Primi sintomi gravidanza: quali sono?

Stai cercando di avere un bambino o hai avuto un rapporto a rischio ed è ancora troppo presto per fare il test di gravidanza? Il dubbio ti attanaglia e vorresti scoprire il primo possibile se sei incinta? Allora sei capitata nel posto giusto.

Quelli che andiamo a scoprire oggi, infatti sono i primi sintomi di una gravidanza. Ossia tutti quei segnali che potrebbero indicarti l’inizio della maternità. Singola o multipla che sia.

Come si fa a capire se si è incinta?

Una risposta abbastanza sicura al riguardo la può dare sicuramente il test di gravidanza, che puoi acquistare in farmacia o al supermercato e che funziona attraverso l’analisi della pipì.

Ma, bada bene, il risultato di questi test non è attendibile al 100%. Nel caso in cui venga fatto troppo presto, infatti, potrebbe darti come esito un falso negativo. L’ormone Beta HCG, che annuncia l’avvenuto impianto dell’embrione, si presenta nell’urina diversi giorni dopo la fecondazione dell’ovulo. E, quindi, magari potrebbe non comparire la fatidica seconda linea rosa nonostante la gravidanza sia già in atto.

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Quando compaiono i primi sintomi di gravidanza?

A dire il vero non esiste una risposta a questa domanda che valga per tutte. I primi sintomi di gravidanza potrebbero iniziare a manifestarsi già il giorno dopo il concepimento. Ma anche dopo qualche settimana dall’inizio dell’amenorrea (mancanza di ciclo mestruale).

In alcune situazioni si manifestano tutti insieme, mentre in altre i segnali saranno solo uno o due. E, in quest’ultimo caso, non significa che la salute della mamma o del bambino sia compromessa.

Il consiglio migliore che ti posso dare è di avere pazienza e, nel frattempo, imparare ad ascoltare quello che ti dice il tuo corpo. Ma, soprattutto, provare a vivere questo momento nel modo più tranquillo e sereno possibile. Sia nel caso in cui si tratti di una maternità desiderata che in una non cercata.

Quali sintomi gravidanza nei primi giorni?

Veniamo ora al nocciolo della questione: quali sono i primi sintomi di una gravidanza? Eccoti di seguito una lista di alcuni segnali tipici che si manifestano in seguito all’impianto dell’embrione.

Crampi al basso ventre

Nel momento in cui l’uovo fecondato raggiunge la cavità uterina, inizia a “scavarsi” quello spazio necessario in cui adagiarsi per crescere. Questo passaggio avviene circa in concomitanza del ventunesimo giorno del ciclo e, in molti casi, potrebbe dare fastidio all’utero che reagirà facendo delle piccole contrazioni.

Questo movimento muscolare da origine ad un leggero mal di pancia, meglio noto come “crampi da impianto“. Tuttavia, soprattutto se sei alla prima gravidanza, è difficile distinguere questo malessere da un tradizionale sintomo premestruale.

Tensione al seno

Tra i primi sintomi della gravidanza non possiamo che citare la tensione al seno. Durante la maternità (ma, soprattutto, al suo inizio), i capezzoli e l’areola diventano di colore più scuro. La pelle, inoltre, sembra diventare quasi trasparente, al punto che è possibile spesso vedere le vene più superficiali.

Perdite bianche

Un segnale che viene avvertito da moltissime donne che non sanno ancora di essere incinta riguarda le perdite bianche. Già dai primissimi giorni dopo che l’embrione si è impiantato, puoi notare un aumento di quelle secrezioni vaginali molto simili al bianco d’uovo. Questo è dovuto a gli estrogeni che provocano una maggiore flusso di sangue nella zona dei genitali e, in questo modo, agiscono sulle ghiandole.

Nausea e poco appetito

La nausea è probabilmente uno dei primi sintomi della gravidanza che potrai percepire. In genere si presenta dalla quinta settimana di gestazione fino alla fine del terzo mese. Ma potrebbe manifestarsi anche qualche giorno dopo il concepimento. O addirittura non comparire mai!

Alla nausea si associa, di conseguenza, anche il poco appetito. Soprattutto se accompagnata al vomito. Già dalle prime settimane dopo il concepimento si inizia ad avere il super olfatto. Se, quindi, avvertirai l’odore di caffè da un’altra stanza, non preoccuparti! E’ una cosa del tutto normale.

Sapori alterati

Nei giorni successivi al concepimento e, in genere, ancora prima della scadenza mestruale, le donne incinta hanno la tendenza ad avvertire i sapori in modo alterato. Un cibo che fino a ieri piaceva moltissimo, infatti, potrebbe allâ€improvviso risultare sgradevole.

Altro dettaglio che può essere considerato come indicatore di una potenziale gravidanza è il sentore di ferro in bocca. Come se, per intenderci, avessi messo in bocca delle monetine.

Sonno e spossatezza

Sonno e spossatezza fanno parte dei primi sintomi di una gravidanza poiché possono comparire già nelle prime settimane successive al concepimento. Del tutto normale, quindi, se ci si sente piuttosto fiacche per fare le faccende di tutti i giorni. O, addirittura dopo aver salito una decina di scalini.

Bisogno di andare spesso in bagno

Accade con molta frequenza che una donna incinta senta la necessità di fare la pipì con maggiore frequenza. Questo succede perché l’utero tende ad aumentare di volume sin da subito e perché il progesterone rilassa la muscolatura di uretra e vescica, riducendo così la capacità di trattenersi dall’andare in bagno.

Sbalzi di umore

Nel corso delle 40 settimane di gestazione il corpo di una donna subisce continui sbalzi ormonali che provocano cambiamenti di umore repentini e, il più delle volte, del tutto immotivati. Niente di strano, quindi, se dovesse capitare di mettersi a piangere mentre ci si sta lavando i denti.

Come ci si accorge di essere incinta prima del ciclo?

Nel corso dei precedenti paragrafi vi ho parlato dei primi sintomi di una gravidanza. Tuttavia, c’è da dire che, come avrai ben notato, alcuni di essi sono facilmente fraintendibili con i dolori premestruali. Soprattutto se sei al primo figlio.

Per toglierti ogni eventuale dubbio, quindi, ti consiglio di andare in ospedale e richiedere delle analisi del sangue per la conta delle Beta Hcg. In questo modo riuscirai ad ottenere un responso immediato, anche dopo una settimana dal potenziale giorno del concepimento.

Foto di August de Richelieu da Pexels

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Fondo pensione: cos’è e come funziona

Essere giovani significa molte volte vivere la propria vita con una certa leggerezza. E va benissimo così. Ci mancherebbe altro. Eppure, con il passare del tempo e con il trascorrere degli anni lavorativi inizia a diventare sempre più frequente il pensiero della pensione.

Molte spesso questo periodo viene visto come quel momento in cui è possibile tirare il fiato dal tram tram quotidiano che spesso ci attanaglia al lavoro. E dove, finalmente, possiamo goderci la giornata come vorremmo. Eppure, non è sempre oro quel che luccica.

La situazione economica e lavorativa degli ultimi anni, infatti, ha reso un po’ più complesso tutti questi passaggi. Ma, soprattutto, ha iniziato a fare rendere conto alle generazioni più giovani di lavoratori che è bene iniziare a prendersi per tempo. Onde evitare di trovarsi poi con un pugno di mosche in mano. Ma come fare? Un’ottima soluzione in questi casi è data dal fondo pensione.

Fondo pensione: che cos’è

Quando parliamo di fondo pensione ci riferiamo ad un pensione complementare che potrà essere riscattata non appena raggiunta l’età contributiva necessaria. Questo gruzzoletto, andrà ad integrare l’importo mensile che percepirai dallo stato e che hai accumulato nel corso degli anni attraverso il pagamento dei contributi previdenziali.

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Perché iniziare a pensare al fondo pensione?

La situazione attuale del nostro paese ha messo i lavoratori di fronte ad una condizione piuttosto complessa. Accade con sempre maggiore frequenza, infatti, che ci si veda un importo di trattenute in busta paga sempre più elevato. Ma che la prospettiva mensile in vecchiaia sia di una cifra sempre più bassa. Non solo.

Il primo impiego regolarmente contrattualizzato non si ottiene più da giovanissimi. E l’innalzamento dell’età obbligatoria per frequentare la scuola ha sicuramente inciso al riguardo. Questo significa, di conseguenza, che anche l’età in cui è possibile accedere alla pensione è aumentata.

Se, a tutto ciò, aggiungiamo pure la questione relativa all’enorme numero di anziani che richiedono la pensione a fronte di una forza lavoro attiva minima, è inevitabile iniziare a pensare di prendere tutte le precauzioni del caso. Giusto per evitare di ritrovarsi al completamento della propria vita professionale senza nemmeno i soldi per fare la spesa.

Come funziona?

Grazie al fondo pensione avrai la possibilità di accantonare una somma con l’obiettivo di riscattarla una volta che avrai completato la tua vita professionale. L’importo può essere versato sia mensilmente attraverso un addebito in conto corrente (come, ad esempio, i Rid) che una tantum attraverso bonifico.

In alternativa, puoi sempre richiedere al tuo datore di lavoro di destinare la tua quota mensile di Tfr al fondo di previdenza complementare. Quest’ultima soluzione è piuttosto utile per due fattori:

  • il primo è che non ti accorgi neanche dei versamenti mensili e, ben presto, riuscirai a crearti il tuo gruzzoletto senza neanche rendertene conto;
  • il secondo è dato dall’utilità di non tenere il Tfr in azienda. Immagina, ad esempio, di voler cambiare lavoro e di vederti recapitare tutti i soldi che la società  ha messo da parte per te nei tanti anni di lavoro. E di vederti poi gran parte di essi tassati perché risulta che hai percepito ha superato gli scaglioni di reddito minimi.

Quanto versare sul fondo pensione?

Una risposta precisa non c’è. L’importo che andrai a corrispondere mensilmente lo deciderai tu in base alle tue necessità. Ma rimarrà invariato per tutta la durata del contratto. Questo significa che, ad esempio, se hai deciso di versare 100 euro al mese nel tuo fondo pensione, questa sarà la rata che ti verrà addebitata ogni volta.

Il mio consiglio, in questo caso, è quello di scegliere, piuttosto, una cifra mensile più bassa (come, ad esempio, 50 euro), ma che sei sicuro di versare tutti i mesi. Anche in quelli più pesanti in cui tra mutuo, assicurazione auto e bollette il tuo portafoglio a fine mese piange.

Piuttosto, riesci a mettere qualcosina da parte durante l’anno, puoi sempre pensare di effettuare un versamento integrativo una tantum.

E’ possibile riscattare prima il fondo pensione?

Sì, certo. all’interno dei contratti di fondo pensione sono previste delle eccezioni che consentono al proprietario del fondo pensione di riscattare una parte o la totalità della somma versata fino a quel momento. Prima del termine della propria vita professionale, si intende.

Ecco i casi previsti per legge:

  • invalidità permanente;
  • decesso del beneficiario;
  • stato di un’occupazione da più di 48 mesi;
  • spese mediche o sanitarie;
  • acquisto prima casa;
  • ristrutturazione prima casa

NOTA BENE: Nel caso di disoccupazione per un periodo superiore ai 12 mesi e inferiore ai 4 anni è possibile ottenere solo il 50% del capitale versato fino a quel momento.

Deducibilità e limiti di versamento

Il fondo pensione è deducibile. Questo significa che la somma che avrai versato nel corso di un anno contribuirà ad abbassare il reddito lordo che percepisci dal datore di lavoro. E, di conseguenza, ti ritroverai a pagare meno contributi.

L’unico neo di questa forma previdenziale è data dal limite di versamento annuo che è stato fissato a 5164,57 euro per nucleo familiare. Questo significa, quindi, che la deducibilità è valida solo per questo importo. Nel caso dovessi versare un importo maggiore, l’eccedente non verrà preso in considerazione in fase di calcolo delle tasse.

Percentuali di deducibilità

Nella seguente tabella ho riportato le percentuali di deducibilità del fondo pensione. Lo scaglione di reddito è considerato come annuo e lordo. Ti faccio un esempio. Se percepisci un reddito lordo di 35.000 euro, la tua aliquota sarà del 27% fino ai 28.000 euro e al 38% per l’importo rimanente (ossia 7.000 euro).

Scaglione di redditoAliquota
Fino a 15.000 euro23
Da 15.001 a 28.000 euro27
Da 28.001 a 55.000 euro38
Da 55.001 a 75.000 euro41
Oltre ai 75.000 euro43

Non dimenticare, inoltre, che queste stesse aliquote ti serviranno a calcolare i soldi che ti torneranno indietro dopo la dichiarazione dei redditi. E che, di conseguenza, troverai in busta paga Se, ad esempio, lo scorso anno hai percepito un reddito lordo di 20.000 euro e hai accantonato 1.000 euro nel fondo pensione, ti ritroverai a luglio 270 euro in busta paga.

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Disney Plus applicazione: come scaricarla e installarla?

I tuoi figli hanno visto la pubblicità su internet e non ti danno tregua. I tuoi amici non fanno altro che parlare di questo famoso streaming tv. Alla fine ti sei convinta e hai deciso di provarla. Ma come scaricare l’applicazione Disney Plus sui device che hai a casa?

Installare l’applicazione è davvero molto semplice. Quelli che andiamo a scoprire oggi, quindi, sono i passaggi necessari per poter avere sempre a portata di mano i film per i tuoi bambini. Ma anche per voi genitori, ovviamente!

Come funziona Disney Plus?

Disney Plus è un servizio on demand (proprio come funziona con Netflix, per intenderci) che prevede, attraverso l’iscrizione ad un abbonamento, l’accesso a moltissimi contenuti video dei canali Disney, Pixar, Star Wars, Marvel, NatGeo e Star. Ogni film o cortometraggio può essere visionato anche con qualità UltraHD e in Dolby Vision.

Una delle caratteristiche che più preferisco di questo servizio è sicuramente la possibilità di poter vedere i film accedendo alla piattaforma con lo stesso account fino a 4 dispositivi. Contemporaneamente. Che, diciamocelo, non è per niente male se inizi ad avere bambini o ragazzi in giro per casa, ognuno con i suoi gusti. E, d’altronde, se in casa a tutti piacessero le stesse cose, sarebbe tutto troppo semplice per noi genitori, vero?

Quanto costa l’abbonamento a Disney Plus?

Abbonarsi a Disney Plus ti permette di scegliere tra due diverse tipologie di pagamento: 8,99 euro al mese oppure 89,90 euro l’anno. C’è da dire che chi è già cliente del servizio e pagava la tariffa di lancio, può continuare a pagare 6,99 euro al mese oppure 69,99 euro l’anno. Quanto meno fino alla prima scadenza del contratto che avverrà in seguito alla data del 22 agosto 2021.

C’è da precisare, tuttavia, non esiste alcun tipo di vincolo contrattuale. Pertanto non è obbligatorio rinnovare l’abbonamento. Se ti rendi conto che il servizio non fa al caso tuo oppure non ti interessa più, puoi disdire quando vuoi.

Come scaricare Disney Plus su smartphone e tablet

La tua idea è quella di scaricare l’applicazione di Disney Plus su smartphone e tablet, in modo che i piccoli di casa riescano a darti un attimo di respiro quando andate al ristorante o a trovare un parente. O anche semplicemente se siete in viaggio.

Ebbene, non devi aver paura. L’applicazione Disney+ è disponibile sia su smartphone che su tablet, sia su dispositivi Android che iOS. Ti basterà entrare nella sezione apposita dedicata alle applicazioni e cliccare su Installa.

Prima di effettuare l’accesso, ti ricordo che devi inserire le tue credenziali dell’account. Ma, se hai un device abbastanza nuovo, puoi sempre richiedere l’accesso tramite il riconoscimento facciale. Così tutto sarà molto più automatico.

Come scaricare Disney Plus su PC

Al momento, purtroppo, non è possibile scaricare l’applicazione Disney Plus su Pc. Ma poco male. Se vuoi guardare i film proposti nel servizio on demand ti basta collegarti al sito ufficiale e poi inserire le tue credenziali di accesso nella sezione relativa al tuo account.

Come scaricare Disney Plus su Smart TV

Per scaricare l’applicazione di Disney Plus sulla Smart TV, devi accertarti innanzitutto che il tuo televisore sia compatibile con l’app. Per qualsiasi dubbio sul tuo apparecchio, puoi controllare la sua presenza o meno in questa pagina.

Una volta appurato che il tuo dispositivo ò presente nella lista degli apparecchi compatibili, assicurati che sia connesso a internet. A questo punto, non dovrai fare altro che premere il tasto Smart Hub del telecomando e accedere prima alla sezione Primo Piano e, in seguito, ad Applicazioni.

Non appena avrai trovato l’applicazione Disney Plus, potrai selezionarla e procedere con il download. Di lì a poco l’app sarà installata sul tuo dispositivo e potrai accedervi ogni volta che vuoi guardare un film.

Come scaricare Disney Plus in una tv non Smart

Nel caso in cui tu a casa non abbia una Smart Tv di ultima generazione o, comunque, una Smart Tv non presente nella lista di dispositivi compatibili con il servizio, ricordati che puoi sempre guardare Disney Plus utilizzando dei dispositivi appositi.

Questi apparecchi, si trovano facilmente nel mercato e hanno un prezzo abbastanza contenuto. E ti permettono allo stesso tempo di trasformare il tuo televisore in una Smart Tv. Mi sto riferendo, quindi, a:

Ultimo aggiornamento 2021-06-18 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

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Gravidanza a rischio: come fare domanda?

La gravidanza è sicuramente un momento di grande gioia per una donna. Dal momento in cui ci si accorge di aspettare un bambino, per, bisogna iniziare a ragionare in modo diverso rispetto a prima.

Se, infatti, fino a qualche mese fa potevi permetterti di lavorare per diverse ore durante il giorno senza fare nemmeno 10 minuti di pausa, ora devi stare più attenta. Iniziare a ridurre i ritmi frenetici e a rallentare un po’ possono essere un ottimo inizio per vivere meglio la dolce attesa. Ma anche per evitare complicazioni come, per citarne uno, l’inizio precoce delle contrazioni.

E se diminuire i propri impegni giornalieri non dovesse bastare?

LEGGI ANCHE: Quando si sentono i primi movimenti fetali?

Quando si parla di gravidanza a rischio?

La gravidanza non deve essere trattata come una malattia. Anzi. Si tratta, invece, di una condizione del tutto fisiologica che ha un suo decorso e che, durante i 9 mesi, deve essere tenuta sotto controllo in modo da garantire la salute della mamma e del suo bambino.

Tuttavia, possono presentarsi alcune condizioni che possono in qualche modo minacciare o compromettere lo stato di salute del feto e della sua mamma. Queste situazioni, possono essere provocate da diverse cause scatenanti. Alcune presenti già prima di fare il test di gravidanza e altre che hanno iniziato a verificarsi nel corso delle settimane successive.

Si parla di gravidanza a rischio, quindi, quando intervengono delle patologie pregresse o recenti che possono mettere in pericolo la salute e la vita di mamma e figlio.

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Quando si può chiedere la gravidanza a rischio?

La gravidanza a rischio è una condizione di salute che deve essere valutata insieme al proprio medico di base, alla propria ginecologa o alla dottoressa del consultorio che ti sta seguendo.

Prima di accertare questo stato, quindi, è indispensabile effettuare un ciclo di visite che attestino la precarietà delle condizioni di salute tue e del tuo bambino.

Tra le patologie più diffuse che possono portare a questa diagnosi, possiamo trovare:

  • rischio di aborto spontaneo;
  • malattie croniche pregresse nella mamma, come ipertensione o diabete;
  • patologie ai reni;
  • gestosi;
  • malattie autoimmuni;
  • problemi cardiaci;
  • sindrome dell’ovaio policistico;
  • ipercontrattilità uterina;
  • età avanzata della gestante;
  • infezioni contratte durante la gravidanza (ad esempio: rosolia, toxoplasmosi, mononucleosi)

C’è da dire, tuttavia, che ci sono situazioni in cui viene considerata gravidanza a rischio anche quella condizione lavorativa che prevede uno stress per la mamma troppo grande da affrontare durante la gravidanza. Ma tale condizione, che viene valutata di volta in volta e di caso in caso, deve essere accertata dal tuo medico.

Quali sono i lavori a rischio in gravidanza?

Facciamo una breve parentesi per quel che riguarda le lavoratrici madri. Esistono alcune categorie di impiego e alcuni settori per cui, quando una dipendente comunica di essere incinta, può rimanere a casa fino a dopo il parto. In questo caso sto parlando di lavori a rischio in gravidanza.

Di questa categoria fanno parte:

  • maestre di asili nido e scuole materne;
  • commesse;
  • cameriere;
  • bariste

O, comunque, in linea di massima, tutti quegli impieghi che sono caratterizzati da:

  • sollevamento carichi pesanti;
  • ambiente di lavoro molto rumoroso, troppo polveroso, a contatto con sostanze chimiche o agenti patogeni, in clima troppo caldo o troppo freddo;
  • mansioni pensanti e in posizioni scomode (ad esempio, anche i lavori domestici);
  • posizioni soggette a continue vibrazioni;
  • esposizione a sostanze chimiche dannose, agenti biologici, radiazioni ionizzanti;
  • lavori che obbligano a stare in piedi per più di metà dell’orario di lavoro

Come richiedere la maternità anticipata?

Nel caso in cui il tuo non fosse un lavoro a rischio e il tuo medico abbia accertato che tu ti trovi in una condizione di gravidanza a rischio, puoi procedere in maniera autonoma e richiedere la maternità anticipata.

In questo caso dovrai fare apposita richiesta alla tua ASL di competenza, allegando il certificato di gravidanza e la documentazione del medico che attesta la gravidanza a rischio. Nota bene: quest’ultimo documento deve essere rilasciato da un dottore che fa parte del Sistema Sanitario Nazionale. Può essere, quindi, il medico di base o la ginecologa del consultorio o dell’ospedale.

Nel caso fossi seguita da una professionista che opera da privato o che, comunque, lavora in una struttura del SSN di un’altra provincia, prima di ottenere la maternità anticipata, dovrai fare un’ulteriore visita con un medico dell’ASL che confermi le tue condizioni di salute.

Come procedere in caso di gravidanza a rischio?

Nel caso in cui tu abbia ottenuto un certificato di gravidanza a rischio, dovrai procedere inviando copia di tale certificato al datore di lavoro e al tuo medico di base (che, comunque, dovrà essere informato di ogni dettaglio delle condizioni di salute tue e del bambino durante le 40 settimane di gestazione).

Il passo successivo è quello di richiedere la maternità anticipata all’ASL, seguendo le indicazioni riportate nel paragrafo precedente. Una volta che l’ASL avrà confermato questo stato, dovrai inviare tutta la documentazione al tuo datore di lavoro.

Cosa comporta la gravidanza a rischio?

In caso in cui ti fosse stata confermata la gravidanza a rischio, potrai rimanere a casa dal lavoro immediatamente, qualunque sia il tuo orario di lavoro o il contratto in essere con l’azienda.

La maternità anticipata ti permetterà di rimanere a casa dal lavoro fino alla fine del sesto mese di gravidanza. Durante questo periodo, avrai diritto a tutti gli spostamenti che ritieni opportuni poiché non avrai le stesse limitazioni di orario previste durante le assenze per malattia. Nè tanto meno dovrai attendere le visite fiscali del medico dell’ASL.

All’inizio del settimo mese di gravidanza, la maternità anticipata andrà a cadere e potrai fare richiesta all’INPS per maternità obbligatoria.

Quanto viene pagata la gravidanza a rischio?

Durante la maternità anticipata per gravidanza a rischio, potrai percepire lo stipendio al 100%. Come se tu stessi andando normalmente al lavoro. Questo status in automatico andrà a cadere all’inizio del settimo mese.

In questa data, dovrai preoccuparti di inoltrare all’INPS la richiesta di maternità obbligatoria che sarà valida fino al giorno del parto. Durante questo periodo, in base al tipo di contratto che hai sottoscritto con il tuo datore di lavoro, percepirai uno stipendio all’80% (in alcuni casi si arriva al 100%).

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Meglio Prime Reading Amazon o Kindle Unlimited?

Qualche settimana fa abbiamo parlato del servizio Prime Reading di Amazon, che viene messo a disposizione di tutti i clienti del colosso dell’e-commerce in modo del tutto gratuito.

Quello che andiamo ad approfondire oggi, invece, sono le differenze tra questa opportunità e Kindle Unlimited. Ma, soprattutto, perché è meglio scegliere l’uno o l’altro.

Prime Reading Amazon: come funziona?

Partiamo innanzitutto con il parlare di Prime Reading di Amazon. Questo servizio è dedicato a tutti i clienti Prime di Amazon. Questo significa che, per poter usufruire di questa opportunità, è indispensabile iscriversi al programma Prime. Altrimenti non se ne fa niente.

Ma tant’è, che se non hai già pagato l’abbonamento perché la cosa non ti convince, puoi serve usufruire di un periodo di prova gratuito per capire se la cosa potrebbe fare o meno al caso tuo.

Questo programma permette di “prendere in prestito” dei libri selezionati da un catalogo con oltre mille titoli. Potrai, quindi, scegliere tra gli ebook gratuiti messi a disposizione (massimo 10 volumi per volta), leggerli nel lasso di tempo che ti serve e poi restituirli una volta terminati. La procedura è davvero molto semplice e ricorda per volti versi il prestito dei libri in biblioteca, per intenderci.

Kindle Unlimited: come funziona?

A differenza del servizio Prime Reading di Amazon, Kindle Unlimited non è incluso nei servizi del programma Prime. Questo significa in buona sostanza che, per accedervi, dovrai pagare una piccola cifra ogni mese.

Anche in questo caso avrai la possibilità di scegliere i titoli che preferisci tra una selezione di migliaia di ebook gratuiti, che potrai leggere tutte le volte che vuoi. Unico limite imposto è quello di non prendere più di 10 titoli per volta. Ma poco male, una volta che avrai terminato la lettura di un libro, potrai consegnarlo e prenderne un altro.

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Prime Reading vs Kindle Unlimited: le differenze

Apparentemente questi due servizi possono sembrare molto simili tra loro. Eppure, ci sono delle differenze sostanziali da prendere in considerazione nel momento in cui si sceglie uno o l’altro.

Il costo

Partiamo innanzitutto dal costo. Prime Reading di Amazon è gratis. Soprattutto se sei già cliente Prime del colosso dell’e-commerce. Questo dettaglio è una caratteristica mica da poco, soprattutto se stai valutando l’idea di testare il tuo ebook Reader o se vuoi capire se sia il caso o meno di abbonarti ad un servizio simile.

Kindle Unlimited, invece, richiede un abbonamento mensile specifico. Il prezzo è di 9,99 euro al mese. La cifra potrebbe sembrare elevata ma, se consideri che con questo piccolo importo hai a disposizione moltissimi libri tutti i mesi, c’è da dire che il risparmio è considerevole. Soprattutto se sei un lettore accanito e, quindi, sai quanti soldi potresti spendere ogni mese in libreria. A tal proposito ti consiglio anche di leggere il mio post Dove posso comprare libri a poco prezzo?

Il numero dei titoli

Veniamo ora ad un dettaglio mica da poco conto, ossia il numero dei titoli che vengono messi a disposizione. Con Prime Reading di Amazon la collezione conta centinaia di volumi, delle più diverse categorie. Il catalogo, tuttavia, è in continuo aggiornamento.

Nel caso in cui tu scegliessi Kindle Unlimited, invece, avrai a disposizione oltre un milione di titoli tra cui scegliere. Una cifra enorme che riuscirebbe a soddisfare anche il lettore più esigente.

Quale scegliere?

Analizzate per bene tutte le differenze tra questi due servizi, non ci rimane che capire quale sia la soluzione migliore. Ovvio è che quello che posso scegliere io magari non può andare bene per un altro. Ma prima di affrontare la scelta, ti consiglio di capire quali siano le tue esigenze.

Se, ad esempio, la tua idea è quella di usufruire di ebook gratuiti da leggere di tanto in tanto quando hai del tempo libero. Ma, soprattutto, senza avere vincoli di alcun genere, ti consiglio di optare per Prime Reading. In questo modo potrai consultare i libri che vuoi, quando e come vuoi. E, se sei già cliente Prime, non devi sborsare un centesimo. Che, di questi tempi, sicuramente male non fa.

Io, invece, ho preferito scegliere il programma Kindle Unlimited perché amo leggere. Diciamo che è uno dei pochi hobby che mi sono rimasti da quando sono diventata mamma e che mi permette di alleviare lo stress dopo una giornata piuttosto impegnativa tra casa e lavoro. Certo, ogni mese devo pagare il prezzo dell’abbonamento. Ma se penso che con meno di 10 euro posso leggere tutti i libri che voglio e quando voglio, sicuramente ho risparmiato rispetto ad acquistarli in libreria.

Rimango comunque dell’idea che la scelta se propendere per uno o per l’altro sia del tutto soggettiva. E debba essere presa in considerazione sulla base delle proprie esigenze. Tuttavia, il mio consiglio è sempre quello di testare prima la tipologia di servizio con Prime Reading, giusto per capire se possa fare al caso tuo. E poi, eventualmente, fare un upgrade con Kindle Unlimited.

Foto di Perfecto Capucine da Pexels

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Festa del papà: origine e tradizioni

La Festa del papà si celebra il 19 marzo ed è una ricorrenza che viene festeggiata in moltissime parti nel mondo. In special modo in quelle che hanno delle tradizioni cattoliche (come, per l’appunto, l’Italia, il Portogallo e la Spagna).

Perché la Festa del Papà si festeggia proprio questo giorno? Quali sono le sue origini? E come viene celebrata nel resto del mondo?

Perché la Festa del Papà  si festeggia il 19 marzo?

La scelta del giorno 19 marzo per commemorare la Festa del Papà non è stata scelta a caso. Secondo la tradizione cattolica, infatti, in questa data sarebbe morto Giuseppe, il papà di Gesù.

Le informazioni relative a San Giuseppe le possiamo trovare all’interno dei Vangeli degli apostoli, in particolare modo in quello di Luca e Matteo. In questi due libri, infatti, i due si sono soffermati più a lungo sui primi anni di vita del figlio di Dio.

Le origini della festività 

Le prime notizie riguardanti il culto di San Giuseppe arrivano dal lontano Alto Medioevo. Fu in questi anni, infatti, che iniziarono a comparire le prime immagini raffiguranti il padre di Gesù nelle chiese orientali.

A partire dal Trecento, questa commemorazione iniziò ad entrare nel quotidiano anche in Occidente. Fu così che si decise di identificare la data della Festa del Papà con il 19 marzo.

Questa ricorrenza entrò ufficialmente nel calendario romano intorno al 1949 grazie all’intervento di papa Sisto IV. Fu nel corso del XIX secolo, poi, che Giuseppe venne considerato santo in alcuni paesi dalla profonda tradizione cattolica, come Belgio, Messico e Canada.

La Festa del Papà nel resto del mondo

In Germania la Festa del Papà viene commemorata lo stesso giorno dell’Ascensione, ossia quella data che cade sempre di giovedì e, più precisamente, 40 giorni dopo la Pasqua. In questo paese prende il nome di Mannertag o Herrentag  (che si può tradurre con “giorno degli uomini”, intesi come maschi) e viene festeggiata da gruppi di uomini che formano un gruppo che pinge un carretto pieno di alcolici.

Negli Stati Uniti si festeggia la terza domenica di giugno ed è stata proclamata festa nazionale nel 1966, dal presidente Lyndon B. Johnson. La prima festa del papà fu celebrata negli Stati Uniti il 19 giugno 1910, lo stesso mese di nascita del papà della donna che l’ha ideata. L’idea le venne ascoltando un sermone sulla Festa della Mamma e volle dedicare uguale importanza a suo padre, che aveva cresciuto lei e i suoi 5 fratelli da solo dopo la morte di parto della madre.

La tradizione in Italia

In Italia la Festa del Papà viene generalmente associata a delle tradizioni culinarie tipiche della cucina italiana. Tra le prelibatezze legate a questa data possiamo trovare le Zeppole di San Giuseppe. Questo dolce rappresenterebbe uno dei momenti più significativi della fuga del Santo in Egitto per salvare la vita di Maria e di Gesù. Per l’occasione, l’uomo fu costretto a vendere frittelle.

Un altro dolce tipico di questa festività è la Sfinge di San Giuseppe, ossia un bignè di enormi dimensioni che viene prima fritto e poi riempito di crema di ricotta e frutta candita. Questa tradizione è tipica soprattutto della Sicilia.

Fino a qualche anno fa, in occasione di questa ricorrenza, era buona abitudine invitare i poveri a pranzo. Questa abitudine, tuttavia, è andata persa con gli anni, anche se nelle parrocchie, si è trasformata attraverso la distribuzione della Minestra di San Giuseppe, una zuppa di verdure con pasta di diversi formati all’interno.

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Certificazione Unica INPS 2021 e cassa integrazione: come funziona?

Sei un lavoratore e nel corso dello scorso anno la tua azienda ti ha messo in Cassa Integrazione? Purtroppo fai parte delle decine di migliaia di italiani nella tua stessa situazione.

Se anche tu ti trovi in questa situazione, tuttavia, è indispensabile che tieni a mente che, a differenza degli anni passati, avrai qualche step in più da fare in fase di dichiarazione dei redditi.

Perché fare la dichiarazione dei redditi?

In questo 2021 è indispensabile fare la dichiarazione dei redditi, anche nel caso in cui tu abbia svolto il tuo impiego con un solo datore di lavoro. Ma perché?

Nel caso in cui la tua azienda abbia deciso di mettere te e i tuoi colleghi in Cassa Integrazione lo scorso anno, avrai sicuramente percepito dei soldi da parte dell’Inps.

Questo significa che, per l’Agenzia delle Entrate, tu hai avuto due sostituti d’imposta. Uno è il tuo datore di lavoro e l’altro l’Inps per l’appunto. A livello fiscale, pertanto, è necessario compilare il modello 730 per la dichiarazione dei redditi e il calcolo delle tasse che ti verranno corrisposte nei prossimi mesi in busta paga.

Quando il datore di lavoro ti consegnerà la Cu?

In alcune aziende, la Certificazione Unica 2021 è già stata consegnata. Tuttavia, il termine ultimo imposto alle società per la spedizione dei Cu ai dipendenti è presumibilmente fissato per il 30 Aprile 2021.

Questo significa che, nel caso in cui tu non l’abbia ancora ricevuta, non devi temere. Basterà attendere con un po’ di pazienza e vedrai che nel corso delle prossime settimane sicuramente arriverà.

Nel caso in cui tu abbi necessità di fare il modello ISEE per richiedere bonus o incentivi fiscali, puoi sempre provare a chiedere all’ufficio risorse umane della tua azienda se riescono a dare alla tua pratica un po’ di precedenza.

Quando arriva la Certificazione Unica Inps 2021?

Per quel che riguarda la Certificazione Unica Inps 2021, i tempi sembrano essere davvero agli sgoccioli. L’Istituto, infatti, avrebbe comunicato che entro il 16 marzo 2021 saranno disponibili i documenti per tutti i cittadini.

E’ possibile, quindi, che nel caso in cui tu abbia fatto richiesta nei giorni scorsi e non abbia trovato nessun file per tuo conto, non sia ancora pronto. Ti consiglio, quindi, di riprovare nuovamente nei prossimi giorni. Se ancora non dovessi vedere nulla, puoi sempre contattare l’INPS telefonicamente al numero 803.164 da numero fisso o il 06.164.164 da cellulare.

Come richiedere la Cu all’Inps?

Richiedere la Cu Inps è davvero molto semplice. Ti basterà accedere alla pagina ufficiale dedicata alla Certificazione Unica Inps, inserire i propri dati e poi cliccare su “Scarica ultima certificazione”. Questo tipo di procedura è possibile sia da dispositivo mobile che da pc.

Una volta che si aprirà l’ultimo documento disponibile, ti consiglio di verificare che sia corretto l’anno di riferimento. Questo significa che, ad esempio, per la dichiarazione dei redditi di quest’anno, in alto dovrai trovare scritto CERTIFICAZIONE UNICA 2021. In caso contrario, significa che il documento è relativo agli scorsi anni. E, di conseguenza, non è valido per la compilazione del modello 730.

Come accedere al sito INPS?

Per accedere al sito INPS in maniera del tutto autonoma, è indispensabile avere le credenziali che sono strettamente personali. Questo significa che, ad esempio, ogni cittadino ha la sua e che tramite il proprio account non può controllare la situazione previdenziale di altri membri della famiglia. Né coniuge, né figli.

Le credenziali richieste per l’accesso al sito INPS sono:

Come richiedere la Cu INPS senza le credenziali?

La cosa migliore in assoluto sarebbe quella di avere le credenziali INPS. Anche perché, in questo modo, avrai sempre libero accesso alla tua situazione previdenziale e potrai richiedere bonus e incentivi fiscali. Ma anche fare richieste come la NASPI, la Maternità Obbligatoria e presentare le tue dimissioni in via telematica.

Tuttavia, nel caso in cui non avessi la possibilità di svolgere da qui a pochi giorni le procedure per ottenere i dati di accesso, puoi richiedere la Certificazione Unica INPS anche senza le credenziali. E questo sarà possibile:

  • recandosi di persona presso gli sportelli INPS dedicati della propria città, previo appuntamento;
  • facendo richiesta tramite PEC (Posta Elettronica Certificata) scrivendo al seguente indirizzo: richiestacertificazioneunica@postacert.inps.gov.it e inserendo in allegato il proprio documento di identità ;
  • rivolgendosi ad un CAF (Centro di Assistenza Fiscale), Patronato oppure intermediari abilitati

Delega rilascio CU Inps e consegna agli eredi

La Cu Inps 2021 può anche essere consegnata a una persona delegata dal diretto interessato o agli eredi del titolare che, nel frattempo, è deceduto.

In caso di delega, è necessario portare all’INPS la copia dei documenti di riconoscimento del diretto interessato e del delegato. Oltre che un foglio firmato dall’interessato in cui fa formalmente la richiesta.

Nel caso in cui il diretto interessato sia deceduto, è necessario presentare una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, allegando il proprio documento di riconoscimento.

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Collegare Spotify Alexa: come fare?

Se a casa un dispositivo Echo Dot sicuramente hai già avuto modo di scoprire gli incredibili vantaggi di avere un assistente virtuale sempre a disposizione per le tue esigenze.

A distanza di qualche settimana dall’arrivo di questo gingillo tecnologico a casa nostra, infatti, ci siamo resi conto di quanto sia diventato indispensabile nella nostra quotidianità . Come, ad esempio, nel momento in cui dobbiamo mettere la bimba a letto.

Questo strumento, però, è utilissimo anche in moltissime altre occasioni. Come, ad esempio, quella di ascoltare la musica. Tra i diversi servizi di musica in streaming a disposizione c’è sicuramente Music Unlimited di Amazon. Ma se sei più tradizionalista e preferisci quello storico Made in Svezia, sei capitato nel posto giusto. Quello che andiamo a scoprire oggi è come collegare Spotify ad Alexa.

Attivare l’account Premium a Spotify

Prima di iniziare a cercare di collegare Spotify ad Alexa, devi accertarti di avere un account premium. O in alternativa, puoi usufruire del tuo buono regalo Spotify.

Fatta questa breve premessa, ti basterà accedere al browser internet che di solito usi nello smartphone o nel pc e andare nella pagina ufficiale del servizio di musica in streaming. A questo punto, devi cliccare su “Accedi” ed entrare nel tuo account. Non dovrai fare altro, quindi, che verificare di aver eseguito tutti i passaggi nel modo corretto e veder attiva la modalità Premium.

Come collegare Spotify ad Alexa?

Una volta che hai verificato di avere l’account Premium di Spotify, non dovrai fare altro che collegare il servizio di streaming musicale con il dispositivo Echo Dot. Le soluzioni sono molteplici, tutte comunque facilissime. Ecco tutti i passaggi da seguire spiegati passo passo in base al device che preferisci.

Da pc

Puoi collegare Spotify ad Alexa utilizzando il pc e collegandoti direttamente al sito ufficiale di Alexa. Clicca su “Impostazioni” posizionato nella barra laterale di sinistra, quindi attendi che si apra la pagina corrispondente.

Seleziona ora “Preferenze Alexa” e poi “Musica e contenuti multimediali“. Clicca poi su “Collega account su Spotify.com” accedi al tuo account di Spotify. A questo punto seleziona “Accetto” per confermare il collegamento tra Alexa e la piattaforma di streaming musicale.

Da smartphone o tablet

Puoi collegare Spotify ad Alexa anche tramite smartphone o tablet. Se scegli questi due tipi di device, però, ti consiglio di utilizzare l’applicazione Amazon Alexa, disponibile sia per Android che per iOs, che avrai sicuramente già installato per configurare il tuo dispositivo Echo Dot.

A questo punto clicca su “Intrattenimento” posto in basso, quindi arriva fino in fondo alla pagina che si apre e fai tap su “Gestisci i tuoi servizi“. Nella sezione che si apre, troverai l’icona di Spotify. Giunto qui, dovrai premere sulla frase “Collega account su Spotify.com“.

Ti si aprirà una pagina che ti chiederà di fare l’accesso al tuo account Spotify. Dovrai premere, infine, il pulsante “Accetto” per confermare il collegamento tra i due.

Perché Spotify non funziona su Alexa?

Il motivo principale che può provocare un malfunzionamento tra Spotify ed Alexa può essere dovuto con tutta probabilità al fatto di non aver impostato la piattaforma di streaming musicale come predefinita sul dispositivo Echo Dot.

Ricorda che, cambiando questa impostazione, ti risparmierai anche di dover dire ogni volta cose come “Alexa, suona (titolo brano, artista, album o playlist) su Spotify. Che, sicuramente, male non fa. Altrimenti, ogni volta che chiederai di ascoltare qualcosa al tuo assistente virtuale, partirà di default in automatico Music Unlimited di Amazon.

Ma come fare, quindi, per risolvere questo problema?

Da pc

Se stai utilizzando il pc, ti consiglio di collegarti al sito ufficiale di Alexa, quindi di andare nel link “Impostazioni” e poi “Musica e contenuti multimediali“. Clicca poi su “Seleziona servizi musicali predefiniti” e metti la spunta di fianco all’icona di Spotify. Concludi tutti i passaggi cliccando su “Fine“.

Da smartphone e tablet

Come abbiamo fatto quando volevamo collegare Spotify ed Alexa, anche in questo caso usufruiamo della comodità dell’app Amazon Alexa. Clicca su “Altro” collato in basso a destra e vai su “Impostazioni“. A questo punto seleziona “Musica“>”Seleziona servizi musicali predefiniti” e poi fai la spunta a fianco dell’icona verde di Spotify.

Perché Alexa non si collega a Spotify?

Lo streaming musicale svedese è sicuramente una delle piattaforme più famose e più utilizzate in tutto il mondo. Tuttavia, c’è da considerare che questo servizio risulta molto instabile nei dispositivi Echo Dot. Molto più di altri.

Non è una novità, quindi, sentire che il nostro piccolo assistente virtuale si blocchi nel momento in cui decidi di interrompere l’esecuzione di un brano musicale sul più bello.

Una soluzione a questo problema, tuttavia, non esiste. Non ancora, per il momento. L’unico modo per far ripartire il tutto è quello di riavviare Alexa e di scollegare l’account Spotify. E poi ricollegare di nuovo il tutto appena il device riparte. Questo tipo di procedura, può essere fatta sia da pc che da smartphone o tablet, seguendo i passaggi segnalati in precedenza. Ovvio è che, scegliendo gli ultimi due dispositivi, il tutto risulta più semplice e veloce.

Come collegare Spotify ad Alexa senza Premium?

Nei paragrafi precedenti ti abbiamo spiegato come collegare il servizio di streaming musicale allo speaker più famoso al mondo. C’è da dire, tuttavia, che la procedura descritta riguarda prettamente coloro che hanno un account a pagamento.

E se non ce l’avessi? Come fare a collegare Spotify ad Alexa senza Premium? Al momento tale ipotesi non è possibile. A meno che tu non voglia crackare il sistema. Ma quello è un altro discorso. Se stai ancora valutando o meno l’acquisto dell’abbonamento di Spotify, comunque, ti consiglio di approfittare del periodo di prova gratuito che viene messo a disposizione ai nuovi utenti. In questo modo potrai capire se puoi fare al caso tuo, oppure se preferisci affidarti ad altri gestori esterni.

Foto di John Tekeridis da Pexels

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Come coltivare patate in casa?

Hai deciso di coltivare le patate in casa ma non sai da che parte iniziare? Allora sei capitato nel posto giusto. Quello che andremo a scoprire oggi è come far crescere questo tubero nell’orto. E, se non hai a disposizione uno spazio verde, poco importa. Va bene anche in vaso. Ma vediamo come fare.

Come coltivare le patate nell’orto?

Coltivare le patate nell’orto è davvero molto semplice e richiede pochissime accortezze. Una volta che avrai piantato i tuberi nella terra, infatti, avrai solo da occuparti dell’irrigazione e del rincalzo.

Il primo rincalzo viene effettuato di norma dai 15 ai 20 giorni dopo la semina e, più nello specifico, quando compariranno le prime due foglioline verdi. Il tuo compito è quello di coprirle rincalzandole con un po’ di terra. In questo modo potrai eliminare le prime erbe infestanti e obbligherai la pianta ad allungare il suo stelo e, di conseguenza, ad aumentare la sua produzione di patate.

Il secondo rincalzo verrà effettuato dopo circa 30 giorni e prevede che sopra al seme vengano posizionati circa 30 centimetri di terra. In questo modo i tuberi che crescono nel sottosuolo verranno protetti da eventuali raggi del sole.

Come si prepara il terreno per la semina delle patate?

Prima di procedere con la semina di questo tubero, è bene preparare il terreno, per agevolare la crescita delle piante e la produzione di questi diffusissimi vegetali.

La cosa migliore da fare in questi casi è quella di smuovere il terreno con l’aiuto di una vanga, soprattutto se troppo impaccato o secco. Ridurlo in zolle più soffici, sicuramente aiuterà alla crescita delle radici.

Per ottenere una resa migliore, ti consiglio di svolgere questa operazione almeno un mese prima della semina. Aggiungere dello stallatico maturo alle zolle, aiuterà la terra ad assorbire i nutrienti giusti per lo sviluppo delle piante.

Come coltivare le patate in vaso?

Coltivare le patate in vaso è davvero molto semplice e ti permette di ottenere una produzione rigogliosa e del tutto bio. Ma qual’è il sistema migliore per far crescere queste piante senza troppa fatica?

Innanzitutto è indispensabile recuperare un vaso da almeno 50 lt. Le dimensioni sono molto importanti in questo caso, poiché la crescita delle patate avviene sotto terra. Un recipiente troppo piccolo, potrebbe quindi comprometterne la produzione.

Una volta recuperato il recipiente, versa nel fondo circa 3 centimetri di argilla espansa, quindi riempilo per un quarto di terriccio. A questo punto non ti rimane che piantare le piantine mantenendo una distanza tra loro di circa 35 cm. Innaffia poi per bene. Non dimenticare di seguire anche in questo caso le indicazione del rincalzo che ti ho segnalato nel precedente paragrafo. Nel caso di coltivazione in vaso, potrai aggiungere del terriccio.

Come si piantano le patate germogliate?

Coltivare le patate germogliate è davvero molto semplice. Tieni come riferimento la grandezza di ogni singolo tubero: se ne hai uno abbastanza grande (almeno 50 grammi di peso) puoi dividerlo ricordandoti, però, che in ogni pezzo devono esserci sempre almeno due gemme.

I tuberi devono essere posizionati nel terreno facendo attenzione che i germogli puntino verso l’alto. Fatti poi aiutare da una zappa per tracciare un solco abbastanza profondo (10 centimetri vanno benissimo). Posiziona quindi le patate mantenendo tra loro una distanza di circa 25/30 cm l’una dall’altra.

Tra una fila e l’altra, ricorda di tenere una distanza di almeno 70 centimetri, altrimenti non avrai lo spazio (e la terra) necessario per fare il rincalzo. Non dimenticare, inoltre, che le patate crescono sotto terra e, pertanto, una coltivazione troppo fitta potrebbe portare a una minore circolazione di aria tra le piante ed una conseguente formazione di malattie.

Che tipo di concime si usa per le patate?

Se vuoi coltivare le patate in modo biologico e, quindi, il tuo obiettivo è quello di fare in modo che il terreno sia rigoglioso senza l’impiego di additivi chimici, puoi utilizzare come fertilizzante del compost fai da te oppure dello stallatico maturo (va bene sia equino che bovino). L’humus di lombrico è un’altra alternativa che dà ottimi risultati.

Per aumentare le quantità di potassio del terreno, invece, puoi utilizzare della cenere di legna (ma in quantità moderate), stallatico pellettato oppure il concime di borlanda.

Se ti dovessi accorgere che la pianta ha delle specifiche carenze, invece, puoi farti aiutare con del solfato di potassio e magnesio oppure delle farine di roccia.

Come si fa a capire quando si possono raccogliere le patate?

Per capire se la nostra produzione di patate è pronta, il trucco è quello di controllare la buccia. Se strofinandola non si stacca, allora significa che i tuberi sono pronti.

Un altro sistema per capire se è arrivato il momento giusto per procedere con la raccolta, è quello di controllare la pianta: se inizia ad ingiallire, significa che gli ortaggi sono abbastanza maturi per essere tolti dal terreno.

Foto di Kristina Paukshtite da Pexels

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Festa della donna: origine e perché si festeggia l’8 marzo

La Festa della Donna è una ricorrenza annuale che si festeggia anche in Italia da diverso tempo. Lo scopo di questa giornata è quello di dare risalto ai diritti delle donne.

Ma quando si festeggia? E perché è stato scelto proprio quel giorno? E come mai vengono utilizzate le mimose come fiore commemorativo?

Quando è la Festa delle Donne?

La Festa della Donna si festeggia l’8 marzo. In questo particolare giorno dell’anno vengono celebrati i diritti delle donne in tutto il mondo. Questa ricorrenza è stata istituita con il preciso scopo di ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche che il gentil sesso è riuscito ad ottenere nel corso degli ultimi decenni.

Ma anche per non dimenticare le continue violenze e discriminazioni di cui, purtroppo, molte di loro sono ancora vittime in molte parti del mondo.

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Come è nata la Festa della Donna?

La Giornata Internazionale della Donna ha visto la propria origine negli Stati Uniti il 28 febbraio 1909. Quel giorno il Partito Socialista americano organizzò una manifestazione per il diritto delle donne al voto e furono in molti a partecipare. In quei mesi erano stati organizzati diversi cortei in favore del suffragio universale e di un aumento del salario per le lavoratrici. Fu solo nel 1910, tuttavia, che il Congresso dell’Internazionale socialista decise di istituire una giornata da dedicare in via esclusiva ai diritti delle donne.

Il 25 marzo 1911 nella fabbrica Triangle di New York ci fu un incendio che provocò la morte di 146 lavoratori. La maggior parte di loro era composta da donne immigrate. Questo episodio fu la goccia che fece traboccare il vaso. Da quel momento, infatti, le manifestazioni in favore delle donne iniziarono a diffondersi ovunque, fino a che alcuni paesi europei, come Germania, Austria e Svizzera, decisero di istituire una giornata dedicata alle donne.

Perché si festeggia l’8 marzo?

La data dell’8 marzo come giornata dedicata alle donne entrò per la prima volta nella storia nel lontano 1917. In quel frangente, le donne di San Pietroburgo manifestarono in piazza per richiedere la fine della guerra. Fu così che prese il via la Rivoluzione russa di febbraio e quel giorno venne dichiarato come la Giornata Internazionale dell’Operaia.

In Italia si iniziò a festeggiare la Festa della Donna nel 1922. Ma fu solo nel 1945 che la manifestazione iniziò a prendere forza nelle zone liberate dal fascismo, grazie alla volontà dell’Unione Donne in Italia. La prima volta che la ricorrenza fu celebrata in modo solenne in tutto lo Stivale fu l’8 marzo del 1946.

Perché si regala la mimosa?

La scelta della mimosa come fiore celebrativo per la Festa della Donna è stata quasi obbligata. Questa timida pianta dai pallini gialli, infatti, vede il momento di massima fioritura proprio nel periodo che va da fine febbraio a inizio marzo. Il suo prezzo piuttosto contenuto, inoltre, ha sicuramente aiutato a renderlo perfetto come regalo per l’occasione.

Non dimentichiamo, inoltre, che secondo il linguaggio dei fiori, la mimosa è il simbolo della forza e della femminilità. Il suo significato perfettamente in linea con la ricorrenza, ha sicuramente contribuito a renderlo l’emblema di questa festa.

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