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Neuropsicomotricità infantile: che cos’è e a cosa serve

Scopri di più sulla neuropsicomotricità infantile: serve davvero? In quali casi è indicata? Come si svolge una lezione?

Ti è capitato di sentir parlare di neuropsicomotricità ma non hai la più pallida idea di cosa si tratta? Vorresti avere più informazione su cosa sia e se può davvero servire a tuo figlio? Allora sei capitata nel posto giusto.

Quello che andremo a scoprire oggi è proprio questa disciplina che, negli ultimi anni, sembra essere diventata un passaggio obbligato per ogni bambino.

Che cos’è la neuropsicomotricità?

Con il termine di neuropsicomotricità infantile si intende quella disciplina a misura di bambino che si occupa del potenziamento a livello motorio, comunicativo, relazionale e cognitivo dell’età evolutiva.

In sostanza, attraverso il gioco, i bambini vengono spronati ad accrescere le proprie potenzialità. Tutto ciò avviene in modo armonico. Le loro energie, quindi, vengono incanalate nella giusta direzione, affinché riescano ad interagire con gli altri e a comunicare in completa autonomia. Soprattutto quando il loro patrimonio funzionale non è ancora completo.

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A cosa serve la neuropsicomotricità?

Questa disciplina può essere molto utile per sostenere la crescita comportamentale del bambino. E offre ottimi risultati soprattutto nei seguenti casi:

  • disabilità intellettive;
  • difficoltà a relazionarsi con gli altri (ad esempio: aggressività oppure eccessiva timidezza);
  • problematiche comportamentali;
  • ritardi nel linguaggio;
  • sindromi genetiche;
  • disturbi nell’apprendimento;
  • patologie di tipo neuromotorio (come, ad esempio, PCI e distrofia)

Cosa fa il terapista della neuropsicomotricità?

Il terapista della neuropsicomotricità imposta l’incontro basando tutto sul gioco. Attraverso semplici regole, consente al bambino di sviluppare nuove competenze e di sviluppare la propria sfera emotiva.

E’ così che il piccolo riuscirà ad acquisire una migliore consapevolezza del proprio corpo e dello spazio che lo circonda. Ma lo aiuterà anche a sentirsi più sicuro di sé stesso e, quindi, di operare in autonomia, agevolando un eventuale distacco dalla figura genitoriale di riferimento (molto utile soprattutto quando i bambini sono ancora molto piccoli e, magari, non vanno ancora alla scuola dell’infanzia).

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Come si svolge una lezione di neuropsicomotricità?

Le lezioni di neuropsicomotricità vengono create ad hoc dal terapista. Ci sono situazioni in cui tuo figlio potrà essere inserito all’interno di un piccolo gruppo di coetanei (di solito non si superano i 5/6 bambini alla volta). In altri casi, invece, il professionista potrebbe suggerirti un percorso più strutturato dove saranno presenti solo lui e tuo figlio. Tutto dipende dalle difficoltà del piccolo.

In un primo momento potrebbe sembrarti di aver portato tuo figlio in una palestra dove passerà il tempo a giocare. Eppure, possono bastare anche solo un paio di sedute per iniziare a vedere i primi risultati. Sia a livello di sicurezza nell’interazione con gli altri, sia come acquisizione delle regole (come, ad esempio, togliersi le scarpe e metterle al loro posto).

Neuropsicomotricità e ritardo nel linguaggio: è davvero utile?

Molto spesso la neuropsicomotricità viene suggerita dal pediatra o dalle maestre del nido o della scuola dell’infanzia, quando si ha a che fare con un bambino in età prescolare che ancora non parla. Ci riferiamo, quindi, a bambini fino ad un’età di 6 anni circa.

Ma iscrivere il proprio figlio ad un corso del genere è davvero utile? Sì. Essendo in un piccolo gruppo, infatti, il bambino sarà costretto a doversi relazionare con gli altri partecipanti e a confrontarsi con loro. E, ovviamente, si troverà ad imitare le loro azioni (parole comprese).

Durante il gioco, inoltre, il piccolo dovrà acquisire la capacità a rispettare il proprio turno. Questa abilità è indispensabile per indirizzarlo verso una corretta comunicazione. In questi momenti, infatti, si instaura il meccanismo per cui se si aspetta, si può ascoltare ciò che ha da dirci l’altro. E, di conseguenza, si può rispondere a ciò che si ha recepito.

La nostra esperienza

La nostra bimba di due anni e mezzo ha sempre avuto un’enorme quantità di energia, tanto che potrebbe arrampicarsi a mani nude nei muri. E’ sempre stata bravissima a farsi capire ma a paroline, a parte le classiche “mamma”, “papà”, “ciao”, “pappe” e poche altre non andava avanti. Nonostante l’iscrizione al nido da quando aveva 6 mesi e il passaggio alla sezione primavera (quindi una classe formata da soli suoi coetanei) da qualche mese.

Ebbene, la maestra ci suggerisce un corso di neuropsicomotricità per darle quel “boost” per iniziare a parlare facendole fare meno fatica. Ci siamo informati al riguardo e l’abbiamo iscritta ad una cooperativa vicino a casa dove, una volta alla settimana, va a lezione con altri tre bambini (fascia di età dai 2 ai 3 anni).

Dopo sole un paio di lezioni, mia figlia ha iniziato a formare le prime frasi (tipo “ciao mamma” e “no grazie”). Inoltre, sembra più sicura di sé in termini di comunicazione: ci chiede spesso come si chiamano le cose e poi le ripete. Sembra addirittura che riesca a ricordarsi molte più parole a settimana rispetto a prima.

Non solo. Il neuropsicomotricitsta ci ha dato anche molti suggerimenti per aiutare la piccola a parlare con più facilità. Ingenuamente ma, soprattutto, in buona fede, magari ci capitava di compiere delle azioni che non la aiutavano a sviluppare le abilità di linguaggio. Noi, ad esempio, abbiamo rallentato la velocità delle frasi che diciamo in casa e tendiamo a scandire bene le parole. Dopo questa piccolissima (ma fondamentale!) modifica (di cui non ci eravamo mai accorti!), stiamo vedendo progressi ogni giorno.


E tu hai conoscevi già la neuropsicomotricità? Hai già iscritto tuo figlio ad una lezione? Raccontaci la tua esperienza nella sezione commenti qui sotto.

Ultimo aggiornamento 2022-05-26 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

Foto di cottonbro da Pexels

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