Basilico in vaso: i 10 trucchi per tenerlo in vita a lungo

Il basilico in vaso è una pianta aromatica che generalmente fa capolino nei balconi delle nostre case con l’arrivo della bella stagione. E, d’altronde, se si è degli amanti della buona cucina, non si può di certo fare a meno di un sapore così fresco e genuino per i nostri piatti estivi.

Eppure, nonostante la coltivazione di questa pianta possa sembrare molto semplice in un primo momento, basta un attimo che le foglie diventino gialle e che si secchino irrimediabilmente. Ecco di seguito, quindi, i 10 trucchi per tenere in vita a lungo il basilico in vaso.

1. Dividere le piantine

Se il tuo obiettivo è quello di avere questo ingrediente a disposizione per tutta l’estate acquistando solo una pianta di basilico in vaso, ti consiglio di trasferire il contenuto del recipiente con cui l’hai acquistato in un altro più consono. Prima di effettuare questo passaggio, però, sarebbe meglio dividere la terra in modo che per ogni zolla ci siano due o tre piantine.

Questo vegetale, infatti, tende a crescere in modo molto rigoglioso. Ti basterà piantare ogni zolletta in un vaso con del terriccio naturale per veder crescere moltissime nuove foglie nel giro di pochi giorni. L’unica attenzione è quella di tenere una distanza di circa 10 centimetri.

LEGGI ANCHE: Trapiantare una pianta da vaso a terra: come fare?

2. Il vaso

Se hai acquistato il tuo basilico in vaso al supermercato o dal vivaio poco cambia. Grande attenzione deve essere posta al vaso. Una volta arrivati a casa, sarebbe meglio trasferire la pianta in un recipiente in terracotta, meglio se sopra ad una base di argilla espansa (che aiuta ad evitare il ristagno di acqua).

3. Quanta acqua?

Non esiste una regola fissa. Bisogna andare a occhio. Ma, soprattutto, verificare la situazione della terra prima di bagnarla. Sporcati il dito e tasta il terreno. Se è ancora umido, allora puoi aspettare ad abbeverare la piantina. Se è secco, invece, è bene dosare l’acqua. A tal proposito, meglio un po’ di acqua tutti i giorni che annegare il basilico in vaso una volta a settimana. In questi caso

4. Quando innaffiare il basilico in vaso?

Il momento migliore della giornata per innaffiare il basilico in vaso è la mattina, perché l’aria è ancora fresca e la pianta assorbirà  solo la quantità necessaria, senza rischiare di bruciare le radici. In questi casi, va benissimo utilizzare un tradizionale innaffiatoio. Ma, in caso, anche un nebulizzatore va bene ugualmente.

5. Eliminare i sottovasi

Uno dei pericoli più rischiosi per la vita delle piante sono i sottovasi. In particolare modo per il basilico in vaso. Altrimenti rischierai che l’acqua ristagni nel fondo e che le radici della nostra pianta aromatica marciscano nell’arco di qualche giorno.

6. Terriccio

Per mantenere in vita a lungo la nostra pianta aromatica sarebbe meglio aggiungere alla terra almeno una volta ogni dieci giorni del concime organico (qui puoi trovare l’approfondimento Compost fai da te: come realizzarlo in casa?). In questo modo donerai gradualmente alla terra le sostanze nutritive necessarie a far crescere rigoglioso il basilico in vaso.

7. Esposizione

La scelta dell’esposizione è fondamentale affinché la nostra pianta aromatica sopravviva a lungo. Se scegli di metterla dentro casa, quindi, è preferibile scegliere una posizione luminosa. Se, invece, decidi di optare per il balcone o il giardino, allora meglio un posticino ombreggiato e distante dalle correnti di aria.

8. Togliere i fiori

Fai attenzione ad eliminare i fiori non appena escono. A meno che la tua idea non sia quella di utilizzare la pianta per creare dei semi da coltivare la prossima stagione, devi recidere i fiori del basilico in vaso. In questo modo cresceranno in modo rigoglioso solo le foglie.

9. Protezione dalle lumache

Le lumache adorano il basilico. La cosa migliore per difendere la nostra pianta aromatica dall’incursione di questi animali, è quella di mettere in superficie uno strato di guscio d’uovo sbriciolato (ma non troppo!). Facendo così, la lumaca si taglierà  con i bordi e, di conseguenza, si allontanerà , lasciando in pace le foglie.

10. Quali foglie togliere?

Veniamo ora all’aspetto che riguarda le foglie: meglio togliere prima quelle sotto o quelle sopra? L’ideale sarebbe recidere partendo dall’alto. In questo modo, la pianta sarà  comunque propensa a rinfoltire le foglie dalla base.

Foto di monicore da Pexels

Condividi:

Asparagi selvatici: come raccoglierli e cucinarli

Gli asparagi selvatici sono i germogli di una pianta che prende il nome di asparigina. Il loro aspetto è molto simile agli asparagi tradizionali, anche se lo stelo molto spesso di presenta sottile e il colore verde del gambo prende delle sfumature viola vicino alla punta.

Ma questi ortaggi sono perfetti anche da utilizzare in cucina. Basti pensare che già il famoso chef Pellegrino Artusi all’interno del libro La scienza in Cucina e l’Arte di mangiare bene ne apprezzava le loro qualità e il loro gusto.

Ma cerchiamo di capire di seguito qual’è il periodo giusto per la raccolta, dove trovarli, come conservarli e come cucinarli.

Qual è il periodo degli asparagi selvatici?

Il periodo perfetto per la raccolta degli asparagi selvatici è la primavera. Con l’arrivo delle belle giornate di marzo, infatti, questi germogli iniziano ad essere abbastanza morbidi da non richiedere lunghe cotture.

Da fine marzo a fine giugno, avrai la possibilità di approfittare di una bella passeggiata all’aria aperta per scandagliare boschi e prati incolti per raccogliere queste prelibatezze.

Dove si possono trovare gli asparagi selvatici?

In Italia è possibile trovare diverse varietà di asparagi selvatici spontanei. Uno di questi è l’Asparagus stipularis, che si presenta con un colore molto scuro, in alcuni casi tendente addirittura al nero. Cresce fino ai 500 metri di altitudine generalmente sulle coste di Sicilia e Sardegna. Ma anche a Lampedusa.

L’asparagus Albus, invece, ha un aspetto formato da steli bianchi e spine dure. Si trova con una certa frequenza fino ai 1000 metri di altitudine, soprattutto in Sardegna, Sicilia e Calabria.

L’asparagus Actifolius, infine, è quello di colore verde, molto diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo. Cresce fino a 1300 metri di altitudine e preferisce, generalmente, svilupparsi su terreni incolti e boschi.

Come raccogliere gli asparagi?

La raccolta degli asparagi selvatici avviene quando lo stelo è lungo più di 12 centimetri dal suolo. Il taglio dovrebbe essere effettuato con l’aiuto di un coltellino e ad un paio di centimetri sotto terra. In alternativa, è possibile trovare in commercio anche un attrezzo apposito per la raccolta di questi ortaggi: stiamo parlando degli Cogli Asparagi.

No products found.

A causa dei comportamenti irrispettosi dei raccoglitori negli anni passati, alcune regioni hanno emanato dei regolamenti che fissando una quantità massima di raccolta per persona. Prima di procedere con la ricerca di queste sfiziosi, quindi, è bene verificare che non sia necessario un opportuno tesserino.

Come pulire gli asparagi selvatici?

La prima cosa da tenere a mente quando si ha a che fare con gli asparagi selvatici appena raccolti, riguarda la loro pulizia. Essendo un prodotto che si coglie dal suolo, è necessario innanzitutto lavarlo sotto un getto di acqua corrente, privandolo così dello sporco e di eventuali residui di terra.

A questo punto, non rimane che pareggiare la loro lunghezza e recidere la parte che, al tatto, sembra più legnosa. Elimina poi la parte esterna del gambo più dura, tenendo solo il cuore più tenero. Per rendere più facile questa operazione, puoi pure utilizzare un pelapatate.

Come si congelano gli asparagi selvatici

Nel caso in cui tu non voglia cucinarli immediatamente, puoi pulire gli asparagi selvatici e poi farli sbollentare per qualche minuti finché non diventano morbidi. Al dente, intendo, non stracotti. Toglili quindi dalla cottura e mettili da parte a freddare.

Una volta a temperatura ambiente, asciugali tamponandoli con un panno pulito da cucina e riponili nei sacchetti per il freezer. Il consiglio è quello di consumarli entro i successivi 3 o 4 mesi.

Come cuocerli a vapore

La cottura al vapore degli asparagi selvatici è probabilmente quella più conosciuta. Una volta puliti e pareggiati, ti basterà raccoglierli in un mazzo e legarli con un elastico. A questo punto immergili in una pentola con acqua salata già bollente e cuocili finché non inizieranno a piegare il capo.

Una volta che avrai verificato che il livello di cottura raggiunto sia di tuo gradimento, puoi toglierli dalla pentola e metterli a freddare sotto un getto di acqua corrente per qualche istante.

No products found.

Come cuocerli al forno e al cartoccio

Gli asparagi selvatici possono anche essere cotti al forno. Ti basterà riporli all’interno di una pirofila precedentemente unta con del burro. Condiscili con un filo di olio e del parmigiano grattugiato, quindi cuoci per 20 minuti a 170 gradi.

Puoi provarli anche al cartoccio, racchiudendoli in un foglio di alluminio con una fetta di pancetta affumicata e mettendo a cuocere il tutto nel forno a 180 gradi per 25 minuti circa.

Come cuocerli al burro 

Questa ricetta è tra le più amate e semplici da eseguire. Ti basterà farli sbollentare per qualche minuto, finché non diventano morbidi. A questo punto, mettili a riposare sopra ad un panno carta, finché non avranno perso gran parte della loro acqua di cottura.

Nel frattempo, in una padella antiaderente fai sciogliere una noce di burro insieme a della noce moscata. Condisci gli steli con questa salsa dopo averli adagiati sopra ad un piatto da portata. Per dare loro ancora più gusto, ricoprili con un po’ di parmigiano grattugiato e mettili in forno a gratinare per una decina di minuti.

Foto di Nataliya Vaitkevich da Pexels

Condividi:

Before Pintus: dal 19 aprile su Prime Video

Angelo Pintus è ormai diventato un comico famosissimo in Italia. La sua comicità abbiamo imparato ad apprezzarla qualche anno fa a Colorado.

Ma negli ultimi anni il suo successo è stato incredibile. E dopo live tour e partecipazioni a programmi tv, ora torna nel piccolo schermo dal 19 aprile con Before Pintus.

La storia

Before Pintus è una sit-com nata con l’intento di raccontare la storia di Angelo Pintus, prima ancora che diventasse così famoso come comico nel nostro paese. Diciamo pure, quindi, che questo nuovo format è nato con lo scopo di rispondere alla domanda: “Com’è la vita di un famoso showman prima di ottenere il successo?”

Durante le puntate potremo vedere il celebre imitatore al Lele’s, il locale milanese dove ogni sera saliva sopra al palco per presentare i suoi 15 minuti di spettacolo.

Sono state molte le persone che lo hanno conosciuto prima del successo e che hanno visto questa sua attitudine a far ridere le persone. Ma per lui, sfondare nel grande pubblico, non è stato facile. Ecco, quindi, le tappe più salienti della sua vita, riviste ovviamente in fase comica.

LEGGI ANCHE: Netflix prezzi: abbonamento e catalogo

La serie

La serie è composta da 8 episodi che durano circa 35 minuti ciascuno. Le puntate saranno disponibili su Prime Video a partire dal 19 aprile.

Angelo Pintus ha dichiarato in una recente intervista a Tv Sorrisi e Canzoni che spera ci siano anche delle future stagioni. Ma, comunque, non supereranno mai le tre. Per il momento, però, vuole vedere cosa il pubblico ne pensa di questa.

Before Pintus: il trailer

Se sei curioso di scoprire in anteprima qualche scena della sit-com Before Pintus, eccoti accontentato. Di seguito puoi trovare alcune scene che lo stesso comico ha pubblicato nel suo profilo Instagram.

Chi è Angelo Pintus?

Angelo Pintus è nato a Trieste il 21 maggio 1975 ed ha iniziato a farsi conoscere al pubblico del piccolo schermo grazie alle sue partecipazioni a Colorado. Grande successo hanno ottenuto le sue imitazioni del calciatore Zlatan Ibrahimovic e dello chef Antonino Cannavacciuolo. Per non parlare poi del mitico Bruno Pizzul.

Qualche hanno fa ha iniziato a fare degli spettacoli live nelle piazze e nei teatri italiani, ma la richiesta del pubblico ̬ stata talmente tanta, che cՏ stato bisogno di raddoppiare le date.

In questi ultimi giorni lo abbiamo potuto vedere nel programma comico LOL – Chi ride è fuori, anch’esso disponibile su Prime Video che ha spopolato in tutta Italia.

Condividi:

Curare animali con farmaci umani: da oggi è possibile

Se hai un animale domestico, sai perfettamente che il costo di medicine, analisi e di vaccini può essere davvero impegnativo. Soprattutto se non è più un cucciolo.

A venire in soccorso delle milioni di famiglie italiane che hanno deciso di adottare un amico a quattro zampe, ci ha pensato il decreto firmato nel corso delle ultime ore dal Ministro della Salute, Roberto Speranza. Grazie a questo intervento, infatti, sarà possibile curare gli animali con i farmaci per umani.

Cosa dice il provvedimento

Secondo quanto riportato nel nuovo provvedimento, il veterinario ha la possibilità di prescrivere come terapia farmacologica ad un animale ammalato dei medicinali nati per curare gli umani.

L’unica condizione che viene posta come obbligatoria e da cui non si può transigere è “che tale medicinale contenga il medesimo principio attivo del medicinale veterinario”.

LEGGI ANCHE: La filaria nei cani: sintomi e cura

La richiesta delle associazioni animaliste

Erano anni che le associazioni animaliste chiedevano un intervento di questo tipo. Grazie a questa opportunità, infatti, le cure per gli animali domestici saranno garantite in molte più occasioni. E potranno essere intraprese anche dai nuclei familiari che si ritrovano in difficoltà economica.

Basti pensare, infatti, che molto spesso accade che il prezzo di un farmaco veterinario sia di importo esorbitante. Soprattutto se viene rapportato con la stessa medicina (uguale principio attivo e uguale dosaggio) di quella prevista per gli esseri umani.

Molto spesso, infatti, gli importi troppo elevati delle cure per gli animali domestici sono la causa dell’abbandono degli stessi. Una scelta che, comunque, andrà a gravare in un secondo momento sulle strutture che si occupano di cani e gatti. Ma anche sulla comunità in generale.

LEGGI ANCHE: Come adottare un cane in canile

L’obiettivo del nuovo decreto

Speranza ha concluso il suo intervento in favore della firma di questo nuovo decreto riguardante la possibilità di curare gli animali con i farmaci umani spiegando che “Prendersi cura sempre meglio della salute degli animali da compagnia, non è solo un gesto d’affetto e di riconoscenza. Significa garantire una importante funzione relazionale e sociale che gli animali svolgono verso gli umani e tutelare la salute seguendo l’ottica One Health, un approccio che tiene insieme il nostro benessere, quello degli animali e quello dell’ambiente”

Foto di Adrianna Calvo da Pexels

Condividi:

La filaria nei cani: sintomi e cura

La filaria nei cani è una gravissima patologia che può colpire i nostri amici a quattro zampe, qualsiasi sia la loro età, razza, peso e genere.

Bisogna fare molta attenzione e proteggere i nostri amati pelosi da questa malattia che, in alcuni casi, può portare anche al decesso. Ma vediamo di seguito come prevenirla, come riconoscerla e come curarla.

Che cosa è la filariosi?

La filariosi è una malattia provocata da un piccolo verme che prende il nome di Dirofilaria Immitis e che viene immesso nel sangue del nostro amico a quattro zampe attraverso la puntura di una zanzara.

Gli insetti che veicolano questa pericolosa patologia non appartengono ad una specie specifica. La trasmissione, quindi, può avvenire sia attraverso le zanzare diurne che quelle notturne. E, quindi, la possibilità di ricevere una puntura infetta è altissima.

Non appena la zanzara si appoggia nel pelo dell’animale, inizia a nutrirsi e, in contemporanea, inietta la larva della filaria. Questo piccolo verme si sposta nel corpo del nostro amico a quattro zampe attraverso il sangue, diventando giorno dopo giorno sempre più grande, fino a raggiungere lo stadio adulto.

Il suo obiettivo è quello di raggiungere e insediarsi nel cuore e nei vasi cardiopolmonari, dove si stabilisce in pianta stabile finché non viene eliminato da una cura adeguata e presa in tempo.

Quali sono i sintomi della filaria nei cani?

Il contagio può avvenire in qualsiasi momento. Eppure, i primi malesseri non si manifestano subito. E’ possibile, infatti, che il cane inizi ad avvertire i primi disturbi anche dopo 6 mesi dalla puntura della zanzara.

Tuttavia, è bene prestare attenzione ai seguenti sintomi che, se dovessero manifestarsi uno alla volta (o anche tutti insieme) richiedono una visita immediata dal veterinario:

  • tosse;
  • stanchezza cronica;
  • svenimenti mentre sta giocando o correndo

Come prevenire la filaria nei cani?

Prevenire la filaria nei cani è possibile, oltre che essere molto importante per la salute del nostro amico a quattro zampe. La corretta profilassi dovrebbe essere avviata ogni anno con l’arrivo della bella stagione.

Questa cura può avvenire attraverso la somministrazione di farmaci tramite pastiglie masticatili, attraverso gocce applicate direttamente nel pelo oppure con una iniezione che effettua il veterinario.

Il mio consiglio, tuttavia, è quello di confrontarti con il dottore del tuo amico peloso per trovare la soluzione più adatta alle sue esigenze. E, prima di acquistare qualsiasi farmaco, è indispensabile fare un prelievo di sangue all’animale, in modo da verificare il suo stato di salute e per scongiurare un’eventuale infezione.

Quanto costa il vaccino contro la filaria?

L’iniezione contro la filaria nei cani è la soluzione economicamente più dispendiosa. Ma, comunque, non stiamo parlando di cifre irraggiungibili.

Il prezzo può variare di molto in base al listino prezzi del veterinario da cui ti rechi e dal peso dell’animale. Tuttavia, in linea di massima, si parla di circa 40 euro per un cane di piccola taglia, fino ad arrivare ai 90 per un cane di grandi dimensioni.

Come si cura la filaria?

Se prima di procedere con la tradizionale profilassi di prevenzione contro la filaria, le analisi del sangue del cane dovessero risultare positive, è bene discutere con il dottore quali siano le opzioni migliori da seguire in base allo stato di salute dell’animale.

La terapia da affrontare, comunque, è lunga e complessa. La somministrazione di farmaci e la scelta della cura più adatta deve avvenire sotto la stretta supervisione del veterinario.

In genere la terapia più utilizzata è quella che prevede la somministrazione di anticoagulanti che aiutano ad evitare il formarsi di embolie provocate dai vertetti morti. Questa cura, comunque, è abbastanza rischiosa perché può mettere a rischio la salute del cuore del cane.

Lo step successivo prevede invece l’eliminazione delle filarie adulte vive attraverso l’iniezione di un farmaco che proviene dall’arsenico e che viene introdotto nel corpo dell’animale attraverso due punture effettuate a distanza di due giorni l’una dall’altra. In seguito, poi, si provvede ad eseguire una terapia microfilaricida. Queste due opzioni, tuttavia, vengono eseguite solo nei casi più gravi perché sono considerate molto rischiose.

No products found.

Foto di Helena Lopes da Pexels

Condividi:

Traslucenza nucale: quando si fa e quanto è attendibile?

Se sei incinta e hai già avuto modo di fare la prima ecografia in gravidanza, la ginecologa ti avrà sicuramente parlato di un altro esame da effettuare nel corso delle prossime settimane: la traslucenza nucale.

Ma di cosa si tratta e perché è consigliabile farla? In quali strutture puoi prenotare per fissare questa ecografia di controllo e quanto costa?

A cosa serve l’esame della traslucenza nucale?

L’esame della traslucenza nucale serve a stimare il rischio di presenze di anomalie cromosomiche nel feto (come la Sindrome di Down e la Sindrome di Edwards) ma anche altre problematiche di tipo genetico come le malformazioni cardiache.

Questa analisi viene chiamata anche Bi-Test perché viene accompagnata da un esame del sangue che verifica i livelli dei due ormoni della gravidanza. Il referto del prelievo viene poi confrontato con quello dell’ecografia per ottenere una stima del rischio quanto più precisa possibile.

Come si effettua l’esame della traslucenza nucale?

L’esame della traslucenza nucale si presenta come una normale ecografia. Alla mamma viene chiesto di sdraiarsi nel lettino e di scoprire la pancia, dove le verrà versato il gel. Questo esame avviene per via addominale, infatti, non per via transvaginale.

Durante il monitoraggio del feto, il dottore verificherà lo spessore della quantità di liquido presente sotto la pelle nella nuca del feto. In genere un valore considerato normale è compreso tra gli 1,1 e i 1,4 mm. Uno spessore maggiore decreta la presenza di anomalie cromosomiche o genetiche.

Il medico, inoltre, controllerà durante questa ecografia anche l’osso del naso: nel caso in cui non dovesse essere presente in questo momento della gravidanza, è possibile che il bambino sia affetto da sindrome di Down.

La durata della visita è di circa 30 minuti. Tuttavia, potrebbe durare di più nel caso in cui il feto sia posizionato in modo da non farsi vedere bene. In questo caso, però, alla mamma viene chiesto di ridere, tossire o mangiare qualcosa per fargli cambiare posizione. Un’altra opzione che può prolungare la durata dell’esame è data dalla situazione di forte sovrappeso della donna, che può rendere difficoltoso ottenere delle immagini nitide.

Quando fare la traslucenza nucale e Bi-Test?

Questo esame può essere fatto esclusivamente dalla settimana 11 alla 13+6. I risultati pervenuti prima o dopo questo periodo potrebbero risultare sfalsati e invalidare l’esito.

In genere viene eseguito prima il prelievo di sangue e, dopo qualche giorno, viene fissata l’ecografia. In questo modo, quando si arriva pronti ad eseguire l’esame diagnostico, è possibile portare al medico il referto delle analisi del sangue.

Quali sono i valori?

Partiamo dal presupposto che ogni donna è un paziente a sè. Non esistono, quindi, dei valori che siano uguali a tutti. Durante questo esame vengono presi come parametri di riferimento i valori del sangue e lo spessore del liquido sotto la pelle nelle nuca del bambino.

Questi dati vengono poi inseriti in un software dove verranno associati all’età della mamma, il peso, l’etnia, l’abitudine al fumo, etc. Il programma elettronico elaborerà i dati inseriti fornendo una stima di rischio per la presenza di anomalie genetiche o cromosomiche.

Il rischio è ridotto se inferiore a 1 su 250 (ad esempio 1:500, ma va bene qualsiasi numero superiore a 250). Il rischio è alto se superiore a 1 su 250 (ad esempio 1:200 o, comunque, qualsiasi numero inferiore a 250).

Cosa succede se il rischio è alto?

Nel caso in cui il dottore dovesse stimare un rischio alto, verrà proposto alla futura mamma di procedere con degli esami più invasivi come l’amniocentesi o la villocentesi che approfondiranno la situazione.

Non dimenticare che questo esame è in grado di produrre solo una stima di rischio e non fornisce certezze concrete al 100%. Ma, d’altronde, nemmeno gli altri due sono in grado di fornire esiti certi.

Quanto è affidabile il Bi-Test?

Attraverso la sola ecografia è possibile individuare fino all’80% dei feti con problemi genetici o cromosomici. Il falso positivo, di solito, si attesta attorno al 5%. Ma combinando l’analisi dell’ecografia con il prelievo di sangue si arriva ad un’affidabilità del 90%.

Nel caso in cui durante l’esame venga controllato anche l’osso del naso, l’affidabilità sale al 95% con un potenziale falso positivo del 3%.

La traslucenza nucale è rischiosa per mamma e bambino?

Assolutamente no. Non è pericoloso né per la salute della mamma, né tanto meno per quella del bambino. Sottoporsi a questo esame, quindi, non espone ad un rischio di aborto.

Il Bi-Test è obbligatorio?

La traslucenza nucale è un esame diagnostico che viene raccomandato dalla ginecologa, in special modo se l’età della futura mamma è superiore ai 35 anni. Tuttavia, non è obbligatorio. Sta ai futuri genitori, quindi, decidere se sottoporsi a tale visita oppure no.

Nel caso in cui la mamma fosse interessata a sottoporsi a questo esame, è necessario che venga richiesto dal ginecologo.

Dove sottoporsi alla traslucenza nucale?

Il Bi-Test è un esame a pagamento che può essere fatto sia in ospedale che in un poliambulatorio. A patto che al suo interno ci sia personale professionale certificato dalla Fetal Medicine Foundation di Londra (ossia l’ente che ha messo a punto tale esame diagnostico).

Quanto costa?

Nel caso in cui preferissi eseguire questo esame in ospedale, ti consiglio di contattare prima il tuo medico di base e di prescriverli l’impegnativa per questo esame. In questo modo riesci a risparmiare un bel po’ e pagare circa 60 euro tra ecografia e prelievo. Tuttavia, il prezzo può variare da ospedale ad ospedale.

Nel caso in cui non trovassi disponibilità in ospedale o, in alternativi, preferisci comunque farti seguire da un centro privato, sappi che i prezzi aumentano (e non di poco). Si parla, circa di 200 euro per ecografia e 70 di bitest. Ma, anche in questo caso, i costi possono variare di molto da centro a centro.

Foto di MART PRODUCTION da Pexels

Condividi:

Ricetta crepes salate e dolci

La ricetta per le crepes fa parte delle preparazioni base a casa nostra vengono preparate con una certa frequenza. Diciamo che non servono occasioni speciali per prepararle. Anzi, ogni occasione è quella giusta.

Se sei alla ricerca di una ricetta per le crepes che sia veloce da preparare e con le dosi perfette, allora sei capitato nel posto giusto. Ecco come le preparo io. Sia nella versione dolce che salata.

Iscriviti al canale Telegram e ricevi sconti fino al -70%

Le origini delle crepes

Le crepes vedono le proprie origini già diversi secoli fa, anche se l’attuale preparazione a base di farina di frumento si è diffusa in tutta Europa solo nel IX secolo. E’ solo di recente che per l’impasto si è iniziato ad utilizzare il latte. Pensa che nel Medioevo l’ingrediente liquido era rappresentato da acqua e vino!

Questa pietanza è un piatto tradizionale francese, simbolo di amicizia e alleanza. Nei secoli scorsi l’usanza da parte dei mezzadri era di regalarla al proprio padrone. Venivano messe in tavola il 2 febbraio, in occasione della Candelora. E’ proprio in questo giorno, infatti, che nel V secolo alcuni pellegrini francesi furono accolti da papa Gelasio I. E, una volta tornati a casa, diffusero la ricetta.

Come preparare le crepes salate

La ricetta delle crepes salate che preparo a casa è davvero molto semplice e permette di realizzare in una manciata di minuti un impasto vellutato e pronto all’uso.

Ingredienti:

  • latte, 500 ml
  • farina, 250 gr
  • uova, 3
  • sale, una presa
  • olio, un filo

Preparazione:

Versa in una ciotola abbastanza capiente e dai bordi alti le uova e il latte, quindi inizia a mescolare questi due ingredienti con una frusta, finché non saranno completamente amalgamati. A questo punto, incorpora al composto appena preparato una presa di sale e la farina 00 che verserai a pioggia, sempre continuando a mescolare. Altrimenti rischi che si formino i grumi. Una volta ottenuto un impasto liscio ed omogeneo, copri il tutto con la pellicola trasparente e metti in frigorifero a riposare per un’oretta.

Trascorso il tempo indicato, togli dal frigo il contenitore e rimuovi la pellicola, quindi posizionala vicino al fornello. Ungi ora una padella antiaderente (meglio se una piastra in ghisa) con un filo di olio. Per fare in modo che tutta la superficie sia unta a sufficienza, fatti aiutare con un pezzo di carta assorbente.

Scalda ora la pentola e, mantenendo sempre una fiamma vivace, versa un minestro da cucina di impasto nel centro della padella. Fai in modo, poi, che la pastella ricopra in modo omogeneo tutta la superficie della pentola. Una volta che la base si sarà cotta a dovere (te ne accorgi perché si stacca facilmente dalla padella) cuoci anche l’altro lato allo stesso modo. Una volta che entrambi i lati sono cotti, togli la crepe dal fuoco e riponila sopra ad un piatto.

Prosegui in questo modo con il resto dell’impasto finché non sarà terminato.

Come preparare le crepes dolci

La ricetta per le crepes dolci è molto simile a quella per la versione salata che abbiamo appena visto. I passaggi della preparazione sono i medesimi. L’unica attenzione che bisogna avere, riguarda le materie prime necessarie.

Ingredienti:

  • uova, 3
  • latte, 500 ml
  • farina, 250 gr
  • olio, un filo
  • sale, una presa
  • zucchero a velo, q.b.

Preparazione:

Versa in una ciotola abbastanza capiente il latte, le uova e la farina a pioggia, quindi mescola fino ad ottenere una pastella liscia, omogenea e priva di grumi. A questo punto ricopri il recipiente con della pellicola trasparente e metti a riposare il tutto in frigorifero per almeno un’oretta.

Trascorso il tempo indicato, togli il contenitore dal frigo e versa un mestolo di impasto sopra ad una padella che avrai precedentemente unto con un filo di olio. Non appena un lato sarà abbastanza cotto da staccarsi dal fondo, capovolgi la crepe e cuocila anche nell’altro lato. Prosegui in questo modo fino al completo esaurimento dell’impasto. Prima di servire, ricopri i tuoi dessert con abbondante zucchero a velo.

Foto di Elly Fairytale da Pexels

OffertaBestseller No. 1
Excelsa Amica Crepiera con Tiracrepes, Alluminio, Nero, 24 cm
Padella ideale per la preparazione di crepes; Realizzata in alluminio con rivestimento interno antiaderente
15,30 EUR 10,00 EUR
OffertaBestseller No. 2
Moneta Etnea Piastra, Alluminio Antiaderente Effetto Pietra, Nero, 24 cm
Alluminio alto spessore fondo 4 mm; Rivestimento hardoise effetto pietra rinforzato con particelle minerali
37,94 EUR 18,99 EUR

Ultimo aggiornamento 2021-06-17 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

Condividi:

Casetta per uccellini: come attirarli in giardino?

Se a casa hai a disposizione un piccolo angolo verde, come un terrazzo o un giardino, ti sarà sicuramente capitato di pensare a installare una casetta per uccellini.

A me, personalmente, è sempre piaciuta l’idea di creare un punto di riposo e di ristoro per i volatili di passaggio. Ma anche per le mamme che stanno ancora covando le uova e hanno bisogno di sentirsi protette. E’ così che quest’anno, dopo i vari lavori di giardinaggio, ne ho acquistata una.

Ma come si sceglie una casetta per gli uccellini? Qual’è il posto migliore dove posizionarla in giardino? E come fare per attirarli nel proprio giardino? Lo scopriamo di seguito.

Come scegliere la posizione perfetta in giardino?

Prima di acquistare una casetta per uccelli è bene identificare la tipologia di volatili che si ha intenzione di attirare. Questi animali, infatti, sono molto esigenti riguardo al posto dove posizionare il proprio nido. Un’abitazione dal design fighissimo, quindi, potrebbe non essere gradita se non è della grandezza giusta o con un foro di entrata della misura ideale.

Lo stesso discorso vale anche per la location. Alcuni “uccelli da cortile” amano stare all’aperto, mentre altri preferiscono una posizione più riparata, meglio se tra gli alberi, dove poter deporre con tranquillità le proprie uova.

Quale modello scegliere?

Come abbiamo potuto capire, quindi, ogni volatile è fatto a modo suo e ha le sue preferenze. Ma qual’è il modello da acquistare, quindi? Ecco di seguito quelli più diffusi, suddivisi sulla base della tipologia di uccellino:

  • casetta per uccellini che pende da un ramo, particolarmente indicata per cince e scriccioli;
  • casetta sopra ad un palo, ideale per attirare rondini e uccelli azzurri;
  • casetta da mettere sopra ad un ramo per pettirossi, picchi e gufi rossi

Dove posizionare la casetta per gli uccellini?

Passiamo ora al nocciolo cruciale della questione, ossia dove posizionare la casetta per gli uccellini. Una volta che avrai deciso l’angolo del giardino o del balcone da destinare al ristoro dei volatili, è indispensabile collocarla nell’angolazione giusta. In questo modo, infatti, potranno correre al riparo al suo interno molto velocemente e proteggere i propri piccoli in assoluta tranquillità.

La cosa migliore sarebbe quella di appendere la casetta di nidificazione per gli uccellini dal ramo, lasciandola comunque penzolare ad almeno un metro e mezzo da terra. E, preferibilmente, lontano dal tronco, così sarà protetta dall’attacco di gatti o altri piccoli predatori.

Il foro di ingresso dell’abitazione deve avere almeno un metro di spazio attorno a sé. Così per i volatili risulterà più semplice riuscire a far volare gli insetti all’interno del nido.

Grande attenzione deve essere fatta nei confronti del vento. L’accesso alla casetta per uccellini, deve essere posizionato distante dall’angolazione di vento prevalente. Nelle regioni più fredde è consigliabile posizionare la facciata verso sud-sud est, in modo che rimanga per quanto più tempo possibile esposta al sole.

Quando allestire un nido artificiale?

Qual’è il periodo migliore per preparare la tua casetta per uccellini in giardino o in balcone? Sicuramente poco prima dell’inizio della primavera. Meglio ancora se durante il mese di marzo, periodo in cui i volatili iniziano a cercare la loro anima gemella con cui accoppiarsi. E, di conseguenza, a breve avranno bisogno di un nido dove deporre le uova.

In questi casi una buona regola è quella di attrezzarsi in anticipo e posizionare la casetta per uccellini qualche settimana prima, cosicché i volatili che gironzolano vicino a casa tua iniziano ad abituarsi a questo novità.

Il materiale più diffuso con cui vengono realizzate è in legno. A tal proposito consiglio di evitare l’utilizzo di vernici o solventi chimici la cui puzza, altrimenti, terrebbe distante i volatili. Se proprio indispensabile, comunque, la vernice va utilizzata solo nelle pareti esterne e stesa qualche giorno prima dell’installazione in modo che l’odore sia svanito.

I trucchi per un casetta perfetta

Nel caso in cui il modello che hai acquistato ne fosse sprovvisto, ti consiglio di coprire il nascondiglio con una chiusura a tettuccio, in modo da evitare anche ai predatori più intelligenti di entrare con le zampe nel nido.

Un altro consiglio utile da adottare in questi casi, è quello di realizzare tre o quattro fori con un trapano nel pavimento della casetta per uccellini. In questo modo potrai evitare eventuali ristagni di acqua provocati da forti temporali. Ottima anche l’idea di posizionare sul tetto una striscia di gomma impermeabile.

Cosa mettere nella mangiatoia per gli uccellini?

Anche qui non esiste una risposta che vada bene per tutti. Diciamo piuttosto che la scelta della tipologia di cibo da mettere nella mangiatoia della casetta per uccellini sarà determinante per l’arrivo di una specie di uccellino rispetto ad un’altra.

Ecco quali sono gli alimenti da scegliere in base agli uccellini che vuoi attirare:

  • semi di canapa e mais tritato per fringuelli, cardellini e verdoni;
  • semi di girasole per fringuelli, cinciallegre e verdoni;
  • frutta secca per le cince;
  • frutta fresca per pettirossi, cinciallegre, tordi e merli;
  • grasso e carne per pettirossi, cince, tordi e merli

Foto di Brian Forsyth da Pexels

Bestseller No. 1
Windhager Silo Garden, mangiatoia, casetta, distributore di Cibo per Uccelli, 06911, Naturale
In legno massiccio piallato con superficie fiammata; Un'ampia vetrata permette il controllo del livello di alimentazione
11,99 EUR
OffertaBestseller No. 2
Rayher, 62414000, casetta per uccelli in legno FSC Mix Credit, 13,5 x 7,5 x 10 cm
Casetta per uccellini; Materiale: legno; Dimensioni: 11 x 6 cm; Facile da usare
7,47 EUR 5,81 EUR
OffertaBestseller No. 4
Artemio - Casetta per Gli Uccellini, in Legno, 7,5 x 7 x 14 cm, Colore: Beige
Casetta in legno; Decorazione per la casa.; 7,5 cm x 7 cm x 14 cm.
6,99 EUR 6,73 EUR
Bestseller No. 5
Kingfisher, casetta per Uccelli in Legno
Stazione di nidificazione per uccelli; Ideale per giardini di ogni dimensione; Dimensioni: 16,5 cm di profondità x 16,5 cm di altezza x 14 cm di lunghezza
14,49 EUR

Ultimo aggiornamento 2021-06-17 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

Condividi: