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Scuola materna: come scegliere?

La scelta della scuola materna è probabilmente uno degli step obbligati quando tuo figlio inizia ad avvicinarsi ai 3 anni di età. A prescindere che tu abbia scelto o meno di portarlo all’asilo nido, l’iscrizione agli istituti d’infanzia rappresenta per tutti i genitori una tappa che segna la fine di un’era e l’inizio di un’altra.

Il tempo trascorso qui, infatti, segna l’inizio di un nuovo tipo di insegnamento che, piano piano diventerà con il passare degli anni sempre più approfondito. Il rapporto genitori e insegnanti sarà diverso rispetto a quello a cui eri abituata al nido. E le attività proposte durante le lezioni saranno più impegnative per il piccolo.

E’ per questo che la decisione può rivelarsi in molti casi una vera e propria impresa. Soprattutto se sei alle prese con questo problema per la prima volta. Ecco qualche consiglio utile che ti aiuterà a non impazzire.

La vicinanza

Si, ok, sarà banale. Ma è un parametro che ti conviene inserire tra le priorità al momento della scelta. Soprattutto nel lungo periodo. Siamo tutti d’accordo che vorremmo che nostro figlio avesse il meglio del meglio ma dobbiamo fare anche i conti con la realtà.

Scegli una scuola materna che sia vicina a casa o alla tua sede di lavoro. O a metà strada tra l’una e l’altro. Lo dico per una questione di praticità. Svegliarsi alla mattina un’ora prima ed attraversare la città in mezzo al traffico per portare il tuo bambino alla scuola xy e poi andare al lavoro può andare bene per qualche giorno. Se hai alti livelli di pazienza, forse durerai qualche settimana. Poi l’esaurimento nervoso è dietro l’angolo.

Considera che l’anno scolastico va da settembre ai primi di giugno. Si tratta di ben 9 mesi all’anno, se non di più, che passerai a correre da una parte all’altra durante le ore di punta per portare tuo figlio proprio là. Levatacce alla mattina presto e code infinite in macchina comprese. Sei sicura che ne vale davvero la pena?

Grandezza degli spazi interni

I bambini hanno bisogno di correre, giocare, esplorare. E’ fondamentale, quindi, scegliere una scuola materna che sia in grado di mettere a disposizione dei piccoli alunni degli spazi in cui possano crescere, confrontarsi con i propri compagni e sfogare tutta la propria creatività.

Fissa un appuntamento con le maestre, visita le aule e accertati con le insegnanti del numero effettivo dei bambini per sezione. Per intenderci, una classe può anche non essere grandissima e ospitare un numero adeguato di persone. Diverso discorso che l’istituto mette a disposizione sale da 60 mq2 e dentro ci fa stare 50 bambini.

Il giardino

La scuola materna con il giardino ha sicuramente qualche punto in più rispetto alle altre. Insegnare ai bambini fin da piccoli a stare all’aria aperta è sicuramente una delle scelte più responsabili che possiamo fare noi genitori.

Assicurati che gli spazi esterni siano tenuti sempre puliti, i cancelli ben chiusi durante le attività scolastiche e i giochi funzionanti. Vedrai come il tuo piccolo si divertirà a trascorrere il tempo con i suoi amichetti lasciando le foglie in aria, rotolandosi nell’erba e giocando a nascondino dietro alle piante.

Arredi funzionali

Ammetto che prima di portare mia figlia all’asilo nido non aveva mai fatto caso alla tipologia di arredamento presente nelle aule. Tuttavia, dopo qualche settimana, mi sono dovuta ricredere.

L’arredo funzionale a portata di bambino è un aspetto da non trascurare (lo abbiamo visto, ad esempio nel caso del Lettino Montessori fai da te). In questo modo, infatti, il piccolo si abitua ad agire in completa autonomia. E questo è utile sia per le sue fasi di apprendimento, sia per l’ordine della tua casa.

Pensa, ad esempio, al fatto che lui si abitui ad aprire il cassetto della cucina per prendersi un cucchiaio e poi lo richiuda. Lui si sentirà più sicuro e tu, magari, non dovrai passare l’intera giornata a corrergli dietro per chiudere porte, raccogliere cose da terra e riordinare. Più di quello che fai generalmente, intendo. Anche perché ricordiamoci che questo tipo di mobili aiuta, ma non fa miracoli.

Orientamento pedagogico

L’orientamento pedagogico è sicuramente un fattore determinante nella scelta. Ci sono genitori che propendono per la filosofia Steineriana mentre altri preferiscono la Montessori. In altri casi ancora, invece, si preferisce optare per una scuola internazionale.

A meno che voi non abitiate in una grande città, è difficile trovare degli istituti che abbiamo ricevuto l’accreditamento del Comune e il riconoscimento come istituzione funzionante per questi di pedagogie. Se fai parte anche tu di una realtà cittadina che non dispone di soluzioni di questo tipo, ti consiglio di andare agli open della scuola materna e capire quale sia il metodo di apprendimento utilizzato dagli insegnanti.

Non è detto, infatti, che una scuola materna comunale non possa adottare la filosofia Montessori. Come non è scontato trovarsi bene solo negli istituti privati che propongono solo un’educazione Steineriana. Tieni a mente che il vero successo è quello di trovare una soluzione in cui il bambino si trovi bene e che sia stimolato nel gioco e dell’apprendimento. E in cui voi genitori possiate sentirvi tranquilli. Tutto il resto è un surplus.

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Il personale

Altro elemento molto importante da valutare prima dell’iscrizione alla scuola materna è il personale presente all’interno. Le educatrici presenti devono essere in un numero adeguato da poter seguire in tranquillità i bambini. Non solo. Il rapporto tra maestre e piccoli alunni dovrebbe essere proporzionato affinché vengano sviluppate delle affettività tra loro.

Il sorriso della maestra che accoglie in classe tuo figlio alla mattina è indispensabile affinché lui torni volentieri a scuola. Così come la possibilità che il piccolo prenda come riferimento la sua insegnate per confidargli che, ad esempio, c’è qualcosa che non va. Mai sottovalutare l’aspetto umano. E’ di gran lunga più importante di qualsiasi lezione “tradizionale”.

L’importanza al bambino

Grande importanza deve essere data al bambino. Cerca di capire se la scuola materna che hai di fronte è più interessata a completare il programma scolastico in tempi brevi piuttosto che cercare di rispettare l’identità degli alunni.

In ogni classe ci sarà il bambino che è più portato per la lettura delle favole e quello che ama correre. Ognuno di loro deve essere seguito in egual modo e a ciascuno di essi devono essere date le medesime attenzioni.

Il coinvolgimento dei genitori

Io faccio parte di quella categoria di mamme a cui non piace molto il coinvolgimento dei genitori nelle attività scolastiche. O meglio, amo partecipare alla recita di mia figlia a scuola. E anche alle feste organizzate dall’istituto e dedicate a fare in modo che genitori e bambini passino qualche ora insieme alle maestre. Ma poi basta. Mi fermo qui.

Quando si è trattato di vedere le scuole materne per la mia piccola, ho fatto in modo di accertarmi che fossi coinvolta il meno possibile. E, così, ho bocciato a più pari quelle che mi proponevano delle riunioni genitori e ingegnanti con appuntamento settimanale e quelle che volevano 4 rappresentanti di classe per classe (per 15 bambini totali, ma è legale?). Così come quelle che avevano l’obiettivo di fare una festa a scuola ogni settimana e chiedevano aiuto ai genitori per gli allestimenti.

A parte questo mio lato asociale, ti consiglio di valutare bene la situazione, anche in base alle tue esigenze lavorative. Se come genitore ti viene richiesto un impegno che sai già di non riuscire a rispettare, conviene avvisare subito. E, nel caso in cui non gli vada bene, inizia ad optare per qualche altra scuola. Meglio essere chiari fin da subito che ritrovarsi dopo qualche mese nella morsa di festicciole, comitato genitori e riunioni come se non ci fosse un domani. Soprattutto se non hai tempo da dedicarci.

La mensa

Altro punto da non sottovalutare è la mensa. Soprattutto se la piccola si ferma lì a pranzo. Valuta bene quali siano gli spazi adibiti al pranzo dei piccoli. E quanti di loro mangeranno insieme. Sono previsti diversi turni?

Nel caso in cui la struttura a cui ti sei rivolta non abbia una cucina interna, informati su quale sia il catering a cui hanno deciso di appoggiarsi. E, soprattutto, se vengono fatti dei menù personalizzati per bambini. Quest’ultimo aspetto può essere davvero utile, soprattutto se tuo figlio ha qualche tipo di allergia alimentare certificata o abbia la necessità di seguire qualche dieta particolare (come nel caso del diabete di tipo1).

L’inserimento

L’inserimento è uno dei momenti più complessi da affrontare al momento dell’inizio di una nuova scuola perché segna il distacco del bambino dai genitori. E, se con questo passaggio all’asilo nido hai dovuto portare un bel po’ di pazienza, metti in preventivo che dovrai iniziare d’accapo anche questa volta.

Certo, tuo figlio sarà più grande rispetto a prima, ma avrà maggiore consapevolezza di quello che sta accadendo. E, soprattutto, sa perfettamente che si tratta di una situazione del tutto nuova, con compagni di classe che non conosce e maestre che non ha mai visto. La scuola materna dove lo vuoi iscrivere come ha intenzione di effettuare l’inserimento?

Gli orari

Anche gli orari possono rivelarsi un punto ostico al momento della scelta della scuola materna. Valutati tutti i consigli che vi ho dato nei paragrafi precedenti, da persona pratica e pragmatica che sono, non potevo di certo trascurare il momento di ingresso e di uscita dei pargoli.

Ci sono alcune scuole che consentono l’ingresso in una fascia oraria che può dilungarsi fino a un’ora. Per l’uscita vale lo stesso discorso. Al momento della scelta della scuola materna, non dimenticarti di valutare se riesci a incastrarti con il lavoro.

Io e il mio compagno, ad esempio, abbiamo degli orari di lavoro piuttosto variabili. Di conseguenza, abbiamo dovuto chiedere all’istituto di prevedere l’ingresso e l’uscita della bambina un po’ più tardi alla mattina. Se non fossero riusciti a garantirci questa opportunità, saremmo stati costretti a non procedere nemmeno con l’iscrizione. Non dimenticare: la parola d’ordine è compromesso, tra le vostre esigenze e quelle di vostro figlio. Altrimenti rischiate di uscirne pazzi.

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Permessi allattamento: come funziona?

Se hai avuto da poco un bambino e stai pensando a rientrare di nuovo al lavoro, starai sicuramente valutando l’idea di riprendere la tua carriera chiedendo i permessi allattamento. Ma di cosa si tratta? E come funzionano?

La gravidanza è sicuramente un periodo molto intenso per una donna. Ma anche il parto non è di certo un gioco da ragazzi. Dopo questo incredibile sforzo fisico, però, inizia il bello della maternità. Con tutti i momenti belli del caso. I primi mesi di vita di un neonato sono costellati di prime volte che riempiono di gioia i neogenitori.

L’allattamento è probabilmente uno dei momenti che coinvolgono maggiormente la mamma, sia sotto un punto di vista fisico che psicologico. E’ così che lo stato permette alle mamme lavoratrici di riprendere la propria carriera in modo graduale tornando al tram tram di prima. Ecco come funziona.

Quanti mesi sono per allattamento per legge?

La legge prevede che i permessi di allattamento possano essere concessi alla madre lavoratrice che sia assunta sia con contratto determinato che indeterminato. Sia nel caso in cui il contratto previsto sia part-time che full-time.

La richiesta può essere fatta fino al compimento del primo anno di vita del neonato. Da quando il bambino avrà 1 anno e 1 giorno, la madre tornerà a fare l’orario di lavoro normale previsto da contratto. A patto che non decida di richiedere una riduzione di orario grazie al part-time post partum.

Il mio consiglio è quello di muoversi con le carte già nelle settimane subito successive al parto. Magari prendi un appuntamento con il tuo datore di lavoro o con il responsabile delle risorse umane della tua azienda ed esprimi le tue intenzioni. La trasparenza, in questi casi, è il primo passo per ricominciare la propria professione in condizione tranquille e serene.

Chi decide l’orario di allattamento?

Quando fisserai l’appuntamento con il tuo capo per dirgli le tempistiche con cui riprenderai il lavoro, ti suggerisco di menzionare subito le tue intenzioni riguardo ai permessi allattamento.

Le sue reazioni a tal proposito sono due. La prima, quella che spero per te, è che si dimostri un datore di lavoro comprensivo e che cercherà di venirti incontro con dei turni compatibili con le tue necessità . Se, ad esempio, da contratto dovessero esserti concesse due ore al giorno, cercherà di metterle attaccate per agevolarti nell’organizzazione e negli spostamenti.

Esiste però la possibilità che la sua reazione al riguardo sia piuttosto indifferente. In questo caso dovrai armarti di pazienza e iniziare ad utilizzare tutte le doti diplomatiche che conosci, perché iniziare una guerra con il tuo caporeparto appena tornata dalla maternità può rivelarsi controproducente per la tua salute mentale. Sia al lavoro che a casa. Non dimenticare, infatti, che non c’è scritto da nessuna parte che i turni devono essere fatti a comodo tuo, quindi se di fronte hai qualcuno di ostico qui contano solo le tue abilità di mediazione.

Quante ore di allattamento spettano per un part-time?

I permessi per allattamento sono diversi in base alla tipologia di contratto che hai. In linea di massima, tuttavia, per il conteggio delle ore che ti spettano di diritto devi capire quante ore al giorno di media dovresti fare in una situazione normale. Se, ad esempio, hai un contratto full-time da 40 ore alla settimana, potrai godere di due ore al giorno.

Nel caso in cui tu abbia un contratto di lavoro part-time, invece, il calcolo potrebbe essere un po’ più complesso. La regola di base, tuttavia, è quella che se dovessi lavorare per più di 6 ore al giorno hai diritto a 2 ore giornaliere di permesso. Se, invece, da contratto dovessi lavorare per una quantità di tempo più ridotta, te ne sarà concessa solo una al dì.

Cosa succede nel caso di parto gemellare?

Piccola parentesi per quel che riguardo il parto gemellare. Nel caso in cui avessi partorito più bambini con la medesima gestazione, le ore di riposo vengono raddoppiate. Questo significa, ad esempio, quattro ore se avevi un contratto full-time e due per un part-time.

Cosa succede in caso di adozione?

Nei paragrafi precedenti ti ho parlato dei permessi di allattamento nel caso in cui fossi stata tu a partorire il bambino. Ma questa possibilità è estesa anche per chi ha deciso di optare per l’adozione di un bambino. Se, invece, i piccoli adottati sono stati due, si fa riferimento alle regole previste per il parto gemellare e, quindi, le ore vengono raddoppiate rispetto a quello previsto per un singolo neonato.

I riposi giornalieri del padre

Il padre lavoratore ha il diritto di richiedere il riposo per allattamento giornaliero ma solo in alternativa alla madre. La richiesta può essere inoltrata al proprio datore di lavoro solo dietro documento che certifichi l’espressa rinuncia a questa questa opportunità da parte della donna. Viene data questa opportunità ai papà anche nel caso in cui la mamma faccia parte di una delle categorie di lavoro che non ha diritto a questi riposi.

La richiesta non può essere fatta, invece, nel caso in cui la donna si ritrovi in astensione obbligatoria. O se sta usufruendo del trattamento economico previsto dopo la nascita del bambino. O se è assente dal lavoro per sospensione dall’aspettativa.

Come richiedere allattamento Inps?

Per procedere con la richiesta dei permessi per allattamento è necessario concordarsi prima con il datore di lavoro. Durante questo confronto entrambe le parti devono cercare di trovare un compromesso tra le necessità lavorative e quelle della neomamma. Nel caso in cui, però, non si riesca a trovare un punto in comune, la questione verrà affidata alla Direzione Territoriale del Lavoro competente.

Se sei una lavoratrice dipendente, non è necessario che tu faccia domanda all’INPS: sarà il tuo datore di lavoro ad occuparsi di tutto. Anche se ti consiglio di verificare al ricevimento della prima busta paga che tutto sia corretto e compaia la dicitura relativa. Altrimenti quelle ore ti verranno tolte da ferie e permessi.

In tutti gli altri casi, la domanda deve essere fatta dalla lavoratrice direttamente all’INPS attraverso la procedura telematica (ti basta accedere al sito istituzionale con l’aiuto dello SPID o il codice pin) oppure facendoti aiutare da un patronato.

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Come richiedere lo SPID e ottenerlo gratis

Attualmente se sei alle prese con la richiesta di agevolazioni fiscali (come con il bonus bicicletta o il bonus vacanze), ti sarai sicuramente ritrovato ad avere a che fare con incredibili procedure burocratiche che, spesso, fanno andare fuori di testa.

Moltissime richieste, tuttavia, possono essere inoltrate solo attraverso lo SPID. Questo sistema, infatti, è quello più utilizzato dalla Pubblica Amministrazione per la richiesta di servizi comunali (come l’iscrizione alle liste degli scrutatori o il servizio mensa della scuola dei bambini). Ma viene usato anche come sistema di accesso al sito dell’INPS e, appunto, per la richiesta di bonus fiscali di varia entità.

Se fino ad ora pensavi di essere riuscito a fare tutto anche senza averlo, con tutta probabilità nel corso delle prossime settimane (per un motivo o per un altro) sarai costretto a ricrederti. Ma cerchiamo di capire come ottenerlo gratis.

Cos’è lo SPID e come si ottiene

Lo SPID è il Sistema Pubblico di Identità Digitale che ti permette di accedere a tutti i servizi online della Pubblica Amministrazione, ma anche di enti privati convenzionati. E’ composto da credenziali personali formati da username e password.

Una volta ottenuti questi due dati, avrai la possibilità di accedere ai siti da qualsiasi dispositivo. Sia pc, che smartphone o tablet. Ti basterà cliccare nel pulsante “Entra con SPID“, inserire le tue credenziali e poi seguire i passaggi. Bastano davvero pochi istanti per inoltrare i moduli o i pagamenti che più ci interessano.

Come ottenere lo SPID gratuitamente

Ci sono diversi modo per ottenere questi dati. Ci sono diversi gestori nel nostro paese, infatti, che offrono questa possibilità. E ognuno di essi richiede una procedura diversa. Al momento della scelta dell’operatore, tuttavia, ti consiglio di verificare le condizioni contrattuali e quali sono i passaggi necessari per averlo. In alcuni casi, infatti, è possibile concludere il processo gratuitamente, mentre in altri bisogna pagare una sorta di abbonamento.

Come richiedere lo SPID in modo veloce e gratuito? Con tutta probabilità il sistema più semplice ed immediato è quello di affidarsi a Poste Italiane. Certo, anche in questo caso dovrai armarti di pazienza, ma ti assicuro che rispetto ad altri operatori è una passeggiata. E, soprattutto, non sarai vincolato dall’appuntamento via webchat da parte dell’operatore o l’invio dei tuoi documenti per la verifica delle tue credenziali.

Come richiedere lo SPID Poste Italiane

Come richiedere lo SPID di Poste Italiane? Ti consiglio di prenderti almeno un’oretta di tempo per recarti all’ufficio postale più vicino a casa tua. Non è necessario prendere appuntamento con l’addetto, quindi puoi recarti lì durante il normale orario di apertura. L’unica cosa più fastidiosa è quella di attendere il proprio turno ma poi puoi fare la richiesta di SPID ad ogni operatore di sportello. Il mio consiglio è quello di andare la mattina appena aperto oppure in orario di pranzo: in questo modo, con tutta probabilità, non troverai molta gente in attesa prima di te.

Quali documenti servono

Prima di partire da casa, ti consiglio di portarti dietro e tenere a portata di mano i documenti che serviranno per verificare le tue credenziali. Ecco cosa è indispensabile per richiedere lo SPID:

  • carta di identità ancora valida;
  • codice fiscale;
  • la tua mail

La procedura da seguire

Una volta giunto il tuo turno, dovrai comunicare all’addetto dello sportello che vuoi lo SPID. Ti verranno chiesti i documenti e la mail. E’ preferibile che l’indirizzo di posta elettronica che rilascerai sia uno di quelli che usi con molta frequenza. Anche perché è lì che riceverai le notifiche utili all’accesso nei vari siti della Pubblica Amministrazione.

Una volta terminata la procedura, l’addetto delle Poste ti consegnerà un foglio in cui vengono ricapitolati tutti i tuoi dati. Controlla bene quello che c’è scritto e, se qualche cosa dovesse essere stata scritta male, falla modificare subito. Altrimenti dovrai ritornare in un secondo momento. Se tutto è andato per il verso giusto, ti verrà consegnato un foglio di riepilogo che dovrai conservare accuratamente a casa.

Come scaricare l’app Poste ID?

Quando sarai in possesso della tua Identità Digitale delle Poste, dovrai scaricare nel tuo smartphone l’apposita app Poste ID per iPhone o Android. Una volta installata nel tuo dispositivo, dovrai inserire la password di accesso che avrai deciso al momento dall’apertura.

Ti consiglio di armarti di grande pazienza, perché questa app alle volte si impalla. Soprattutto nei momenti in cui c’é grande richiesta di fruizione (come, ad esempio, il primo giorno in cui era possibile fare richiesta per il bonus bici). Se il tuo device te lo concede, ti consiglio di memorizzare le credenziali di accesso con il riconoscimento facciale. Onde evitare di fare troppa confusione con i mille codici richiesti.

Quanto tempo ci vuole per fare lo SPID Poste ID?

La risposta a questa domanda dipende dal numero di persone che puoi trovare davanti a te in attesa davanti all’ufficio postale. E sì, certo, anche dalla velocità dell’addetto allo sportello. Ma, diciamo, che se hai una buona dose di fortuna e c’è poca gente prima di te e l’operatore è una scheggia, te la puoi cavare anche in una decina di minuti. E te ne esci con tutto quello che ti serve in tasca.

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Come adottare un cane al canile

Adottare un cane al canile è un gesto di grande generosità. Scegliere un amico a quattro zampe da un rifugio per animali è una scelta eticamente corretta: in questo modo avrai la possibilità di dare amore anche a coloro che sono stati abbandonati dai precedenti proprietari.

Quando ho deciso di dare più vita alla mia casa, infatti, ho preferito rivolgermi ad un canile piuttosto che ad un allevamento. Mi dispiaceva molto il pensiero che ci fossero degli animali in attesa di un proprietario che li amasse quanto meritavano. E che, durante questo tempo, non venissero ricoperte di tutte le coccole e le attenzioni di cui avevano bisogno.

Certo, all’interno delle strutture che accolgono i randagi, vengono trattati con tutte le cure amorevoli del caso. Ma, lo sappiamo tutti, non è come quando sono in casa con noi in cui si rimpinzano con ogni prelibatezza, fanno lunghe passeggiate in nostra compagnia e giocano con i bambini.

La procedura da seguire

Quando si decide di attore un cane al canile la procedura da seguire è molto semplice. Basta recarsi nel rifugio per animali più vicino a casa e scegliere il nostro amico a quattro zampe tra quelli disponibili. Una volta deciso quale sia la bestiolina da portarci a casa, dovrai comunicarlo agli addetti della struttura che provvederanno a farti compilare i moduli per l’adozione.

Al momento della consegna dell’animale, riceverai il libretto sanitario dell’animale con segnalate eventuali operazioni di cui si è occupato il personale del canile. Nella maggior parte dei casi, ti verrà chiesta una donazione da dare alla struttura o, comunque, per andare incontro alle spese sanitarie che essa ha anticipato per mantenere in salute il nostro amico a quattro zampe.

Il cane verrà rilasciato alla famiglia che ha deciso di adottarlo già munito di microchip e di vaccinazioni obbligatorie. Nel caso dovesse trattarsi di una femmina, con tutta probabilità ti verrà consegnata già sterilizzata.

Come scegliere il cane giusto

La scelta del cane giusto è un aspetto fondamentale. Anche nel caso di adozione da canile. Prima di farsi venire gli occhi a cuoricino ogni volta che vedi una bestiolina scodinzolare, ti consiglio di cercare di capire per bene quali siano le tue abitudini familiari e lavorative. E’ solo in questo modo che potrai fare una scelta più mirata dell’animale che meglio si incastra con il tuo stile di vita e gli spazi che hai a disposizione.

Se, per intenderci, abiti in un appartamento da 45 mq senza giardino e senza la possibilità di portarlo fuori a correre per almeno tre volte al giorno, sarebbe meglio evitare cani che hanno bisogno di movimento, come il Golden Retriver, il Bracco o il Doberman. Costringerli ad una quotidianità sedentaria significa farli soffrire inutilmente.

Nel caso in cui dovessi avere qualche dubbio, ti consiglio di chiedere aiuto al personale del canile che sarà ben felice di consigliarti l’animale perfetto per te e per i tuoi ritmi. Non dimenticare, infatti, che qui ti capiterà più spesso di trovare degli incroci piuttosto che degli animali di razza. Sarà più difficile, quindi, capire a colpo d’occhio quale sia la specie da cui proviene. E, di conseguenza, anche le esigenze che possa avere. Soprattutto se ti tratta della tua prima esperienza con un cucciolo.

Il pre-affido

Decidere di adottare un cane è una scelta che comporta grandi responsabilità. Una volta che la bestiola scodinzolante avrà abbandonato il canile, infatti, sarà tuo compito provvedere al suo mantenimento e alle sue cure. In alcuni casi, tuttavia, questo compito può rivelarsi più arduo del previsto.

E’ proprio per questo motivo che alcune strutture che ospitano animali abbandonati danno la possibilità alla famiglia adottante di tenere l’amico a quattro zampe in pre-affido. Questa situazione prevede la possibilità di restituire alla struttura il cane nel caso si verifichino problemi irrisolvibili. Durante questo lasso di tempo, inoltre, è possibile che il personale della struttura faccia delle visite a sorpresa presso il tuo domicilio per verificare che il cane si stia adattando bene alla nuova famiglia e che sia felice.

L’arrivo del cane in casa

L’arrivo del cane in casa potrebbe rivelarsi un po’ più impegnativo del previsto. Soprattutto se si tratta della tua prima esperienza. Non tutti gli animali, infatti, reagiscono scodinzolanti all’arrivo nella loro nuova casa. Anzi, è molto probabile che, almeno nelle prime ore risultino piuttosto timidi e spaventati. In alcuni casi questa situazione di insicurezza può durare qualche giorno. Non dimenticare, infatti, che la tua bestiola ha già avuto a che fare con un abbandono o con una situazione di violenza da cui è stata salvata per il rotto della cuffia.

Ti consiglio, quindi, di non mettere l’animale sotto pressione costringendolo a giocare per tutta la giornata con i bambini o di fare cose per cui non si sente pronto. Abbi un po’ di pazienza e aspetta che si ambienti. Ma, soprattutto, che capisca che di te si può fidare. Vedrai che, tempo qualche giorno, inizierà a correre da una parte all’altra della casa scodinzolando e ricoprendoti di attenzioni.

Come organizzare gli spazi

Nel momento in cui decidi di adottare un cane devi anche prevedere una riorganizzazione degli spazi di casa. E’ indispensabile, infatti, che il nuovo arrivato possa sentirsi comodo e ben accetto.

Non serve spendere molti soldi, soprattutto all’inizio. Ti consiglio di acquistare il minimo indispensabile e poi di vedere con il passare del tempo se c’è qualcos’altro che possa servire a entrambi per gestire al meglio la vostra quotidianità. Ecco di seguito una lista dei must-have da procurarti prima che l’amico a quattro zampe faccia l’ingresso nella nuova casa:

  • due ciotole, una per l’acqua e una per il cibo;
  • una copertina (ma va benissimo anche un tuo maglione vecchio, così imparerà a conoscere sin da subito il tuo odore);
  • un guinzaglio, così riuscirai a gestire con più praticità e sicurezza il suo primo arrivo a casa e le prime passeggiate
  • uno o più giochini per cani

Adottare un cane: i contatti utili

Se sei interessato ad adottare un cane ma vuoi avere delle informazioni più precise, ti consiglio di contattare direttamente l’ENPA (Ente Nazionale per la Protezione Animali) oppure il canile più vicino a casa.

Per il Comune di Roma ti consiglio di contattare questi numeri:

  • Centralino del comune di Muratella: 06/67109550;
  • Ufficio adozioni: 349/3686973;
  • Smarrimento e ritrovamento animali: 06/67109550.

Per il Comune di Milano, invece, è possibile contattare:

  • L’Associazione Canili di Milano: 338 8360753;
  • Il Parco canile del Comune di Milano: 02 88454322;
  • Canile Civico Trezzano sul Naviglio: 02 4459752;
  • Mondo Gatto Gattile: 02 89190133.

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Bonus internet: come ottenere 500 euro per Pc e tablet

Da lunedì 9 novembre è possibile richiedere il bonus internet. Grazie ad esso, sarà possibile ottenere fino a 500 euro per una connessione ad internet e l’acquisto di tablet o computer. Ma come fare per ottenerlo e quali i requisiti richiesti? Scopriamo di seguito tutte le info utili per inoltrare la richiesta ed avere questa agevolazione.

I requisiti necessari

Per accedere a questo incentivo è necessario avere i seguenti requisiti:

  • essere una famiglia con valore ISEE inferiore a 20.000 euro (come richiedere il modello ISEE?);
  • non avere già una connessione a banda larga o, comunque, pari o superiore a 30 Mb;
  • voler attivare una nuova utenza fissa.

LEGGI ANCHE: Bonus bici e monopattini: come richiederlo

Come vengono ripartiti i 500 euro?

Il voucher relativo al bonus internet può arrivare al valore massimo di 500 euro. Questa cifra viene gestita direttamente dall’operatore ma rispetta i seguenti limiti:

  • sconto abbonamento di linea fissa superiore a 30 Mb per almeno 1 anno, tra i 200 e i 400 euro;
  • sconto sull’acquisto di pc o tablet, tra i 100 e i 300 euro

E’ valido in tutte le regioni?

L’istituzione del bonus internet è stata creata per incentivare l’utilizzo della banda larga su tutto il territorio nazionale. Prima di procedere con la richiesta, tuttavia, è opportuno richiedere se può essere applicato anche nel proprio comune. Alcune regioni come Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Liguria, infatti, consentono l’attivazione di questo incentivo solo in alcuni comuni (la lista è presente in questo link).

Come fare richiesta?

Se sei interessato a richiedere il bonus internet, devi fare richiesta direttamente all’operatore delle telecomunicazioni che è stato accreditato per l’iniziativa. E’ possibile utilizzare i canali di vendita tradizionali (negozi fisici, centri commerciali, grandi catene di elettrodomestici).

Il modulo per la richiesta è stato pubblicato il 2 ottobre 2020. Ti basterà compilarlo e consegnarlo nel negozio fisico dell’operatore internet che hai scelto. O inviarlo online tramite la procedura telematica all’indirizzo fornito dall’operatore.

Per scaricare il modulo, clicca nel link qui sotto.

Posso acquistare solo pc o tablet?

Se sei in attesa del bonus internet per avere un’agevolazione sull’acquisto di un tablet o di un pc, rimarrai deluso. La fornitura di un nuovo device, infatti, deve essere associata all’attivazione di una nuova utenza di rete fissa.

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Bonus internet Tim

Per ottenere maggiori informazioni riguardo alla proposta di Tim per il voucher internet e pc, l’operatore propone un contratto di 20 mesi con connessione Fibra a 19,90 euro e l’acquisto di un tablet Samsung Galaxy Tab S6 Lite a 29,00 euro. Per maggiori info, ti consigliamo di andare nel sito ufficiale Tim.

Bonus internet Vodafone

Per il momento la Vodafone non ha ancora pubblicato proposte riguardo al bonus internet. Per richiedere informazioni riguardo ad eventuali proposte o sottoscrizioni di contratto, ti consigliamo di compilare il modulo di contatto nel sito ufficiale Vodafone. Ti richiameranno loro.

Bonus internet Wind Tre

L’operatore Wind Tre ha fatto due proposte. L’abbonamento superfibra a 7,21 euro al mese per 12 mesi, con la fornitura di un Tablet Lenovo M10 in omaggio. In alternativa l’abbonamento superfibra a 12,31 al mese per 12 mesi e l’acquisto di un Samsung Galaxy Tab S6 Lite a 159,90 euro. Per maggiori info, vai nel sito ufficiale di Wind Tre.

Bonus internet Fastweb

Anche Fastweb non ha ancora pubblicato delle proposte relative al bonus internet. Ti consigliamo, nel frattempo, di contattarli per maggiori informazioni compilando il modulo che potete trovare nel sito ufficiale.

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Rimedi casalinghi raffreddore: 8 consigli utili

L’arrivo dell’autunno porta con sé moltissima pioggia e umidità. E i colpi di freddo sono dietro l’angolo. E’ così che in un attimo ci si ritrova a fare uno starnuto dietro l’altro. Ma come fare per cercare di sentirsi subito meglio? Eccoti di seguito 8 rimedi casalinghi contro il raffreddore, tutti da provare.

Brodo di pollo

Forse non lo sai, ma il brodo di pollo é uno degli alimenti più indicati per chi ha il naso chiuso. Durante la sua preparazione, infatti, vengono sprigionate moltissime sostanze contenute sia nella carne che negli ortaggi, che aiutano a guarire in fretta. Non solo: l’alta percentuale di acqua che lo compone, ti aiuta a reidratarti nel modo corretto.

Per la ricetta, ti consiglio di versare in una pentola abbastanza capiente una cipolla, un paio di zucchine e di carote, una patata, un gambo di sedano e due o tre ali di pollo (in base alle dimensioni della casseruola). Poi cuoci a fiamma dolce per almeno un paio di ore.

Lavaggi nasali

I lavaggi nasali sono generalmente consigliati per far respirare meglio i neonati. Ma, vanno benissimo anche come rimedio casalingo per il raffreddore per gli adulti. Se inizi a sentire il naso un po’ chiuso, ti consiglio di iniziare con degli spruzzi di acqua fisiologica. Nel caso in cui, invece, gli starnuti dovessero essere già diventati più fastidiosi, puoi sempre provare con dell’acqua salina o termale (che si trovano facilmente in farmacia o in erboristeria).

Tisana allo zenzero e al limone

La tisana allo zenzero e al limone è un altro rimedio casalingo raffreddore. Molto efficace, perché riesce a combinare l’azione antibatterica dello zenzero e la vitamina C dell’agrume. Perfetta da bere sia in fase preventiva, sia quando il naso è già entrato nella fase mocciolosa.

Miele

Il raffreddore viene spesso accompagnato dalla tosse. Un ottimo rimedio naturale per questi malanni di stagione è quello di aggiungere del miele alla tua tisana preferita. Il migliore, in questi casi, è il miele di eucalipto, che aiuta a liberare le vie nasali e mantiene la gola morbida grazie alle sue proprietà balsamiche. In alternativa puoi mangiarne un cucchiaino al giorno.

Echinacea

L’echinacea è una pianta ricca di vitamina C. Con l’arrivo dell’inverno, è preferibile prendere l’abitudine di fare dei cicli di almeno 10 giorni in cui bere un cucchiaino di gocce di echinacea la malattia. In questo modo, aiuterai il tuo corpo ad aumentare le difese immunitarie. Se, invece, la fase di raffreddore è più acuta, ti consiglio di bere un paio di cucchiaini di questo sciroppo al giorno (uno la mattina e uno la sera, ma non eccedere con le dosi consigliate).

Suffumigi con bicarbonato

Il bicarbonato di sodio fa parte di quella categoria di prodotti che dovremmo sempre tenere in casa. Soprattutto perché ha molteplici utilizzi. Tra questi, ad esempio, troviamo anche la possibilità di considerarlo come un eccellente disinfettante. Ideale, quindi, da inserire tra i rimedi casalinghi raffreddore. Ti basterà versarne un cucchiaino dentro una pentola di acqua bollente e fare suffumigi per almeno una decina di minuti.

Massaggi balsamici

Se l’idea di bere qualche tisana non ti piace e di fare i suffumigi non ne vuoi proprio sapere, puoi sempre optare per i massaggi balsamici al petto. Spalmare un po’ di questo unguento all’altezza dei polmoni, ti aiuterà a far defluire eventuale muco in eccesso. Ma anche a liberare il naso.

Suffumigi con il tea tree oil

Il tea tree oil é un olio essenziale che sempre più spesso viene utilizzato come rimedio casalingo per il raffreddore. Ti basterà versarne una decina di gocce in una casseruola insieme a dell’acqua calda. Fai dei suffumigi per almeno una decina di minuti e vedrai come riuscirai a respirare meglio. In alternativa puoi aggiungere anche dell’olio essenziale di eucalipto per liberare in fretta le vie respiratorie.

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Smart working e ticket restaurant: quando richiederli?

L’abbinata di smart working e ticket restaurant è un problema che affligge sempre più lavoratori in questi ultimi mesi. Se fino a qualche anno fa la categoria dei professionisti “agili” era piuttosto limitata ad una cerchia ristretta, la situazione sanitaria ed economica dei giorni nostri è cambiata. Con sempre maggiore frequenza, infatti, ai dipendenti viene richiesto di operare da remoto. Ma quando succede così, come dobbiamo comportarci con i buoni pasto?

Cerchiamo di fare maggiore chiarezza.

La normativa

La normativa numero 122 del 7 giugno 2017 è quella che si occupa di regolare le disposizioni in merito ai buoni pasto, ossia “l’attività finalizzata a rendere, per il tramite di esercizi convenzionati, il servizio sostitutivo di mensa aziendale.

In questa si parla anche dei buoni pasto come dei ticket che vengono destinati ai lavoratori dipendenti che non hanno la possibilità di usufruire di una mensa aziendale. Il regime contrattuale di chi ne ha diritto può essere sia full time che part time. Ma può riguardare anche chi non ha un rapporto di collaborazione subordinato.

Come funzionano i buoni pasto?

Secondo quanto dice la legge, i buoni pasto “non sono cedibili, né cumulabili oltre il limite di otto buoni, né commercializzabili o convertibili in denaro e sono utilizzabili solo dal titolare”. Il loro utilizzo, quindi, è strettamente personale e deve essere fatto seguendo alcune particolari modalità e restrizioni.

Piccolo dettaglio, ma da non trascurare: il datore di lavoro non è obbligato a erogare i buoni pasto ai propri dipendenti. A meno che, ovviamente, non venga previsto dal contratto di lavoro.

Smart working e ticket restaurant: come funziona?

Se anche tu ti sei trovato catapultato di botto nella realtà del lavoro da casa dalla sera alla mattina e non sai come funziona lo smart working e i ticket restaurant, sei nel posto giusto. Nei paragrafi precedenti abbiamo detto che il buono pasto, può essere considerato come un beneficio accessorio (come lo è, ad esempio, il telefono aziendale). E’ facile pensare, quindi, che stando a casa sia più semplice gestirsi il pranzo.

Eppure, la legge sullo smart working n. 81 del 2017 dice che “Il lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile ha diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato, in attuazione dei contratti collettivi di cui all’articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda“.

A rigor di logica, quindi, se lavorando in ufficio avevate diritto al buono pasto, è normale che tale benefit lo avrete anche lavorando da casa. Nella realtà dei fatti, però, ci sono aziende che lo fanno e altre no. La cosa migliore sarebbe quella di riuscire a trovare un accordo tra dipendenti e datore di lavoro in cui le clausole di lavoro “agile” vengano messe nero su bianco anche nel contratto. (Ps: hai controllato che il CCNL alla categoria a cui appartieni non sia già previsto?)

Quando i buoni pasto non vengono erogati

Esistono delle realtà aziendali che non erogano i buoni pasto in occasione delle giornate di Smart Working dei dipendenti. Nè tanto meno permettono loro di accedere al servizio mensa in quei particolari periodi del mese. E’ una cosa che possono fare.

I soldi che vengono risparmiati dall’erogazione del ticket restaurant, tuttavia, possono essere usufruiti dall’amministrazione per la ristrutturazione dei locali, l’ammodernamento dei pc o la creazione di altri benefit per i propri dipendenti.

Accordo sullo Smart Working

La regolamentazione tra smart working e ticket restaurant è una questione che può essere gestita diversamente all’interno di ogni luogo di lavoro. Tuttavia, il nostro consiglio è quello di cercare una “soluzione” che vada bene sia ai dipendenti che al datore di lavoro e che possa essere inserita nell’accordo sullo smart working stipulato da ambo le parti. In queso modo sarete entrambi tutelati.

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Black Friday Amazon 2020: le date e come funziona

Il Black Friday di Amazon 2020 è iniziato il 26 ottobre. A sorpresa. Senza preannunci o pubblicità. Ma una delle cose che lascia spiazzati è la durata. Se fino allo scorso anno il venerdì di spese folli era limitato a solo una giornata (il venerdì, appunto), per questo 2020 il discorso cambia.

Black Friday Amazon 2020: le date

AGGIORNAMENTO DEL 20 NOVEMBRE: Inizialmente del date fissate per il Black Friday Amazon 2020 erano dal 26 ottobre al 19 novembre. Questa mattina, tuttavia, il colosso di Jeff Bezos ci ha un po’ stupiti, prolungando il periodo di sconti fino al 30 novembre. Che, insomma, tanto dispiacere non ci fa.

LEGGI ANCHE: Dove acquistare un buono regalo Amazon?

Alexa, Cube e FireStick in super offerta

Ad aprire le danze di questi nuovi giorni di superpromozioni ci sono delle offerte da non perdere. Soprattutto per quel che riguarda i dispositivi marchiati Amazon per la casa domotica a prezzi mai visti e per cui è davvero un peccato no approfittarne.

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Come funziona?

Nel corso delle prossime settimane, saranno moltissimi gli sconti a disposizione. Ti segnalo di seguito i link per vedere le offerte su prodotti di diverse categorie:

Le offerte lampo

Se siete alla ricerca di qualcosa in particolare o state già pensando ai regali per il 25 dicembre, ti consigliamo di tenere sempre monitorate le offerte lampo che consentono per qualche ora della giornata di approfittare di prezzi bassissimi per prodotti di alta qualità. Stiamo parlando di sconti che vanno dal 50 all’80% sul prezzo di listino. Mica male, quindi, per risparmiare qualcosina.

Il canale Telegram dedicato

Cercare di rimanere sempre connessi in attesa dell’offerta perfetta o dell’idea per il prossimo regalo di Natale a parenti e amici potrebbe rivelarsi essere piuttosto complicato. Per rimanere aggiornati con le migliori offerte del Black Friday di Amazon 2020 e ricevere in tempo reale le promozioni fino al -70%, iscriviti al canale Telegram di Mamma Shop Online.

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Vaccino antinfluenzale 2020: ecco chi lo può fare gratis

Dal 1 ottobre 2020 ha preso il via la stagione del vaccino antinfluenzale. Molti i pareri contrastanti tra il personale medico e i no vax. Tra chi è pro e chi, invece, contro. Ma non siamo qui a fare polemica su cosa è meglio fare.

Quelle che vi riporto di seguito, invece, sono le categorie a rischio per le quali il vaccino antinfluenzale è fortemente consigliato. E che, di conseguenza, possono farlo gratis, chiedendolo comodamente al proprio medico di base o rivolgendosi in farmacia.

Categorie a rischio: quali sono

  • soggetti a partire dai 60 anni;
  • bambini dai 6 mesi fino a età inferiore di 6 anni alla data della vaccinazione;
  • donne in gravidanza o periodo “postpartum“;
  • soggetti dai 6 ai 18 anni trattati con acido acetilsalicilico e che rischiano la Sindrome di Reye in caso di infezione influenzale;
  • persone di qualsiasi età ricoverati presso strutture lungodegenti;
  • familiari e contatti di soggetti ad alto rischio di complicanze;
  • donatori di sangue;
  • personale delle Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco e personale della Protezione Civile;

Patologie a rischio

Entrano a far parte delle categorie a rischio per cui è preferibile fare il vaccino antinfluenzale 2020 anche i soggetti di età uguale o superiore ai 6 anni e inferiore ai 60 affetti da:

  1. malattie croniche a carico dell’apparato respiratorio (inclusa l’asma grave, la displasia broncopolmonare, la fibrosi cistica e la broncopatia cronico ostruttiva – BPCO)
  2. malattie dell’apparato cardio-circolatorio, comprese le cardiopatie congenite ed acquisite
  3. diabete mellito e altre malattie metaboliche (inclusi gli obesi con Indice di massa Corporea superiore a 30)
  4. epatopatie croniche
  5. insufficienza renale/surrenale cronica
  6. malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie
  7. tumori e in corso di trattamento chemioterapico
  8. malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV
  9. malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinali
  10. patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici
  11. patologie associate ad un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie (ad es. malattie neuromuscolari)
  12. altre patologie che aumentano il rischio di gravi complicanze da influenza

Lavori a rischio per cui è raccomandato il vaccino

Il vaccino antinfluenzale è, inoltre, indicato per coloro che fanno un lavoro a contatto con gli animali che potrebbe costituire una fonte di infezione di virus non umani:

  • allevatori
  • addetti all’attività di allevamento
  • addetti al trasporto di animali vivi
  • macellatori e vaccinatori
  • veterinari pubblici e libero-professionisti

Dipendenti pubblici a rischio

Agli addetti ai servizi pubblici di primario interesse collettivo è consigliato in ugual misura di fare il vaccino antinfluenzale, considerato l’alto rischio legato alla professione:

  • altre forze armate
  • personale degli asili nido, di scuole dell’infanzia e dell’obbligo
  • addetti poste e telecomunicazioni

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Test di gravidanza: costo e dove acquistarlo

Il test di gravidanza è uno di quegli strumenti che ogni donna si è ritrovata a fare con il cuore in gola. In alcuni casi perché c’è la paura di una gravidanza indesiderata. In altri perché si attende con ansia l’arrivo di un bambino.

La scelta di questo prodotto, in special modo se si tratta della prima volta, potrebbe risultare davvero complessa. Ma anche se hai il dubbio di essere incinta per la seconda (o terza) volta e l’ultima volta che ne hai comprato uno risale ad un bel po’ di tempo fa.

Quale versione scegliere? Dove acquistarlo? Quali sono i prezzi? Funziona davvero? Nei prossimi paragrafi cercheremo di fare un po’ di chiarezza sull’argomento.

Come funziona il test di gravidanza domestico?

Il test di gravidanza domestico altro non è che uno stick con una sezione dedicata appositamente all’analisi delle urine. Questo strumento va utilizzato generalmente con la prima pipì della giornata. Per intenderci, la prima della mattina appena sveglia.

All’interno dello stick è presente un reagente che fa effetto non appena viene rilevata la presenza dell’ormone Beta HCG. Ossia quello della gravidanza. Ti basterà urinare direttamente nella parte dedicata e attendere qualche minuto prima di vedere il risultato. In alternativa, puoi sempre optare per raccogliere la pipì all’interno di un bicchiere sterile e, poi, posizionare il test al suo interno.

Il consiglio è quello di effettuare lo stick delle urine non prima del primo giorno di ritardo del ciclo. Anche se hai già iniziato ad avvertire i primi sintomi della gravidanza. L’ormone Beta HCG, infatti, impiega qualche giorno per raggiungere le urine. E, di conseguenza, se hai ovulato più tardi nell’ultimo mese, potrebbe darti come risultato un falso negativo.

LEGGI ANCHE: Prima ecografia in gravidanza: quando e come

Quale modello scegliere?

In commercio sono disponibili molti modelli diversi di test di gravidanza. Alcuni prevedono la comparsa delle striscine colorate. Altri, invece, sono digitali e dotati di un piccolo Led in cui compare la scritta “Incinta” o “Non incinta”. Alcune versioni ancora più evolute, invece, sono in grado di stimare perfino a quella settimana di gravidanza sei in base alla quantità di Beta HCG presente nelle urine.

Non esiste un modello migliore rispetto ad altri. Se lo fai seguendo le indicazioni giuste (e dopo il primo giorno di ritardo delle mestruazioni), possono darti una risposta esatta nel 99% dei casi. Possiamo dire, quindi, che risultano essere piuttosto attendibili.

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Dove comprarlo?

Il test di gravidanza può essere acquistato comodamente in farmacia. Ma anche i grandi ipermercati ne sono spesso provvisti. Se, però, ti senti a disagio di acquistare un prodotto come questo di persona, puoi sempre optare per l’acquisto online. Anche se, in questo caso, devi comunque mettere in preventivo i tempi di consegna (da 1 a 3 giorni in base al sito).

Prezzo

Il prezzo di un test di gravidanza può variare molto in base al tipo di modello scelto. Se ne acquisti uno di quelli tradizionali puoi spendere dai 5 euro in sù. In questi casi anche il brand può influire molto sull’importo di acquisto. Nel caso in cui ne preferisci uno di digitale, invece, il prezzo aumenta. Stiamo parlando, comunque, di una cifra che va dai 9 euro in sù.

Non dimenticare che alcuni modelli sono considerati come dispositivi medici e, quindi, possono essere scaricati dalle tasse come spese mediche.

Cosa fare nel caso di test di gravidanza negativo?

Nel caso in cui tu abbia fatto il test di gravidanza e sia risultato negativo, ti consiglio di portare pazienza. Attendi qualche giorno e, se il ciclo non dovesse presentarsi manco l’ombra, puoi sempre ripeterlo. Se, invece, l’esito dovesse sembrarti un po’ incerto, ti consiglio di contattare il tuo medico di base ed, eventualmente, fare delle analisi del sangue apposite per controllare la presenza di Beta HCG.

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