Curare animali con farmaci umani: da oggi è possibile

Se hai un animale domestico, sai perfettamente che il costo di medicine, analisi e di vaccini può essere davvero impegnativo. Soprattutto se non è più un cucciolo.

A venire in soccorso delle milioni di famiglie italiane che hanno deciso di adottare un amico a quattro zampe, ci ha pensato il decreto firmato nel corso delle ultime ore dal Ministro della Salute, Roberto Speranza. Grazie a questo intervento, infatti, sarà possibile curare gli animali con i farmaci per umani.

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Cosa dice il provvedimento

Secondo quanto riportato nel nuovo provvedimento, il veterinario ha la possibilità di prescrivere come terapia farmacologica ad un animale ammalato dei medicinali nati per curare gli umani.

L’unica condizione che viene posta come obbligatoria e da cui non si può transigere è “che tale medicinale contenga il medesimo principio attivo del medicinale veterinario”.

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La richiesta delle associazioni animaliste

Erano anni che le associazioni animaliste chiedevano un intervento di questo tipo. Grazie a questa opportunità, infatti, le cure per gli animali domestici saranno garantite in molte più occasioni. E potranno essere intraprese anche dai nuclei familiari che si ritrovano in difficoltà economica.

Basti pensare, infatti, che molto spesso accade che il prezzo di un farmaco veterinario sia di importo esorbitante. Soprattutto se viene rapportato con la stessa medicina (uguale principio attivo e uguale dosaggio) di quella prevista per gli esseri umani.

Molto spesso, infatti, gli importi troppo elevati delle cure per gli animali domestici sono la causa dell’abbandono degli stessi. Una scelta che, comunque, andrà a gravare in un secondo momento sulle strutture che si occupano di cani e gatti. Ma anche sulla comunità in generale.

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L’obiettivo del nuovo decreto

Speranza ha concluso il suo intervento in favore della firma di questo nuovo decreto riguardante la possibilità di curare gli animali con i farmaci umani spiegando che “Prendersi cura sempre meglio della salute degli animali da compagnia, non è solo un gesto d’affetto e di riconoscenza. Significa garantire una importante funzione relazionale e sociale che gli animali svolgono verso gli umani e tutelare la salute seguendo l’ottica One Health, un approccio che tiene insieme il nostro benessere, quello degli animali e quello dell’ambiente”

Foto di Adrianna Calvo da Pexels

La filaria nei cani: sintomi e cura

La filaria nei cani è una gravissima patologia che può colpire i nostri amici a quattro zampe, qualsiasi sia la loro età, razza, peso e genere.

Bisogna fare molta attenzione e proteggere i nostri amati pelosi da questa malattia che, in alcuni casi, può portare anche al decesso. Ma vediamo di seguito come prevenirla, come riconoscerla e come curarla.

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Che cosa è la filariosi?

La filariosi è una malattia provocata da un piccolo verme che prende il nome di Dirofilaria Immitis e che viene immesso nel sangue del nostro amico a quattro zampe attraverso la puntura di una zanzara.

Gli insetti che veicolano questa pericolosa patologia non appartengono ad una specie specifica. La trasmissione, quindi, può avvenire sia attraverso le zanzare diurne che quelle notturne. E, quindi, la possibilità di ricevere una puntura infetta è altissima.

Non appena la zanzara si appoggia nel pelo dell’animale, inizia a nutrirsi e, in contemporanea, inietta la larva della filaria. Questo piccolo verme si sposta nel corpo del nostro amico a quattro zampe attraverso il sangue, diventando giorno dopo giorno sempre più grande, fino a raggiungere lo stadio adulto.

Il suo obiettivo è quello di raggiungere e insediarsi nel cuore e nei vasi cardiopolmonari, dove si stabilisce in pianta stabile finché non viene eliminato da una cura adeguata e presa in tempo.

Quali sono i sintomi della filaria nei cani?

Il contagio può avvenire in qualsiasi momento. Eppure, i primi malesseri non si manifestano subito. E’ possibile, infatti, che il cane inizi ad avvertire i primi disturbi anche dopo 6 mesi dalla puntura della zanzara.

Tuttavia, è bene prestare attenzione ai seguenti sintomi che, se dovessero manifestarsi uno alla volta (o anche tutti insieme) richiedono una visita immediata dal veterinario:

  • tosse;
  • stanchezza cronica;
  • svenimenti mentre sta giocando o correndo

Come prevenire la filaria nei cani?

Prevenire la filaria nei cani è possibile, oltre che essere molto importante per la salute del nostro amico a quattro zampe. La corretta profilassi dovrebbe essere avviata ogni anno con l’arrivo della bella stagione.

Questa cura può avvenire attraverso la somministrazione di farmaci tramite pastiglie masticatili, attraverso gocce applicate direttamente nel pelo oppure con una iniezione che effettua il veterinario.

Il mio consiglio, tuttavia, è quello di confrontarti con il dottore del tuo amico peloso per trovare la soluzione più adatta alle sue esigenze. E, prima di acquistare qualsiasi farmaco, è indispensabile fare un prelievo di sangue all’animale, in modo da verificare il suo stato di salute e per scongiurare un’eventuale infezione.

Quanto costa il vaccino contro la filaria?

L’iniezione contro la filaria nei cani è la soluzione economicamente più dispendiosa. Ma, comunque, non stiamo parlando di cifre irraggiungibili.

Il prezzo può variare di molto in base al listino prezzi del veterinario da cui ti rechi e dal peso dell’animale. Tuttavia, in linea di massima, si parla di circa 40 euro per un cane di piccola taglia, fino ad arrivare ai 90 per un cane di grandi dimensioni.

Come si cura la filaria?

Se prima di procedere con la tradizionale profilassi di prevenzione contro la filaria, le analisi del sangue del cane dovessero risultare positive, è bene discutere con il dottore quali siano le opzioni migliori da seguire in base allo stato di salute dell’animale.

La terapia da affrontare, comunque, è lunga e complessa. La somministrazione di farmaci e la scelta della cura più adatta deve avvenire sotto la stretta supervisione del veterinario.

In genere la terapia più utilizzata è quella che prevede la somministrazione di anticoagulanti che aiutano ad evitare il formarsi di embolie provocate dai vertetti morti. Questa cura, comunque, è abbastanza rischiosa perché può mettere a rischio la salute del cuore del cane.

Lo step successivo prevede invece l’eliminazione delle filarie adulte vive attraverso l’iniezione di un farmaco che proviene dall’arsenico e che viene introdotto nel corpo dell’animale attraverso due punture effettuate a distanza di due giorni l’una dall’altra. In seguito, poi, si provvede ad eseguire una terapia microfilaricida. Queste due opzioni, tuttavia, vengono eseguite solo nei casi più gravi perché sono considerate molto rischiose.

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Foto di Helena Lopes da Pexels

Fondo pensione: cos’è e come funziona

Essere giovani significa molte volte vivere la propria vita con una certa leggerezza. E va benissimo così. Ci mancherebbe altro. Eppure, con il passare del tempo e con il trascorrere degli anni lavorativi inizia a diventare sempre più frequente il pensiero della pensione.

Molte spesso questo periodo viene visto come quel momento in cui è possibile tirare il fiato dal tram tram quotidiano che spesso ci attanaglia al lavoro. E dove, finalmente, possiamo goderci la giornata come vorremmo. Eppure, non è sempre oro quel che luccica.

La situazione economica e lavorativa degli ultimi anni, infatti, ha reso un po’ più complesso tutti questi passaggi. Ma, soprattutto, ha iniziato a fare rendere conto alle generazioni più giovani di lavoratori che è bene iniziare a prendersi per tempo. Onde evitare di trovarsi poi con un pugno di mosche in mano. Ma come fare? Un’ottima soluzione in questi casi è data dal fondo pensione.

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Fondo pensione: che cos’è

Quando parliamo di fondo pensione ci riferiamo ad un pensione complementare che potrà essere riscattata non appena raggiunta l’età contributiva necessaria. Questo gruzzoletto, andrà ad integrare l’importo mensile che percepirai dallo stato e che hai accumulato nel corso degli anni attraverso il pagamento dei contributi previdenziali.

LEGGI ANCHE: Modello Isee: tutti i documenti necessari

Perché iniziare a pensare al fondo pensione?

La situazione attuale del nostro paese ha messo i lavoratori di fronte ad una condizione piuttosto complessa. Accade con sempre maggiore frequenza, infatti, che ci si veda un importo di trattenute in busta paga sempre più elevato. Ma che la prospettiva mensile in vecchiaia sia di una cifra sempre più bassa. Non solo.

Il primo impiego regolarmente contrattualizzato non si ottiene più da giovanissimi. E l’innalzamento dell’età obbligatoria per frequentare la scuola ha sicuramente inciso al riguardo. Questo significa, di conseguenza, che anche l’età in cui è possibile accedere alla pensione è aumentata.

Se, a tutto ciò, aggiungiamo pure la questione relativa all’enorme numero di anziani che richiedono la pensione a fronte di una forza lavoro attiva minima, è inevitabile iniziare a pensare di prendere tutte le precauzioni del caso. Giusto per evitare di ritrovarsi al completamento della propria vita professionale senza nemmeno i soldi per fare la spesa.

Come funziona?

Grazie al fondo pensione avrai la possibilità di accantonare una somma con l’obiettivo di riscattarla una volta che avrai completato la tua vita professionale. L’importo può essere versato sia mensilmente attraverso un addebito in conto corrente (come, ad esempio, i Rid) che una tantum attraverso bonifico.

In alternativa, puoi sempre richiedere al tuo datore di lavoro di destinare la tua quota mensile di Tfr al fondo di previdenza complementare. Quest’ultima soluzione è piuttosto utile per due fattori:

  • il primo è che non ti accorgi neanche dei versamenti mensili e, ben presto, riuscirai a crearti il tuo gruzzoletto senza neanche rendertene conto;
  • il secondo è dato dall’utilità di non tenere il Tfr in azienda. Immagina, ad esempio, di voler cambiare lavoro e di vederti recapitare tutti i soldi che la società ha messo da parte per te nei tanti anni di lavoro. E di vederti poi gran parte di essi tassati perché risulta che hai percepito ha superato gli scaglioni di reddito minimi.

Quanto versare sul fondo pensione?

Una risposta precisa non c’è. L’importo che andrai a corrispondere mensilmente lo deciderai tu in base alle tue necessità. Ma rimarrà invariato per tutta la durata del contratto. Questo significa che, ad esempio, se hai deciso di versare 100 euro al mese nel tuo fondo pensione, questa sarà la rata che ti verrà addebitata ogni volta.

Il mio consiglio, in questo caso, è quello di scegliere, piuttosto, una cifra mensile più bassa (come, ad esempio, 50 euro), ma che sei sicuro di versare tutti i mesi. Anche in quelli più pesanti in cui tra mutuo, assicurazione auto e bollette il tuo portafoglio a fine mese piange.

Piuttosto, riesci a mettere qualcosina da parte durante l’anno, puoi sempre pensare di effettuare un versamento integrativo una tantum.

E’ possibile riscattare prima il fondo pensione?

Sì, certo. all’interno dei contratti di fondo pensione sono previste delle eccezioni che consentono al proprietario del fondo pensione di riscattare una parte o la totalità della somma versata fino a quel momento. Prima del termine della propria vita professionale, si intende.

Ecco i casi previsti per legge:

  • invalidità permanente;
  • decesso del beneficiario;
  • stato di un’occupazione da più di 48 mesi;
  • spese mediche o sanitarie;
  • acquisto prima casa;
  • ristrutturazione prima casa

NOTA BENE: Nel caso di disoccupazione per un periodo superiore ai 12 mesi e inferiore ai 4 anni è possibile ottenere solo il 50% del capitale versato fino a quel momento.

Deducibilità e limiti di versamento

Il fondo pensione è deducibile. Questo significa che la somma che avrai versato nel corso di un anno contribuirà ad abbassare il reddito lordo che percepisci dal datore di lavoro. E, di conseguenza, ti ritroverai a pagare meno contributi.

L’unico neo di questa forma previdenziale è data dal limite di versamento annuo che è stato fissato a 5164,57 euro per nucleo familiare. Questo significa, quindi, che la deducibilità è valida solo per questo importo. Nel caso dovessi versare un importo maggiore, l’eccedente non verrà preso in considerazione in fase di calcolo delle tasse.

Percentuali di deducibilità

Nella seguente tabella ho riportato le percentuali di deducibilità del fondo pensione. Lo scaglione di reddito è considerato come annuo e lordo. Ti faccio un esempio. Se percepisci un reddito lordo di 35.000 euro, la tua aliquota sarà del 27% fino ai 28.000 euro e al 38% per l’importo rimanente (ossia 7.000 euro).

Scaglione di redditoAliquota
Fino a 15.000 euro23
Da 15.001 a 28.000 euro27
Da 28.001 a 55.000 euro38
Da 55.001 a 75.000 euro41
Oltre ai 75.000 euro43

Non dimenticare, inoltre, che queste stesse aliquote ti serviranno a calcolare i soldi che ti torneranno indietro dopo la dichiarazione dei redditi. E che, di conseguenza, troverai in busta paga Se, ad esempio, lo scorso anno hai percepito un reddito lordo di 20.000 euro e hai accantonato 1.000 euro nel fondo pensione, ti ritroverai a luglio 270 euro in busta paga.

Certificazione Unica INPS 2021 e cassa integrazione: come funziona?

Sei un lavoratore e nel corso dello scorso anno la tua azienda ti ha messo in Cassa Integrazione? Purtroppo fai parte delle decine di migliaia di italiani nella tua stessa situazione.

Se anche tu ti trovi in questa situazione, tuttavia, è indispensabile che tieni a mente che, a differenza degli anni passati, avrai qualche step in più da fare in fase di dichiarazione dei redditi.

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Perché fare la dichiarazione dei redditi?

In questo 2021 è indispensabile fare la dichiarazione dei redditi, anche nel caso in cui tu abbia svolto il tuo impiego con un solo datore di lavoro. Ma perché?

Nel caso in cui la tua azienda abbia deciso di mettere te e i tuoi colleghi in Cassa Integrazione lo scorso anno, avrai sicuramente percepito dei soldi da parte dell’Inps.

Questo significa che, per l’Agenzia delle Entrate, tu hai avuto due sostituti d’imposta. Uno è il tuo datore di lavoro e l’altro l’Inps per l’appunto. A livello fiscale, pertanto, è necessario compilare il modello 730 per la dichiarazione dei redditi e il calcolo delle tasse che ti verranno corrisposte nei prossimi mesi in busta paga.

Quando il datore di lavoro ti consegnerà la Cu?

In alcune aziende, la Certificazione Unica 2021 è già stata consegnata. Tuttavia, il termine ultimo imposto alle società per la spedizione dei Cu ai dipendenti è presumibilmente fissato per il 30 Aprile 2021.

Questo significa che, nel caso in cui tu non l’abbia ancora ricevuta, non devi temere. Basterà attendere con un po’ di pazienza e vedrai che nel corso delle prossime settimane sicuramente arriverà.

Nel caso in cui tu abbi necessità di fare il modello ISEE per richiedere bonus o incentivi fiscali, puoi sempre provare a chiedere all’ufficio risorse umane della tua azienda se riescono a dare alla tua pratica un po’ di precedenza.

Quando arriva la Certificazione Unica Inps 2021?

Per quel che riguarda la Certificazione Unica Inps 2021, i tempi sembrano essere davvero agli sgoccioli. L’Istituto, infatti, avrebbe comunicato che entro il 16 marzo 2021 saranno disponibili i documenti per tutti i cittadini.

E’ possibile, quindi, che nel caso in cui tu abbia fatto richiesta nei giorni scorsi e non abbia trovato nessun file per tuo conto, non sia ancora pronto. Ti consiglio, quindi, di riprovare nuovamente nei prossimi giorni. Se ancora non dovessi vedere nulla, puoi sempre contattare l’INPS telefonicamente al numero 803.164 da numero fisso o il 06.164.164 da cellulare.

Come richiedere la Cu all’Inps?

Richiedere la Cu Inps è davvero molto semplice. Ti basterà accedere alla pagina ufficiale dedicata alla Certificazione Unica Inps, inserire i propri dati e poi cliccare su “Scarica ultima certificazione”. Questo tipo di procedura è possibile sia da dispositivo mobile che da pc.

Una volta che si aprirà l’ultimo documento disponibile, ti consiglio di verificare che sia corretto l’anno di riferimento. Questo significa che, ad esempio, per la dichiarazione dei redditi di quest’anno, in alto dovrai trovare scritto CERTIFICAZIONE UNICA 2021. In caso contrario, significa che il documento è relativo agli scorsi anni. E, di conseguenza, non è valido per la compilazione del modello 730.

Come accedere al sito INPS?

Per accedere al sito INPS in maniera del tutto autonoma, è indispensabile avere le credenziali che sono strettamente personali. Questo significa che, ad esempio, ogni cittadino ha la sua e che tramite il proprio account non può controllare la situazione previdenziale di altri membri della famiglia. Nè coniuge, né figli.

Le credenziali richieste per l’accesso al sito INPS sono:

Come richiedere la Cu INPS senza le credenziali?

La cosa migliore in assoluto sarebbe quella di avere le credenziali INPS. Anche perché, in questo modo, avrai sempre libero accesso alla tua situazione previdenziale e potrai richiedere bonus e incentivi fiscali. Ma anche fare richieste come la NASPI, la Maternità Obbligatoria e presentare le tue dimissioni in via telematica.

Tuttavia, nel caso in cui non avessi la possibilità di svolgere da qui a pochi giorni le procedure per ottenere i dati di accesso, puoi richiedere la Certificazione Unica INPS anche senza le credenziali. E questo sarà possibile:

  • recandosi di persona presso gli sportelli INPS dedicati della propria città, previo appuntamento;
  • facendo richiesta tramite PEC (Posta Elettronica Certificata) scrivendo al seguente indirizzo: richiestacertificazioneunica@postacert.inps.gov.it e inserendo in allegato il proprio documento di identità;
  • rivolgendosi ad un CAF (Centro di Assistenza Fiscale), Patronato oppure intermediari abilitati

Delega rilascio CU Inps e consegna agli eredi

La Cu Inps 2021 può anche essere consegnata a una persona delegata dal diretto interessato o agli eredi del titolare che, nel frattempo, è deceduto.

In caso di delega, è necessario portare all’INPS la copia dei documenti di riconoscimento del diretto interessato e del delegato. Oltre che un foglio firmato dall’interessato in cui fa formalmente la richiesta.

Nel caso in cui il diretto interessato sia deceduto, è necessario presentare una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, allegando il proprio documento di riconoscimento.

Assegni familiari: come richiederli?

Gli assegni familiari sono un importo che ti viene mensilmente accreditato in busta paga dal tuo datore di lavoro. Si tratta di una cifra che viene calcolata sulla base del reddito del tuo nucleo familiare ed è destinata a coloro che hanno familiari a carico. Come il coniuge o un genitore convivente disoccupato, i figli minorenni oppure familiari con disabilità.

Per effettuare tale richiesta è necessario avere a portata di mano alcuni documenti che ti verranno richiesti al momento della compilazione della domanda. Ma quale procedura bisogna utilizzare? E come sapere se ne hai diritto? Di seguito alcune informazioni utili.

Chi può presentare la domanda?

La domanda per gli assegni familiari (ANF) non può essere presentata da tutti. Ci sono dei soggetti, infatti, che ne hanno diritto, mentre altri no. Ecco di seguito la lista delle persone che possono inoltrare la richiesta:

  • lavoratori dipendenti;
  • soggetti disoccupati che percepiscono la NASPI;
  • lavoratori domestici;
  • pensionati da lavoro dipendente;
  • liberi professionisti iscritti alla gestione separata;
  • proprietari di prestazioni previdenziali;
  • lavoratori in malattia o in maternità;
  • dipendenti di società fallite o chiuse.

Nel caso in cui un lavoratore abbia più contratti, il sostegno al reddito spetta solo nell’attività principale. Ossia quella che apporta almeno il 70% del guadagno annuo complessivo.

Quali redditi per gli assegni familiari?

Al momento della richiesta per gli ANF, è indispensabile avere sotto mano tutti i redditi che certificano le entrate del nucleo familiare. E’ necessario segnalarli tutti, altrimenti rischierai che i soldi che non ti spettavano, ti vengano richiesti indietro nel corso dei prossimi mesi.

I redditi da prendere in considerazione sono:

  • gli stipendi di tutti i componenti che hanno un lavoro;
  • redditi fondiari che provengono dalla proprietà di terreni e fabbricati;
  • gli assegni di mantenimento dall’ex coniuge con cui si è separati o divorziati;
  • redditi non soggetti da imposta;
  • redditi provenienti da interessi di depositi, conti correnti, polizze vita, obbligazioni di stato, etc se complessivamente superiori a 1032,91 euro

Da non tenere a mente per il calcolo, invece, sono:

  • pensioni di guerra;
  • pensioni tabellari ai militari di leva vittime di infortunio;
  • tfr;
  • assegno di mantenimento per i figli;
  • gli arretrati di cassa integrazione;
  • le indennità di trasferta;
  • le indennità di accompagnamento;
  • le indennità di comunicazione per sordi;
  • le indennità speciali per ciechi parziali;
  • le indennità per danni irreversibili da vaccinazioni obbligatorie, somministrazione di emoderivati e trasfusioni

Quando si ha diritto agli assegni familiari per i figli?

I figli minorenni che non hanno ancora compiuto i 18 anni (non nell’anno di riferimento della domanda, per lo meno), hanno diritto all’assegno. Nel caso in cui la loro età fosse compresa tra i 18 e i 21 anni, ne hanno diritto se appartenenti a una famiglia con più di tre figli.

Nel conteggio per gli assegni familiari si deve tener conto che fanno parte del nucleo familiare anche fratelli, sorelle e nipoti solo se minorenni. Nel caso in cui fossero maggiorenni inabili, si conteggiano solo se orfani sia di padre che di madre e se non percepiscono la pensione specifica per superstiti.

Che documenti servono per gli assegni familiari?

Veniamo ora ad uno dei punti salienti della questione. Una volta in cui hai identificato che hai diritto a richiedere gli assegni familiari, non ti rimane che metterti a fare domanda. Ma quali documenti ti servono per compilare nel modo corretto la richiesta per gli ANF? Ecco di seguito la lista:

  • Codice pin inps (o lo SPID)
  • Documento in corso di validità di tutti i componenti della famiglia
  • Stato di famiglia del dichiarante o, in alternativa, la sua autocertificazione
  • Codice fiscale di tutti i componenti
  • Dichiarazione dei redditi di tutti i componenti
  • Dati dei datori di lavoro
  • Dati delle scuole frequentate dai figli
  • Sentenza di separazione/divorzio dei coniugi se presente
  • Certificato di morte in caso di decesso del coniuge
  • Dichiarazione dell’altro genitore che non percepisce gli ANF nel caso di coppie non coniugate
  • Certificazioni di invalidità per casi superiori al 66%

Come richiedere gli assegni familiari?

La richiesta degli assegni familiari deve essere richiesta direttamente dal lavoratore al sito dell’INPS. Nel caso non avessi a disposizione il PIN INPS, puoi effettuare l’accesso alla tua area privata del sito attraverso lo SPID.

Una volta effettuato l’accesso, basta seguire la procedura guidata e inserire tutti i dati richiesti. Quando avrai terminato, ti consiglio di ricontrollare bene, quindi di inviare la domanda. A questo punto sarà l’INPS a fare tutte le verifiche e i calcoli del caso. Potrai vedere l’importo degli ANF direttamente nella prossima busta paga.

Se dovessi riscontrare delle difficoltà per l’invio della richiesta, ti consiglio di chiamare il Contact Center dell’INPS al numero 803164, gratuito da telefono fisso e il numero 06.164164 da cellulare. Nel caso non riuscissi a risolvere il problema, è opportuno rivolgersi ad un CAF che, tuttavia, potrà richiederti un piccolo contributo per aiutarti con l’avvio della pratica.

Chi prende i soldi in caso di separazione o divorzio? 

L’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ha precisato che, nel caso di separazione o divorzio tra due coniugi che entrambi avrebbero diritto agli ANF e che hanno ottenuto l’affidamento congiunto, verrà preso in considerazione quanto riportato dall’accordo preso e sottoscritto da entrambe le parti.

Nel caso in cui, invece, i due genitori non siano riusciti ad ottenere un punto in comune sulla questione, verrà tenuto conto di ciò che decide il giudice al riguardo. E che, con tutta probabilità, verrà attribuito al genitore che vive con i figli.

Fino a quando si possono richiedere gli arretrati degli assegni familiari?

E’ possibile fare richiesta degli arretrati degli assegni familiari per un tempo non superiore ai 5 anni. Non viene ammessa la domanda tardiva per un periodo di tempo superiore.

Perché non arrivano gli assegni familiari?

La richiesta degli assegni familiari deve essere inoltrata ogni anno ed ha validità per 12 mesi. Nel caso in cui non dovessi più trovare l’importo ANF in busta paga, quindi, con tutta probabilità sarà perché non avrai ancora rinnovato la richiesta. In questo caso, non ti preoccupare: ti basterà recuperare tutti i documenti necessari e fare richiesta all’INPS. Alla prima busta paga utile, vedrai accreditato sia l’importo del mese che quelli arretrati.

Quanto vale la domanda per gli ANF?

Come anticipato in precedenza, la domanda degli ANF ha validità 12 mesi. In genere, l’INPS pubblica le nuove tabelle di riferimento il 1 luglio. E gli importi lì inseriti saranno validi fino al 30 giugno dell’anno successivo.

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Modello ISEE: tutti i documenti necessari

Il modello Isee è l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente ed è il documento principale e necessario per accedere sia ai bonus (come il bonus bici o il bonus internet) che alle prestazioni sociali agevolate (come, ad esempio, il calcolo della retta e della mensa di scuola materna o università, ma anche il reddito di emergenza).

Si tratta, in poche parole, della carta d’identità del nucleo familiare a cui appartieni. E raggruppa tutte le persone che risultano coabitanti nella stessa casa. Grazie ad esso è possibile infatti misurare il livello economico complessivo. Ma come richiederlo? Quali documenti sono necessari? Quanto costa farlo? Che durata ha?

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Cosa inserire nel modello Isee 2021?

Nel modello Isee 2021 bisogna innanzitutto inserire il patrimonio mobiliare e immobiliare di tutti i componenti del nucleo familiare di riferimento. Al momento della compilazione della domanda, dovrai presentare i documenti relativi a:

  • saldo e giacenza media presenti in tutti i conti correnti bancari e postali dal 1 gennaio al 31 dicembre 2020;
  • documenti relativi alle proprietà immobiliari (ad esempio le visure catastali o i documenti dell’Agenzia del Territorio);
  • BOT, CCT, buoni postali, titoli di stato, fondi di investimento, azioni o obbligazioni;
  • mutui, atti di donazione degli immobili, documenti notarili che attestino la compravendita;
  • targa e dati per auto e moto con cilindrata pari o superiore a 500cc;
  • targa e dati relativi alla proprietà di navi o imbarcazioni di qualsiasi tipo

LEGGI ANCHE: Certificazione Unica INPS e cassa integrazione: come funziona?

Quali documenti servono per Isee 2021?

Per compilare correttamente il modello Isee 2021 è necessario avere a disposizione i seguenti documenti sia per sé stesso che per gli altri componenti della famiglia:

  • documento di identità e tessera sanitaria entrambi validi;
  • copia del contratto di locazione con relative copie di pagamenti tracciati nel caso di affitto;
  • dichiarazione dei redditi in riferimento all’anno 2020;
  • CU 2020 fornita dal datore di lavoro (nel caso ce ne sia più di uno, bisogna inserirli tutti);
  • dichiarazione IRAP per gli imprenditori agricoli;
  • eventuali assegni di mantenimento percepiti dall’ex coniuge;
  • redditi da lavoro dipendente eseguito e tassato all’estero;
  • altri compensi come prestazioni occasionali, borse di studio, indennità, redditi esenti ai fini Irpef e trattamenti previdenziali

LEGGI ANCHE: Assegni familiari: come e quando richiederli?

Chi fa il calcolo Isee?

Il calcolo dell’ISEE viene fatto dal SII, ossia il Sistema Informatico Isee, una banca dati che è nata grazie all’INPS e viene gestita direttamente dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale. E’ grazie a questo specifico strumento che ogni ente che deve concedere un bonus statale o un’agevolazione statale può verificare l’esatta condizione economica di un nucleo familiare.

Il calcolo dell’ISEE avviene mediante due fattori:

  • l’ISEE, ossia l’ammontare di tutti i redditi, valutata sia la situazione patrimoniale che quella immobiliare;
  • la scala di equivalenza, ossia dei parametri di punteggio che variano in base a diversi fattori
N. dei componentiParametro
11,00
21,57
32,04
42,46
52,85

L’INPS prevede che le situazioni di maggiore bisogno vengano valutate con un punteggio più elevato. Ecco alcune delle variabili che potrebbero comportare l’aumento del valore della scala di equivalenza:

  • 0,35 per ogni altro componente oltre a quelli inseriti in tabella;
  • 0,5 per ogni componente a cui sia stata riscontrata e certificata una disabilità media o grave. O, in alternativa, che venga considerato come non autosufficiente;
  • 0,2 nel caso in cui il nucleo sia composto da tre figli; 0,35 per quattro figli e 0,5 per cinque figli;
  • 0,2 in caso di figli minorenni;
  • 0,3 in caso di figli con età inferiore ai tre anni

Simulatore calcolo ISEE 2021

Al fine di agevolare tutti i nuclei familiari ad avere un’idea di quale sia il valore che verrà riportato nel proprio modello ISEE 2021, ai contribuenti l’INPS dà la possibilità di usufruire di un Simulatore per il calcolo. Grazie a questo strumento, infatti, è possibile inserire tutti i dati del proprio nucleo familiare e capire se si ha diritto o meno a qualche bonus o agevolazione fiscale.

Ci tengo a precisare che la compilazione di questo simulatore non ha valore fiscale. Pertanto, quando si inoltra una richiesta di agevolazione fiscale, bisogna fare attenzione a inviare solo l’attestazione che viene rilasciata dall’INPS dopo la presentazione della DSU.

Quanto si paga per fare l’Isee?

Niente. Per agevolare i cittadini che si trovano in difficoltà economica, infatti, l’INPS e i CAF (Centri di Assistenza Fiscale) mettono a disposizione di chiunque ne abbia bisogno la possibilità di inoltrare il proprio modello ISEE in forma del tutto gratuita. Una vera e propria manna dal cielo, quindi, per tutti coloro che hanno la necessità di richiedere gli sconti sulle bollette del gas e della luce, il bonus bebè o il calcolo delle tasse universitarie. Solo per citarne qualcuna.

Quanto tempo ci vuole per averlo?

La richiesta del modello ISEE è gratuita, ma è necessario cercare di essere quanto più organizzati possibile. Appunto perché per averla non occorre pagare nulla, sono molti i nuclei familiari che la fanno solo in corrispondenza della scadenza della domanda di specifici bonus. E questo, ovviamente, porta ad una certa concentrazione delle richieste con conseguente allungamento dei tempi di attesa.

Il mio consiglio è, in questo caso, quello di iniziare l’anno nuovo raccogliendo tutti i documenti necessari in un’apposita cartellina. E poi presentare tutto al CAF non appena ti verrà consegnato dal tuo datore di lavoro il CU del 2020. In questo modo avrai tutto il tempo di agire con calma, prenotare il tuo appuntamento dai sindacati e rischiare pure che ci mettano un paio di giorni in più senza perdere l’opportunità di approfittare di qualche bonus sociale. Tieni a mente che di solito, in linea di massima, nell’arco di massimo 10 giorni dovrebbe arrivarti l’attestazione rilasciata dall’INPS.

Nel caso avessi la necessità di avere il modello ISEE in tempi brevi, puoi eventualmente rivolgerti ad un professionista. A tal proposito, tuttavia, ti consiglio di farti fare un preventivo prima sul prezzo della parcella. Giusto per evitare di incorrere in brutte sorprese dopo.

L’ultima alternativa per ottenere il modulo gratuitamente è quello di procedere con l’ISEE precompilato, possibile da fare con il computer di casa a partire dal 1 gennaio 2020.

Come richiedere Isee 2021?

Prima di fissare un appuntamento con qualcuno per la realizzazione del modello ISEE 2021, ti suggerisco di raccogliere tutti i documenti necessari. Non sembra, ma alle volte riuscire a recuperare tutto (certificazioni della banca comprese) può richiedere molto più tempo del previsto.

Una volta raccolto tutto, puoi richiedere l’ISEE 2021 ad uno dei seguenti enti:

  • al Comune di residenza;
  • ad un CAF, Centro di Assistenza Fiscale;
  • allo sportello INPS della tua città;
  • nel sito INPS;
  • ad un professionista (con tutta probabilità questo servizio è a pagamento);

Come fare il modello Isee precompilato?

Se hai la necessità di avere il modello ISEE 2021 a disposizione in tempi brevi e non hai la possibilità di rivolgerti ad un CAF, puoi sempre presentare il modello ISEE precompilato, disponibile nel sito dell’Inps.

Per svolgere questo tipo di operazione è indispensabile tenere sotto mano tutti i documenti necessari, ma anche il codice pin dell’INPS. In alternativa vanno benissimo anche le credenziali SPID.

A questo punto, è importante seguire questi passaggi:

  1. Accedere alla pagina Inps ISEE post Riforma 2015;
  2. cliccare su “Acquisizione”;
  3. compilare la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica);
  4. scegliere la DSU da compilare (in base alle richieste di bonus che intendi presentare);
  5. controllare i dati inseriti;
  6. inviare la richiesta
  7. attendere il modulo via mail

Prima di consegnarti il modello ISEE 2021, l’INPS si riserva il tempo necessario per verificare con l’Anagrafe Tributaria tutti i dati che hai inserito. Ma, soprattutto, per controllare la correttezza delle informazioni.

Il tempo massimo in cui ottenere il modulo richiesto via mail è di circa una settimana.

Per quanto tempo è valido?

Il modello ISEE deve essere presentato ogni anno e ha una validità fino al 31 dicembre dell’anno in corso. Il periodo di validità è uguale per tutti, a prescindere dal periodo in cui viene fatto durante l’anno.

Di sequenza, sia che tu inoltri la richiesta il 1 gennaio, sia che tu lo faccia il 15 di agosto, in entrambi i casi avrà validità fino al 31/12.

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Scuola materna: come scegliere?

La scelta della scuola materna è probabilmente uno degli step obbligati quando tuo figlio inizia ad avvicinarsi ai 3 anni di età. A prescindere che tu abbia scelto o meno di portarlo all’asilo nido, l’iscrizione agli istituti d’infanzia rappresenta per tutti i genitori una tappa che segna la fine di un’era e l’inizio di un’altra.

Il tempo trascorso qui, infatti, segna l’inizio di un nuovo tipo di insegnamento che, piano piano diventerà con il passare degli anni sempre più approfondito. Il rapporto genitori e insegnanti sarà diverso rispetto a quello a cui eri abituata al nido. E le attività proposte durante le lezioni saranno più impegnative per il piccolo.

E’ per questo che la decisione può rivelarsi in molti casi una vera e propria impresa. Soprattutto se sei alle prese con questo problema per la prima volta. Ecco qualche consiglio utile che ti aiuterà a non impazzire.

La vicinanza

Si, ok, sarà banale. Ma è un parametro che ti conviene inserire tra le priorità al momento della scelta. Soprattutto nel lungo periodo. Siamo tutti d’accordo che vorremmo che nostro figlio avesse il meglio del meglio ma dobbiamo fare anche i conti con la realtà.

Scegli una scuola materna che sia vicina a casa o alla tua sede di lavoro. O a metà strada tra l’una e l’altro. Lo dico per una questione di praticità. Svegliarsi alla mattina un’ora prima ed attraversare la città in mezzo al traffico per portare il tuo bambino alla scuola xy e poi andare al lavoro può andare bene per qualche giorno. Se hai alti livelli di pazienza, forse durerai qualche settimana. Poi l’esaurimento nervoso è dietro l’angolo.

Considera che l’anno scolastico va da settembre ai primi di giugno. Si tratta di ben 9 mesi all’anno, se non di più, che passerai a correre da una parte all’altra durante le ore di punta per portare tuo figlio proprio là. Levatacce alla mattina presto e code infinite in macchina comprese. Sei sicura che ne vale davvero la pena?

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Grandezza degli spazi interni

I bambini hanno bisogno di correre, giocare, esplorare. E’ fondamentale, quindi, scegliere una scuola materna che sia in grado di mettere a disposizione dei piccoli alunni degli spazi in cui possano crescere, confrontarsi con i propri compagni e sfogare tutta la propria creatività.

Fissa un appuntamento con le maestre, visita le aule e accertati con le insegnanti del numero effettivo dei bambini per sezione. Per intenderci, una classe può anche non essere grandissima e ospitare un numero adeguato di persone. Diverso discorso che l’istituto mette a disposizione sale da 60 mq2 e dentro ci fa stare 50 bambini.

Il giardino

La scuola materna con il giardino ha sicuramente qualche punto in più rispetto alle altre. Insegnare ai bambini fin da piccoli a stare all’aria aperta è sicuramente una delle scelte più responsabili che possiamo fare noi genitori.

Assicurati che gli spazi esterni siano tenuti sempre puliti, i cancelli ben chiusi durante le attività scolastiche e i giochi funzionanti. Vedrai come il tuo piccolo si divertirà a trascorrere il tempo con i suoi amichetti lasciando le foglie in aria, rotolandosi nell’erba e giocando a nascondino dietro alle piante.

Arredi funzionali

Ammetto che prima di portare mia figlia all’asilo nido non aveva mai fatto caso alla tipologia di arredamento presente nelle aule. Tuttavia, dopo qualche settimana, mi sono dovuta ricredere.

L’arredo funzionale a portata di bambino è un aspetto da non trascurare (lo abbiamo visto, ad esempio nel caso del Lettino Montessori fai da te). In questo modo, infatti, il piccolo si abitua ad agire in completa autonomia. E questo è utile sia per le sue fasi di apprendimento, sia per l’ordine della tua casa.

Pensa, ad esempio, al fatto che lui si abitui ad aprire il cassetto della cucina per prendersi un cucchiaio e poi lo richiuda. Lui si sentirà più sicuro e tu, magari, non dovrai passare l’intera giornata a corrergli dietro per chiudere porte, raccogliere cose da terra e riordinare. Più di quello che fai generalmente, intendo. Anche perché ricordiamoci che questo tipo di mobili aiuta, ma non fa miracoli.

Orientamento pedagogico

L’orientamento pedagogico è sicuramente un fattore determinante nella scelta. Ci sono genitori che propendono per la filosofia Steineriana mentre altri preferiscono la Montessori. In altri casi ancora, invece, si preferisce optare per una scuola internazionale.

A meno che voi non abitiate in una grande città, è difficile trovare degli istituti che abbiamo ricevuto l’accreditamento del Comune e il riconoscimento come istituzione funzionante per questi di pedagogie. Se fai parte anche tu di una realtà cittadina che non dispone di soluzioni di questo tipo, ti consiglio di andare agli open della scuola materna e capire quale sia il metodo di apprendimento utilizzato dagli insegnanti.

Non è detto, infatti, che una scuola materna comunale non possa adottare la filosofia Montessori. Come non è scontato trovarsi bene solo negli istituti privati che propongono solo un’educazione Steineriana. Tieni a mente che il vero successo è quello di trovare una soluzione in cui il bambino si trovi bene e che sia stimolato nel gioco e dell’apprendimento. E in cui voi genitori possiate sentirvi tranquilli. Tutto il resto è un surplus.

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Il personale

Altro elemento molto importante da valutare prima dell’iscrizione alla scuola materna è il personale presente all’interno. Le educatrici presenti devono essere in un numero adeguato da poter seguire in tranquillità i bambini. Non solo. Il rapporto tra maestre e piccoli alunni dovrebbe essere proporzionato affinché vengano sviluppate delle affettività tra loro.

Il sorriso della maestra che accoglie in classe tuo figlio alla mattina è indispensabile affinché lui torni volentieri a scuola. Così come la possibilità che il piccolo prenda come riferimento la sua insegnate per confidargli che, ad esempio, c’è qualcosa che non va. Mai sottovalutare l’aspetto umano. E’ di gran lunga più importante di qualsiasi lezione “tradizionale”.

L’importanza al bambino

Grande importanza deve essere data al bambino. Cerca di capire se la scuola materna che hai di fronte è più interessata a completare il programma scolastico in tempi brevi piuttosto che cercare di rispettare l’identità degli alunni.

In ogni classe ci sarà il bambino che è più portato per la lettura delle favole e quello che ama correre. Ognuno di loro deve essere seguito in egual modo e a ciascuno di essi devono essere date le medesime attenzioni.

Il coinvolgimento dei genitori

Io faccio parte di quella categoria di mamme a cui non piace molto il coinvolgimento dei genitori nelle attività scolastiche. O meglio, amo partecipare alla recita di mia figlia a scuola. E anche alle feste organizzate dall’istituto e dedicate a fare in modo che genitori e bambini passino qualche ora insieme alle maestre. Ma poi basta. Mi fermo qui.

Quando si è trattato di vedere le scuole materne per la mia piccola, ho fatto in modo di accertarmi che fossi coinvolta il meno possibile. E, così, ho bocciato a piè pari quelle che mi proponevano delle riunioni genitori e ingegnanti con appuntamento settimanale e quelle che volevano 4 rappresentanti di classe per classe (per 15 bambini totali, ma è legale?). Così come quelle che avevano l’obiettivo di fare una festa a scuola ogni settimana e chiedevano aiuto ai genitori per gli allestimenti.

A parte questo mio lato asociale, ti consiglio di valutare bene la situazione, anche in base alle tue esigenze lavorative. Se come genitore ti viene richiesto un impegno che sai già di non riuscire a rispettare, conviene avvisare subito. E, nel caso in cui non gli vada bene, inizia ad optare per qualche altra scuola. Meglio essere chiari fin da subito che ritrovarsi dopo qualche mese nella morsa di festicciole, comitato genitori e riunioni come se non ci fosse un domani. Soprattutto se non hai tempo da dedicarci.

La mensa

Altro punto da non sottovalutare è la mensa. Soprattutto se la piccola si ferma lì a pranzo. Valuta bene quali siano gli spazi adibiti al pranzo dei piccoli. E quanti di loro mangeranno insieme. Sono previsti diversi turni?

Nel caso in cui la struttura a cui ti sei rivolta non abbia una cucina interna, informati su quale sia il catering a cui hanno deciso di appoggiarsi. E, soprattutto, se vengono fatti dei menù personalizzati per bambini. Quest’ultimo aspetto può essere davvero utile, soprattutto se tuo figlio ha qualche tipo di allergia alimentare certificata o abbia la necessità di seguire qualche dieta particolare (come nel caso del diabete di tipo1).

L’inserimento

L’inserimento è uno dei momenti più complessi da affrontare al momento dell’inizio di una nuova scuola perché segna il distacco del bambino dai genitori. E, se con questo passaggio all’asilo nido hai dovuto portare un bel po’ di pazienza, metti in preventivo che dovrai iniziare d’accapo anche questa volta.

Certo, tuo figlio sarà più grande rispetto a prima, ma avrà maggiore consapevolezza di quello che sta accadendo. E, soprattutto, sa perfettamente che si tratta di una situazione del tutto nuova, con compagni di classe che non conosce e maestre che non ha mai visto. La scuola materna dove lo vuoi iscrivere come ha intenzione di effettuare l’inserimento?

Gli orari

Anche gli orari possono rivelarsi un punto ostico al momento della scelta della scuola materna. Valutati tutti i consigli che vi ho dato nei paragrafi precedenti, da persona pratica e pragmatica che sono, non potevo di certo trascurare il momento di ingresso e di uscita dei pargoli.

Ci sono alcune scuole che consentono l’ingresso in una fascia oraria che può dilungarsi fino a un’ora. Per l’uscita vale lo stesso discorso. Al momento della scelta della scuola materna, non dimenticarti di valutare se riesci a incastrarti con il lavoro.

Io e il mio compagno, ad esempio, abbiamo degli orari di lavoro piuttosto variabili. Di conseguenza, abbiamo dovuto chiedere all’istituto di prevedere l’ingresso e l’uscita della bambina un po’ più tardi alla mattina. Se non fossero riusciti a garantirci questa opportunità, saremmo stati costretti a non procedere nemmeno con l’iscrizione. Non dimenticare: la parola d’ordine è compromesso, tra le vostre esigenze e quelle di vostro figlio. Altrimenti rischiate di uscirne pazzi.

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Permessi allattamento: come funziona?

Se hai avuto da poco un bambino e stai pensando a rientrare di nuovo al lavoro, starai sicuramente valutando l’idea di riprendere la tua carriera chiedendo i permessi allattamento. Ma di cosa si tratta? E come funzionano?

La gravidanza è sicuramente un periodo molto intenso per una donna. Ma anche il parto non è di certo un gioco da ragazzi. Dopo questo incredibile sforzo fisico, però, inizia il bello della maternità. Con tutti i momenti belli del caso. I primi mesi di vita di un neonato sono costellati di prime volte che riempiono di gioia i neogenitori.

L’allattamento è probabilmente uno dei momenti che coinvolgono maggiormente la mamma, sia sotto un punto di vista fisico che psicologico. E’ così che lo stato permette alle mamme lavoratrici di riprendere la propria carriera in modo graduale tornando al tram tram di prima. Ecco come funziona.

Quanti mesi sono per allattamento per legge?

La legge prevede che i permessi di allattamento possano essere concessi alla madre lavoratrice che sia assunta sia con contratto determinato che indeterminato. Sia nel caso in cui il contratto previsto sia part-time che full-time.

La richiesta può essere fatta fino al compimento del primo anno di vita del neonato. Da quando il bambino avrà 1 anno e 1 giorno, la madre tornerà a fare l’orario di lavoro normale previsto da contratto. A patto che non decida di richiedere una riduzione di orario grazie al part-time post partum.

Il mio consiglio è quello di muoversi con le carte già nelle settimane subito successive al parto. Magari prendi un appuntamento con il tuo datore di lavoro o con il responsabile delle risorse umane della tua azienda ed esprimi le tue intenzioni. La trasparenza, in questi casi, è il primo passo per ricominciare la propria professione in condizione tranquille e serene.

Chi decide l’orario di allattamento?

Quando fisserai l’appuntamento con il tuo capo per dirgli le tempistiche con cui riprenderai il lavoro, ti suggerisco di menzionare subito le tue intenzioni riguardo ai permessi allattamento.

Le sue reazioni a tal proposito sono due. La prima, quella che spero per te, è che si dimostri un datore di lavoro comprensivo e che cercherà di venirti incontro con dei turni compatibili con le tue necessità. Se, ad esempio, da contratto dovessero esserti concesse due ore al giorno, cercherà di metterle attaccate per agevolarti nell’organizzazione e negli spostamenti.

Esiste però la possibilità che la sua reazione al riguardo sia piuttosto indifferente. In questo caso dovrai armarti di pazienza e iniziare ad utilizzare tutte le doti diplomatiche che conosci, perché iniziare una guerra con il tuo caporeparto appena tornata dalla maternità può rivelarsi controproducente per la tua salute mentale. Sia al lavoro che a casa. Non dimenticare, infatti, che non c’è scritto da nessuna parte che i turni devono essere fatti a comodo tuo, quindi se di fronte hai qualcuno di ostico qui contano solo le tue abilità di mediazione.

Quante ore di allattamento spettano per un part-time?

I permessi per allattamento sono diversi in base alla tipologia di contratto che hai. In linea di massima, tuttavia, per il conteggio delle ore che ti spettano di diritto devi capire quante ore al giorno di media dovresti fare in una situazione normale. Se, ad esempio, hai un contratto full-time da 40 ore alla settimana, potrai godere di due ore al giorno.

Nel caso in cui tu abbia un contratto di lavoro part-time, invece, il calcolo potrebbe essere un po’ più complesso. La regola di base, tuttavia, è quella che se dovessi lavorare per più di 6 ore al giorno hai diritto a 2 ore giornaliere di permesso. Se, invece, da contratto dovessi lavorare per una quantità di tempo più ridotta, te ne sarà concessa solo una al dì.

Cosa succede nel caso di parto gemellare?

Piccola parentesi per quel che riguardo il parto gemellare. Nel caso in cui avessi partorito più bambini con la medesima gestazione, le ore di riposo vengono raddoppiate. Questo significa, ad esempio, quattro ore se avevi un contratto full-time e due per un part-time.

Cosa succede in caso di adozione?

Nei paragrafi precedenti ti ho parlato dei permessi di allattamento nel caso in cui fossi stata tu a partorire il bambino. Ma questa possibilità è estesa anche per chi ha deciso di optare per l’adozione di un bambino. Se, invece, i piccoli adottati sono stati due, si fa riferimento alle regole previste per il parto gemellare e, quindi, le ore vengono raddoppiate rispetto a quello previsto per un singolo neonato.

I riposi giornalieri del padre

Il padre lavoratore ha il diritto di richiedere il riposo per allattamento giornaliero ma solo in alternativa alla madre. La richiesta può essere inoltrata al proprio datore di lavoro solo dietro documento che certifichi l’espressa rinuncia a questa questa opportunità da parte della donna. Viene data questa opportunità ai papà anche nel caso in cui la mamma faccia parte di una delle categorie di lavoro che non ha diritto a questi riposi.

La richiesta non può essere fatta, invece, nel caso in cui la donna si ritrovi in astensione obbligatoria. O se sta usufruendo del trattamento economico previsto dopo la nascita del bambino. O se è assente dal lavoro per sospensione dall’aspettativa.

Come richiedere allattamento Inps?

Per procedere con la richiesta dei permessi per allattamento è necessario concordarsi prima con il datore di lavoro. Durante questo confronto entrambe le parti devono cercare di trovare un compromesso tra le necessità lavorative e quelle della neomamma. Nel caso in cui, però, non si riesca a trovare un punto in comune, la questione verrà affidata alla Direzione Territoriale del Lavoro competente.

Se sei una lavoratrice dipendente, non è necessario che tu faccia domanda all’INPS: sarà il tuo datore di lavoro ad occuparsi di tutto. Anche se ti consiglio di verificare al ricevimento della prima busta paga che tutto sia corretto e compaia la dicitura relativa. Altrimenti quelle ore ti verranno tolte da ferie e permessi.

In tutti gli altri casi, la domanda deve essere fatta dalla lavoratrice direttamente all’INPS attraverso la procedura telematica (ti basta accedere al sito istituzionale con l’aiuto dello SPID o il codice pin) oppure facendoti aiutare da un patronato.

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Come richiedere lo SPID e ottenerlo gratis

Attualmente se sei alle prese con la richiesta di agevolazioni fiscali (come con il bonus bicicletta), ti sarai sicuramente ritrovato ad avere a che fare con incredibili procedure burocratiche che, spesso, fanno andare fuori di testa.

Moltissime richieste, tuttavia, possono essere inoltrate solo attraverso lo SPID. Questo sistema, infatti, è quello più utilizzato dalla Pubblica Amministrazione per la richiesta di servizi comunali (come l’iscrizione alle liste degli scrutatori o il servizio mensa della scuola dei bambini). Ma viene usato anche come sistema di accesso al sito dell’INPS e, appunto, per la richiesta di bonus fiscali di varia entità.

Se fino ad ora pensavi di essere riuscito a fare tutto anche senza averlo, con tutta probabilità nel corso delle prossime settimane (per un motivo o per un altro) sarai costretto a ricrederti. Ma cerchiamo di capire come ottenerlo gratis.

Cos’è lo SPID e come si ottiene

Lo SPID è il Sistema Pubblico di Identità Digitale che ti permette di accedere a tutti i servizi online della Pubblica Amministrazione, ma anche di enti privati convenzionati. E’ composto da credenziali personali formati da username e password.

Una volta ottenuti questi due dati, avrai la possibilità di accedere ai siti da qualsiasi dispositivo. Sia pc, che smartphone o tablet. Ti basterà cliccare nel pulsante “Entra con SPID“, inserire le tue credenziali e poi seguire i passaggi. Bastano davvero pochi istanti per inoltrare i moduli o i pagamenti che più ci interessano.

Come ottenere lo SPID gratuitamente

Ci sono diversi modo per ottenere questi dati. Ci sono diversi gestori nel nostro paese, infatti, che offrono questa possibilità. E ognuno di essi richiede una procedura diversa. Al momento della scelta dell’operatore, tuttavia, ti consiglio di verificare le condizioni contrattuali e quali sono i passaggi necessari per averlo. In alcuni casi, infatti, è possibile concludere il processo gratuitamente, mentre in altri bisogna pagare una sorta di abbonamento.

Come richiedere lo SPID in modo veloce e gratuito? Con tutta probabilità il sistema più semplice ed immediato è quello di affidarsi a Poste Italiane. Certo, anche in questo caso dovrai armarti di pazienza, ma ti assicuro che rispetto ad altri operatori è una passeggiata. E, soprattutto, non sarai vincolato dall’appuntamento via webchat da parte dell’operatore o l’invio dei tuoi documenti per la verifica delle tue credenziali.

Come richiedere lo SPID Poste Italiane

Come richiedere lo SPID di Poste Italiane? Ti consiglio di prenderti almeno un’oretta di tempo per recarti all’ufficio postale più vicino a casa tua. Non è necessario prendere appuntamento con l’addetto, quindi puoi recarti lì nel normale orario di apertura. L’unica cosa più fastidiosa è quella di attendere il proprio turno ma poi puoi fare la richiesta di SPID ad ogni operatore di sportello. Il mio consiglio è quello di andare la mattina appena aperto oppure in orario di pranzo: in questo modo, con tutta probabilità, non troverai molta gente in attesa prima di te.

Quali documenti servono

Prima di partire da casa, ti consiglio di portarti dietro e tenere a portata di mano i documenti che serviranno per verificare le tue credenziali. Ecco cosa è indispensabile per richiedere lo SPID:

  • carta di identità ancora valida;
  • codice fiscale;
  • la tua mail

La procedura da seguire

Una volta giunto il tuo turno, dovrai comunicare all’addetto dello sportello che vuoi lo SPID. Ti verranno chiesti i documenti e la mail. E’ preferibile che l’indirizzo di posta elettronica che rilascerai sia uno di quelli che usi con molta frequenza. Anche perché è lì che riceverai le notifiche utili all’accesso nei vari siti della Pubblica Amministrazione.

Una volta terminata la procedura, l’addetto delle Poste ti consegnerà un foglio in cui vengono ricapitolati tutti i tuoi dati. Controlla bene quello che c’è scritto e, se qualche cosa dovesse essere stata scritta male, falla modificare subito. Altrimenti dovrai ritornare in un secondo momento. Se tutto è andato per il verso giusto, ti verrà consegnato un foglio di riepilogo che dovrai conservare accuratamente a casa.

Come scaricare l’app Poste ID?

Quando sarai in possesso della tua Identità Digitale delle Poste, dovrai scaricare nel tuo smartphone l’apposita app Poste ID per iPhone o Android. Una volta installata nel tuo dispositivo, dovrai inserire la password di accesso che avrai deciso al momento dall’apertura.

Ti consiglio di armarti di grande pazienza, perché questa app alle volte si impalla. Soprattutto nei momenti in cui c’è grande richiesta di fruizione (come, ad esempio, il primo giorno in cui era possibile fare richiesta per il bonus bici). Se il tuo device te lo concede, ti consiglio di memorizzare le credenziali di accesso con il riconoscimento facciale. Onde evitare di fare troppa confusione con i mille codici richiesti.

Quanto tempo ci vuole per fare lo SPID Poste ID?

La risposta a questa domanda dipende dal numero di persone che puoi trovare davanti a te in attesa davanti all’ufficio postale. E sì, certo, anche dalla velocità dell’addetto allo sportello. Ma, diciamo, che se hai una buona dose di fortuna e c’è poca gente prima di te e l’operatore è una scheggia, te la puoi cavare anche in una decina di minuti. E te ne esci con tutto quello che ti serve in tasca.

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Come adottare un cane al canile

Adottare un cane al canile è un gesto di grande generosità. Scegliere un amico a quattro zampe da un rifugio per animali è una scelta eticamente corretta: in questo modo avrai la possibilità di dare amore anche a coloro che sono stati abbandonati dai precedenti proprietari.

Quando ho deciso di dare più vita alla mia casa, infatti, ho preferito rivolgermi ad un canile piuttosto che ad un allevamento. Mi dispiaceva molto il pensiero che ci fossero degli animali in attesa di un proprietario che li amasse quanto meritavano. E che, durante questo tempo, non venissero ricoperte di tutte le coccole e le attenzioni di cui avevano bisogno.

Certo, all’interno delle strutture che accolgono i randagi, vengono trattati con tutte le cure amorevoli del caso. Ma, lo sappiamo tutti, non è come quando sono in casa con noi in cui si rimpinzano con ogni prelibatezza, fanno lunghe passeggiate in nostra compagnia e giocano con i bambini.

La procedura da seguire

Quando si decide di attore un cane al canile la procedura da seguire è molto semplice. Basta recarsi nel rifugio per animali più vicino a casa e scegliere il nostro amico a quattro zampe tra quelli disponibili. Una volta deciso quale sia la bestiolina da portarci a casa, dovrai comunicarlo agli addetti della struttura che provvederanno a farti compilare i moduli per l’adozione.

Al momento della consegna dell’animale, riceverai il libretto sanitario dell’animale con segnalate eventuali operazioni di cui si è occupato il personale del canile. Nella maggior parte dei casi, ti verrà chiesta una donazione da dare alla struttura o, comunque, per andare incontro alle spese sanitarie che essa ha anticipato per mantenere in salute il nostro amico a quattro zampe.

Il cane verrà rilasciato alla famiglia che ha deciso di adottarlo già munito di microchip e di vaccinazioni obbligatorie. Nel caso dovesse trattarsi di una femmina, con tutta probabilità ti verrà consegnata già sterilizzata.

Come scegliere il cane giusto

La scelta del cane giusto è un aspetto fondamentale. Anche nel caso di adozione da canile. Prima di farsi venire gli occhi a cuoricino ogni volta che vedi una bestiolina scodinzolare, ti consiglio di cercare di capire per bene quali siano le tue abitudini familiari e lavorative. E’ solo in questo modo che potrai fare una scelta più mirata dell’animale che meglio si incastra con il tuo stile di vita e gli spazi che hai a disposizione.

Se, per intenderci, abiti in un appartamento da 45 mq senza giardino e senza la possibilità di portarlo fuori a correre per almeno tre volte al giorno, sarebbe meglio evitare cani che hanno bisogno di movimento, come il Golden Retriver, il Bracco o il Doberman. Costringerli ad una quotidianità sedentaria significa farli soffrire inutilmente.

Nel caso in cui dovessi avere qualche dubbio, ti consiglio di chiedere aiuto al personale del canile che sarà ben felice di consigliarti l’animale perfetto per te e per i tuoi ritmi. Non dimenticare, infatti, che qui ti capiterà più spesso di trovare degli incroci piuttosto che degli animali di razza. Sarà più difficile, quindi, capire a colpo d’occhio quale sia la specie da cui proviene. E, di conseguenza, anche le esigenze che possa avere. Soprattutto se ti tratta della tua prima esperienza con un cucciolo.

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Come (e perché) scegliere un cane
  • Dalla Valle, Simone (Author)

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Il pre-affido

Decidere di adottare un cane è una scelta che comporta grandi responsabilità. Una volta che la bestiola scodinzolante avrà abbandonato il canile, infatti, sarà tuo compito provvedere al suo mantenimento e alle sue cure. In alcuni casi, tuttavia, questo compito può rivelarsi più arduo del previsto.

E’ proprio per questo motivo che alcune strutture che ospitano animali abbandonati danno la possibilità alla famiglia adottante di tenere l’amico a quattro zampe in pre-affido. Questa situazione prevede la possibilità di restituire alla struttura il cane nel caso si verifichino problemi irrisolvibili. Durante questo lasso di tempo, inoltre, è possibile che il personale della struttura faccia delle visite a sorpresa presso il tuo domicilio per verificare che il cane si stia adattando bene alla nuova famiglia e che sia felice.

L’arrivo del cane in casa

L’arrivo del cane in casa potrebbe rivelarsi un po’ più impegnativo del previsto. Soprattutto se si tratta della tua prima esperienza. Non tutti gli animali, infatti, reagiscono scodinzolanti all’arrivo nella loro nuova casa. Anzi, è molto probabile che, almeno nelle prime ore risultino piuttosto timidi e spaventati. In alcuni casi questa situazione di insicurezza può durare qualche giorno. Non dimenticare, infatti, che la tua bestiola ha già avuto a che fare con un abbandono o con una situazione di violenza da cui è stata salvata per il rotto della cuffia.

Ti consiglio, quindi, di non mettere l’animale sotto pressione costringendolo a giocare per tutta la giornata con i bambini o di fare cose per cui non si sente pronto. Abbi un po’ di pazienza e aspetta che si ambienti. Ma, soprattutto, che capisca che di te si può fidare. Vedrai che, tempo qualche giorno, inizierà a correre da una parte all’altra della casa scodinzolando e ricoprendoti di attenzioni.

Come organizzare gli spazi

Nel momento in cui decidi di adottare un cane devi anche prevedere una riorganizzazione degli spazi di casa. E’ indispensabile, infatti, che il nuovo arrivato possa sentirsi comodo e ben accetto.

Non serve spendere molti soldi, soprattutto all’inizio. Ti consiglio di acquistare il minimo indispensabile e poi di vedere con il passare del tempo se c’è qualcos’altro che possa servire a entrambi per gestire al meglio la vostra quotidianità. Ecco di seguito una lista dei must-have da procurarti prima che l’amico a quattro zampe faccia l’ingresso nella nuova casa:

  • due ciotole, una per l’acqua e una per il cibo;
  • una copertina (ma va benissimo anche un tuo maglione vecchio, così imparerà a conoscere sin da subito il tuo odore);
  • un guinzaglio, così riuscirai a gestire con più praticità e sicurezza il suo primo arrivo a casa e le prime passeggiate
  • uno o più giochini per cani

Adottare un cane: i contatti utili

Se sei interessato ad adottare un cane ma vuoi avere delle informazioni più precise, ti consiglio di contattare direttamente l’ENPA (Ente Nazionale per la Protezione Animali) oppure il canile più vicino a casa.

Per il Comune di Roma ti consiglio di contattare questi numeri:

  • Centralino del comune di Muratella: 06/67109550;
  • Ufficio adozioni: 349/3686973;
  • Smarrimento e ritrovamento animali: 06/67109550.

Per il Comune di Milano, invece, è possibile contattare:

  • L’Associazione Canili di Milano: 338 8360753;
  • Il Parco canile del Comune di Milano: 02 88454322;
  • Canile Civico Trezzano sul Naviglio: 02 4459752;
  • Mondo Gatto Gattile: 02 89190133.

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