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Basilico in vaso: i 10 trucchi per tenerlo in vita a lungo

Il basilico in vaso è una pianta aromatica che generalmente fa capolino nei balconi delle nostre case con l’arrivo della bella stagione. E, d’altronde, se si è degli amanti della buona cucina, non si può di certo fare a meno di un sapore così fresco e genuino per i nostri piatti estivi.

Eppure, nonostante la coltivazione di questa pianta possa sembrare molto semplice in un primo momento, basta un attimo che le foglie diventino gialle e che si secchino irrimediabilmente. Ecco di seguito, quindi, i 10 trucchi per tenere in vita a lungo il basilico in vaso.

1. Dividere le piantine

Se il tuo obiettivo è quello di avere questo ingrediente a disposizione per tutta l’estate acquistando solo una pianta di basilico in vaso, ti consiglio di trasferire il contenuto del recipiente con cui l’hai acquistato in un altro più consono. Prima di effettuare questo passaggio, però, sarebbe meglio dividere la terra in modo che per ogni zolla ci siano due o tre piantine.

Questo vegetale, infatti, tende a crescere in modo molto rigoglioso. Ti basterà piantare ogni zolletta in un vaso con del terriccio naturale per veder crescere moltissime nuove foglie nel giro di pochi giorni. L’unica attenzione è quella di tenere una distanza di circa 10 centimetri.

LEGGI ANCHE: Trapiantare una pianta da vaso a terra: come fare?

2. Il vaso

Se hai acquistato il tuo basilico in vaso al supermercato o dal vivaio poco cambia. Grande attenzione deve essere posta al vaso. Una volta arrivati a casa, sarebbe meglio trasferire la pianta in un recipiente in terracotta, meglio se sopra ad una base di argilla espansa (che aiuta ad evitare il ristagno di acqua).

3. Quanta acqua?

Non esiste una regola fissa. Bisogna andare a occhio. Ma, soprattutto, verificare la situazione della terra prima di bagnarla. Sporcati il dito e tasta il terreno. Se è ancora umido, allora puoi aspettare ad abbeverare la piantina. Se è secco, invece, è bene dosare l’acqua. A tal proposito, meglio un po’ di acqua tutti i giorni che annegare il basilico in vaso una volta a settimana. In questi caso

4. Quando innaffiare il basilico in vaso?

Il momento migliore della giornata per innaffiare il basilico in vaso è la mattina, perché l’aria è ancora fresca e la pianta assorbirà  solo la quantità necessaria, senza rischiare di bruciare le radici. In questi casi, va benissimo utilizzare un tradizionale innaffiatoio. Ma, in caso, anche un nebulizzatore va bene ugualmente.

5. Eliminare i sottovasi

Uno dei pericoli più rischiosi per la vita delle piante sono i sottovasi. In particolare modo per il basilico in vaso. Altrimenti rischierai che l’acqua ristagni nel fondo e che le radici della nostra pianta aromatica marciscano nell’arco di qualche giorno.

6. Terriccio

Per mantenere in vita a lungo la nostra pianta aromatica sarebbe meglio aggiungere alla terra almeno una volta ogni dieci giorni del concime organico (qui puoi trovare l’approfondimento Compost fai da te: come realizzarlo in casa?). In questo modo donerai gradualmente alla terra le sostanze nutritive necessarie a far crescere rigoglioso il basilico in vaso.

7. Esposizione

La scelta dell’esposizione è fondamentale affinché la nostra pianta aromatica sopravviva a lungo. Se scegli di metterla dentro casa, quindi, è preferibile scegliere una posizione luminosa. Se, invece, decidi di optare per il balcone o il giardino, allora meglio un posticino ombreggiato e distante dalle correnti di aria.

8. Togliere i fiori

Fai attenzione ad eliminare i fiori non appena escono. A meno che la tua idea non sia quella di utilizzare la pianta per creare dei semi da coltivare la prossima stagione, devi recidere i fiori del basilico in vaso. In questo modo cresceranno in modo rigoglioso solo le foglie.

9. Protezione dalle lumache

Le lumache adorano il basilico. La cosa migliore per difendere la nostra pianta aromatica dall’incursione di questi animali, è quella di mettere in superficie uno strato di guscio d’uovo sbriciolato (ma non troppo!). Facendo così, la lumaca si taglierà  con i bordi e, di conseguenza, si allontanerà , lasciando in pace le foglie.

10. Quali foglie togliere?

Veniamo ora all’aspetto che riguarda le foglie: meglio togliere prima quelle sotto o quelle sopra? L’ideale sarebbe recidere partendo dall’alto. In questo modo, la pianta sarà  comunque propensa a rinfoltire le foglie dalla base.

Foto di monicore da Pexels

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Casetta per uccellini: come attirarli in giardino?

Se a casa hai a disposizione un piccolo angolo verde, come un terrazzo o un giardino, ti sarà sicuramente capitato di pensare a installare una casetta per uccellini.

A me, personalmente, è sempre piaciuta l’idea di creare un punto di riposo e di ristoro per i volatili di passaggio. Ma anche per le mamme che stanno ancora covando le uova e hanno bisogno di sentirsi protette. E’ così che quest’anno, dopo i vari lavori di giardinaggio, ne ho acquistata una.

Ma come si sceglie una casetta per gli uccellini? Qual’è il posto migliore dove posizionarla in giardino? E come fare per attirarli nel proprio giardino? Lo scopriamo di seguito.

Come scegliere la posizione perfetta in giardino?

Prima di acquistare una casetta per uccelli è bene identificare la tipologia di volatili che si ha intenzione di attirare. Questi animali, infatti, sono molto esigenti riguardo al posto dove posizionare il proprio nido. Un’abitazione dal design fighissimo, quindi, potrebbe non essere gradita se non è della grandezza giusta o con un foro di entrata della misura ideale.

Lo stesso discorso vale anche per la location. Alcuni “uccelli da cortile” amano stare all’aperto, mentre altri preferiscono una posizione più riparata, meglio se tra gli alberi, dove poter deporre con tranquillità le proprie uova.

Quale modello scegliere?

Come abbiamo potuto capire, quindi, ogni volatile è fatto a modo suo e ha le sue preferenze. Ma qual’è il modello da acquistare, quindi? Ecco di seguito quelli più diffusi, suddivisi sulla base della tipologia di uccellino:

  • casetta per uccellini che pende da un ramo, particolarmente indicata per cince e scriccioli;
  • casetta sopra ad un palo, ideale per attirare rondini e uccelli azzurri;
  • casetta da mettere sopra ad un ramo per pettirossi, picchi e gufi rossi

Dove posizionare la casetta per gli uccellini?

Passiamo ora al nocciolo cruciale della questione, ossia dove posizionare la casetta per gli uccellini. Una volta che avrai deciso l’angolo del giardino o del balcone da destinare al ristoro dei volatili, è indispensabile collocarla nell’angolazione giusta. In questo modo, infatti, potranno correre al riparo al suo interno molto velocemente e proteggere i propri piccoli in assoluta tranquillità.

La cosa migliore sarebbe quella di appendere la casetta di nidificazione per gli uccellini dal ramo, lasciandola comunque penzolare ad almeno un metro e mezzo da terra. E, preferibilmente, lontano dal tronco, così sarà protetta dall’attacco di gatti o altri piccoli predatori.

Il foro di ingresso dell’abitazione deve avere almeno un metro di spazio attorno a sé. Così per i volatili risulterà più semplice riuscire a far volare gli insetti all’interno del nido.

Grande attenzione deve essere fatta nei confronti del vento. L’accesso alla casetta per uccellini, deve essere posizionato distante dall’angolazione di vento prevalente. Nelle regioni più fredde è consigliabile posizionare la facciata verso sud-sud est, in modo che rimanga per quanto più tempo possibile esposta al sole.

Quando allestire un nido artificiale?

Qual’è il periodo migliore per preparare la tua casetta per uccellini in giardino o in balcone? Sicuramente poco prima dell’inizio della primavera. Meglio ancora se durante il mese di marzo, periodo in cui i volatili iniziano a cercare la loro anima gemella con cui accoppiarsi. E, di conseguenza, a breve avranno bisogno di un nido dove deporre le uova.

In questi casi una buona regola è quella di attrezzarsi in anticipo e posizionare la casetta per uccellini qualche settimana prima, cosicché i volatili che gironzolano vicino a casa tua iniziano ad abituarsi a questo novità.

Il materiale più diffuso con cui vengono realizzate è in legno. A tal proposito consiglio di evitare l’utilizzo di vernici o solventi chimici la cui puzza, altrimenti, terrebbe distante i volatili. Se proprio indispensabile, comunque, la vernice va utilizzata solo nelle pareti esterne e stesa qualche giorno prima dell’installazione in modo che l’odore sia svanito.

I trucchi per un casetta perfetta

Nel caso in cui il modello che hai acquistato ne fosse sprovvisto, ti consiglio di coprire il nascondiglio con una chiusura a tettuccio, in modo da evitare anche ai predatori più intelligenti di entrare con le zampe nel nido.

Un altro consiglio utile da adottare in questi casi, è quello di realizzare tre o quattro fori con un trapano nel pavimento della casetta per uccellini. In questo modo potrai evitare eventuali ristagni di acqua provocati da forti temporali. Ottima anche l’idea di posizionare sul tetto una striscia di gomma impermeabile.

Cosa mettere nella mangiatoia per gli uccellini?

Anche qui non esiste una risposta che vada bene per tutti. Diciamo piuttosto che la scelta della tipologia di cibo da mettere nella mangiatoia della casetta per uccellini sarà determinante per l’arrivo di una specie di uccellino rispetto ad un’altra.

Ecco quali sono gli alimenti da scegliere in base agli uccellini che vuoi attirare:

  • semi di canapa e mais tritato per fringuelli, cardellini e verdoni;
  • semi di girasole per fringuelli, cinciallegre e verdoni;
  • frutta secca per le cince;
  • frutta fresca per pettirossi, cinciallegre, tordi e merli;
  • grasso e carne per pettirossi, cince, tordi e merli

Foto di Brian Forsyth da Pexels

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Come coltivare patate in casa?

Hai deciso di coltivare le patate in casa ma non sai da che parte iniziare? Allora sei capitato nel posto giusto. Quello che andremo a scoprire oggi è come far crescere questo tubero nell’orto. E, se non hai a disposizione uno spazio verde, poco importa. Va bene anche in vaso. Ma vediamo come fare.

Come coltivare le patate nell’orto?

Coltivare le patate nell’orto è davvero molto semplice e richiede pochissime accortezze. Una volta che avrai piantato i tuberi nella terra, infatti, avrai solo da occuparti dell’irrigazione e del rincalzo.

Il primo rincalzo viene effettuato di norma dai 15 ai 20 giorni dopo la semina e, più nello specifico, quando compariranno le prime due foglioline verdi. Il tuo compito è quello di coprirle rincalzandole con un po’ di terra. In questo modo potrai eliminare le prime erbe infestanti e obbligherai la pianta ad allungare il suo stelo e, di conseguenza, ad aumentare la sua produzione di patate.

Il secondo rincalzo verrà effettuato dopo circa 30 giorni e prevede che sopra al seme vengano posizionati circa 30 centimetri di terra. In questo modo i tuberi che crescono nel sottosuolo verranno protetti da eventuali raggi del sole.

Come si prepara il terreno per la semina delle patate?

Prima di procedere con la semina di questo tubero, è bene preparare il terreno, per agevolare la crescita delle piante e la produzione di questi diffusissimi vegetali.

La cosa migliore da fare in questi casi è quella di smuovere il terreno con l’aiuto di una vanga, soprattutto se troppo impaccato o secco. Ridurlo in zolle più soffici, sicuramente aiuterà alla crescita delle radici.

Per ottenere una resa migliore, ti consiglio di svolgere questa operazione almeno un mese prima della semina. Aggiungere dello stallatico maturo alle zolle, aiuterà la terra ad assorbire i nutrienti giusti per lo sviluppo delle piante.

Come coltivare le patate in vaso?

Coltivare le patate in vaso è davvero molto semplice e ti permette di ottenere una produzione rigogliosa e del tutto bio. Ma qual’è il sistema migliore per far crescere queste piante senza troppa fatica?

Innanzitutto è indispensabile recuperare un vaso da almeno 50 lt. Le dimensioni sono molto importanti in questo caso, poiché la crescita delle patate avviene sotto terra. Un recipiente troppo piccolo, potrebbe quindi comprometterne la produzione.

Una volta recuperato il recipiente, versa nel fondo circa 3 centimetri di argilla espansa, quindi riempilo per un quarto di terriccio. A questo punto non ti rimane che piantare le piantine mantenendo una distanza tra loro di circa 35 cm. Innaffia poi per bene. Non dimenticare di seguire anche in questo caso le indicazione del rincalzo che ti ho segnalato nel precedente paragrafo. Nel caso di coltivazione in vaso, potrai aggiungere del terriccio.

Come si piantano le patate germogliate?

Coltivare le patate germogliate è davvero molto semplice. Tieni come riferimento la grandezza di ogni singolo tubero: se ne hai uno abbastanza grande (almeno 50 grammi di peso) puoi dividerlo ricordandoti, però, che in ogni pezzo devono esserci sempre almeno due gemme.

I tuberi devono essere posizionati nel terreno facendo attenzione che i germogli puntino verso l’alto. Fatti poi aiutare da una zappa per tracciare un solco abbastanza profondo (10 centimetri vanno benissimo). Posiziona quindi le patate mantenendo tra loro una distanza di circa 25/30 cm l’una dall’altra.

Tra una fila e l’altra, ricorda di tenere una distanza di almeno 70 centimetri, altrimenti non avrai lo spazio (e la terra) necessario per fare il rincalzo. Non dimenticare, inoltre, che le patate crescono sotto terra e, pertanto, una coltivazione troppo fitta potrebbe portare a una minore circolazione di aria tra le piante ed una conseguente formazione di malattie.

Che tipo di concime si usa per le patate?

Se vuoi coltivare le patate in modo biologico e, quindi, il tuo obiettivo è quello di fare in modo che il terreno sia rigoglioso senza l’impiego di additivi chimici, puoi utilizzare come fertilizzante del compost fai da te oppure dello stallatico maturo (va bene sia equino che bovino). L’humus di lombrico è un’altra alternativa che dà ottimi risultati.

Per aumentare le quantità di potassio del terreno, invece, puoi utilizzare della cenere di legna (ma in quantità moderate), stallatico pellettato oppure il concime di borlanda.

Se ti dovessi accorgere che la pianta ha delle specifiche carenze, invece, puoi farti aiutare con del solfato di potassio e magnesio oppure delle farine di roccia.

Come si fa a capire quando si possono raccogliere le patate?

Per capire se la nostra produzione di patate è pronta, il trucco è quello di controllare la buccia. Se strofinandola non si stacca, allora significa che i tuberi sono pronti.

Un altro sistema per capire se è arrivato il momento giusto per procedere con la raccolta, è quello di controllare la pianta: se inizia ad ingiallire, significa che gli ortaggi sono abbastanza maturi per essere tolti dal terreno.

Foto di Kristina Paukshtite da Pexels

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Compost fai da te: come realizzarlo in casa?

Il compost fai da te è un ottimo sistema per trasformare moltissimi rifiuti che produciamo tutti i giorni in cucina in un ottimo concime organico da dare alle nostre piante.

Ma come si può realizzare in casa? Quali sono i materiali da utilizzare e quali, invece, è meglio evitare? E’ meglio acquistare una compostiera oppure realizzarne una fai da te?

Come fare il compost fai da te?

Il compost fai da te è un modo molto semplice ed immediato per riciclare i rifiuti alimentari che scartiamo ogni giorno in cucina e trasformarli in un eccellente concime naturale per le piante del giardino o del balcone.

Ma quali sono gli elementi che possiamo compostare? Vanno benissimo per l’occasione:

  • resti vegetali: foglie di insalata, bucce di patate e carote, avanzi di zuppe e minestre;
  • fondi di caffè;
  • pane raffermo;
  • bustine di the o foglie di tisane;
  • paglia;
  • residui di potatura;
  • foglie secche;
  • stoffe naturali (cotone, lino, lana, canapa);
  • fazzoletti di carta

E’ possibile gettare nella compostiera, ma con molta più moderazione, anche:

  • gusci d’uovo
  • piccole quantità di cenere
  • lettiere di cane e gatto (se sani e privi di patologie);
  • ossa sminuzzate;
  • materiali con olii essenziali (come agrumi o aghi di pino)

LEGGI ANCHE: Trapiantare una pianta da vaso a terra: come fare?

Cosa non va nel compost?

Se la tua idea è quella di realizzare un compost fai da te, devi comunque tenere a mente che ci sono elementi che dovrebbero essere evitati. E, quindi, non potrai riciclarli per il tuo terriccio organico.

Mi sto riferendo a materiali come:

  • vetro;
  • plastico;
  • lattine;
  • qualsiasi materiale trattato con vernici o colle;
  • carta patinata o stampata

Quanto tempo ci vuole per fare il compost?

Il compost fai da te è un’operazione che richiede una buona dose di pazienza. Se la tua idea è quella di gettare i materiali nel luogo preposto e sperare che dopo una settimana il tuo terriccio organico sia pronto per essere usato, ti stai sbagliando di grosso.

Il tempo necessario affinché i batteri, le muffe e gli insetti trasformino i nostri alimenti in ottimo concime naturale è di almeno 6 mesi. Ma le tempistiche potrebbero aumentare in modo esponenziale (fino a 9 o 12 mesi) in base alla tipologia di materiali utilizzati e alle loro dimensioni.

Come accelerare il compost?

Esistono dei trucchi molto semplici che possono aiutarti ad accelerare il compost fai da te e a fare in modo che si riduca il tempo di maturazione del concime organico:

  1. Le dimensioni dei materiali: cerca di sminuzzare il più possibile i resti alimentari che vuoi compostare;
  2. Proporzione secco e umido: se i materiali dovessero essere troppo umidi (come nel caso degli avanzi di cibo), aggiungi foglie o segatura non trattata. In caso contrario, ti consiglio di innaffiare con dell’acqua e mescolare. La proporzione migliore è di 2 parti umido e 1 di secco;
  3. Tieni chiuso il coperchio o, in alternativa, copri l’ultimo strato con del materiale secco;
  4. Utilizza degli acceleratori naturali

Come evitare l’odore della compostiera?

Dal momento che nella compostiera andremo a versare alimenti naturali che dovranno marcire prima di trasformarsi in concime organico, è indispensabile mettere in preventivo che quale odore ci sarà .

La soluzione migliore è quella di posizionare la compostiera in un luogo che non dia troppo fastidio. Come, ad esempio, un angolo del giardino o uno spazio del balcone non troppo vicino alle finestre.

Nel caso in cui la puzza dovesse diventare difficile da tollerare, ti consiglio di fare attenzione alle proporzioni che citavo prima. Ossia due parti di umido e una di secco. All’occorrenza, quindi, aggiungi foglie secche e legnetti oppure innaffia con dell’acqua.

Quali compostiere utilizzare?

Esistono diverse tipologie di compostiere da utilizzare per l’occasione. Prima di procedere all’acquisto, tuttavia, è bene verificare quale sia il modello migliore in base alle proprie esigenze.

Compostiera da giardino

In materiale plastico

Le compostiere da giardino in materiale plastico sono quelle più diffuse in commercio. La loro forma è molto simile a quella di un cassonetto e l’apertura è posta sulla parte superiore. La posizione migliore in cui metterla è in luogo non troppo esposto al sole in estate (altrimenti rischierai che si secchi tutto con le alte temperature) e in un posto mite in inverno (altrimenti i microrganismi non potranno procedere con la loro attività).

In legno

Si tratta di un cassone realizzato completamente in legno, al cui interno si possono gettare gli elementi da compostare. L’unica pecca di questo box è che non è dotata di coperchio e, di conseguenza, è necessario ricoprire sempre il tutto con dei sacchi in tela o con del materiale secco, onde evitare incursioni di animali.

Compostiera da balcone

Le compostiere da balcone sono generalmente in materiale plastico ma differiscono da quelle per il giardino per le dimensioni piuttosto contenute. Prima di posizionare il box in terrazzo, è opportuno valutare la possibilità di mettere un sottovaso, in modo da evitare eventuali perdite di liquidi provenienti dagli avanzi di cibo o, comunque, da materiale umido.

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Piantare tulipano in vaso o a terra: come fare?

La nostra rubrica di giardinaggio prosegue e, dopo aver parlato di come Trapiantare una pianta da vaso a terra, oggi ci focalizziamo su un fiore che spesso abbellisce e dà colore alle nostre case.

Quello che andiamo a scoprire oggi è come piantare un tulipano in vaso o a terra. Devi sapere, infatti, che bastano solo poche e semplici accortezze per veder fiorire questo bellissimo bulbo anno dopo anno. E senza fare troppa fatica. Ma vediamo come.

Quando si piantano i bulbi di tulipano?

Partiamo innanzitutto dall’identificazione del periodo perfetto per piantare un tulipano, ossia l’autunno. Certo, tu magari con la fine di febbraio ne vedi moltissimi dal fiorista o nei vivai, ma devi sapere che per ottenere una buona fioritura, è necessario prendersi per tempo.

Una volta che avrai deciso la destinazione del fiore, che sia in vaso o a terra, e procedere interrando il bulbo in un periodo che va da ottobre a dicembre. Mi raccomando, è importante effettuare questo procedimento prima che arrivino le gelate. Soprattutto se la tua intenzione è quella di posizionarlo in giardino. Altrimenti rischierai che con le basse temperature il fiore non farà in tempo ad attecchire al suolo.

Il mio consiglio è quello di scegliere il periodo di luna crescente del mese di novembre. In questo modo agevolarti il perfetto adattamento del bulbo al suolo e la sua crescita.

Come piantare i bulbi di tulipano in vaso?

Se hai deciso di piantare il tulipano in vaso, ti suggerisco di scegliere una posizione della casa abbastanza soleggiata. Soprattutto se poi hai intenzione di lasciarlo in balcone.

Prendi un vaso, meglio se in terracotta e con un foro nel fondo. Prepara ora un mix con del terriccio, la sabbia e un po’ di torba. A questo punto, aggiungi al composto appena realizzato un po’ di concime organico.

Versa ora nel fondo del vaso uno strato di argilla espansa (vanno bene anche solo un paio di centimetri). In questo modo eviterai i ristagni di acqua nel fondo del recipiente che contribuiscono solo a far marcire le radici. Aggiungi poi il composto a base di terriccio appena preparato fino ad arrivare a metà del contenitore.

Prendi ora il bulbo e adagialo con delicatezza sul terriccio, facendo attenzione che la punta sia sempre rivolta verso l’alto. E che la profondità nel quale lo stai posizionando sia pari al doppio della sua altezza. Poi ricopri il tutto con il composto di terra rimanente e innaffia per bene.

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Come si conservano i bulbi dei tulipani?

Quando i tulipani avranno completato il loro ciclo di fioritura e ti accorgi che le foglie sono ormai appassite, estrai il bulbo dal terreno e taglia il gambo del fiore. Pulisci per bene il bulbo e mettilo ad asciugare. Custodiscilo poi all’interno di una scatola o, comunque, in un posto fresco e asciutto fino al prossimo autunno.

Come piantare i bulbi di tulipano in giardino?

Nel caso avessi a disposizione un piccolo spazio verde a casa, invece, puoi sempre pensare di piantare i tulipani a terra. In questo modo, potrai assicurarti delle aiuole molto fiorite in primavera. Ma come si fa in questi casi?

La soluzione più utile per piantare un tulipano in giardino è quella di preparare innanzitutto la terra. Smuovila per bene, meglio se con l’aiuto di una zappa. So che sarà faticoso, ma cerca di fresare quanto più terreno possibile. Questo fiore non ha radici lunghe, ma la sua crescita attorno ad un terreno morbido risulterà molto più semplice.

Posiziona nel fondo della buca del concime organico, quindi adagia il bulbo con delicatezza, ricordandoti di tenere la punta sempre verso l’alto. A questo punto, ricopri il tutto con la terra e innaffia. Durante questo procedimento, fai attenzione a fare in modo che il fiore non venga ricoperto da più di 10 cm di terra, altrimenti farà fatica a fiorire.

Come curare una pianta di tulipani?

Una volta che avrai piantato il tuo tulipano, non ti rimane che adottare solo alcune accortezze che ti permetteranno di farlo crescere in buona salute. E, ovviamente, anche di farlo fiorire in tutta la sua bellezza.

Quando innaffiarlo?

Il primo punto riguarda l’acqua. O, meglio, quante volte innaffiare questo bellissimo fiore onde evitare che marcisca o muoia disidratato. Ebbene, qui c’è una piccola distinzione da fare. Nel caso in cui tu abbia piantato il tuo bulbo a terra, non dovrai preoccuparti più di tanto. Il fiore, infatti, acquisirà i nutrimenti di cui ha bisogno dal terreno e dalla pioggia. Ovvio è che, se ti accorgi che si sta attraversando un periodo di siccità, forse è meglio aiutarlo a sopravvivere dandogli un po’ di acqua in modo da mantenere la terra morbida.

Nel caso in cui, invece, avessi provveduto a piantare il tulipano nel vaso, ti consiglio di fare attenzione a non innaffiarlo più di due volte alla settimana. Un altro consiglio molto utile in questi casi è quello di assicurarsi che non rimangano ristagni di acqua nel fondo. A tal proposito, ti suggerisco di svuotare il sottovaso dall’acqua fuoriuscita al termine di ogni innaffiatura.

Quando concimare?

Passiamo poi al fattore riguardante il concime. Questo composto, sia esso di origine organica o chimica, può aiutare la crescita e la fioritura dei fiori. Tuttavia, è bene sapere che, come in tutte le cose, il troppo stroppia. Evita, quindi, di sommergere il bulbo da strati di concime. Ma anche di continuare ad aggiungere queste sostanze nutritive al terriccio ogni settimana.

La cosa migliore sarebbe quella di aiutare la crescita della pianta in primavera, prima e durante la fioritura del bulbo. E, se ne hai la possibilità, dagli come nutrimento un compost fai da te domestico che puoi tranquillamente ottenere dagli scarti vegetali.

La scelta del vaso

Se la tua idea è quella di piantare il tulipano in vaso, dovrai fare attenzione a quale contenitore scegliere. Il primo dettaglio da non trascurare riguarda le dimensioni. Un recipiente troppo piccolo, infatti, rischia di non far respirare adeguatamente il bulbo. E, di conseguenza, rischierà di morire a causa di mancanza di nutrimenti.

Il secondo dettaglio riguarda il materiale. Io, ad esempio, a casa ho diversi modelli ma preferisco usare sempre un vaso in terracotta. a differenza di quello di plastica, infatti, risulterà sicuramente più pesante, ma credo che riesca a riparare al meglio la terra (e, di conseguenza, anche il fiore), da eventuali escursioni termiche troppo marcate.

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Foto di Alesia Kozik da Pexels

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Trapiantare una pianta da vaso a terra: come fare?

Hai dei fiori nel balcone e vorresti trasferirli in un’aiuola o nel giardino di casa? Allora sei capitato nel posto giusto. Quello che andiamo a scoprire oggi è come trapiantare una pianta da vaso a terra.

Non appena l’aria fuori inizia ad essere frizzantina e le giornate iniziano a farsi più calde, mi metto di buona lena e mi dedico almeno una mezz’oretta alla cura delle piante. Come qualche giorno fa, che ho deciso di trasferire la pianta che avevo in balcone direttamente a terra. Ma come fare per evitare brutte sorprese? Ecco alcuni consigli utili.

Quando si trapiantano le piante da appartamento?

Innanzitutto partiamo dall’identificazione del periodo perfetto per trapiantare una pianta. Il consiglio è quello di effettuare questa procedura in primavera, nel momento della sua piena ripresa vegetativa. Da evitare assolutamente i periodi troppo freddi o troppo caldi dell’anno.

Può essere messa a terra una pianta già in fiore? La risposta è sì, ma ti avviso già che nei giorni immediatamente successivi all’operazione potresti notare una perdita di fiori e di foglie. Si tratta di un periodo di stallo del tutto normale che avviene perché ha la necessità di adattarsi ad una situazione e ad un terreno completamente nuovo.

LEGGI ANCHE: Potatura delle rose: come e quando farla

Come trapiantare una pianta in vaso?

Se, come me, hai la necessità di trasferire una pianta che tenevi nel vaso direttamente a terra, ecco alcuni suggerimenti che ti torneranno utili per effettuare l’operazione senza rischiare di danneggiare in qualche modo il vegetale.

Lega la chioma

Questo passaggio è indispensabile soprattutto se hai a che fare con un arbusto pieno di rami. Altrimenti rischierai di spezzare qualche fronda. Il mio consiglio è quello di partire dal basso e di chiudere i rami attorno al tronco (come fai, ad esempio, quando devi chiudere l’albero di Natale). Per fissare la posizione, utilizza un filo non troppo rigido.

Scava una zolla

Scava ora una zolla in grado di contenere le radici della pianta. Non avere troppo fretta durante questo passaggio. Dovrai andare piuttosto in profondità e il risultato che dovrai ottenere sarà un pezzo di terra grande più o meno quanto la chioma. Le dimensioni, ovviamente, possono variare da vegetale a vegetale in base alla sua anzianità e alla specie.

Taglia le radici

Ci sono alcune situazioni in cui alcune radici si possono rompere durante la creazione della zolla. In questo caso, fai attenzione a non strapparle mai ma, piuttosto tieni a portata di mano delle forbici affilate che ti aiutano a fare una recisione netta. Nel caso in cui trovassi dei capillari (radici sottili come fili di cotone), tienili da parte, perché aiuteranno la buona riuscita del trapianto.

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Crea una buca

Nel caso tu non l’abbia già fatto, crea una buca abbastanza grande da contenere la zolla della pianta che vuoi trapiantare. Se hai qualche dubbio sulle sue dimensioni, ti consiglio piuttosto di scavare una decina di centimetri più in profondità piuttosto che fermarsi troppo in anticipo e rischiare che le radici rimangano fuori dal terreno.

Metti la pianta a dimora

A questo punto non ti rimane che riporre la tua pianta dentro la buca. Fai attenzione a fare in modo che il vegetale rimanga bello dritto e che sia ben centrato nel terreno. Ricopri con la terra gli spazi che si sono creati attorno alla zolla, facendo in modo che la terra si compatti per bene. Se necessario, schiaccia con i piedi e tutto il tuo peso il terreno attorno alla pianta. Durante questa fase, infatti, è indispensabile evitare la comparsa di sacche di aria. Una volta ultimato il lavoro, ricorda di innaffiare abbondantemente (versando l’acqua direttamente nella terra).

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Foglie appassite dopo il trapianto

Nei giorni successivi al trapianto è possibile vedere nella pianta delle foglie appassite o la perdita di alcuni fiori. Questa situazione è del tutto normale e non c’è da preoccuparsi particolarmente. Si tratta di stress da trapianto ed è il modo in cui il vegetale dimostra di aver capito il cambio di terreno e di situazione.

Possono essere necessarie fino a due o tre settimane prima che la pianta riesca ad adattarsi al suo nuovo contesto e a ricominciare a produrre fiori e foglie. Nel caso in cui stessi procedendo con la messa a dimora delle piantine da orto, invece, l’appassimento non dovrebbe durare per più di una settimana.

Come evitare lo stress da trapianto

Per evitare che la pianta subisca uno stress da trapianto troppo forte, ti consiglio innanzitutto di scegliere il momento dell’anno più giusto. La messa a dimora durante un mese troppo freddo o, al contrario, in estate durante le giornate più calde, potrebbe risultare un cambiamento troppo pesante per il vegetale.

Un altro consiglio è quello di trapiantare solo piante sane. Qualsiasi tipo di modifica ad un vegetale che è già colpito, ad esempio, da qualche malattia delle foglie, potrebbe rivelarsi essere il colpo di grazia.

Da non dimenticare, inoltre, che le operazioni di trasferimento a terra della piante devono essere svolte con estrema cura, facendo attenzione a manipolare l’arbusto il meno possibile.

A distanza di due o tre settimane dal trapianto, inoltre, è opportuno aiutare la ripresa della pianta attraverso la somministrazione di un integratore (come, ad esempio, i biostimolanti) che agevola la sua forza vitale e la stimola nella crescita.

Come concimare dopo il trapianto

Innanzitutto c’è da dire che, per agevolare la ripresa vegetativa della pianta dopo il trapianto, sarebbe opportuno crearle una dimora che la aiuti a riprendersi in fretta. Una volta che hai ammorbidito il terreno con il piccone, realizza una buca grande una volta e mezza la grandezza della zolla.

Nel caso in cui la terra attorno dovesse risultare ancora piuttosto compatta, cerca di ammorbidirla frantumando eventuali zolle e aggiungendo della torba per renderla più leggera. Se il terreno attorno alla pianta è abbastanza soffice, infatti, è più facile che le radici riescano ad assestarsi nella nuova sede.

Posiziona ora nel fondo della buca il concime (meglio se letame maturo, cornunghia o farina d’ossa), quindi copri il tutto con uno strato di terra. Poi metti a dimora la pianta. Nel caso in cui, invece, tu abbia a disposizione del concime chimico granulare, ti consiglio di cospargerlo in superficie quando avrai terminare di trapiantare il vegetale.

Non dimenticare che un buon uso del concime in questa fase del trapianto ti risparmierà moltissima fatica dopo. Anche perché, una volta che la pianta si è ben assestata, penseranno alla gran parte del lavoro la pioggia, il sole, le foglie secche e gli insetti.

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Foto di Maarten van den Heuvel da Pexels

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Potatura rose: come e quando farla

Le rose fanno parte di quella categoria di fiori tra i più diffusi nei giardini e nei balconi. Tuttavia, per fare in modo che ogni anno rifioriscano al meglio del loro splendore, è necessario ricorrere ad alcune accortezze. Come, ad esempio, la scelta del terriccio, la concimazione e, ovviamente, anche la recisione periodica dei rami secchi e dei fiori sfioriti.

Ma come e quando procedere con la potatura delle rose? E’ meglio farlo in estate oppure in inverno? Quali arnesi utilizzare? Ecco alcuni consigli utili per rendere il tuo roseto sempre più rigoglioso.

Quando potare le rose?

Prima di rispondere a questa domanda è giusto cercare di capire quanti anni ha la pianta. Generalmente, infatti, i giardinieri consigliano di non potare le rose nei primi due anni di vita. Questo perché l’arbusto ha la necessità di svilupparsi e di diventare folta. Se, quindi, il tuo roseto è ancora molto giovane, magari aspetta un po’ prima di prendere in mano le forbici.

In linea di massima, tuttavia la potatura delle rose è un impegno che dovrebbe essere fatto in ogni stagione. Durante il periodo invernale per togliere i rami secchi, in quello estivo per eliminare i fiori che sono appassiti e in autunno per rimuovere i boccioli avvizziti. Ma procediamo per gradi.

La potatura invernale

La potatura delle rose in inverno dovrebbe essere fatta mentre la pianta è ancora a riposo e non ha iniziato a far fuoriuscire le prime gemme. Il mese di febbraio, quindi, è perfetto in questo caso.

Recupera delle forbici da potatura e procedi con il taglio netto dei rami secchi e dei fiori appassiti, facendo attenzione a non eliminare anche la parte dove è presente la nuova gemma. E’ preferibile fare un taglio netto, meglio se in obliquo. Da evitare assolutamente gli strappi che potrebbero danneggiare tutta quella parte di arbusto.

La potatura estiva

La potatura delle rose in estate è un passaggio obbligato da fare quando la pianta è ancora in forze e piena di energia. L’obiettivo è quello di eliminare i fiori che ormai sono già appassiti. In questo modo, potrai agevolare una seconda fioritura prima dell’arrivo dell’autunno.

Ci tengo a precisare che questo step non è obbligatorio. Anche se, per quel che riguarda gli arbusti a fiori grandi, è caldamente consigliato.

La potatura autunnale

L’ultimo step da fare si completa con la potatura autunnale delle rose. Dovrebbe essere fatta prima che la pianta inizi a prepararsi per l’arrivo del freddo. In questo caso, ti basterà con un paio di forbici apposite tagliare via le foglie secche e i fiori ormai appassiti del tutto.

Come togliere le rose sfiorite?

Dopo aver visto quali sono i periodi migliori per la potatura delle rose, è giusto entrare nello specifico e quali siano i passi giusti da fare. Onde evitare di commettere qualche danno e rischiare di non vedere la prossima fioritura.

Se le rose sono sfiorite è bene tagliare parte del ramo da cui sono spuntate. Nel caso in cui l’arbusto sia piccolo o, comunque, di dimensioni contenute, puoi potare all’altezza della seconda foglia a partire dal bocciolo. Nel caso in cui, invece, si tratti di un arbusto molto fitto, si può procedere con un taglio più drastico, accorciando fino alla metà del ramo in questione.

Cosa fare con le bacche decorative?

Esistono delle particolari varietà di rose che, una volta che i fiori iniziano ad avvizzire, producono delle bacche decorative dal colore verde. La tonalità di queste palline possono anche mutare con sfumature dorate oppure ambrate con il trascorrere dei giorni.

Nel caso tu voglia avere una pianta che produce molti fiori solo durante i mesi più caldi e avere le bacche solo in inverno, ti consiglio di recidere queste palline. In questo modo, avrai la possibilità di godere di un’eccellente fioritura durante la primavera e l’estate. Potrai sempre lasciare le bacche nei rami con l’arrivo dell’autunno e mantenerle fino alla fine dell’inverno.

Come potare le rose malate?

Le rose possono ammalarsi. Così come succede a moltissime altre piante. Se non si interviene in modo tempestivo, però, l’arbusto si indebolisce e può addirittura morire. Tra le malattie più comuni ci sono:

  • ruggine;
  • ticchiolatura;
  • malbianco (conosciuto anche con il nome di oidio);
  • parassiti;
  • malattie fungine

Come curare le rose con le foglie bucate?

Se ti sei accorto che le foglie della tua pianta di rose sono bucate, non andare in panico. Con tutta probabilità, infatti, la colpa è di uno e più bruchi che l’hanno presa di mira e che la stanno utilizzando come spuntino giornaliero.

Se hai capito che la tua pianta è stata colpita da una di queste problematiche, ti consiglio di iniziare il trattamento più opportuno sin da subito. Ad un’eventuale potatura, potrai pensarci in un secondo momento, quando il roseto sarà guarito.

In questi casi, la cosa migliore da fare è quella di realizzare un composto naturale con mezzo litro di acqua e una dozzina di grani di pepe che dovranno essere ben pestati. A questo punto, mescola bene e metti a riposare il tutto all’interno di un contenitore con lo spruzzino per almeno un paio di ore. Trascorso il tempo indicato, spruzza l’intruglio nelle foglie e nei rami della pianta. Farai scappare i bruchi in un batter d’occhio.

LEGGI ANCHE: Compost fai da te: come realizzarlo in casa?

Come capire se un roseto è morto?

Una delle paure più grandi di chi sta curando delle piante è che queste ultime possano morire. Ti sarà capitato sicuramente di vedere che le foglie dell’arbusto siano diventate marroni, ma questo non sempre significa che sia morto. Il mio consiglio per attenuare i tuoi sospetti è quello di controllare gli steli. Puoi stare tranquillo se il gambo della rosa si presenta solido ma, al tempo stesso, molto flessibile. E al suo interno il colore è verde.

Se ti accorgi che il gambo è particolarmente molle e delicato, invece, ti conviene controllare le radici per verificare in che condizioni siano. Nel caso in cui anche le radici si dovessero presentare piuttosto fragili e troppo morbide, allora significa che la pianta non ce l’ha fatta. E dovrai ricominciare daccapo con una nuova.

Come avere rose sempre fiorite?

Come avere una pianta sempre fiorita e rigogliosa? La cosa migliore è quella di assicurarsi che rimanga sempre ben pulita, facendo attenzione a recidere i rami secchi e i boccioli appassiti o marci.

Queste piccole attenzioni, tra cui la potatura delle rose periodica, sono fondamentali per tenere distante l’arrivo di insetti. Non solo. In questo modo la pianta avrà la possibilità di concentrare tutta la propria energia vitale a produrre nuove gemme. E, magari, ottenere una seconda abbondante fioritura prima dell’arrivo dei mesi più freddi.

Perché le rose non fanno fiori?

La tua pianta potrebbe anche non fare fiori. Prima di andare nel panico, tuttavia, ti consiglio di controllare ciò che è avvenuto negli ultimi mesi. Se, ad esempio, è stata rinvasata o se è stata potata nel periodo sbagliato, potrebbe essere che stia facendo fatica a ripigliarsi.

L’assenza di nutrienti, tuttavia, potrebbe essere un ulteriore motivo per una fioritura poco rigogliosa. Da non dimenticare, inoltre, la posizione della pianta che, se poco esposta al sole, produrrà pochi boccioli. E, infine, anche l’attacco da parte di insetti che possono provocare la morte delle gemme ancora prima che queste sboccino.

Una volta considerate tutte queste variabili, ti consiglio di procedere con gli opportuni rimedi. Ma, anche con la potatura delle rose e, più nello specifico, nei getti ciechi, ossia quei rami che crescono senza produrre una gemma alla fine. Recidere queste parti, infatti, può agevolare una nuova ramificazione e stimolare la crescita di nuovi fiori.

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