Imbiancare casa fai da te: 7 trucchi che devi assolutamente conoscere

L’arrivo della bella stagione fa venire in automatico anche la voglia di rinnovare la propria abitazione. E cosa c’è di meglio, quindi, che imbiancare casa? Soprattutto se i muri si sono rovinati o le vecchie tinte hanno perso il loro smalto. Ma anche se i vostri bambini le hanno sporcate con i pennarelli.

Quelli che andiamo a vedere oggi, quindi, sono i migliori trucchi per tinteggiare le pareti e farle tornare belle come prima. Il tutto, ovviamente, in perfetto stile fai te.

Cosa fare prima di imbiancare casa?

La primissima cosa da fare prima di imbiancare casa è quella di sistemare le pareti. Una volta che avrai passato il colore definitivo, infatti, ogni minimo lavoro di manutenzione potrebbe rovinare il risultato appena ottenuto.

Prima di prendere in mano il pennello, quindi, ti consiglio di studiare bene ogni singola parete e cercare di capire quali siano gli interventi che bisogna assolutamente fare. Come, ad esempio, stuccare il muro, eliminando l’eventuale presenza di buchi con l’apposito materiale che livella bene la parete.

Altra accortezza da tenere a mente prima di pitturare le pareti, è quella di togliere la muffa in casa. Realizza il trattamento opportuno ed elimina le macchie di umidità che si sono create nelle pareti e attorno agli infissi. O, quanto meno, cerca di togliere il più grosso. Per ottenere un risultato più definito, andrai ad agire in seguito eliminando anche la più piccola ombra con una bella passata di bianco.

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Cosa si mette prima di pitturare?

Innanzitutto prima di mettersi all’opera per imbiancare casa è necessario preparare tutto l’occorrente. In questo modo avrai a disposizione tutto il materiale che ti serve sin dalla prima spennellata. Ed eviterai inutili perdite di tempo. Come andare alla ricerca dei teli a metà del lavoro.

Ecco alcune cose che non possono assolutamente mancare:

  • galloni di vernice
  • fissativo (o aggrappante)
  • vernice antimuffa
  • pennelli di varie dimensioni
  • rullo
  • carta di giornale
  • teli di cotone (vanno bene anche le lenzuola vecchie da buttare)
  • scotch carta
  • abbigliamento vecchio o da buttare

Una volta acquistato il materiale che non avevi già a disposizione a casa, inizia a preparare la stanza per la pittura. Copri i mobili con dei teli vecchi e realizza una copertura con i fogli di giornale per mettere al riparo battiscopa e pavimento. Grazie all’aiuto dello scotch carta, inoltre, puoi realizzare una bordura lungo tutti gli infissi. Ricorda bene che la copertura di qualsiasi cosa non è indispensabile ma, sicuramente, ti risparmierà un bel po’ di tempo in un secondo momento e ti eviterà di dover passare le ore a togliere gli schizzi di vernice da ovunque.

Sposta, infine, tavoli, sedie e mobili verso il centro della stanza. In questo modo, ti sarà più semplice avere tutto lo spazio di manovra di cui hai bisogno durante le operazioni di tinteggiatura. Ricorda bene che, in questi casi, più libertà di movimento hai e minore la quantità di tempo che impiegherai per ottenere il risultato sperato.

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  • 1 x pennello in pura setola bianca con manico in legno.
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Quando usare il fissativo sui muri?

Il fissativo è un prodotto in grado di rendere la vernice di un colore più intenso ed omogeneo. Grazie al suo utilizzo, ti risulterà più semplice stendere la pittura. In questo modo eviterai inutili sprechi di colore e perdite di tempo. Oltre ad un risparmio in termini di fatica non indifferente.

E’ sempre consigliabile l’utilizzo dell’aggrappante soprattutto nel caso in cui tu abbia di fronte una parete porosa. Questo prodotto, infatti, annullerà il difetto e uniformerà ogni eventuale imperfezione.Un’altra situazione ottimale per il suo utilizzo è quando hai a che fare con un muro del tutto nuovo. Anche in questo caso l’utilizzo del primer agevolerà una maggiore durata del risultato.

Nel caso in cui non ti trovassi di fronte a una parete nuova o ad una porosa, è meglio evitare l’uso dell’aggrappante. Altrimenti rischierai che la vernice coli lungo la parete, come se il primer fosse diventato una sorta di pellicola impenetrabile.

Parliamo ora di quantità. per un appartamento di circa 100 mq, ti basta una sola confezione da 5 litri di fissativo che, comunque, dovrai diluire con acqua. La proporzione di riferimento è 1 litro di acqua ogni 5 di primer.

Quanto tempo deve passare tra il fissativo e la pittura?

Come già detto in precedenza, l’utilizzo del primer non è da considerarsi una perdita di tempo. Anzi. Diciamo pure che in moltissimi casi ti permette di risparmiare un bel po’ di ore di lavoro. E, in molti casi, pure una mano di colore.

L’aggrappante in genere ha un tempo di asciugatura di circa 8 ore. In alcuni casi viene consigliato addirittura di attendere un giorno prima della stesura della pittura. Va detto, però, che se decidi di imbiancare casa quando fa caldo, i tempi si riducono drasticamente.

Lo scorso anno, ad esempio, noi abbiamo tinteggiato casa in primavera e, il tempo che ci abbiamo messo a stendere il primer su tutte le pareti della stanza, questo si era già asciugato.

Qual’è il periodo migliore per imbiancare?

Il periodo migliore per imbiancare casa è in primavera o in autunno. Le giornate, infatti, non sono così fredde da rendere la vernice troppo densa, né così calde da rendere il passaggio del pennello un’impresa utopistica. Qualche anno fa mi sono trovata costretta a tinteggiare una parete in estate ma le alte temperature non mi permettevano di stendere la pittura che si seccava non appena arrivava a contatto con il muro.

La giornata perfetta sarebbe di sole e con un leggero venticello che asciuga la vernice in un paio di ore. Ma se hai preso la giornata che piove non disperare. Non rischierai sicuramente di compromettere il risultato. Devi solo mettere in preventivo più tempo perché si asciughi il tutto.

Consiglio spassionato: per ottenere una pittura quanto più possibile omogenea, sarebbe meglio svolgere queste operazioni durante il giorno. Se, però, nel tempo che hai a disposizione non puoi godere della luce diurna, puoi sempre farti aiutare da alcuni fari per interno. Ma la mattina dopo controlla il risultato. Io, ad esempio, avevo saltato una striscia intera di parete. Ma con le lampadine mi sembrava tutto perfetto.

Quanto tempo ci vuole per imbiancare 100 mq?

Passiamo ora ad un aspetto logistico di non poco conto: il tempo. Se hai la fortuna di imbiancare casa durante le ferie dal lavoro o in occasione dei giorni di riposo, è una gran cosa. Ma se i tempi sono stretti e la disponibilità di tempo limitata, si fa quel che si può.

Prima di metterti all’opera, considera che ci sono delle tempistiche da rispettare tra una mano di colore e l’altra. Se vuoi stendere la vernice, infatti, devi sempre fare attenzione che la parete sia ben asciutta. E, in alcuni casi, tra una mano e l’altra possono essere necessarie anche 8 ore.

La qualità della pittura, inoltre, incide molto sul tempo di stesura della vernice nella parete. Non dimenticare, infine, che un muro senza porte, infissi o termosifoni può essere tinteggiato anche in 20 minuti. Se hai a che fare con ostacoli di vario genere, invece, devi prevedere anche delle rifiniture con un pennello dalle dimensioni più piccole che ti richiedono un investimento maggiore di tempo.

In linea di massima, tuttavia, per un imbiancare un appartamento di 100 mq puoi impiegare dai 5 ai 10 giorni. In base alla tua disponibilità di tempo, alla stagione che scegli e all’aiuto che riesci a farti dare dagli amici.

Quanto costa imbiancare casa fai da te?

Un ultimo aspetto, ma non per questo meno importante, è dato dal costo. Imbiancare casa fai da te è sicuramente più economico rispetto a chiamare un pittore professionista. C’è da dire, però, che se non si è sicuri di ottenere un buon risultato, forse è meglio investire il proprio denaro coinvolgendo un imbianchino. Altrimenti rischi un enorme dispendio di soldi e di fatica per qualcosa che, comunque, deve poi essere sistemato da qualcun altro.

Il costo di imbiancare casa fai da te dipende molto dalla pittura che si è deciso di stendere. Tuttavia, possiamo dire che il prezzo comprensivo dei materiali per un appartamento di 100 mq può andare dai 150 ai 400 euro.

Foto di Ivan Samkov da Pexels

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Instant Pot: come funziona e perché comprarla

Partiamo dal presupposto che non sono mai stata un’amante del Bimby. Anzi. Diciamo piuttosto che tanti anni passati a lavorare nella ristorazione e come food blogger, mi hanno trasformato in una vera e propria fan di forno e padelle. Per anni mi sono tenuta a grandissima distanza da robot da cucina che si dichiaravano utili anche nella cottura. Poi le cose sono cambiate e mi sono dovuta ricredere.

L’inizio del cambiamento di prospettiva è stato quando ero incinta della mia bimba. I miei primi mesi disposizione gravidanza, infatti, sono trascorsi con me che trascorrevo gran parte della giornata a dormire. E quel poco tempo che passavo sveglia ero talmente stanca che mi passava proprio la voglia di fare da mangiare.

E’ così che, presa anche un po’ dalla disperazione, ho deciso di guardarmi in giro e cercare un robot da cucina che fosse in grado di aiutarmi almeno nelle preparazioni di base.

Non incide sulla bolletta dell’energia

La Instant Pot è una pentola a pressione elettrica. E, di conseguenza, è inevitabile pensare ad un eventuale aumento del consumo di energia. Con relativa impennata della bolletta dell’energia.

Uno dei vantaggi di questa pentola è che ti permette di cuocere in pochissimo tempo. Bastano solo un paio di minuti, ad esempio, per preparare del riso in bianco. Capisci bene, quindi, che nonostante tu possa usarla tutti i giorni, i consumi di energia non subiranno picchi. Le versioni attualmente disponibili nel mercato permettono di avere questo voltaggio:

  • 3 litri di capienza per 700W;
  • 5,7 litri di capienza per 1000W;
  • 8 litri di capienza per 1200W

Il prezzo

Prima del parto mi sono ritrovata a parlare con un’amica con tre gemelli. A suo tempo lei mi disse che, considerata la quantità di cibo che doveva preparare a casa e gli impegni di lavoro, lei aveva provveduto ad acquistare il robot da cucina con cottura Companion della Moulinex.

Incuriosita, ho provato a dare un’occhiata in internet ma, nonostante abbia trovato un sacco di opinioni positive, ho identificato che non faceva al caso mio. No, scherzo, sarebbe andato benissimo, se non fosse stato per il prezzo un po’ troppo esagerato per noi in quel momento.

Valutate tutte le funzioni che mi interessavano di più in un robot da cucina è così che ho identificato una valida alternativa. Sto parlando, per l’appunto della Instant Pot, acquistata alla bellezza di 99 euro. Un prezzo più che accessibile rispetto ad altri modelli noti.

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Avvio programmabile

Una delle cose che ho trovato più complesse nella gestione dei pranzi e delle cene quando è nata mia figlia ha riguardato le tempistiche. La mattina parto da casa sempre presa da mille cose da ricordare. E, sicuramente, non c’è nella lista delle mie priorità quella di capire cosa preparare per pranzo. Soprattutto se sono le 7 del mattino.

Ma se riesco ad organizzarmi, alla sera che sono un po’ più tranquilla verso tutti gli ingredienti che mi servono per la ricetta nella Instant Pot e programmo l’avvio della cottura per il giorno seguente. Così non ci penso più. Tanto c’è la possibilità di impostare un programma fino a 10 ore di anticipo.

Programmi di cottura preimpostati

Una delle cose che rendono davvero indispensabile la Instant Pot in cucina riguarda la possibilità di scegliere tra i seguenti programmi di cottura preimpostati:

  • zuppe e brodi;
  • carne e stufati;
  • pollame;
  • cottura a vapore;
  • cereali;
  • porridge;
  • riso;
  • sauté;
  • yogurt;
  • slow cooker (cottura lenta)

C’è da dire, però, che nel frattempo questa pentola è stata aggiornata e, alla versione che ho preso io qualche anno fa, in quella attuale si sono aggiunte altre funzionalità come: scaldavivande, sterilizzatore, cuoci uova e sous vide.

Una volta volta selezionato il programma desiderato, la pentola fa tutto da sola. Si regola in automatico con la temperatura e con i minuti di cottura. E, una volta terminato, si spegne senza che tu debba starci troppo dietro.

Mantiene in caldo i cibi

Altro dettaglio da non trascurare. Mi capita spesso di avere giornate in cui sono di corsa da mattina a sera inoltrata. Ed è proprio in queste occasioni che mi capita di tornare a casa per una mezz’oretta: il tempo per mangiare, farsi una doccia veloce e ripartire. E, siamo seri, a meno che tu non abbia vent’anni, pranzare sempre con i panini non fa altro che intopparti lo stomaco al punto di non farti andare al bagno per qualche giorno. E non parliamo della Festa che, seppur buonissima, mi fa arrivare a ora di cena con una fame che azzannerei pure il polpaccio del mio compagno.

Però, ecco, diciamo che tornare a casa e trovare un piatto appena pronto e ancora caldo fumante non è niente male. Soprattutto se non hai dovuto metterti tu ai fornelli per cucinare. Non solo. Riesce a mantenere i cibi al caldo fino a 12 ore dal termine della cottura. Così non ti devi preoccupare per eventuali contrattempi che potrebbero far tardare il tuo rientro a casa.

Cuoce a pressione in modo sicuro

Una delle cose che mi hanno sempre fatto alquanto dubitare dell’utilizzo della pentola a pressione è sempre stata quella valvola di fuoriuscita del vapore che mi ha fatto sempre grande paura. Diciamo pure che il mio timore è sempre stato quello di sbagliare i tempi o di non sentire il fischio e che scoppiasse tutto.

Tutte le mie paure, però, con la Instant Pot non ci sono. La pentola, infatti, è realizzata in modo tale da raggiungere la temperatura prevista dalle impostazioni, ultimare il tempo di cottura e, infine, si spegnersi da sola.

Se il programma di cottura è a pressione e sei a casa, puoi aprire manualmente la valvola di sfiato e far uscire in velocità tutto il vapore. Ma se sei via (o sei a casa ma sei impegnata a fare altro, come dormire) puoi aspettare che la pentola faccia uscire lentamente tutto il vapore che si è formato. Così quando torni a casa è tutto pronto per essere mangiato.

Cuoce in pochissimo tempo

Una pentola a pressione elettrica di questo tipo ti permette sicuramente di cucinare riducendo al massimo i tempi di cottura delle ricette. In questo modo, anche la preparazione di qualcosa di semplice e gustoso può avvenire in una manciata di minuti.

Ti faccio un esempio, giusto per chiarirci. Un normalissimo brodo di pollo potrà essere pronto in una decina di minuti con il programma “Minestra”. O, in alternativa, con le impostazioni di “Cottura a vapore”. Per un contorno a base di verdura al vapore bastano un paio di minuti e altrettanti per il riso in bianco. Capisci bene, quindi, che il risparmio di tempo è abbastanza evidente rispetto ai metodi di cottura più tradizionali.

Disponibilità di accessori di ricambio

Se una delle tue preoccupazioni è quella di riuscire a trovare eventuali pezzi di ricambio anche dopo l’acquisto, non ti devi preoccupare. Personalmente questa pentola è in casa mia da circa tre anni e, almeno per il momento, non ne ho avuto bisogno.

Ad ogni modo, è possibile trovare accessori e pezzi di ricambio della Instant Pot su Amazon. Il colosso dell’e-commerce, infatti, è il primo ad aver fatto arrivare questa pentola in Italia e, se dovessi aver bisogno di qualsiasi cosa (dal cestello per le verdure al vapore agli stampi per i dolci), ti consiglio di guardare proprio lì.

Sempre su Amazon è possibile trovare sia la Instant Pot nella sua versione originale. Ma anche altre versioni della pentola a pressione elettrica di altre marche ma con funzioni pressoché identiche a questa.

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Piantare tulipano in vaso o a terra: come fare?

La nostra rubrica di giardinaggio prosegue e, dopo aver parlato di come Trapiantare una pianta da vaso a terra, oggi ci focalizziamo su un fiore che spesso abbellisce e dà colore alle nostre case.

Quello che andiamo a scoprire oggi è come piantare un tulipano in vaso o a terra. Devi sapere, infatti, che bastano solo poche e semplici accortezze per veder fiorire questo bellissimo bulbo anno dopo anno. E senza fare troppa fatica. Ma vediamo come.

Quando si piantano i bulbi di tulipano?

Partiamo innanzitutto dall’identificazione del periodo perfetto per piantare un tulipano, ossia l’autunno. Certo, tu magari con la fine di febbraio ne vedi moltissimi dal fiorista o nei vivai, ma devi sapere che per ottenere una buona fioritura, è necessario prendersi per tempo.

Una volta che avrai deciso la destinazione del fiore, che sia in vaso o a terra, e procedere interrando il bulbo in un periodo che va da ottobre a dicembre. Mi raccomando, è importante effettuare questo procedimento prima che arrivino le gelate. Soprattutto se la tua intenzione è quella di posizionarlo in giardino. Altrimenti rischierai che con le basse temperature il fiore non farà in tempo ad attecchire al suolo.

Il mio consiglio è quello di scegliere il periodo di luna crescente del mese di novembre. In questo modo agevolarti il perfetto adattamento del bulbo al suolo e la sua crescita.

Come piantare i bulbi di tulipano in vaso?

Se hai deciso di piantare il tulipano in vaso, ti suggerisco di scegliere una posizione della casa abbastanza soleggiata. Soprattutto se poi hai intenzione di lasciarlo in balcone.

Prendi un vaso, meglio se in terracotta e con un foro nel fondo. Prepara ora un mix con del terriccio, la sabbia e un po’ di torba. A questo punto, aggiungi al composto appena realizzato un po’ di concime organico.

Versa ora nel fondo del vaso uno strato di argilla espansa (vanno bene anche solo un paio di centimetri). In questo modo eviterai i ristagni di acqua nel fondo del recipiente che contribuiscono solo a far marcire le radici. Aggiungi poi il composto a base di terriccio appena preparato fino ad arrivare a metà del contenitore.

Prendi ora il bulbo e adagialo con delicatezza sul terriccio, facendo attenzione che la punta sia sempre rivolta verso l’alto. E che la profondità nel quale lo stai posizionando sia pari al doppio della sua altezza. Poi ricopri il tutto con il composto di terra rimanente e innaffia per bene.

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Come si conservano i bulbi dei tulipani?

Quando i tulipani avranno completato il loro ciclo di fioritura e ti accorgi che le foglie sono ormai appassite, estrai il bulbo dal terreno e taglia il gambo del fiore. Pulisci per bene il bulbo e mettilo ad asciugare. Custodiscilo poi all’interno di una scatola o, comunque, in un posto fresco e asciutto fino al prossimo autunno.

Come piantare i bulbi di tulipano in giardino?

Nel caso avessi a disposizione un piccolo spazio verde a casa, invece, puoi sempre pensare di piantare i tulipani a terra. In questo modo, potrai assicurarti delle aiuole molto fiorite in primavera. Ma come si fa in questi casi?

La soluzione più utile per piantare un tulipano in giardino è quella di preparare innanzitutto la terra. Smuovila per bene, meglio se con l’aiuto di una zappa. So che sarà faticoso, ma cerca di fresare quanto più terreno possibile. Questo fiore non ha radici lunghe, ma la sua crescita attorno ad un terreno morbido risulterà molto più semplice.

Posiziona nel fondo della buca del concime organico, quindi adagia il bulbo con delicatezza, ricordandoti di tenere la punta sempre verso l’alto. A questo punto, ricopri il tutto con la terra e innaffia. Durante questo procedimento, fai attenzione a fare in modo che il fiore non venga ricoperto da più di 10 cm di terra, altrimenti farà fatica a fiorire.

Come curare una pianta di tulipani?

Una volta che avrai piantato il tuo tulipano, non ti rimane che adottare solo alcune accortezze che ti permetteranno di farlo crescere in buona salute. E, ovviamente, anche di farlo fiorire in tutta la sua bellezza.

Quando innaffiarlo?

Il primo punto riguarda l’acqua. O, meglio, quante volte innaffiare questo bellissimo fiore onde evitare che marcisca o muoia disidratato. Ebbene, qui c’è una piccola distinzione da fare. Nel caso in cui tu abbia piantato il tuo bulbo a terra, non dovrai preoccuparti più di tanto. Il fiore, infatti, acquisirà i nutrimenti di cui ha bisogno dal terreno e dalla pioggia. Ovvio è che, se ti accorgi che si sta attraversando un periodo di siccità, forse è meglio aiutarlo a sopravvivere dandogli un po’ di acqua in modo da mantenere la terra morbida.

Nel caso in cui, invece, avessi provveduto a piantare il tulipano nel vaso, ti consiglio di fare attenzione a non innaffiarlo più di due volte alla settimana. Un altro consiglio molto utile in questi casi è quello di assicurarsi che non rimangano ristagni di acqua nel fondo. A tal proposito, ti suggerisco di svuotare il sottovaso dall’acqua fuoriuscita al termine di ogni innaffiatura.

Quando concimare?

Passiamo poi al fattore riguardante il concime. Questo composto, sia esso di origine organica o chimica, può aiutare la crescita e la fioritura dei fiori. Tuttavia, è bene sapere che, come in tutte le cose, il troppo stroppia. Evita, quindi, di sommergere il bulbo da strati di concime. Ma anche di continuare ad aggiungere queste sostanze nutritive al terriccio ogni settimana.

La cosa migliore sarebbe quella di aiutare la crescita della pianta in primavera, prima e durante la fioritura del bulbo. E, se ne hai la possibilità, dagli come nutrimento un compost fai da te domestico che puoi tranquillamente ottenere dagli scarti vegetali.

La scelta del vaso

Se la tua idea è quella di piantare il tulipano in vaso, dovrai fare attenzione a quale contenitore scegliere. Il primo dettaglio da non trascurare riguarda le dimensioni. Un recipiente troppo piccolo, infatti, rischia di non far respirare adeguatamente il bulbo. E, di conseguenza, rischierà di morire a causa di mancanza di nutrimenti.

Il secondo dettaglio riguarda il materiale. Io, ad esempio, a casa ho diversi modelli ma preferisco usare sempre un vaso in terracotta. a differenza di quello di plastica, infatti, risulterà sicuramente più pesante, ma credo che riesca a riparare al meglio la terra (e, di conseguenza, anche il fiore), da eventuali escursioni termiche troppo marcate.

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Foto di Alesia Kozik da Pexels

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Le regole degli scacchi: mini guida per iniziare

Ti hanno regalato una scacchiera e vorresti provare a cimentarti in questo gioco di strategia? Ti sei appassionato alla serie tv La Regina degli Scacchi di Netflix e ti piacerebbe imparare a muovere le prime pedine ma non sai da che parte iniziare? Vorresti fare una partita con gli amici ma non hai idea di come muovere le pedine? Allora sei capitato nel posto giusto.

Quelle che andremo a scoprire oggi sono le regole degli scacchi, la storia di questo gioco e perché è così importante tenere sempre a portata di mano una scacchiera.

Dove è nato il gioco degli scacchi?

Questo gioco di strategia ha preso vita in India nel VI secolo, ma si diffuse in Europa solo attorno all’anno 1000 in seguito all’arrivo degli Arabi. Le regole degli scacchi così come le conosciamo oggi, tuttavia, risalgono al XIX secolo.

Sarà solo grazie a personaggi divenuti celebri grazie alle loro abilità con le pedine, come Paul Morphy e Wilhem Steinitz, che si iniziarono a definire le prime tattiche che rendono questo sport così particolare ed affascinante.

Come si posizionano gli scacchi?

Prima di iniziare a giocare, è necessario posizionare le pedine al posto giusto. Secondo le regole degli scacchi, la scacchiera deve essere posizionata di fronte al giocatore in modo che la casella in basso a destra sia di colore bianco.

Ricorda che entrambi i giocatori dovranno posizionare le pedine nel medesimo posto. L’unica differenza tra i due riguarda le righe di riferimento. I pezzi bianchi, infatti, verranno posti sulle file 1 e 2, mentre i neri sulle 7 e 8.l

A questo punto inizia dalle Torri, che dovranno essere messi ai due angoli della scacchiera. Posiziona poi il Cavallo di fianco alle Torri procedendo in modo da andare verso il centro della riga. Al loro fianco, poi, andranno gli Alfieri. Ti mancheranno solo due caselle per completare la riga. La Regina andrà posizionata in quella di colore corrispondente, mentre il Re occuperà l’ultimo posto disponibile.

Completa il corretto posizionamento dei pezzi disponendo nella riga successiva solo i pedoni. Questo significa, ad esempio, che se hai il colore bianco, i pezzi dovranno occupare tutte le caselle della riga 2 mentre i neri della 7.

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Come si muovono i pezzi a scacchi?

Dopo una breve infarinatura per capire come preparare il nostro piano di gioco, non ci rimane che capire come muovere i pezzi per sconfiggere l’avversario e vincere la partita.

Come si muovono i Pedoni?

Il Pedone si può muovere di una casa per volta, a patto che sia libera. Nel caso fosse occupata dal pedone dell’avversario, può prenderlo. Non può mai muoversi indietro. Questo pezzo può essere sostituito da un altro a piacere del giocatore non appena raggiunge l’ottava traversa.

Come si muove la Torre?

Le regole degli scacchi prevedono che la Torre si possa muovere sia in senso verticale che orizzontale per la quantità di caselle libere che riesce a trovare. Questo pezzo ne mangia uno dell’avversario se si trova nella casella di destinazione in cui vorremmo posizionarlo.

Come si muove l’Alfiere?

L’Alfiere si può muovere nella scacchiere solo in senso diagonale e può proseguire per tutte le caselle libere che trova. Questo pezzo può catturarne uno in possesso dell’avversario se la sua casella di destinazione coincide con quella in cui è presente il pedone da catturare.

Come si muove il Cavallo?

Il Cavallo può effettuare dei movimenti molto particolari

Cavallo si muove e cattura alternativamente su case bianche e case nere. Ogni mossa può essere descritta come due passi in orizzontale (verticale) seguito da un passo in verticale (orizzontale), in modo che il tragitto percorso formi idealmente una “L”.

Come si muove la Regina?

La Regina è il pezzo degli scacchi più forte in assoluto. Si può muovere sia in senso verticale che in orizzontale. Ma anche in diagonale. I suoi spostamenti possono essere fatti in base alle caselle libere disponibili. Può muoversi come se fosse un alfiere o una torre, con la differenza però che non può fare l’arrocco.

Come si muove il Re?

Il Re negli scacchi è il pezzo più importante di tutti. Può muoversi di una casella alla volta in qualsiasi direzione, ma deve fare attenzione che la sua destinazione non sia minacciata da un avversario. Può arroccare e catturare pezzi avversarsi. Se questo pezzo viene minacciato dall’avversario si dice che è sotto scacco.

Quando si fa scacco matto?

Scatto matto è una particolare situazione che si può presentare nel gioco degli scacchi e che prevede il re di uno dei due giocatori messo sotto attacco dall’avversario. Il primo, non ha più la possibilità di difendere questa pedina da altri pezzi e, di conseguenza, è costretto ad abbandonare il gioco.

Molti giocatori di scacchi, soprattutto i più esperti, fanno in modo di fare scacco matto all’avversario. Accade molto spesso a livello professionistico, che il giocatore decida di abbandonare la partita prima di ritrovarsi effettivamente nella condizione di scacco matto. Sarebbe scortese, infatti, proseguire nella partita nonostante la situazione sia evidentemente senza speranza.

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Come si inizia una partita a scacchi?

Le regole degli scacchi prevedono che inizi sempre il bianco. Generalmente, uno dei due giocatori nasconde nel palmo della mano un pedone nero e uno bianco; quello che sceglierà l’avversario decreterà l’inizio della partita.

L’apertura di una partita a scacchi avviene, per il più delle volte, attraverso lo spostamento di un pedone. Posizionare questi pezzi nel centro della scacchiera ti consentirà di mantenere il potere per gran parte del gioco. Di seguito ti ho messo un video che ti potrà aiutare ad identificare delle aperture più aggressive per vincere con successo.

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Mercoledì delle ceneri: significato e precetto del digiuno

Il giorno 17 febbraio 2021 è Mercoledì delle Ceneri. Con questa data prende il via la Quaresima, ossia per cammino spirituale che durerà ben 40 giorni e che si conclude con la Pasqua.

Questa ricorrenza è molto importante per i cristiani credenti ed è proprio in questa occasione che viene richiesto di seguire la pratica del digiuno e l’obbligo di non mangiare la carne.

Ma qual’è il significato del suo nome e perché si chiama così? E come funziona secondo le classiche tradizioni il digiuno? Ecco tutti i dettagli nelle prossime righe.

Quando è il Mercoledì delle Ceneri?

Il Mercoledì delle Ceneri è una ricorrenza di tipo religioso che coincide con la fine del Carnevale e l’inizio della Quaresima. Questa data, quindi, si posiziona subito dopo il Martedì Grasso, ossia l’ultimo giorno in cui sarebbe “concesso” abbuffarsi di grassi, dolci e qualsiasi cosa di delizioso.

C’è da precisare, tuttavia, che questa data non è la stessa in tutte le zone d’Italia. Secondo il rito ambrosiano, infatti, il Carnevale prende il via e termina dopo rispetto al resto delle Regioni. E, di conseguenza, anche il Mercoledì delle Ceneri è posticipato nelle arcidiocesi di Milano.

Perché si chiama così?

Il nome Mercoledì delle Ceneri fa rimetto ad una pratica che viene fatta proprio in questo giorno dal parroco durante il rito liturgico. Il prete, infatti, cosparge nella testa dei credenti la cenere che ha ottenuto bruciando i rami di ulivo che aveva benedetto l’anno precedente in occasione della Domenica delle Palme.

Questo gesto ha due significati. Il primo riguarda il riferimento alla precarietà della vita terrena. Il secondo, invece, si riferisce ad un momento in cui il credente si pente dinnanzi a Dio.

Da non dimenticare che, in origine, il gesto di cospargere le ceneri nella testa del credente da parte del parroco era accompagnato dalla frase tratta dal libro della Genesi: “Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris”, che significa “Ricordati che polvere sei e polvere ritornerai”

Il precetto del digiuno

Il precetto del digiuno che è collegato al Mercoledì delle Ceneri è una tradizione cattolica di lunga data che prevede, proprio per questo giorno, il digiuno e l’astinenza dalla carne.

Il papa Paolo IV nel 1966 ha stabilito attraverso la costituzione apostolica “Paentemini” che questo il digiuno dovrebbe essere osservato da persone di età compresa tra i 18 e i 60 anni. L’astinenza dalle carni, invece, sarebbe estesa dai maggiori di 14 anni, a patto che non ci siano problemi di salute.

Il digiuno e l’astinenza dovranno essere osservati solo in tale giorno e, tra qualche settimana, in occasione del Venerdì Santo (che quest’anno cade il 2 aprile). Nel corso delle giornate di venerdì durante la Quaresima, è consigliato osservare solo l’astinenza.

Che cos’è il digiuno?

Con il termine digiuno ci si riferisce alla pratica di fare un solo pasto durante tutto l’arco della giornata. Tuttavia, non c’è scritto da nessuna parte che esiste il divieto di mangiare un po’ sia alla mattina che alla sera.

Che cos’è l’astinenza?

Con la parola astinenza si intende il divieto di consumare carne. Va specificato, tuttavia, che nulla pone l’obbligo di non mangiare uova e latticini.

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Trapiantare una pianta da vaso a terra: come fare?

Hai dei fiori nel balcone e vorresti trasferirli in un’aiuola o nel giardino di casa? Allora sei capitato nel posto giusto. Quello che andiamo a scoprire oggi è come trapiantare una pianta da vaso a terra.

Non appena l’aria fuori inizia ad essere frizzantina e le giornate iniziano a farsi più calde, mi metto di buona lena e mi dedico almeno una mezz’oretta alla cura delle piante. Come qualche giorno fa, che ho deciso di trasferire la pianta che avevo in balcone direttamente a terra. Ma come fare per evitare brutte sorprese? Ecco alcuni consigli utili.

Quando si trapiantano le piante da appartamento?

Innanzitutto partiamo dall’identificazione del periodo perfetto per trapiantare una pianta. Il consiglio è quello di effettuare questa procedura in primavera, nel momento della sua piena ripresa vegetativa. Da evitare assolutamente i periodi troppo freddi o troppo caldi dell’anno.

Può essere messa a terra una pianta già in fiore? La risposta è sì, ma ti avviso già che nei giorni immediatamente successivi all’operazione potresti notare una perdita di fiori e di foglie. Si tratta di un periodo di stallo del tutto normale che avviene perché ha la necessità di adattarsi ad una situazione e ad un terreno completamente nuovo.

LEGGI ANCHE: Potatura delle rose: come e quando farla

Come trapiantare una pianta in vaso?

Se, come me, hai la necessità di trasferire una pianta che tenevi nel vaso direttamente a terra, ecco alcuni suggerimenti che ti torneranno utili per effettuare l’operazione senza rischiare di danneggiare in qualche modo il vegetale.

Lega la chioma

Questo passaggio è indispensabile soprattutto se hai a che fare con un arbusto pieno di rami. Altrimenti rischierai di spezzare qualche fronda. Il mio consiglio è quello di partire dal basso e di chiudere i rami attorno al tronco (come fai, ad esempio, quando devi chiudere l’albero di Natale). Per fissare la posizione, utilizza un filo non troppo rigido.

Scava una zolla

Scava ora una zolla in grado di contenere le radici della pianta. Non avere troppo fretta durante questo passaggio. Dovrai andare piuttosto in profondità e il risultato che dovrai ottenere sarà un pezzo di terra grande più o meno quanto la chioma. Le dimensioni, ovviamente, possono variare da vegetale a vegetale in base alla sua anzianità e alla specie.

Taglia le radici

Ci sono alcune situazioni in cui alcune radici si possono rompere durante la creazione della zolla. In questo caso, fai attenzione a non strapparle mai ma, piuttosto tieni a portata di mano delle forbici affilate che ti aiutano a fare una recisione netta. Nel caso in cui trovassi dei capillari (radici sottili come fili di cotone), tienili da parte, perché aiuteranno la buona riuscita del trapianto.

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Crea una buca

Nel caso tu non l’abbia già fatto, crea una buca abbastanza grande da contenere la zolla della pianta che vuoi trapiantare. Se hai qualche dubbio sulle sue dimensioni, ti consiglio piuttosto di scavare una decina di centimetri più in profondità piuttosto che fermarsi troppo in anticipo e rischiare che le radici rimangano fuori dal terreno.

Metti la pianta a dimora

A questo punto non ti rimane che riporre la tua pianta dentro la buca. Fai attenzione a fare in modo che il vegetale rimanga bello dritto e che sia ben centrato nel terreno. Ricopri con la terra gli spazi che si sono creati attorno alla zolla, facendo in modo che la terra si compatti per bene. Se necessario, schiaccia con i piedi e tutto il tuo peso il terreno attorno alla pianta. Durante questa fase, infatti, è indispensabile evitare la comparsa di sacche di aria. Una volta ultimato il lavoro, ricorda di innaffiare abbondantemente (versando l’acqua direttamente nella terra).

LEGGI ANCHE: Compost fai da te: come fare?

Foglie appassite dopo il trapianto

Nei giorni successivi al trapianto è possibile vedere nella pianta delle foglie appassite o la perdita di alcuni fiori. Questa situazione è del tutto normale e non c’è da preoccuparsi particolarmente. Si tratta di stress da trapianto ed è il modo in cui il vegetale dimostra di aver capito il cambio di terreno e di situazione.

Possono essere necessarie fino a due o tre settimane prima che la pianta riesca ad adattarsi al suo nuovo contesto e a ricominciare a produrre fiori e foglie. Nel caso in cui stessi procedendo con la messa a dimora delle piantine da orto, invece, l’appassimento non dovrebbe durare per più di una settimana.

Come evitare lo stress da trapianto

Per evitare che la pianta subisca uno stress da trapianto troppo forte, ti consiglio innanzitutto di scegliere il momento dell’anno più giusto. La messa a dimora durante un mese troppo freddo o, al contrario, in estate durante le giornate più calde, potrebbe risultare un cambiamento troppo pesante per il vegetale.

Un altro consiglio è quello di trapiantare solo piante sane. Qualsiasi tipo di modifica ad un vegetale che è già colpito, ad esempio, da qualche malattia delle foglie, potrebbe rivelarsi essere il colpo di grazia.

Da non dimenticare, inoltre, che le operazioni di trasferimento a terra della piante devono essere svolte con estrema cura, facendo attenzione a manipolare l’arbusto il meno possibile.

A distanza di due o tre settimane dal trapianto, inoltre, è opportuno aiutare la ripresa della pianta attraverso la somministrazione di un integratore (come, ad esempio, i biostimolanti) che agevola la sua forza vitale e la stimola nella crescita.

Come concimare dopo il trapianto

Innanzitutto c’è da dire che, per agevolare la ripresa vegetativa della pianta dopo il trapianto, sarebbe opportuno crearle una dimora che la aiuti a riprendersi in fretta. Una volta che hai ammorbidito il terreno con il piccone, realizza una buca grande una volta e mezza la grandezza della zolla.

Nel caso in cui la terra attorno dovesse risultare ancora piuttosto compatta, cerca di ammorbidirla frantumando eventuali zolle e aggiungendo della torba per renderla più leggera. Se il terreno attorno alla pianta è abbastanza soffice, infatti, è più facile che le radici riescano ad assestarsi nella nuova sede.

Posiziona ora nel fondo della buca il concime (meglio se letame maturo, cornunghia o farina d’ossa), quindi copri il tutto con uno strato di terra. Poi metti a dimora la pianta. Nel caso in cui, invece, tu abbia a disposizione del concime chimico granulare, ti consiglio di cospargerlo in superficie quando avrai terminare di trapiantare il vegetale.

Non dimenticare che un buon uso del concime in questa fase del trapianto ti risparmierà moltissima fatica dopo. Anche perché, una volta che la pianta si è ben assestata, penseranno alla gran parte del lavoro la pioggia, il sole, le foglie secche e gli insetti.

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Maria Grever: chi è la protagonista del doodle di Google di oggi

Google ha deciso di commemorare nel suo doodle di oggi Maria Grever. Ma chi è questa donna diventata così famosa in tutto il mondo? Che cosa ha realizzato questa artista per essere conosciuta a tutti?

Ecco alcune notizie curiose sulla vita di una delle compositrici di origine messicana diventata una vera e propria icona del suo genere.

Chi è Maria Grever?

Maria Grever è nata a Guanajuato, in Messico, nel lontano 14 settembre 1885. Dopo qualche tempo si è trasferita a Città del Messico, fino ad approdare nel 1888 in Spagna e, più precisamente, a Siviglia.

Scoprì la sua passione per la musica già da giovanissima. Alcune voci raccontano addirittura che alla tenera età di quattro anni realizzò la sua prima composizione, una carola natalizia. La sua giovinezza la trascorse studiando note e melodie e frequentando le lezioni di Franz Lenhard e Claude Debussy.

Nel 1900 fece ritorno in Messico, dove sposò a 22 anni Leo A. Grever, un uomo che al tempo era a capo di una compagnia petrolifera americana. Durante questi anni non interruppe i suoi studi, anzi. Proseguì a studiare musica fino al 1916, anno in cui si trasferì a New York. Questo cambiamento fu una svolta epocale per la sua vita: fu grazie ad esso infatti, che iniziò a comporre musiche per il cinema e per studi molto famosi come la Paramount Pictures e la 20th Century Fox.

Quali musiche ha composto Maria Grever?

Tra le musiche di Maria Grever che riuscirono ad ottenere un grande successo, non possiamo che citare A una ola, composta all’età di 18 anni e che riuscì a vendere ben 3 milioni di copie.

Nel corso degli anni successivi furono molti i pezzi scritti dalla compositrice messicana e divenuti famosi, soprattutto quando interpretati da grandi artisti. Ne fu un esempio Cuando vuelva a tu lado, divenuta una hit negli Stati Uniti grazie all’interpretazione di Dinah Washington What a difference a day Makes.

Un altro successo enorme fu Jurame nel 1926 composto per il tenore José Mojica. Questo pezzo fu interpretato da nomi altisonanti come Enrico Caruso e Placido Domingo e in Italia è conosciuto con Pensami interpretata da Julio Iglesias.

I riconoscimenti ottenuti

Maria Grever morì il 15 dicembre 1951 a New York in seguito ad una lunga malattia che la debilitò fino alla sua dipartita. Dopo la sua morte, i suoi resti sono stati portati a Città del Messico, come espresso da un suo desiderio. Da quel momento, le sue spoglie riposano in pace nel Pantheon spagnolo.

La compositrice messicana ottenne diversi riconoscimenti nel corso della sua vita, tra cui le chiavi di Città del Messico, la medaglia del Cuore del Messico e la medaglia al merito civico.

La scuola di musica di Barcellona porta il suo nome. Nella sua città natale, invece, è presente una statua raffigurante un compositore, oltre al teatro, entrambi che portano il nome della famosa artista. Non solo, sempre a Guanajuato un edificio riporta una targa che lo identifica come la casa temporanea della donna.

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Muffa in casa: come fare?

La muffa in casa è un problema abbastanza diffuso. Soprattutto nelle regioni del Nord Italia. Se hai notato che negli angoli dei muri o nelle pareti si stanno formando degli aloni neri di piccole o medie dimensioni, devi intervenire prontamente.

Le muffe, infatti, sono dei funghi che si riproducono attraverso il rilascio di spore. Meglio cercare di risolvere il problema appena si presenta, piuttosto che procrastinare e rischiare che nell’arco di qualche giorno le pareti di casa diventino completamente nere.

Quali sono le cause della muffa sui muri?

Prima di capire come risolvere il problema della muffa sui muri, bisogna cercare di capire quali siano le cause del suo formarsi. Una volta che si è identificata la precisa condizione per la sua crescita, sarà anche più semplice debellarla una volta per tutte.

Le situazioni che agevolano la nascita e la diffusione della muffa sono:

  • Presenza di umidità (che può arrivare dall’esterno o dall’interno dell’abitazione, ma può essere dipesa anche dalla condensa o da scarsa areazione);
  • Temperatura della stanza compresa tra i 5 e i 35 gradi;
  • Ph compreso tra i 2 e i 22;
  • La stanza rimane spesso al buio;
  • Quantità di umidità sufficiente (ad alcune varietà basta anche solo il 72%);
  • Ossigeno (ne basta anche solo lo 0,14% e nell’aria ne è presente il 20,9%)

Come evitare la muffa in camera?

Come fare per evitare la muffa in casa? A dire il vero, bastano pochi e semplici accorgimenti per evitare che i muri si anneriscano velocemente e per fare in modo che non ci sia formazione di condensa. Eccone alcuni che ti consiglio di seguire:

  1. Ventilare la stanza per almeno 5 minuti al giorno;
  2. Evitare che tra una stanza e l’altra della casa ci sia un’escursione termica superiore ai 3 gradi;
  3. Raccogliere immediatamente eventuali perdite di acqua nei muri o nel pavimento;
  4. Tenere chiuse le finestre in caso di pioggia;
  5. Scongiurare la formazione di condensa (se, ad esempio, stai cucinando, tieni aperta la finestra per agevolare la fuoriuscita del vapore);
  6. Non posizionare i tappeti vicino a sorgenti di acqua (come, ad esempio, vasca da bagno, rubinetti o lavabi)

Come eliminare l’odore di muffa?

Se nella tua casa senti quel perenne e fastidiosissimo odore di muffa, non dimenticarti che è possibile toglierlo in due semplici e facili passaggi. Innanzitutto cerca di areare il più possibile la stanza.

Nel frattempo, ti consiglio di preparare un rimedio naturale molto efficace in queste situazioni. Versa del bicarbonato di sodio all’interno di una ciotola e posizionala all’interno della camera dove c’è odore. Lascia il recipiente lì per almeno 24 ore. La polvere bianca, infatti, nell’arco di una giornata assorbirà il cattivo odore.

Come togliere le macchie di muffa dalle pareti?

Quelli che andiamo a vedere di seguito sono dei rimedi naturali molto utili per eliminare la muffa da casa. Ci tengo a precisare che, trattandosi di rimedi della nonna, risultano efficaci nel caso in cui il problema viene gestito in modo tempestivo. Una volta tolti eventuali aloni, poi, potrai procedere dando le tinte ai muri (Leggi anche: Imbiancare casa fai da te: quanto costa e come fare?)

Aceto

L’aceto di vino bianco viene spesso impiegato in casa come rimedio naturale per la pulizia. Perfetto, inoltre, anche per disinfettare le superfici. Ma forse non sai, che questo prodotto può tornare molto utile anche per combattere la muffa in casa. Ogni 4 mesi circa, realizza un composto a base di acqua e aceto, trasferiscilo all’interno di un contenitore e poi spruzzalo nei muri. In questo modo potrai disinfettare le pareti ed eliminare i batteri che provocano la formazione della muffa.

Bicarbonato di sodio

Anche il bicarbonato di sodio può essere considerato come uno strumento molto utile per risolvere il problema. Diluiscine un po’ nell’acqua e utilizza il composto appena creato per pulire le pareti. Facendo così, le macchie di muffa andranno via con un colpo di spugna.

Candeggina

Questo metodo non è propriamente naturale ma si tratta di uno dei più diffusi. Diluisci della candeggina all’interno di un contenitore con dell’acqua, quindi spruzza il liquido direttamente nella parete annerita. Lascia a riposare per una ventina di minuti almeno, quindi togli tutto con una spugna pulita. Se necessario, ripeti l’operazione.

Come togliere la muffa definitivamente?

Ci sono delle situazioni in cui togliere la muffa in casa può rivelarsi un vero e proprio problema. Se hai già provato i rimedi della nonna e non hanno funzionato (o, comunque, dopo poco tempo il problema si è ripresentato), ti consiglio di valutare altre strade. Invece di spendere centinaia di euro inutilmente in prodotti antimuffa senza ottenere dei risultati duraturi nel tempo, è bene optare per un investimento di tipo diverso.

Se il tuo è un caso disperato, infatti, devi procedere con dei professionisti che eseguiranno un’analisi approfondita della situazione, andando ad identificare immediatamente quale sia la causa scatenante della formazione della muffa. In questo modo, sarà più semplice capire il problema e risolverlo in modo adeguato.

In questi casi, in genere, si procede in questo modo:

  1. Analisi delle murature: il professionista fa uno studio approfondito della situazione, cercando di capire quale sia la composizione della muratura. Il muro della parete in questione verrà forato, in modo da prelevare i campioni da analizzare.
  2. Identificazione della causa: una volta prelevato il campione del muro, viene analizzato il tipo di materiale usato e individuato, di conseguenza, il motivo per cui prolificano le macchie.
  3. Studio del risanamento: al termine delle analisi, viene stilato un piano di risanamento che contiene tutte le istruzioni da seguire per eliminare la muffa da casa una volta per tutte.
  4. Esecuzione: messa in pratica del piano di risanamento

Richiedere l’intervento di un professionista per l’eliminazione della muffa in casa è un’operazione sicuramente più impegnativa a livello economico rispetto a dei semplici rimedi della nonna. Tuttavia, ti consiglio di prenderla in considerazione se non riesci a gestire il problema. Non dimenticare, infatti, che respirare le spore di questi funghi potrebbe compromettere la salute degli abitanti della casa, facendo insorgere asma o riniti allergiche.

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Maschera idratante viso fai da te: le ricette più efficaci

La maschera idratante viso fai da te è un ottimo strumento che ti permette di rendere la pelle più morbida e liscia. Ma non solo. Ti permette di eliminare le impurità dovute allo smog e i vari residui di trucco.

In commercio esistono molte varianti, alcune più economiche mentre altre più costose. Quelle che andremo a vedere oggi, però, sono delle ricette semplici e veloci da preparare per realizzarne una in casa. Con ingredienti facili da trovare e che sicuramente avrai già in dispensa.

Maschera antirughe alla carota

La carota è un ortaggio che abbiamo sicuramente a disposizione a casa. O, comunque, che riusciamo recuperare con una certa facilità al supermercato o dal fruttivendolo. Forse non lo sai, però, che il succo di questa verdura svolge un’azione idratante nella pelle. Non solo: aiuta anche a tonificarla e a proteggerla dall’esposizione dei raggi solari.

Per preparare una maschera idratante viso fai da te con effetto antirughe ti servono:

  • carote, 2
  • cucchiai di miele, 3

Prendi gli ortaggi e cuocili a vapore finché non si saranno ben ammorbiditi, quindi toglili dall’acqua e sgocciola per bene. Versa i due ingredienti all’interno di una ciotola e mescola fino ad ottenere una crema densa ed omogenea. Stendi il composto ottenuto sulla pelle del viso pulita e asciutta facendoti aiutare da un pennello. Lascia agire per una decina di minuti, quindi sciacqua per bene.

LEGGI ANCHE: Come eliminare le occhiaie: 10 rimedi naturali

Maschera allo yogurt per la pelle secca

La pelle secca un fastidio che può essere dipeso da diverse cause, come i lavaggi frequenti, il vento, la troppa esposizione al sole senza le dovute protezioni o il freddo. Per risolvere il problema, ecco la maschera idratante viso fai da te allo yogurt perfetta per l’occasione:

  • banana, metà 
  • yogurt bianco , mezzo barattolino
  • olio di oliva, un cucchiaio

Prendi la banana e schiacciala fino ad ottenere una purea. Versala all’interno di una ciotola insieme allo yogurt e all’olio d’oliva, quindi mescola per bene fino ad ottenere un composto omogeneo. Stendi il tutto sulla pelle del viso pulita e asciutta e attendi per una ventina di minuti, quindi risciacqua con cura.

Maschera lenitiva all’aloe e lavanda

Nel caso in cui la pelle sia soggetta a dermatiti, disidratazione o screpolature, ti consiglio di preparare questa maschera idratante per il viso fai da te all’aloe e lavanda con effetto lenitivo. Si tratta di un composto facile da preparare e che ti permetterà di alleviare la sensazione di secchezza e di pelle che tira. Ma anche di dare all’epidermide quell’insieme di proprietà nutritive che le servono per ritrovare la luminosità. Ecco cosa ti serve:

  • aloe vera in gel, 50ml
  • essenza di lavanda, 10 gocce

Versa i due ingredienti all’interno di un flaconcino, quindi agitalo per bene in modo che i due elementi si mescolino per bene. Riponi poi il contenitore in frigorifero finché non si sarà ben freddato. A questo punto, non ti rimane che stenderlo nel viso e tenerlo in posa per una decina di minuti. Durante questo lasso di tempo la maschera verrà assorbita completamente dalla pelle. E, quindi, non avrai bisogno di sciacquare.

Maschera rassodante alla mela

La mela è un frutto perfetto da utilizzare come ingrediente per la maschera per il viso idratante fai da te. La sua polpa, infatti, è ricca di proprietà rinfrescanti e rassodanti. Ma è anche un’ottimo alleato per la nostra bellezza, dato che svolge un’azione disinfettante e antibatterica. Ecco cosa ti serve:

  • mela a pasta farinosa, 1
  • miele, 2 cucchiai

Sbuccia e pulisci la mela da impurità e torsolo, quindi tagliala a tocchetti e frullane la polpa. Trasferisci la purea in un piccolo contenitore e aggiungi il miele. Stendi il composto ottenuto nel viso e mantieni in posa per almeno 30 minuti, quindi risciacqua accuratamente con dell’acqua tiepida.

LEGGI ANCHE: Pancia gonfia: 12 rimedi naturali

Maschera anti-age all’avocado

L’avocado è un frutto di origine esotica che avrai sicuramente già apprezzato in alcuni piatti della cucina messicana. Forse non sai, però, che questo alimento viene spesso impiegato per la realizzazione di maschere idratanti viso fai da te perché è ricco di proprietà anti-age che favoriscono sia il rinnovamento cellulare, che l’elasticità della pelle. Ecco gli ingredienti per preparare il tuo intruglio di bellezza:

  • avocado, 1
  • olio di oliva, 1 cucchiaio
  • miele, 1 cucchiaio

Togli la buccia e il nocciolo all’avocado, quindi schiaccia la polpa aiutandoti con i rebbi della forchetta. Trasferisci la purea ottenuta all’interno di una ciotola insieme all’olio di oliva e al miele. Mescola per bene e stendi sulla pelle asciutta. Mantieni la maschera di bellezza in posa per almeno mezz’ora, quindi sciacqua accuratamente.

Maschera esfoliante al miele e limone

Il limone svolge nella pelle un’azione astringente. Questo agrume insieme al miele fa parte di quella categoria di ingredienti che teniamo tutti in dispensa. Utilizzati insieme, possono trasformarsi nella combo perfetta per realizzare una maschera esfoliante, particolarmente indicata per le pelli impure e grasse. Ecco cosa ti serve:

  • zucchero bianco, 1 cucchiaio
  • succo di mezzo limone
  • miele, 1 cucchiaio

Versa tutti gli ingredienti all’interno di un contenitore, quindi inizia a mescolare fino ad ottenere una crema liscia ed omogenea. Ti consiglio di aggiungere il succo di limone poco per volta, in modo da ottenere una crema sempre più vellutata. Stendi il composto ottenuto con un pennello nella pelle del viso asciutta a pulita e tieni in posa per almeno 20 minuti prima di sciacquare.

Maschera emolliente allo yogurt e avocado

La maschera emolliente è la soluzione perfetta da utilizzare quando la pelle del viso risulta piuttosto arrossata o infiammata. Per alleviare la sensazione è indispensabile fare in modo che l’epidermide diventi nuovamente morbida e liscia. E’ per questo che avocado e yogurt possono venirci incontro. Ecco come:

  • avocado maturo, un quarto
  • tuorlo d’uovo, 1
  • yogurt bianco, 1 cucchiaio

Trasferisci gli ingredienti scritti all’interno di una ciotola e inizia a mescolarli fino ad ottenere una crema omogenea. Per agevolare questo processo, ti consiglio di schiacciare la polpa del frutto esotico con una forchetta. Stendi nel viso la crema ottenuta e attendi per almeno 30 minuti prima di risciacquare accuratamente.

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Netflix prezzi: abbonamento e catalogo

Nel corso degli ultimi mesi, avere un servizio di streaming per film e serie tv è diventato un must. Se i programmi tv ti sembrano noiosi e la proposta quotidiana nei classici canali non è di tuo gradimento, questa opzione è l’unica alternativa a serate dedicate al solo zapping.

Molti sono i servizi in abbonamento disponibili nel mercato. Alcuni più di nicchia come Disney + e altri che offrono una scelta estesa a tutta la famiglia, come nel caso di Amazon Prime Video, Now Tv o Infinity. Ma quella che andiamo a vedere nello specifico oggi è Netflix: prezzi e dettagli dell’abbonamento.

Netflix abbonamento: come funziona?

Netflix è una piattaforma di streaming che mette a disposizione sia film che serie tv. Ma anche cartoni animati e anime. Per funzionare è necessario avere un’abbonamento a internet. Meglio se a connessione veloce, altrimenti rischierai di vedere i video continuamente interrompersi.

Se hai un account a questo servizio, avrai la possibilità di vedere il programma che desideri in tempo reale. Ma non solo. Esiste anche l’opzione Download che prevede la possibilità di scaricare l’intera pellicola e di rivederla in un secondo momento anche in modalità offline. Questa alternativa è davvero utile, soprattutto se sei in viaggio e non hai la possibilità di collegarti ad una rete Wi-Fi.

Dispositivi compatibili

Uno dei vantaggi di Netflix è dato sicuramente dalla possibilità di accedervi da diversi dispositivi:

  • smartphone;
  • pc;
  • tablet;
  • smart-tv;
  • console per videogiochi;
  • lettori Blu-ray;
  • dispositivi da collegare alla presa Hdmi della tv, come Google Chromecast o Amazon Fire Tv Stick

Questo servizio di streaming, infatti, è dotato di algoritmi dedicati che permettono di regolare in modo del tutto automatico sia la qualità della trasmissione che i bitrate necessari al device. In questo modo eviterai le ripetute interruzioni ma anche un peso troppo eccessivo sul dispositivo che hai scelto.

Come fare per avere Netflix?

Per poter creare il proprio account, ti basta collegarti al browser al sito ufficiale di Netflix o accedere attraverso l’apposita app per dispositivi mobili (iOs, Android o Windows).

Ti verrà chiesto di scegliere il tipo di abbonamento che preferisci. Una volta selezionato, dovrai procedere con la registrazione inserendo la tua mail e una password di almeno 4 caratteri alfanumerici.

Imposta ora il tipo di pagamento che preferisci tra carta di credito e account PayPal. Nel caso avessi a disposizione la PostePay, ricordati che anche questo sistema di pagamento è accettato: all’inizio del mese verrà effettuato un tentativo di prelievo e, nel caso non avessi i fondi disponibili, l’abbonamento si interrompe.

Non è possibile effettuare il pagamento con questi sistemi:

  • bonifico bancario;
  • contanti;
  • accredito su conto corrente

Quanto si paga al mese per Netflix?

I prezzi di Netflix variano in base alla tipologia di abbonamento scelto. Ogni pacchetto varia in base al tipo di servizio proposto e al numero di dispositivi che possono usare la piattaforma di streaming contemporaneamente:

  • abbonamento Base: prevede un costo di 7,99 euro al mese e la possibilità di connettere un solo dispositivo alla volta;
  • piano Standard: costa 11,99 euro al mese e prevede un massimo di due device collegati contemporaneamente;
  • pacchetto Premium: ha un prezzo di 15,99 euro al mese e consente 4 dispositivi connessi simultaneamente e la possibilità di vedere i video in 4k.

Se abiti da solo e non hai grosse pretese (o se, semplicemente, vuoi testare la qualità del servizio) ti consiglio l’abbonamento Base. Se, invece, siete in più di uno in casa, ti suggerisco di optare per la versione Standard, così avrai la possibilità di guardare il film in salotto mentre, magari, i bambini guardano i cartoni animati in camera loro.

Quanti profili si possono avere su Netflix?

Al momento della sottoscrizione, hai la possibilità di creare un profilo. Ma, successivamente, potrai aggiungere degli altri fino ad un massimo di 5. E i prezzi di Netflix non cambiano.

Creare un profilo Netflix è molto utile perché permette ad ogni membro che utilizza il servizio di personalizzare le proprie scelte. L’algoritmo della piattaforma, infatti, in base a quello che guardi ti suggerisce altri contenuti video che potrebbero interessarti. Se, ad esempio, ti sei appassionato a La Regina degli Scacchi, ti potrà consigliare altre serie tv drammatiche della stessa tipologia. Ma anche qualche film in cui viene trattato il gioco da tavolo nello specifico.

All’interno di ogni profilo è possibile visualizzare:

  • Lista dei contenuti visti di recente
  • Consigli personalizzati
  • Lista dei preferiti
  • Valutazioni e recensioni

Se selezioni l’opzione Bambino, all’interno di questo profilo verranno indicati solo i contenuti adatti per i più piccoli. Grazie al Filtro Famiglia, inoltre, puoi stare tranquillo che i tuoi bimbi non potranno accedere a video non raccomandati per la loro età. A meno che non inserivano il PIN che hai scelto tu.

Come fare per non pagare Netflix?

Se i prezzi di Netflix un po’ ti spaventano e vorresti capire se il servizio che propone la piattaforma fa al caso tuo, puoi fare una prova accedendo ai contenuti gratis di Netflix. Ogni settimana cambiano le proposte ma, quanto meno, avrai la possibilità di avere un’idea di quello che viene proposto.

Quando la piattaforma di streaming è stata lanciata in Italia, dava la possibilità di utilizzare un periodo di prova gratuito di 30 giorni. Tuttavia, già da qualche tempo, questa opzione non è più disponibile.

Netflix: il catalogo di film e serie tv

Il catalogo di film e di serie tv proposte in questo servizio di streaming è di sicuro uno dei punti di forza che hanno gli hanno permesso di avere un successo globale negli ultimi anni. Oltre alle nuove uscite, infatti, offre moltissime produzioni originali dai contenuti interessanti. Il costante aggiornamento delle proposte e l’implementazione di nuove stagioni permette di appassionarsi a storie e personaggi che non si vedono da altre parti.

Posso quindi confermarti che, almeno per quella che è la mia esperienza, i prezzi di Netflix sono più che giustificati. Soprattutto se, come me, i programmi televisivi non li guardi mai. Ecco dove andare per guardare il catalogo completo sempre aggiornato.

Come disdire Netflix

Uno dei vantaggi di questo servizio di abbonamento è che non devi firmare contratti. Questo significa che hai la possibilità di disdire in qualsiasi momento senza pagare penali. Ti basta accedere nel sito ufficiale con il tuo account e seguire i seguenti passaggi:

  1. Cliccare su “Account”
  2. Andare su “Abbonamento e fatturazione”
  3. Selezionare “Disdici Abbonamento”
  4. Confermare su “Completa la disdetta”
  5. Terminare con “Torna all’account”

Non ti rimane che attendere la ricezione della mail di conferma della richiesta di disdetta, che ti confermerà in via ufficiale che non potrai più visionare i contenuti in streaming offerti dalla piattaforma.

NOTA BENE: al momento della disdetta, non verrà cancellato anche il tuo account. Quest’ultimo rimarrà salvato negli archivi di Netflix in modo tale che, se cambiassi idea, ti basterà tornare nella piattaforma e ricominciare selezionando “Riattiva il tuo abbonamento”

Ultimo aggiornamento 2021-06-17 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

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