Traslucenza nucale: quando si fa e quanto è attendibile?

Se sei incinta e hai già avuto modo di fare la prima ecografia in gravidanza, la ginecologa ti avrà sicuramente parlato di un altro esame da effettuare nel corso delle prossime settimane: la traslucenza nucale.

Ma di cosa si tratta e perché è consigliabile farla? In quali strutture puoi prenotare per fissare questa ecografia di controllo e quanto costa?

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A cosa serve l’esame della traslucenza nucale?

L’esame della traslucenza nucale serve a stimare il rischio di presenze di anomalie cromosomiche nel feto (come la Sindrome di Down e la Sindrome di Edwards) ma anche altre problematiche di tipo genetico come le malformazioni cardiache.

Questa analisi viene chiamata anche Bi-Test perché viene accompagnata da un esame del sangue che verifica i livelli dei due ormoni della gravidanza. Il referto del prelievo viene poi confrontato con quello dell’ecografia per ottenere una stima del rischio quanto più precisa possibile.

Come si effettua l’esame della traslucenza nucale?

L’esame della traslucenza nucale si presenta come una normale ecografia. Alla mamma viene chiesto di sdraiarsi nel lettino e di scoprire la pancia, dove le verrà versato il gel. Questo esame avviene per via addominale, infatti, non per via transvaginale.

Durante il monitoraggio del feto, il dottore verificherà lo spessore della quantità di liquido presente sotto la pelle nella nuca del feto. In genere un valore considerato normale è compreso tra gli 1,1 e i 1,4 mm. Uno spessore maggiore decreta la presenza di anomalie cromosomiche o genetiche.

Il medico, inoltre, controllerà durante questa ecografia anche l’osso del naso: nel caso in cui non dovesse essere presente in questo momento della gravidanza, è possibile che il bambino sia affetto da sindrome di Down.

La durata della visita è di circa 30 minuti. Tuttavia, potrebbe durare di più nel caso in cui il feto sia posizionato in modo da non farsi vedere bene. In questo caso, però, alla mamma viene chiesto di ridere, tossire o mangiare qualcosa per fargli cambiare posizione. Un’altra opzione che può prolungare la durata dell’esame è data dalla situazione di forte sovrappeso della donna, che può rendere difficoltoso ottenere delle immagini nitide.

Quando fare la traslucenza nucale e Bi-Test?

Questo esame può essere fatto esclusivamente dalla settimana 11 alla 13+6. I risultati pervenuti prima o dopo questo periodo potrebbero risultare sfalsati e invalidare l’esito.

In genere viene eseguito prima il prelievo di sangue e, dopo qualche giorno, viene fissata l’ecografia. In questo modo, quando si arriva pronti ad eseguire l’esame diagnostico, è possibile portare al medico il referto delle analisi del sangue.

Quali sono i valori?

Partiamo dal presupposto che ogni donna è un paziente a sé. Non esistono, quindi, dei valori che siano uguali a tutti. Durante questo esame vengono presi come parametri di riferimento i valori del sangue e lo spessore del liquido sotto la pelle nelle nuca del bambino.

Questi dati vengono poi inseriti in un software dove verranno associati all’età della mamma, il peso, l’etnia, l’abitudine al fumo, etc. Il programma elettronico elaborerà i dati inseriti fornendo una stima di rischio per la presenza di anomalie genetiche o cromosomiche.

Il rischio è ridotto se inferiore a 1 su 250 (ad esempio 1:500, ma va bene qualsiasi numero superiore a 250). Il rischio è alto se superiore a 1 su 250 (ad esempio 1:200 o, comunque, qualsiasi numero inferiore a 250).

Cosa succede se il rischio è alto?

Nel caso in cui il dottore dovesse stimare un rischio alto, verrà proposto alla futura mamma di procedere con degli esami più invasivi come l’amniocentesi o la villocentesi che approfondiranno la situazione.

Non dimenticare che questo esame è in grado di produrre solo una stima di rischio e non fornisce certezze concrete al 100%. Ma, d’altronde, nemmeno gli altri due sono in grado di fornire esiti certi.

Quanto è affidabile il Bi-Test?

Attraverso la sola ecografia è possibile individuare fino all’80% dei feti con problemi genetici o cromosomici. Il falso positivo, di solito, si attesta attorno al 5%. Ma combinando l’analisi dell’ecografia con il prelievo di sangue si arriva ad un’affidabilità del 90%.

Nel caso in cui durante l’esame venga controllato anche l’osso del naso, l’affidabilità sale al 95% con un potenziale falso positivo del 3%.

La traslucenza nucale è rischiosa per mamma e bambino?

Assolutamente no. Non è pericoloso né per la salute della mamma, né tanto meno per quella del bambino. Sottoporsi a questo esame, quindi, non espone ad un rischio di aborto.

Il Bi-Test è obbligatorio?

La traslucenza nucale è un esame diagnostico che viene raccomandato dalla ginecologa, in special modo se l’età della futura mamma è superiore ai 35 anni. Tuttavia, non è obbligatorio. Sta ai futuri genitori, quindi, decidere se sottoporsi a tale visita oppure no.

Nel caso in cui la mamma fosse interessata a sottoporsi a questo esame, è necessario che venga richiesto dal ginecologo.

Dove sottoporsi alla traslucenza nucale?

Il Bi-Test è un esame a pagamento che può essere fatto sia in ospedale che in un poliambulatorio. A patto che al suo interno ci sia personale professionale certificato dalla Fetal Medicine Foundation di Londra (ossia l’ente che ha messo a punto tale esame diagnostico).

Quanto costa?

Nel caso in cui preferissi eseguire questo esame in ospedale, ti consiglio di contattare prima il tuo medico di base e di prescriverli l’impegnativa per questo esame. In questo modo riesci a risparmiare un bel pò e pagare circa 60 euro tra ecografia e prelievo. Tuttavia, il prezzo può variare da ospedale ad ospedale.

Nel caso in cui non trovassi disponibilità in ospedale o, in alternativi, preferisci comunque farti seguire da un centro privato, sappi che i prezzi aumentano (e non di poco). Si parla, circa di 200 euro per ecografia e 70 di bitest. Ma, anche in questo caso, i costi possono variare di molto da centro a centro.

Foto di MART PRODUCTION da Pexels

Primi sintomi gravidanza: quali sono?

Stai cercando di avere un bambino o hai avuto un rapporto a rischio ed è ancora troppo presto per fare il test di gravidanza? Il dubbio ti attanaglia e vorresti scoprire il primo possibile se sei incinta? Allora sei capitata nel posto giusto.

Quelli che andiamo a scoprire oggi, infatti sono i primi sintomi di una gravidanza. Ossia tutti quei segnali che potrebbero indicarti l’inizio della maternità. Singola o multipla che sia.

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Come si fa a capire se si è incinta?

Una risposta abbastanza sicura al riguardo la può dare sicuramente il test di gravidanza, che puoi acquistare in farmacia o al supermercato e che funziona attraverso l’analisi della pipì.

Ma, bada bene, il risultato di questi test non è attendibile al 100%. Nel caso in cui venga fatto troppo presto, infatti, potrebbe darti come esito un falso negativo. L’ormone Beta HCG, che annuncia l’avvenuto impianto dell’embrione, si presenta nell’urina diversi giorni dopo la fecondazione dell’ovulo. E, quindi, magari potrebbe non comparire la fatidica seconda linea rosa nonostante la gravidanza sia già in atto.

LEGGI ANCHE: Prima ecografia gravidanza: quando e come

Quando compaiono i primi sintomi di gravidanza?

A dire il vero non esiste una risposta a questa domanda che valga per tutte. I primi sintomi di gravidanza potrebbero iniziare a manifestarsi già il giorno dopo il concepimento. Ma anche dopo qualche settimana dall’inizio dell’amenorrea (mancanza di ciclo mestruale).

In alcune situazioni si manifestano tutti insieme, mentre in altre i segnali saranno solo uno o due. E, in quest’ultimo caso, non significa che la salute della mamma o del bambino sia compromessa.

Il consiglio migliore che ti posso dare è di avere pazienza e, nel frattempo, imparare ad ascoltare quello che ti dice il tuo corpo. Ma, soprattutto, provare a vivere questo momento nel modo più tranquillo e sereno possibile. Sia nel caso in cui si tratti di una maternità desiderata che in una non cercata.

Quali sintomi gravidanza nei primi giorni?

Veniamo ora al nocciolo della questione: quali sono i primi sintomi di una gravidanza? Eccoti di seguito una lista di alcuni segnali tipici che si manifestano in seguito all’impianto dell’embrione.

Crampi al basso ventre

Nel momento in cui l’uovo fecondato raggiunge la cavità uterina, inizia a “scavarsi” quello spazio necessario in cui adagiarsi per crescere. Questo passaggio avviene circa in concomitanza del ventunesimo giorno del ciclo e, in molti casi, potrebbe dare fastidio all’utero che reagirà facendo delle piccole contrazioni.

Questo movimento muscolare dà origine ad un leggero mal di pancia, meglio noto come “crampi da impianto“. Tuttavia, soprattutto se sei alla prima gravidanza, è difficile distinguere questo malessere da un tradizionale sintomo premestruale.

Tensione al seno

Tra i primi sintomi della gravidanza non possiamo che citare la tensione al seno. Durante la maternità (ma, soprattutto, al suo inizio), i capezzoli e l’areola diventano di colore più scuro. La pelle, inoltre, sembra diventare quasi trasparente, al punto che è possibile spesso vedere le vene più superficiali.

Perdite bianche

Un segnale che viene avvertito da moltissime donne che non sanno ancora di essere incinta riguarda le perdite bianche. Già dai primissimi giorni dopo che l’embrione si è impiantato, puoi notare un aumento di quelle secrezioni vaginali molto simili al bianco d’uovo. Questo è dovuto a gli estrogeni che provocano una maggiore flusso di sangue nella zona dei genitali e, in questo modo, agiscono sulle ghiandole.

Nausea e poco appetito

La nausea è probabilmente uno dei primi sintomi della gravidanza che potrai percepire. In genere si presenta dalla quinta settimana di gestazione fino alla fine del terzo mese. Ma potrebbe manifestarsi anche qualche giorno dopo il concepimento. O addirittura non comparire mai!

Alla nausea si associa, di conseguenza, anche il poco appetito. Soprattutto se accompagnata al vomito. Già dalle prime settimane dopo il concepimento si inizia ad avere il super olfatto. Se, quindi, avvertirai l’odore di caffè da un’altra stanza, non preoccuparti! È una cosa del tutto normale.

Sapori alterati

Nei giorni successivi al concepimento e, in genere, ancora prima della scadenza mestruale, le donne incinta hanno la tendenza ad avvertire i sapori in modo alterato. Un cibo che fino a ieri piaceva moltissimo, infatti, potrebbe all’improvviso risultare sgradevole.

Altro dettaglio che può essere considerato come indicatore di una potenziale gravidanza è il sentore di ferro in bocca. Come se, per intenderci, avessi messo in bocca delle monetine.

Sonno e spossatezza

Sonno e spossatezza fanno parte dei primi sintomi di una gravidanza poiché possono comparire già nelle prime settimane successive al concepimento. Del tutto normale, quindi, se ci si sente piuttosto fiacche per fare le faccende di tutti i giorni. O, addirittura dopo aver salito una decina di scalini.

Bisogno di andare spesso in bagno

Accade con molta frequenza che una donna incinta senta la necessità di fare la pipì con maggiore frequenza. Questo succede perché l’utero tende ad aumentare di volume sin da subito e perché il progesterone rilassa la muscolatura di uretra e vescica, riducendo così la capacità di trattenersi dall’andare in bagno.

Sbalzi di umore

Nel corso delle 40 settimane di gestazione il corpo di una donna subisce continui sbalzi ormonali che provocano cambiamenti di umore repentini e, il più delle volte, del tutto immotivati. Niente di strano, quindi, se dovesse capitare di mettersi a piangere mentre ci si sta lavando i denti.

Come ci si accorge di essere incinta prima del ciclo?

Nel corso dei precedenti paragrafi vi ho parlato dei primi sintomi di una gravidanza. Tuttavia, c’è da dire che, come avrai ben notato, alcuni di essi sono facilmente fraintendibili con i dolori premestruali. Soprattutto se sei al primo figlio.

Per toglierti ogni eventuale dubbio, quindi, ti consiglio di andare in ospedale e richiedere delle analisi del sangue per la conta delle Beta Hcg. In questo modo riuscirai ad ottenere un responso immediato, anche dopo una settimana dal potenziale giorno del concepimento.

Foto di August de Richelieu da Pexels

Gravidanza a rischio: come fare domanda?

La gravidanza è sicuramente un momento di grande gioia per una donna. Dal momento in cui ci si accorge di aspettare un bambino, però, bisogna iniziare a ragionare in modo diverso rispetto a prima.

Se, infatti, fino a qualche mese fa potevi permetterti di lavorare per diverse ore durante il giorno senza fare nemmeno 10 minuti di pausa, ora devi stare più attenta. Iniziare a ridurre i ritmi frenetici e a rallentare un po’ possono essere un ottimo inizio per vivere meglio la dolce attesa. Ma anche per evitare complicazioni come, per citarne uno, l’inizio precoce delle contrazioni.

E se diminuire i propri impegni giornalieri non dovesse bastare?

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Quando si parla di gravidanza a rischio?

La gravidanza non deve essere trattata come una malattia. Anzi. Si tratta, invece, di una condizione del tutto fisiologica che ha un suo decorso e che, durante i 9 mesi, deve essere tenuta sotto controllo in modo da garantire la salute della mamma e del suo bambino.

Tuttavia, possono presentarsi alcune condizioni che possono in qualche modo minacciare o compromettere lo stato di salute del feto e della sua mamma. Queste situazioni, possono essere provocate da diverse cause scatenanti. Alcune presenti già prima di fare il test di gravidanza e altre che hanno iniziato a verificarsi nel corso delle settimane successive.

Si parla di gravidanza a rischio, quindi, quando intervengono delle patologie pregresse o recenti che possono mettere in pericolo la salute e la vita di mamma e figlio.

LEGGI ANCHE: Bruciore di stomaco in gravidanza: i rimedi naturali

Quando si può chiedere la gravidanza a rischio?

La gravidanza a rischio è una condizione di salute che deve essere valutata insieme al proprio medico di base, alla propria ginecologa o alla dottoressa del consultorio che ti sta seguendo.

Prima di accertare questo stato, quindi, è indispensabile effettuare un ciclo di visite che attestino la precarietà delle condizioni di salute tue e del tuo bambino.

Tra le patologie più diffuse che possono portare a questa diagnosi, possiamo trovare:

  • rischio di aborto spontaneo;
  • malattie croniche pregresse nella mamma, come ipertensione o diabete;
  • patologie ai reni;
  • gestosi;
  • malattie autoimmuni;
  • problemi cardiaci;
  • sindrome dell’ovaio policistico;
  • ipercontrattilità uterina;
  • età avanzata della gestante;
  • infezioni contratte durante la gravidanza (ad esempio: rosolia, toxoplasmosi, mononucleosi)

C’è da dire, tuttavia, che ci sono situazioni in cui viene considerata gravidanza a rischio anche quella condizione lavorativa che prevede uno stress per la mamma troppo grande da affrontare durante la gravidanza. Ma tale condizione, che viene valutata di volta in volta e di caso in caso, deve essere accertata dal tuo medico.

Quali sono i lavori a rischio in gravidanza?

Facciamo una breve parentesi per quel che riguarda le lavoratrici madri. Esistono alcune categorie di impiego e alcuni settori per cui, quando una dipendente comunica di essere incinta, può rimanere a casa fino a dopo il parto. In questo caso sto parlando di lavori a rischio in gravidanza.

Di questa categoria fanno parte:

  • maestre di asili nido e scuole materne;
  • commesse;
  • cameriere;
  • bariste

O, comunque, in linea di massima, tutti quegli impieghi che sono caratterizzati da:

  • sollevamento carichi pesanti;
  • ambiente di lavoro molto rumoroso, troppo polveroso, a contatto con sostanze chimiche o agenti patogeni, in clima troppo caldo o troppo freddo;
  • mansioni pensanti e in posizioni scomode (ad esempio, anche i lavori domestici);
  • posizioni soggette a continue vibrazioni;
  • esposizione a sostanze chimiche dannose, agenti biologici, radiazioni ionizzanti;
  • lavori che obbligano a stare in piedi per più di metà dell’orario di lavoro

Come richiedere la maternità anticipata?

Nel caso in cui il tuo non fosse un lavoro a rischio e il tuo medico abbia accertato che tu ti trovi in una condizione di gravidanza a rischio, puoi procedere in maniera autonoma e richiedere la maternità anticipata.

In questo caso dovrai fare apposita richiesta alla tua ASL di competenza, allegando il certificato di gravidanza e la documentazione del medico che attesta la gravidanza a rischio. Nota bene: quest’ultimo documento deve essere rilasciato da un dottore che fa parte del Sistema Sanitario Nazionale. Può essere, quindi, il medico di base o la ginecologa del consultorio o dell’ospedale.

Nel caso fossi seguita da una professionista che opera da privato o che, comunque, lavora in una struttura del SSN di un’altra provincia, prima di ottenere la maternità anticipata, dovrai fare un’ulteriore visita con un medico dell’ASL che confermi le tue condizioni di salute.

Come procedere in caso di gravidanza a rischio?

Nel caso in cui tu abbia ottenuto un certificato di gravidanza a rischio, dovrai procedere inviando copia di tale certificato al datore di lavoro e al tuo medico di base (che, comunque, dovrà essere informato di ogni dettaglio delle condizioni di salute tue e del bambino durante le 40 settimane di gestazione).

Il passo successivo è quello di richiedere la maternità anticipata all’ASL, seguendo le indicazioni riportate nel paragrafo precedente. Una volta che l’ASL avrà confermato questo stato, dovrai inviare tutta la documentazione al tuo datore di lavoro.

Cosa comporta la gravidanza a rischio?

In caso in cui ti fosse stata confermata la gravidanza a rischio, potrai rimanere a casa dal lavoro immediatamente, qualunque sia il tuo orario di lavoro o il contratto in essere con l’azienda.

La maternità anticipata ti permetterà di rimanere a casa dal lavoro fino alla fine del sesto mese di gravidanza. Durante questo periodo, avrai diritto a tutti gli spostamenti che ritieni opportuni poiché non avrai le stesse limitazioni di orario previste durante le assenze per malattia. Né tanto meno dovrai attendere le visite fiscali del medico dell’ASL.

All’inizio del settimo mese di gravidanza, la maternità anticipata andrà a cadere e potrai fare richiesta all’INPS per maternità obbligatoria.

Quanto viene pagata la gravidanza a rischio?

Durante la maternità anticipata per gravidanza a rischio, potrai percepire lo stipendio al 100%. Come se tu stessi andando normalmente al lavoro. Questo status in automatico andrà a cadere all’inizio del settimo mese.

In questa data, dovrai preoccuparti di inoltrare all’INPS la richiesta di maternità obbligatoria che sarà valida fino al giorno del parto. Durante questo periodo, in base al tipo di contratto che hai sottoscritto con il tuo datore di lavoro, percepirai uno stipendio all’80% (in alcuni casi si arriva al 100%).

Bruciore di stomaco in gravidanza: i rimedi della nonna

La gravidanza è sicuramente un momento molto intenso e coinvolgente, dove la trepidazione per l’arrivo del bambino si abbina spesso con moltissime emozioni che vanno dalla paura, all’ansia alla gioia irrefrenabile.

Eppure, quando si è incinta non è sempre tutto rose e fiori come siamo abituati a sentirci raccontare nei film. Dai primi sintomi della gravidanza all’ultimo trimestre, infatti, è possibile iniziare ad avvertire degli specifici fastidi, come il mal di schiena, la sensazione di avere le gambe gonfie e il reflusso gastroesofageo. Tra questi non bisogna dimenticare il bruciore di stomaco in gravidanza, che colpisce più della metà delle donne incinta.

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Quando inizia il bruciore di stomaco in gravidanza?

Il bruciore di stomaco può presentarsi già durante le prime settimane di gestazione. In alcuni casi addirittura prima di fare la prima ecografia in gravidanza. Questo fastidio si può presentare sporadicamente o tutti giorni e, comunque, in modo più o meno attenuato. Le manifestazioni, tendenzialmente, diventano più acute durante il terzo trimestre.

Non esiste una regola valida per tutte, né sulla durata di questo fastidio, né tanto meno sull’intensità con cui si presenterà. Se ti stai chiedendo se mai finirà, non temere. Non appena avrai finito di partorire, questo sintomo scomparirà definitivamente.

Perché ho bruciore di stomaco in gravidanza?

La sensazione di bruciore di stomaco in gravidanza è una situazione che ricorre con una certa frequenza tra le donne incinta, soprattutto negli ultimi mesi di gestazione. Il fastidio si avverte generalmente dalla parte finale della gola fino all’altezza dello sterno. Come mai?

La pirosi è provocato per lo più dall’aumento esponenziale del progesterone durante questo specifico periodo della gravidanza, un ormone che aiuta il rilassamento muscolare. Ma che, come altro lato della medaglia, porta a dei disturbi alla digestione, rendendola molto più lenta e difficile.

Il progesterone, oltre ad agevolare l’elasticità dell’utero affinché riesca ad ospitare al meglio l’aumento di peso del bambino, rilassa anche quella valvola che funziona da separatore tra esofago e stomaco. In questo modo i succhi gastrici risalgono dandoti sempre quella perenne sensazione di avere bevuto del succo d’arancia andato a male.

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Come combattere l’acidità di stomaco in modo naturale?

Durante la gravidanza moltissime cose sono sconsigliate. Come farmaci e medicinali vari (a parte alcune eccezioni, ma che vanno sempre assunte dietro pare medico). Prima di utilizzare qualsiasi tipo di prodotti chimici che hai a casa, ti consiglio di consultarti con la tua ostetrica o la ginecologa che ti sta seguendo.

In alternativa, ti suggerisco di utilizzare i rimedi della nonna, che sono tanto naturali quanto efficaci. Ma, soprattutto, che sono privi di tossicità sia per la mamma che per il piccolo.

Abitudini alimentari

Dal momento in cui si scopre di essere incinta, il proprio corpo inizia a cambiare. Non solo nelle dimensioni, ma anche nella funzionalità degli organi che sembrano sempre molto più rallentati del solito.

Il bruciore di stomaco in gravidanza aumenta soprattutto quando si esagera con il cibo, dando largo spazio a fritti e piatti troppo conditi e speziati. Ma anche cibi troppo acidi. Da evitare:

  • Peperoni;
  • Agrumi;
  • Pomodori;
  • Yogurt;
  • Spezie;
  • Piatti troppo conditi;
  • Formaggi;
  • Cioccolato;
  • Caffè;
  • Bibite gassate.

Da preferire, invece:

  • Banane, mele e pere;
  • Zucchine, carote, patate, bietole e spinaci;
  • Carne bianca (come pollo e tacchino);
  • Riso in tutte le sue varianti;
  • Minestre e passati di verdura

Quando io ero incinta ho mangiato tutte le cose presenti nelle due liste, sia chiaro. Ma nei periodi in cui l’acidità di stomaco era più persistente, mi mantenevo più leggera finché non passava. Sentiti, quindi, di prendere questi punti come dei suggerimenti da usare all’occorrenza.

Nella mia esperienza personale, ad esempio, cracker e pane mi hanno salvato in diverse occasioni. Mi bastava mangiarne anche solo un pezzettino per mettere a bada i succhi gastrici.

Fare movimento

Te lo sarai sentito ripetere tantissime volte dal ginecologo: è fondamentale fare movimento. Ora, sappiamo tutti che con un pancione enorme ci si senta piuttosto affaticare e non si abbia molta voglia di fare sport. Ma, in questi casi, anche una passeggiata di una decina di minuti all’aria aperta può essere miracolosa, perché aiuta ad alleviare lo stress e favorisce la digestione. In caso anche dello Yoga in casa è molto utile alla causa.

Un altro accorgimento molto utile se soffri di bruciore di stomaco in gravidanza è quello di avere una postura corretta. Se devi raccogliere un oggetto da terra, ad esempio, cerca di piegare le ginocchia. Quando ti metti distesa, inoltre, cerca di evitare di stare in posizione perfettamente orizzontale con il pancione che punta verso l’alto. Preferisci, invece, coricarti di lato. Meglio se posizionando un cuscino tra le ginocchia.

Frequenza dei pasti

La frequenza dei pasti può essere determinante in questi casi. Prova a mangiare quantità inferiori di cibo ma con più frequenza durante la giornata. Non dimenticare, infatti, che più lo stomaco è colmo e maggiori sono le possibilità che i succhi gastrici risalgano l’esofago.

Evita alcol e fumo

Evitare bevande alcoliche e sigarette sono sicuramente dei consigli che la ginecologa ti avrà già dato in occasione delle prime visite dall’inizio della gravidanza. Ebbene, ti consiglio di continuare a seguire i suoi suggerimenti per tutte le 40 settimane. Questi due elementi, infatti, non aiutano di certo ad eliminare l’acidità di stomaco. Anzi.

Indossa abbigliamento comodo

Uno dei vantaggi di essere incinta è sicuramente quello di avere la possibilità di sfoggiare un abbigliamento comodo per tutta la giornata. Forse non lo sai, ma un outfit di questo tipo aiuta molto ad evitare il reflusso gastroesofageo e il bruciore di stomaco. Preferisci maglie oversize, cardigan e leggings. Da eliminare, almeno per il momento, tessuti rigidi o vestiti troppo aderenti.

Evita di andare a dormire dopo mangiato

Sembra un consiglio banale ma, in realtà, non lo è. Molto spesso accade che ci si senta stanche. Soprattutto verso le ultime settimane prima della data presunta del parto. E può capitare di addormentarsi subito dopo mangiato.

Questo atteggiamento è sbagliatissimo perché la posizione sdraiata tende a provocare la formazione del reflusso. Il mio consiglio, in questo caso, è quello di anticipare l’ora della cena o del pranzo, in modo da evitare di crollare dal sonno. O, in alternativa, cercare di creare un sistema di cuscini tale che ti permetta di addormentarti rimanendo comunque con la schiena rialzata dal materasso.

Cosa prendere per l’acidità di stomaco in gravidanza?

Per risolvere in modo efficace e abbastanza immediato il problema del bruciore di stomaco in gravidanza, puoi sempre ricorrere a erbe o a piante officinali che puoi trovare tranquillamente sia in farmacia che in erboristeria. Ma anche su internet ci sono buone opzioni.

I semi di finocchio, ad esempio, aiutano molto in questi casi. Lasciati in infusione per una decina di minuti all’interno di una tazza di acqua bollente, aiutano a favorire la digestione e ad attenuare la sensazione di acidità di stomaco. Le mucillagini contenute al suo interno, infatti, svolgono un’azione antinfiammatoria e, al tempo stesso, protettiva nei confronti delle mucose del sistema gastroenterico.

L’argilla verde ventilata è un’altra opzione che può essere preso in considerazione per risolvere il problema. Ideale per assorbire in poco tempo i succhi gastrici in eccesso. Ma anche malva e camomilla possono rivelarsi un’ottima alternativa.

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Prima ecografia gravidanza: quando e come

Uno dei momenti più emozionanti dopo aver scoperto di essere incinta è la prima ecografia in gravidanza. L’attesa per l’appuntamento viene sempre vissuto con molta ansia dai futuri genitori. Ma quando farla e come arrivare preparati a questa visita? Ecco dei consigli utili per evitare di andare nel panico.

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Quando fare la prima ecografia in gravidanza?

La prima ecografia in gravidanza viene generalmente fissata tra le 6 e le 14 settimane dal primo giorno dell’ultimo ciclo. Ovvio, tutto dipende da quando ci si accorge di essere rimaste incinta. Il che può succedere subito come dopo un paio di mesi di amenorrea (cioè l’assenza di mestruazioni). Diciamo che i primi sintomi di gravidanza in questi casi sono determinanti per far venire prima o dopo il dubbio di essere incinta.

Se sei alla prima gravidanza e sei impaziente di vedere quel fagiolino dentro la tua pancia, ti consiglio di aspettare un po’ prima di fiondarti dal dottore. La mia ginecologa, ad esempio, non fissa mai la prima ecografia prima dell’ottava settimana. Questo perché può capitare che le immagini non si vedano ancora bene del tutto e, di conseguenza, rischieresti di vivertela male. E, magari, di passare la settimana successiva a preoccuparti e a disperarti di tutte le variabili negative che ti hanno portato a non vedere quel piccolo cuoricino che pulsa. Anche se, in realtà, sta procedendo tutto nella norma.

Il mio consiglio, quindi, è quello di cercare di pazientare qualche giorno in più piuttosto. E vedrai che l’emozione di vedere per la prima volta il tuo piccolino sarà meravigliosa.

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Dove fare la visita

Il mio consiglio è quello di affidarti ad una ginecologa con cui ti senti a tuo agio. Se il dottore è un uomo va bene lo stesso, l’importante è che sei serena tu. La prima ecografia in gravidanza, quindi, potrai farla direttamente nel suo studio, soprattutto se è attrezzata con l’ecografo e la strumentazione necessaria.

In alternativa, è possibile fare richiesta al consultorio del tuo quartiere oppure in ospedale. In questi ultimi due casi, la visita è gratuita o, comunque, ha un costo di gran lunga inferiore rispetto a quello richiesto per una visita privata (che, invece, si aggira intorno ai 100 euro).

Il mio consiglio è quello di valutare la situazione (e il budget che hai a disposizione) e capire dove riusciresti a vivere la situazione con maggiore tranquillità. Personalmente, per la mia prima gravidanza ho preferito farmi seguire dalla mia ginecologa perché avevo mille paranoie. E volevo che ci fosse lei presente ogni volta che avessi dei dubbi. Questa opzione, ovviamente, è un po’ più complessa da ottenere se ci si rivolge al consultorio o in ospedale. Anche se, bisogna dire, che nelle strutture statali ci sono bravissimi medici.

LEGGI ANCHE: Gravidanza a rischio: come fare domanda?

Cosa si vede?

Nella prima ecografia in gravidanza è abbastanza evidente il bambino. O, meglio, il fagiolino. L’immagine che ti troverai davanti, infatti, è quella di un piccolo fagiolo dove, nel centro, è presente un puntino che lampeggia. Ossia, il cuore. Ebbene, oltre a questo, il resto non si capisce bene molto. O, almeno, fai fatica a capirlo tu perché, magari, non sei un medico.

Se sei alla prima gravidanza, quindi, ti consiglio di non aspettarti di capire subito se assomiglia alla mamma o al papà. Come invece accade nei film. Concentrati, invece, nell’emozione di vedere per la prima volta il suo cuoricino che batte. E, se ne hai la possibilità, chiedi al dottore che ti sta visitando di farti ascoltare il battito.

Oltre al cuore, durante questo appuntamento con il medico si può vedere:

  • quante settimane di vita ha;
  • la vitalità del feto;
  • numero di feti (gravidanza singola o gemellare?).
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Come prepararsi

Rispetto alle altre ecografie che farai una volta al mese fino al momento del parto, alla prima ecografia in gravidanza sarebbe meglio bere almeno mezzo litro di acqua prima della visita. E, ovviamente, dovresti cercare di trattenerti fino all’appuntamento con il dottore. Io, personalmente, sono entrata in studio con la bottiglia di acqua in mano perché, purtroppo, fin da subito ho iniziato a sentire l’esigenza di fare la pipì ogni 15 minuti. E, quindi, non andare in bagno per un’ora significava rischiare di farmela addosso.

Durante questa visita puoi andare accompagnata. Ti consiglio, quindi, di cercare di fissarla in un momento in cui possa essere presente anche il papà. Ma, se proprio proprio non può venire, puoi sempre chiedere a un parente o ad un’amica. L’immagine del fagiolino per la prima volta è davvero emozionante: condividila con chi ami!

Le prima ecografia in gravidanza potrebbe essere fatta sia utilizzando la sonda esterna, che quella interna. Tutto dipende da quanto nitide sono le immagini. E’ proprio per questo motivo che ti consiglio di essere il più rilassata possibile. La visita non sarà fisicamente impegnativa come altre (anche perché il piccolino ha ancora delle dimensioni minuscole), ma la componente emotiva della situazione ti farà sentire sballottata per le ore successive.

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