia facendo fatica a ripigliarsi.

L’assenza di nutrienti, tuttavia, potrebbe essere un ulteriore motivo per una fioritura poco rigogliosa. Da non dimenticare, inoltre, la posizione della pianta che, se poco esposta al sole, produrrà pochi boccioli. E, infine, anche l’attacco da parte di insetti che possono provocare la morte delle gemme ancora prima che queste sboccino.

Una volta considerate tutte queste variabili, ti consiglio di procedere con gli opportuni rimedi. Ma, anche con la potatura delle rose e, più nello specifico, nei getti ciechi, ossia quei rami che crescono senza produrre una gemma alla fine. Recidere queste parti, infatti, può agevolare una nuova ramificazione e stimolare la crescita di nuovi fiori.

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Fate: The Winx Saga su Netflix, disponibile dal 22 gennaio

Da oggi, venerdì 22 gennaio 2020, è disponibile su Netflix una nuova serie tv. Sto parlando di Fate: The Winx Saga, tratta e ispirata dal famosissimo cartone italiano edito da Iginio Straffi. Ad occuparsi di questo nuovo progetto dedicato al piccolo schermo ci sarebbe Brian Young, noto ai più per essere lo sceneggiatore di The Vampire Diaries.

E’ possibile vedere i primi sei episodi direttamente nella piattaforma in streaming. Rispetto alla versione animata, questa si presenta in formato live action. Perfetta soprattutto per gli spettatori teen.

La trama

La storia racconta delle vicende che accadono a cinque fate che sono impegnate ad apprendere le arti della magia nel collegio di Alfea, una scuola nascosta in un mondo parallelo, dove si insegnano gli incantesimi. Tra le ragazze del gruppo emerge Bloom (Abigail Cowen) che fino a quel momento ha vissuto nel mondo degli umani. Il suo animo è molto gentile e ha un gran cuore.

Ma dentro di sé ha un fortissimo potere in grado di disintegrare sia il mondo degli umani che quello della magia. Per riuscire a gestirlo, la giovane dovrà imparare a tenere a freno le proprie emozioni. Per lei sarà davvero molto difficile gestire i suoi poteri. Soprattutto considerando le sfide con la quotidianità di tutti i giorni, i problemi adolescenziali e qualche minaccia da sconfiggere.

Cosa cambia rispetto al cartone?

Innanzitutto il target di riferimento. Se la serie animata è stata pensata per i bambini, infatti, Fate: The Winx Saga è più orientata per un pubblico di giovani adulti. Con tutte le tematiche che ci vanno appresso.

Le avventure fatate delle giovani protagoniste sono più mature rispetto a quelle mostrate durante i cartoni. I personaggi sono più complessi e appaiono con dei segni caratteriali ben contraddistinti e ricchi di sfaccettature. Durante i primi episodi della serie c’è da aspettarsi che vengano sacrificate delle scene di azione per far conoscere al meglio il carattere delle protagoniste.

La grande mancante in questa nuova versione del gruppetto di amici è Tecna, la fata della tecnologia. Arriverà nei prossimi episodi o il suo personaggio non è proprio stato preso in considerazione nella versione teen della serie animata?

Il cast

Il cast di Fate: The Winx Saga è così formato:

  • Bloom è Abigail Cowen, l’attrice che ha impersonificato Dorcas ne “Le Terrificanti avventure di Sabrina“;
  • Musa è Felicia Applebaum;
  • Stella è Hannah van der Westhuysen, che troveremo tra i protagonisti dei film Lamborghini e Sleeping Arrangement;
  • Terra è Eliot Salt, conosciuta come Frances nella seconda stagione di GameFace;
  • Aisha è Precious Mustapha;
  • Beatrix è Sadie Soverall, ossia Eva nel film Rose Plays Julie;
  • Sky è Danny Griffin;
  • Riven è Freddie Thorp;
  • Dane è Theo Graham;
  • Sam è Jacob Dudman

Il trailer in italiano

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Modello ISEE: tutti i documenti necessari

Il modello Isee è l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente ed è il documento principale e necessario per accedere sia ai bonus (come il bonus bici o il bonus internet) che alle prestazioni sociali agevolate (come, ad esempio, il calcolo della retta e della mensa di scuola materna o università, ma anche il reddito di emergenza).

Si tratta, in poche parole, della carta d’identità del nucleo familiare a cui appartieni. E raggruppa tutte le persone che risultano coabitanti nella stessa casa. Grazie ad esso è possibile infatti misurare il livello economico complessivo. Ma come richiederlo? Quali documenti sono necessari? Quanto costa farlo? Che durata ha?

Cosa inserire nel modello Isee 2021?

Nel modello Isee 2021 bisogna innanzitutto inserire il patrimonio mobiliare e immobiliare di tutti i componenti del nucleo familiare di riferimento. Al momento della compilazione della domanda, dovrai presentare i documenti relativi a:

  • saldo e giacenza media presenti in tutti i conti correnti bancari e postali dal 1 gennaio al 31 dicembre 2020;
  • documenti relativi alle proprietà immobiliari (ad esempio le visure catastali o i documenti dell’Agenzia del Territorio);
  • BOT, CCT, buoni postali, titoli di stato, fondi di investimento, azioni o obbligazioni;
  • mutui, atti di donazione degli immobili, documenti notarili che attestino la compravendita;
  • targa e dati per auto e moto con cilindrata pari o superiore a 500cc;
  • targa e dati relativi alla proprietà di navi o imbarcazioni di qualsiasi tipo

LEGGI ANCHE: Certificazione Unica INPS e cassa integrazione: come funziona?

Quali documenti servono per Isee 2021?

Per compilare correttamente il modello Isee 2021 è necessario avere a disposizione i seguenti documenti sia per sé stesso che per gli altri componenti della famiglia:

  • documento di identità e tessera sanitaria entrambi validi;
  • copia del contratto di locazione con relative copie di pagamenti tracciati nel caso di affitto;
  • dichiarazione dei redditi in riferimento all’anno 2020;
  • CU 2020 fornita dal datore di lavoro (nel caso ce ne sia più di uno, bisogna inserirli tutti);
  • dichiarazione IRAP per gli imprenditori agricoli;
  • eventuali assegni di mantenimento percepiti dall’ex coniuge;
  • redditi da lavoro dipendente eseguito e tassato all’estero;
  • altri compensi come prestazioni occasionali, borse di studio, indennità , redditi esenti ai fini Irpef e trattamenti previdenziali

LEGGI ANCHE: Assegni familiari: come e quando richiederli?

Chi fa il calcolo Isee?

Il calcolo dell’ISEE viene fatto dal SII, ossia il Sistema Informatico Isee, una banca dati che è nata grazie all’INPS e viene gestita direttamente dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale. E’ grazie a questo specifico strumento che ogni ente che deve concedere un bonus statale o un’agevolazione statale può verificare l’esatta condizione economica di un nucleo familiare.

Il calcolo dell’ISEE avviene mediante due fattori:

  • l’ISEE, ossia l’ammontare di tutti i redditi, valutata sia la situazione patrimoniale che quella immobiliare;
  • la scala di equivalenza, ossia dei parametri di punteggio che variano in base a diversi fattori
N. dei componentiParametro
11,00
21,57
32,04
42,46
52,85

L’INPS prevede che le situazioni di maggiore bisogno vengano valutate con un punteggio più elevato. Ecco alcune delle variabili che potrebbero comportare l’aumento del valore della scala di equivalenza:

  • 0,35 per ogni altro componente oltre a quelli inseriti in tabella;
  • 0,5 per ogni componente a cui sia stata riscontrata e certificata una disabilità media o grave. O, in alternativa, che venga considerato come non autosufficiente;
  • 0,2 nel caso in cui il nucleo sia composto da tre figli; 0,35 per quattro figli e 0,5 per cinque figli;
  • 0,2 in caso di figli minorenni;
  • 0,3 in caso di figli con età inferiore ai tre anni

Simulatore calcolo ISEE 2021

Al fine di agevolare tutti i nuclei familiari ad avere un’idea di quale sia il valore che verrà riportato nel proprio modello ISEE 2021, ai contribuenti l’INPS da la possibilità di usufruire di un Simulatore per il calcolo. Grazie a questo strumento, infatti, è possibile inserire tutti i dati del proprio nucleo familiare e capire se si ha diritto o meno a qualche bonus o agevolazione fiscale.

Ci tengo a precisare che la compilazione di questo simulatore non ha valore fiscale. Pertanto, quando si inoltra una richiesta di agevolazione fiscale, bisogna fare attenzione a inviare solo l’attestazione che viene rilasciata dall’INPS dopo la presentazione della DSU.

Quanto si paga per fare l’Isee?

Niente. Per agevolare i cittadini che si trovano in difficoltà economica, infatti, l’INPS e i CAF (Centri di Assistenza Fiscale) mettono a disposizione di chiunque ne abbia bisogno la possibilità di inoltrare il proprio modello ISEE in forma del tutto gratuita. Una vera e propria manna dal cielo, quindi, per tutti coloro che hanno la necessità di richiedere gli sconti sulle bollette del gas e della luce, l’assegno unico alle famiglie o il calcolo delle tasse universitarie. Solo per citarne qualcuna.

Quanto tempo ci vuole per averlo?

La richiesta del modello ISEE è gratuita, ma è necessario cercare di essere quanto più organizzati possibile. Appunto perché per averla non occorre pagare nulla, sono molti i nuclei familiari che la fanno solo in corrispondenza della scadenza della domanda di specifici bonus. E questo, ovviamente, porta ad una certa concentrazione delle richieste con conseguente allungamento dei tempi di attesa.

Il mio consiglio è, in questo caso, quello di iniziare l’anno nuovo raccogliendo tutti i documenti necessari in un’apposita cartellina. E poi presentare tutto al CAF non appena ti verrà consegnato dal tuo datore di lavoro il CU del 2020. In questo modo avrai tutto il tempo di agire con calma, prenotare il tuo appuntamento dai sindacati e rischiare pure che ci mettano un paio di giorni in più senza perdere l’opportunità di approfittare di qualche bonus sociale. Tieni a mente che di solito, in linea di massima, nell’arco di massimo 10 giorni dovrebbe arrivarti l’attestazione rilasciata dall’INPS.

Nel caso avessi la necessità di avere il modello ISEE in tempi brevi, puoi eventualmente rivolgerti ad un professionista. A tal proposito, tuttavia, ti consiglio di farti fare un preventivo prima sul prezzo della parcella. Giusto per evitare di incorrere in brutte sorprese dopo.

L’ultima alternativa per ottenere il modulo gratuitamente è quello di procedere con l’ISEE precompilato, possibile da fare con il computer di casa a partire dal 1 gennaio 2020.

Come richiedere Isee 2021?

Prima di fissare un appuntamento con qualcuno per la realizzazione del modello ISEE 2021, ti suggerisco di raccogliere tutti i documenti necessari. Non sembra, ma alle volte riuscire a recuperare tutto (certificazioni della banca comprese) può richiedere molto più tempo del previsto.

Una volta raccolto tutto, puoi richiedere l’ISEE 2021 ad uno dei seguenti enti:

  • al Comune di residenza;
  • ad un CAF, Centro di Assistenza Fiscale;
  • allo sportello INPS della tua città;
  • nel sito INPS;
  • ad un professionista (con tutta probabilità questo servizio è a pagamento);

Come fare il modello Isee precompilato?

Se hai la necessità di avere il modello ISEE 2021 a disposizione in tempi brevi e non hai la possibilità di rivolgerti ad un CAF, puoi sempre presentare il modello ISEE precompilato, disponibile nel sito dell’Inps.

Per svolgere questo tipo di operazione è indispensabile tenere sotto mano tutti i documenti necessari, ma anche il codice pin dell’INPS. In alternativa vanno benissimo anche le credenziali SPID.

A questo punto, è importante seguire questi passaggi:

  1. Accedere alla pagina Inps ISEE post Riforma 2015;
  2. cliccare su “Acquisizione”;
  3. compilare la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica);
  4. scegliere la DSU da compilare (in base alle richieste di bonus che intendi presentare);
  5. controllare i dati inseriti;
  6. inviare la richiesta
  7. attendere il modulo via mail

Prima di consegnarti il modello ISEE 2021, l’INPS si riserva il tempo necessario per verificare con l’Anagrafe Tributaria tutti i dati che hai inserito. Ma, soprattutto, per controllare la correttezza delle informazioni.

Il tempo massimo in cui ottenere il modulo richiesto via mail è di circa una settimana.

Per quanto tempo è valido?

Il modello ISEE deve essere presentato ogni anno e ha una validità fino al 31 dicembre dell’anno in corso. Il periodo di validità è uguale per tutti, a prescindere dal periodo in cui viene fatto durante l’anno.

Di sequenza, sia che tu inoltri la richiesta il 1 gennaio, sia che tu lo faccia il 15 di agosto, in entrambi i casi avrà validità fino al 31/12.

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Lista invitati matrimonio: come fare?

La tua dolce metà ti ha chiesto di convolare a nozze e tu hai detto di sì. La felicità è ai massimi termini per entrambi, fintanto che non vi mettete a tavolino ad iniziare ad organizzare tutti i dettagli per il Grande Giorno. E, per esperienza personale, ti posso assicurare che realizzare la lista degli invitati per il matrimonio è uno dei grattacapi da cui, spesso, possono nascere piccole tensioni nella coppia.

E come fare, quindi, per scrivere un elenco di persone da invitare per il giorno più bello della vostra vita senza iniziare a tirarsi dietro i piatti della cucina? Ecco come abbiamo fatto noi.

Prendetevi del tempo

Avete bisogno di prendervi del tempo, come coppia, per decidere insieme se non tutto almeno alcuni dettagli fondamentali che interessano ad entrambi. E, uno di questi è appunto la lista invitati del matrimonio. Puoi anche essere la persona più cinica e asociale di questa terra, ma sicuramente sai se hai voglia di condividere questo giorno in compagnia della vicina di casa impicciona o di quella zia alla lontana di cui non ricordi nemmeno il nome.

Il mio consiglio, in questi caso, è cercare di ritagliarvi un po’ di tempo per scrivere nero su bianco quali siano le persone a cui vorreste inviare le partecipazioni. Non vedete necessariamente questo momento come qualcosa di stressante, anzi. Cercate di viverlo nel modo più sereno possibile. Meglio se davanti ad un bicchiere di vino.

Scrivete i nomi

Non importa dove. L’importante è che iniziate a scrivere i nomi. Che sia su un foglio di carta, sulle note dello smartphone o su una lavagna, non importa. E’ bellissimo fantasticare sul Grande Giorno, ma ad un certo punto bisogna anche andare sul concreto. Un conto è riderci su quando si dice “Ma ti immagini se venisse Tizio?” o “Secondo te come verrebbe vestito Caio“. Altro discorso è quando si inizia a mettere nero su bianco nomi e cognomi.

Solo quando inizierete a stilare la lista invitati al matrimonio potrete effettivamente rendervi conto di quante siano le persone da conteggiare. E, in termini di budget, stiamo parlando di differenze economiche che in alcuni casi possono fare davvero molta differenza. Soprattutto se non avete moltissimi soldi a disposizione.

Non dimenticare gli accompagnatori

Una volta che avete scritto tutti, ma proprio tutti, iniziate a farvi due conti. Noi, ad esempio, in una prima fase in cui stavamo fantasticando su chi invitare e chi no, abbiamo tralasciato i Più 1. Per intenderci i +1 sono quelle persone che si aggiungono all’invitato. Se, ad esempio, vorresti che ci fosse un’amica, è bene mettere in preventivo che verrà accompagnata anche da marito o fidanzato che sia. Stesso discorso funziona per chi ha figli.

Morale della favola, con tutti gli accompagnatori del caso il numero degli invitati alle nostre nozze è raddoppiato rispetto alle aspettative in meno che non si dica. E, siamo sinceri, è meglio evitare di mandare le partecipazioni a qualcuno piuttosto che chiedergli di venire da solo, lasciando moglie e/o figli a casa.

Stabilite un budget

Se il vostro budget a disposizione è illimitato, buon per voi. Se, invece, le vostre finanze non sono molto dalla vostra parte, vi consiglio di capire quale sia la spesa che vorreste mettere a disposizione per il ricevimento. E, sulla base di quella iniziare a fare qualche ragionamento pratico ed economico.

Se la vostra idea è quella di organizzare un matrimonio low cost, ad esempio, vi consiglio di suddividere la lista invitati al matrimonio in due parti. In una ci saranno i nomi di coloro che hanno la priorità (come ad esempio: suoceri, fratelli, l’amica del cuore, etc…) e nell’altra, invece, potrete inserire coloro a cui potete mandare le partecipazioni in un secondo momento. O, magari, quando qualcuno della prima lista vi conferma che non potrà essere presente al ricevimento.

Elimina gli invitati

La maggior parte delle persone vorrebbe invitare quanti più conoscenti possibili alle proprie nozze. Eppure, ci sono situazioni in cui non è davvero possibile. In questo caso, vi conviene iniziare a pensare di eliminare qualcuno dalla lista. Sì, lo so, potrebbe sembrare cattivo. Ma si tratta del vostro Grande Giorno. Ed è meglio avere vicine le persone che vi stanno vicino e che condividono con voi la vostra quotidianità, piuttosto che volere a tutti i costi quel cugino d’America che non avete nemmeno mai visto in faccia. Soprattutto se le spese sono totalmente a carico vostro e fate fatica a coprire tutto.

Consiglio personale. Ci sono sicuramente uno o più invitati da parte della tua dolce metà che non ti vanno a genio. Non incaponirti su di loro. Cerca piuttosto di confrontarti con il partner e trovate un compromesso che possa andare bene ad entrambi. Meglio mettere le cose in chiaro fin da subito piuttosto che ritrovarsi coinvolti in spiacevoli discussioni nelle settimane successive.

Preparate le partecipazioni

Una volta che avrete realizzato le due liste, una per quelli che non possono assolutamente mancare e una per tutti gli altri, vi consiglio di iniziare a pensare alle partecipazioni. Noi, ad esempio, abbiamo pensato di realizzare delle partecipazioni di tipo più tradizionale (ossia nel classico biglietto accompagnato dalla busta) per coloro con cui abbiamo un rapporto più intimo, come i suoceri, i parenti stretti e gli amici più intimi. Così potranno tenerlo anche come ricordo.

Per tutti gli altri che ci riserviamo di invitare in un secondo momento, invece, stiamo pensando a delle partecipazioni originali, come un video o una clip animata. O, comunque, qualcosa che sia meno “formale” e che permetta di avere una risposta il quanto più possibile immediata.

Preparatevi alle risposte negative

Succede quando organizzate una cena a casa e capita anche quando state preparando le vostre nozze in ogni minimo dettaglio. Dovete prepararvi alle risposte negative. Ci saranno persone che, magari, decideranno di prendersi una settimana di ferie per vivere con voi ogni singolo minuto di gioia e ci sarà chi non avrà la possibilità di venire.

Ma, d’altronde, la lista inviatati al matrimonio serve anche a questo: a tenere sempre monitorata la situazione e ad evitare di perdere il controllo. In linea di massima, le risposte negative saranno il 20%. Non appena le ricevete, vi conviene subito depennare le persone dall’elenco e procedere con l’organizzazione dell’evento.

Non è un fatto personale

Non partecipare alle nozze di qualcuno non è una questione personale. Può capitare, infatti, che alcuni hanno avuto dei contrattempi di salute mentre altri non riescono a prendersi ferie dal lavoro. In alcuni casi, invece, il problema potrebbe riguardare la difficoltà negli spostamenti (soprattutto se l’invitato in questione abita in un altra nazione).

In altri ancora, riguarda puramente l’aspetto economico. Non dimenticate, infatti, che la partecipazione ad un matrimonio comporta molte volte l’acquisto di un abito da cerimonia che sia all’altezza della situazione e il proprio contributo alla lista nozze. E, non sempre, tutti hanno queste disponibilità a livello finanziario. Tanto più se si tratta di una famiglia numerosa o di una coppia con figli piccoli.

Cercate di capire quale sia il problema legato alla risposta negativa, vedete se c’è qualcosa che potete fare per aiutare e, in caso contrario, non arrabbiatevi e andate avanti.

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Music Unlimited Amazon: come funziona?

Music Unlimited di Amazon è un abbonamento musicale che ti da la possibilità di ascoltare più di 70 milioni di brani e accedere a migliaia di playlist.

Questo servizio premium è la risposta del colosso dell’e-commerce al più noto Spotify e, come quest’ultimo, propone diversi pacchetti che si differenziano l’uno dall’altro in base a al numero di dispositivi che si possono collegare per ascoltare alla musica.

LEGGI ANCHE: Meglio Audible o Storytel?

Quanto costa Amazon Music Unlimited?

Se hai già sottoscritto un abbonamento Amazon Prime, il costo di Amazon Music Unlimited può essere scelto in base a due modalità. Puoi scegliere tra il pacchetto individuale da 9,99 euro al mese oppure quello da 99,00 euro all’anno (2 mesi sono gratis).

Abbonamento Family

L’abbonamento Family, invece, hai la possibilità di connettere fino a 6 account, godendoti tutti i vantaggi di averne uno singolo. Anche qui le proposte di pagamento sono due: 14,90 euro al mese oppure 149 euro l’anno (2 mesi sono gratis).

Abbonamento Echo

Nel caso, invece, in cui tu voglia ascoltare la musica solamente da uno dei dispositivi Echo che hai a casa, puoi scegliere il piano Echo a 3,99 euro al mese. In quest’ultimo caso, potrai chiedere al tuo device “Alexa, esegui l’upgrade del mio abbonamento Amazon Music Unlimited“. O, in alternativa, puoi accedere alle impostazioni di musica.

Cosa comprende Amazon Music Unlimited?

Uno dei vantaggi di avere un servizio di abbonamento musicale è quello di darti la possibilità di accedere in qualsiasi momento alla piattaforma e di ascoltare il tuo brano preferito da qualsiasi device. Che sia uno smartphone, un tablet, un pc oppure i dispositivi per la casa domotica (come, ad esempio Echo Dot). E goderti la playlist che ami senza l’interruzione della pubblicità.

Non solo. Grazie a questo sistema hai la possibilità di scaricare tutta la musica che vuoi e ascoltarla anche quando sei offline. Così non perderai una nota quando ti trovi in un posto dove non arriva la connessione.

Amazon Music Unlimited, inoltre, ti propone moltissime playlist studiate appositamente per te dagli esperti e che si modificano sulla base dei tuoi gusti. E anche una cena improvvisata può rivelarsi un successo se c’è il sottofondo musicale giusto, scelto al momento tra le raccolte di brani proposte. Senza che tu debba metterti a cercare ogni singola canzone.

Come iscriverti ad Amazon Music Unlimited?

Per utilizzare questo servizio di streaming musicale, devi iscriverti sul sito Amazon Music Unlimited e poi scaricare la relativa app di Amazon Music, disponibile per Android, iOs, Web, e altri dispositivi.

Amazon Music Unlimited gratis: ecco come

Mettiamo che l’idea di iscriverti a questo servizio di abbonamento musicale ti ispira, ma vorresti prima cercare di capire se ne vale davvero la pena, oppure se preferisci rimanere nella versione base e gratuita di Prime Music.

Amazon ti dà la possibilità di iscriverti al servizio e di usufruire interamente di tutte le opportunità che offre per un periodo gratuito di 30 giorni. E’ così che avrai tutto il tempo di testare la qualità dell’audio, la varietà dei brani e la proposta delle playlist. Non solo. Potrai anche creare le tue raccolte con le canzoni che più preferisci e decidere se proseguire oppure disdire.

Come disdire Amazon Music Unlimited?

Se Amazon Music Unlimited non ha rispettato le tue aspettative o se non senti più la necessità di avere questo servizio di streaming musicale, puoi decidere di disdire l’abbonamento in ogni momento. Anche se sei ancora all’interno dei giorni di prova gratuiti.

Se l’iscrizione è stata fatta da iTunes, ti consiglio di procedere con la disdetta dell’abbonamento direttamente dal sito web di Apple. Da questo link potrai visualizzare tutti gli abbonamenti che hai in essere e selezionare la voce di quello a cui vuoi rinunciare, seguendo la procedura guidata.

Nel caso in cui l’iscrizione al servizio fosse stata fatta attraverso terze parti (come, ad esempio, un operatore di telefonia mobile), ti consiglio di contattarlo per farti seguire in questa pratica.

In alternativa, se hai avuto il servizio direttamente dal sito di Amazon, devi seguire i seguenti passaggi:

  1. Andare ne Le mie impostazioni Amazon Music;
  2. Cliccare su Amazon Music Unlimited;
  3. Guardare la sezione dei dettagli del rinnovo;
  4. Cliccare su Annulla;
  5. Confermare la scelta

Una volta che avrai deciso di disdire dall’abbonamento di Amazon Music Unlimited, potrai comunque accedere all’app o alla piattaforma e ascoltare la musica fino alla data prefissata di scadenza. Dopo questo termine, tutti i titoli che avrai precedentemente aggiunto alla raccolta “La Mia Musica” verranno disattivati. Se avevi deciso per l’opzione Amazon Music HD, verrà interrotta anch’essa.

Quali sono i dispositivi supportati?

Quali sono i dispositivi supportati per Music Unlimited di Amazon? Prima di procedere con l’acquisto dell’abbonamento, ti consiglio di verificare che i dispositivi che hai a disposizione vadano bene. Altrimenti potresti rischiare di non riuscire a goderti appieno tutte le opportunità offerte da questo servizio di streaming.

Ecco tutti i device che supportano il servizio musicale:

  • Android;
  • iOs;
  • Amazon Echo (quelli con Alexa, per intenderci);
  • Fire TV;
  • Tablet firmate Fire;
  • PC e portatili (grazie all’app Amazon Music per Mac e PC);
  • Altoparlanti di terze parti (come, ad esempio, Bose, Sonos, etc…)

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Decluttering armadio: consigli per fare spazio

Oggi ti vorrei parlare del Decluttering dell’armadio, ovvero di quella pratica che dovremmo abituarci a fare abitualmente ma che, un po’ per pigrizia e un po’ per ansia dell’abbandono non facciamo mai.

Io personalmente mi ci sono trovata costretta qualche settimana fa. Eh, già! Erano giorni, infatti, che alla mattina rimanevo per decine di minuti davanti alle ante spalancate del guardaroba senza sapere cosa indossare. E’ così che mi sono decisa una volta per tutte di fare spazio ed eliminare tutte quelle cose che non mi servivano più. O, quanto meno, di sbarazzarmi di tutto ciò che non indosso mai (per qualsiasi motivo).

Eccoti di seguito, quindi, alcuni consigli per fare spazio dentro l’armadio. E per ritrovare tanti abiti che non ti ricordavi nemmeno di avere.

LEGGI ANCHE: Vinted app: come funziona?

Tengo – Butto – Regalo

Innanzitutto partiamo con le basi. Il Decluttering si basa su una filosofia molto semplice: le cose a cui tengo e che mi vanno bene le tengo. Quelle irrecuperabili le butto e quelle che non mi servono le regalo a chi ne ha bisogno. Un mood che dovrebbe essere applicato a moltissime situazioni della nostra vita.

Per quel che riguarda l’armadio, il principio è lo stesso. A tal proposito ti consiglio di svuotare un cassetto o un ripiano per volta. Per evitare di far confusione ti consiglio di tenerti comode delle ceste con scritto fuori TengoButtoRegalo. Man mano che ti viene in mano un capo di abbigliamento, provalo e poi scegli cosa farne: in quale cesta metterlo?

Non buttare i capi base

I capi base sono quei capi che ti salvano la vita. Sempre. Sto parlando, ad esempio, della camicia bianca o del tubino nero. Si tratta di classici senza tempo che sono perfetti da indossare sia durante il giorno per andare al lavoro, sia la sera per l’aperitivo con gli amici. Sono dei pezzi che, abbinati ad un accessorio particolare, ti cambiano il look dal giorno alla notte.

Ecco, questi particolari pezzi non dovrebbero essere mai buttati. Anzi, diciamo che sono tra quelli da tenere da conto. Soprattutto perché puoi sfruttarli in moltissime diverse occasioni. A meno che non siano rovinati o scoloriti. Ma quello è un altro discorso.

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Tieni da parte i jeans

I jeans potrebbero rientrare all’interno della categoria dei capi base ma, a mio avviso, meritano un capitolo a parte. Soprattutto considerando la tipologia di materiale e la ciclicità della moda.

Accade molto spesso (a me capita ad ogni cambio di stagione), che i jeans che non vengono indossati si accumulino nello stesso angolo dell’armadio. I motivi possono essere tra i più diversi. Come la necessità di un look più formale per il lavoro. Per non parlare di quando un modello non è più di moda.

La cosa migliore da fare in questi casi è quella di riporre i jeans che non indossi in una scatola di cartone a parte. Non si può mai sapere quando avrai di nuovo bisogno di averli a disposizione tutti i giorni. E, per quel che riguarda la moda, pensa ad esempio al mitico modello a zampa di elefante che andava tanto di moda una decina di anni fa e che sta tornando in voga in questi ultimi mesi.

Custodisci gli accessori

Stesso discorso dei jeans vale anche per gli accessori. E per accessori intendo le cinture, le spille, le pashmine e la bigiotteria varia che utilizzi quotidianamente per rendere unico un outfit.

Ebbene, il mio consiglio è quello di riporre in un box a parte tutti questi oggetti. Se oggi ti possono sembrare inutili o ingombranti, magari domani vorresti indossarli di nuovo. Soprattutto se sono legati a dei ricordi o a degli affetti particolari. Ecco, piuttosto custodiscili con cura in una scatola e rivaluta l’alternativa di sbarazzartene tra qualche tempo.

Liberati dei cloni

Almeno una volta nella vita ti sarà capitato di ritrovarti nell’armadio dei cloni, che in realtà sono vestiti uguali che differiscono l’uno dall’altro per la tonalità di colore e o per la fantasia. Perché, magari, quando li hai comprati ti piaceva tanto il modello che volevi averlo in più varianti di colore ma alla fine hai indossato sempre lo stesso.

Ebbene, se sei immersa nella tua fase di decluttering dell’armadio e ti capitano in mano due vestiti identici, prima di prendere qualsiasi decisione, pensa a quale usi sempre ed elimina l’altro. Inutile occupare spazio con cose che non si indossano mai. Anche perché, siamo sincere, quante volte ci siamo dimenticate dei cloni nel nostro armadio?

Elimina gli abiti mai indossati

Altro capitolo piuttosto spinoso. Se sei un amante dello shopping ti sarà capitato sicuramente di ritrovarti nell’armadio qualche maglia o qualche vestito che ha ancora il cartellino attaccato. Ebbene, in fase di ordine è giusto prendersi il tempo giusto anche per questi capi acquistati e dimenticati.

Il mio consiglio, in questi casi, è quello di pensare a situazioni che possono accaderti a breve. Come, ad esempio, la partecipazione ad un matrimonio per quell’abito da cerimonia. O un colloquio di lavoro dove indossare quel bellissimo tubino. Se non ne trovate di possibili per sfruttare gli abiti mai messi nell’arco del prossimo anno, metteteli da parte per eliminarli.

Non farti prendere dall’emotività

Uno degli errori più grandi che si possono fare al momento della riorganizzazione dell’armadio è quella di farsi prendere dall’emotività. altrimenti rischierai di tenere moltissimi capi che non indosserai mai più nella tua vita.

So quanto possa diventare importante quel maglione che ti ha regalato la nonna qualche anno fa. Ma se, ormai, è infeltrito e pieno di buchi, forse è meglio pensare a cestinarlo. Stesso discorso vale per quelle scarpe da ginnastica che tanto hai amato ma che, purtroppo, con la suola scollata sono impossibili da indossare di nuovo.

Elimina tutto ciò che è troppo stretto

Altro argomento piuttosto complesso. Siamo d’accordo che tutti noi vorremmo rientrare in quel bellissimo paio di jeans che ci andava bene quando avevamo vent’anni. Ma, siamo sinceri, con il trascorrere degli anni diventa sempre più facile aggiungere peso all’altezza delle maniglie dell’amore. E, nonostante la ginnastica in casa per dimagrire, tornare alle forme longilinee di gioventù potrebbe essere una vera e propria impresa.

A meno che tu non abbia appena partorito e, quindi, hai bisogno di un po’ di tempo prima di riprendere la tua forma fisica pre-parto, elimina tutto ciò che è troppo stretto. Con questo non mi riferisco a quei pantaloni che sono solo di una taglia in meno rispetto alla tua attuale. Ma, piuttosto, a quelle t-shirt con la pancia fuori o a quei maglioni che indossavi quando pesavi 10 chili in meno rispetto ad ora. O, in alternativa, a quelli in cui adesso ci stai nuotando dentro.

Sbarazzati degli abiti che non usi più

Una buona prassi quando si fa il decluttering dell’armadio è quella di sbarazzarsi dei capi che abbiamo deciso di cestinare. In questo caso le opzioni sono due: la prima è quella di mettere in vendita gli abiti usati online. Esistono moltissime app che ti consentono di fare spazio nelle cassettiere guadagnando qualche soldino. Che male proprio non fa. Eccone alcune che possono aiutarti nell’impresa:

  • Vinted
  • Depop
  • Subito.it
  • Facebook Marketplace

In alternativa, ti consiglio di mettere tutto dentro ad un sacco e portarli a qualche associazione che si occupa di beneficienza e che li darà a chi ne ha più bisogno.

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Scuola materna: come scegliere?

La scelta della scuola materna è probabilmente uno degli step obbligati quando tuo figlio inizia ad avvicinarsi ai 3 anni di età. A prescindere che tu abbia scelto o meno di portarlo all’asilo nido, l’iscrizione agli istituti d’infanzia rappresenta per tutti i genitori una tappa che segna la fine di un’era e l’inizio di un’altra.

Il tempo trascorso qui, infatti, segna l’inizio di un nuovo tipo di insegnamento che, piano piano diventerà con il passare degli anni sempre più approfondito. Il rapporto genitori e insegnanti sarà diverso rispetto a quello a cui eri abituata al nido. E le attività proposte durante le lezioni saranno più impegnative per il piccolo.

E’ per questo che la decisione può rivelarsi in molti casi una vera e propria impresa. Soprattutto se sei alle prese con questo problema per la prima volta. Ecco qualche consiglio utile che ti aiuterà a non impazzire.

La vicinanza

Si, ok, sarà banale. Ma è un parametro che ti conviene inserire tra le priorità al momento della scelta. Soprattutto nel lungo periodo. Siamo tutti d’accordo che vorremmo che nostro figlio avesse il meglio del meglio ma dobbiamo fare anche i conti con la realtà.

Scegli una scuola materna che sia vicina a casa o alla tua sede di lavoro. O a metà strada tra l’una e l’altro. Lo dico per una questione di praticità. Svegliarsi alla mattina un’ora prima ed attraversare la città in mezzo al traffico per portare il tuo bambino alla scuola xy e poi andare al lavoro può andare bene per qualche giorno. Se hai alti livelli di pazienza, forse durerai qualche settimana. Poi l’esaurimento nervoso è dietro l’angolo.

Considera che l’anno scolastico va da settembre ai primi di giugno. Si tratta di ben 9 mesi all’anno, se non di più, che passerai a correre da una parte all’altra durante le ore di punta per portare tuo figlio proprio là. Levatacce alla mattina presto e code infinite in macchina comprese. Sei sicura che ne vale davvero la pena?

Grandezza degli spazi interni

I bambini hanno bisogno di correre, giocare, esplorare. E’ fondamentale, quindi, scegliere una scuola materna che sia in grado di mettere a disposizione dei piccoli alunni degli spazi in cui possano crescere, confrontarsi con i propri compagni e sfogare tutta la propria creatività.

Fissa un appuntamento con le maestre, visita le aule e accertati con le insegnanti del numero effettivo dei bambini per sezione. Per intenderci, una classe può anche non essere grandissima e ospitare un numero adeguato di persone. Diverso discorso che l’istituto mette a disposizione sale da 60 mq2 e dentro ci fa stare 50 bambini.

Il giardino

La scuola materna con il giardino ha sicuramente qualche punto in più rispetto alle altre. Insegnare ai bambini fin da piccoli a stare all’aria aperta è sicuramente una delle scelte più responsabili che possiamo fare noi genitori.

Assicurati che gli spazi esterni siano tenuti sempre puliti, i cancelli ben chiusi durante le attività scolastiche e i giochi funzionanti. Vedrai come il tuo piccolo si divertirà a trascorrere il tempo con i suoi amichetti lasciando le foglie in aria, rotolandosi nell’erba e giocando a nascondino dietro alle piante.

Arredi funzionali

Ammetto che prima di portare mia figlia all’asilo nido non aveva mai fatto caso alla tipologia di arredamento presente nelle aule. Tuttavia, dopo qualche settimana, mi sono dovuta ricredere.

L’arredo funzionale a portata di bambino è un aspetto da non trascurare (lo abbiamo visto, ad esempio nel caso del Lettino Montessori fai da te). In questo modo, infatti, il piccolo si abitua ad agire in completa autonomia. E questo è utile sia per le sue fasi di apprendimento, sia per l’ordine della tua casa.

Pensa, ad esempio, al fatto che lui si abitui ad aprire il cassetto della cucina per prendersi un cucchiaio e poi lo richiuda. Lui si sentirà più sicuro e tu, magari, non dovrai passare l’intera giornata a corrergli dietro per chiudere porte, raccogliere cose da terra e riordinare. Più di quello che fai generalmente, intendo. Anche perché ricordiamoci che questo tipo di mobili aiuta, ma non fa miracoli.

Orientamento pedagogico

L’orientamento pedagogico è sicuramente un fattore determinante nella scelta. Ci sono genitori che propendono per la filosofia Steineriana mentre altri preferiscono la Montessori. In altri casi ancora, invece, si preferisce optare per una scuola internazionale.

A meno che voi non abitiate in una grande città, è difficile trovare degli istituti che abbiamo ricevuto l’accreditamento del Comune e il riconoscimento come istituzione funzionante per questi di pedagogie. Se fai parte anche tu di una realtà cittadina che non dispone di soluzioni di questo tipo, ti consiglio di andare agli open della scuola materna e capire quale sia il metodo di apprendimento utilizzato dagli insegnanti.

Non è detto, infatti, che una scuola materna comunale non possa adottare la filosofia Montessori. Come non è scontato trovarsi bene solo negli istituti privati che propongono solo un’educazione Steineriana. Tieni a mente che il vero successo è quello di trovare una soluzione in cui il bambino si trovi bene e che sia stimolato nel gioco e dell’apprendimento. E in cui voi genitori possiate sentirvi tranquilli. Tutto il resto è un surplus.

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Il personale

Altro elemento molto importante da valutare prima dell’iscrizione alla scuola materna è il personale presente all’interno. Le educatrici presenti devono essere in un numero adeguato da poter seguire in tranquillità i bambini. Non solo. Il rapporto tra maestre e piccoli alunni dovrebbe essere proporzionato affinché vengano sviluppate delle affettività tra loro.

Il sorriso della maestra che accoglie in classe tuo figlio alla mattina è indispensabile affinché lui torni volentieri a scuola. Così come la possibilità che il piccolo prenda come riferimento la sua insegnate per confidargli che, ad esempio, c’è qualcosa che non va. Mai sottovalutare l’aspetto umano. E’ di gran lunga più importante di qualsiasi lezione “tradizionale”.

L’importanza al bambino

Grande importanza deve essere data al bambino. Cerca di capire se la scuola materna che hai di fronte è più interessata a completare il programma scolastico in tempi brevi piuttosto che cercare di rispettare l’identità degli alunni.

In ogni classe ci sarà il bambino che è più portato per la lettura delle favole e quello che ama correre. Ognuno di loro deve essere seguito in egual modo e a ciascuno di essi devono essere date le medesime attenzioni.

Il coinvolgimento dei genitori

Io faccio parte di quella categoria di mamme a cui non piace molto il coinvolgimento dei genitori nelle attività scolastiche. O meglio, amo partecipare alla recita di mia figlia a scuola. E anche alle feste organizzate dall’istituto e dedicate a fare in modo che genitori e bambini passino qualche ora insieme alle maestre. Ma poi basta. Mi fermo qui.

Quando si è trattato di vedere le scuole materne per la mia piccola, ho fatto in modo di accertarmi che fossi coinvolta il meno possibile. E, così, ho bocciato a più pari quelle che mi proponevano delle riunioni genitori e ingegnanti con appuntamento settimanale e quelle che volevano 4 rappresentanti di classe per classe (per 15 bambini totali, ma è legale?). Così come quelle che avevano l’obiettivo di fare una festa a scuola ogni settimana e chiedevano aiuto ai genitori per gli allestimenti.

A parte questo mio lato asociale, ti consiglio di valutare bene la situazione, anche in base alle tue esigenze lavorative. Se come genitore ti viene richiesto un impegno che sai già di non riuscire a rispettare, conviene avvisare subito. E, nel caso in cui non gli vada bene, inizia ad optare per qualche altra scuola. Meglio essere chiari fin da subito che ritrovarsi dopo qualche mese nella morsa di festicciole, comitato genitori e riunioni come se non ci fosse un domani. Soprattutto se non hai tempo da dedicarci.

La mensa

Altro punto da non sottovalutare è la mensa. Soprattutto se la piccola si ferma lì a pranzo. Valuta bene quali siano gli spazi adibiti al pranzo dei piccoli. E quanti di loro mangeranno insieme. Sono previsti diversi turni?

Nel caso in cui la struttura a cui ti sei rivolta non abbia una cucina interna, informati su quale sia il catering a cui hanno deciso di appoggiarsi. E, soprattutto, se vengono fatti dei menù personalizzati per bambini. Quest’ultimo aspetto può essere davvero utile, soprattutto se tuo figlio ha qualche tipo di allergia alimentare certificata o abbia la necessità di seguire qualche dieta particolare (come nel caso del diabete di tipo1).

L’inserimento

L’inserimento è uno dei momenti più complessi da affrontare al momento dell’inizio di una nuova scuola perché segna il distacco del bambino dai genitori. E, se con questo passaggio all’asilo nido hai dovuto portare un bel po’ di pazienza, metti in preventivo che dovrai iniziare d’accapo anche questa volta.

Certo, tuo figlio sarà più grande rispetto a prima, ma avrà maggiore consapevolezza di quello che sta accadendo. E, soprattutto, sa perfettamente che si tratta di una situazione del tutto nuova, con compagni di classe che non conosce e maestre che non ha mai visto. La scuola materna dove lo vuoi iscrivere come ha intenzione di effettuare l’inserimento?

Gli orari

Anche gli orari possono rivelarsi un punto ostico al momento della scelta della scuola materna. Valutati tutti i consigli che vi ho dato nei paragrafi precedenti, da persona pratica e pragmatica che sono, non potevo di certo trascurare il momento di ingresso e di uscita dei pargoli.

Ci sono alcune scuole che consentono l’ingresso in una fascia oraria che può dilungarsi fino a un’ora. Per l’uscita vale lo stesso discorso. Al momento della scelta della scuola materna, non dimenticarti di valutare se riesci a incastrarti con il lavoro.

Io e il mio compagno, ad esempio, abbiamo degli orari di lavoro piuttosto variabili. Di conseguenza, abbiamo dovuto chiedere all’istituto di prevedere l’ingresso e l’uscita della bambina un po’ più tardi alla mattina. Se non fossero riusciti a garantirci questa opportunità, saremmo stati costretti a non procedere nemmeno con l’iscrizione. Non dimenticare: la parola d’ordine è compromesso, tra le vostre esigenze e quelle di vostro figlio. Altrimenti rischiate di uscirne pazzi.

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Permessi allattamento: come funziona?

Se hai avuto da poco un bambino e stai pensando a rientrare di nuovo al lavoro, starai sicuramente valutando l’idea di riprendere la tua carriera chiedendo i permessi allattamento. Ma di cosa si tratta? E come funzionano?

La gravidanza è sicuramente un periodo molto intenso per una donna. Ma anche il parto non è di certo un gioco da ragazzi. Dopo questo incredibile sforzo fisico, però, inizia il bello della maternità. Con tutti i momenti belli del caso. I primi mesi di vita di un neonato sono costellati di prime volte che riempiono di gioia i neogenitori.

L’allattamento è probabilmente uno dei momenti che coinvolgono maggiormente la mamma, sia sotto un punto di vista fisico che psicologico. E’ così che lo stato permette alle mamme lavoratrici di riprendere la propria carriera in modo graduale tornando al tram tram di prima. Ecco come funziona.

Quanti mesi sono per allattamento per legge?

La legge prevede che i permessi di allattamento possano essere concessi alla madre lavoratrice che sia assunta sia con contratto determinato che indeterminato. Sia nel caso in cui il contratto previsto sia part-time che full-time.

La richiesta può essere fatta fino al compimento del primo anno di vita del neonato. Da quando il bambino avrà 1 anno e 1 giorno, la madre tornerà a fare l’orario di lavoro normale previsto da contratto. A patto che non decida di richiedere una riduzione di orario grazie al part-time post partum.

Il mio consiglio è quello di muoversi con le carte già nelle settimane subito successive al parto. Magari prendi un appuntamento con il tuo datore di lavoro o con il responsabile delle risorse umane della tua azienda ed esprimi le tue intenzioni. La trasparenza, in questi casi, è il primo passo per ricominciare la propria professione in condizione tranquille e serene.

Chi decide l’orario di allattamento?

Quando fisserai l’appuntamento con il tuo capo per dirgli le tempistiche con cui riprenderai il lavoro, ti suggerisco di menzionare subito le tue intenzioni riguardo ai permessi allattamento.

Le sue reazioni a tal proposito sono due. La prima, quella che spero per te, è che si dimostri un datore di lavoro comprensivo e che cercherà di venirti incontro con dei turni compatibili con le tue necessità . Se, ad esempio, da contratto dovessero esserti concesse due ore al giorno, cercherà di metterle attaccate per agevolarti nell’organizzazione e negli spostamenti.

Esiste però la possibilità che la sua reazione al riguardo sia piuttosto indifferente. In questo caso dovrai armarti di pazienza e iniziare ad utilizzare tutte le doti diplomatiche che conosci, perché iniziare una guerra con il tuo caporeparto appena tornata dalla maternità può rivelarsi controproducente per la tua salute mentale. Sia al lavoro che a casa. Non dimenticare, infatti, che non c’è scritto da nessuna parte che i turni devono essere fatti a comodo tuo, quindi se di fronte hai qualcuno di ostico qui contano solo le tue abilità di mediazione.

Quante ore di allattamento spettano per un part-time?

I permessi per allattamento sono diversi in base alla tipologia di contratto che hai. In linea di massima, tuttavia, per il conteggio delle ore che ti spettano di diritto devi capire quante ore al giorno di media dovresti fare in una situazione normale. Se, ad esempio, hai un contratto full-time da 40 ore alla settimana, potrai godere di due ore al giorno.

Nel caso in cui tu abbia un contratto di lavoro part-time, invece, il calcolo potrebbe essere un po’ più complesso. La regola di base, tuttavia, è quella che se dovessi lavorare per più di 6 ore al giorno hai diritto a 2 ore giornaliere di permesso. Se, invece, da contratto dovessi lavorare per una quantità di tempo più ridotta, te ne sarà concessa solo una al dì.

Cosa succede nel caso di parto gemellare?

Piccola parentesi per quel che riguardo il parto gemellare. Nel caso in cui avessi partorito più bambini con la medesima gestazione, le ore di riposo vengono raddoppiate. Questo significa, ad esempio, quattro ore se avevi un contratto full-time e due per un part-time.

Cosa succede in caso di adozione?

Nei paragrafi precedenti ti ho parlato dei permessi di allattamento nel caso in cui fossi stata tu a partorire il bambino. Ma questa possibilità è estesa anche per chi ha deciso di optare per l’adozione di un bambino. Se, invece, i piccoli adottati sono stati due, si fa riferimento alle regole previste per il parto gemellare e, quindi, le ore vengono raddoppiate rispetto a quello previsto per un singolo neonato.

I riposi giornalieri del padre

Il padre lavoratore ha il diritto di richiedere il riposo per allattamento giornaliero ma solo in alternativa alla madre. La richiesta può essere inoltrata al proprio datore di lavoro solo dietro documento che certifichi l’espressa rinuncia a questa questa opportunità da parte della donna. Viene data questa opportunità ai papà anche nel caso in cui la mamma faccia parte di una delle categorie di lavoro che non ha diritto a questi riposi.

La richiesta non può essere fatta, invece, nel caso in cui la donna si ritrovi in astensione obbligatoria. O se sta usufruendo del trattamento economico previsto dopo la nascita del bambino. O se è assente dal lavoro per sospensione dall’aspettativa.

Come richiedere allattamento Inps?

Per procedere con la richiesta dei permessi per allattamento è necessario concordarsi prima con il datore di lavoro. Durante questo confronto entrambe le parti devono cercare di trovare un compromesso tra le necessità lavorative e quelle della neomamma. Nel caso in cui, però, non si riesca a trovare un punto in comune, la questione verrà affidata alla Direzione Territoriale del Lavoro competente.

Se sei una lavoratrice dipendente, non è necessario che tu faccia domanda all’INPS: sarà il tuo datore di lavoro ad occuparsi di tutto. Anche se ti consiglio di verificare al ricevimento della prima busta paga che tutto sia corretto e compaia la dicitura relativa. Altrimenti quelle ore ti verranno tolte da ferie e permessi.

In tutti gli altri casi, la domanda deve essere fatta dalla lavoratrice direttamente all’INPS attraverso la procedura telematica (ti basta accedere al sito istituzionale con l’aiuto dello SPID o il codice pin) oppure facendoti aiutare da un patronato.

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