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Scuola materna: come scegliere?

La scelta della scuola materna è probabilmente uno degli step obbligati quando tuo figlio inizia ad avvicinarsi ai 3 anni di età. A prescindere che tu abbia scelto o meno di portarlo all’asilo nido, l’iscrizione agli istituti d’infanzia rappresenta per tutti i genitori una tappa che segna la fine di un’era e l’inizio di un’altra.

Il tempo trascorso qui, infatti, segna l’inizio di un nuovo tipo di insegnamento che, piano piano diventerà con il passare degli anni sempre più approfondito. Il rapporto genitori e insegnanti sarà diverso rispetto a quello a cui eri abituata al nido. E le attività proposte durante le lezioni saranno più impegnative per il piccolo.

E’ per questo che la decisione può rivelarsi in molti casi una vera e propria impresa. Soprattutto se sei alle prese con questo problema per la prima volta. Ecco qualche consiglio utile che ti aiuterà a non impazzire.

La vicinanza

Si, ok, sarà banale. Ma è un parametro che ti conviene inserire tra le priorità al momento della scelta. Soprattutto nel lungo periodo. Siamo tutti d’accordo che vorremmo che nostro figlio avesse il meglio del meglio ma dobbiamo fare anche i conti con la realtà.

Scegli una scuola materna che sia vicina a casa o alla tua sede di lavoro. O a metà strada tra l’una e l’altro. Lo dico per una questione di praticità. Svegliarsi alla mattina un’ora prima ed attraversare la città in mezzo al traffico per portare il tuo bambino alla scuola xy e poi andare al lavoro può andare bene per qualche giorno. Se hai alti livelli di pazienza, forse durerai qualche settimana. Poi l’esaurimento nervoso è dietro l’angolo.

Considera che l’anno scolastico va da settembre ai primi di giugno. Si tratta di ben 9 mesi all’anno, se non di più, che passerai a correre da una parte all’altra durante le ore di punta per portare tuo figlio proprio là. Levatacce alla mattina presto e code infinite in macchina comprese. Sei sicura che ne vale davvero la pena?

Grandezza degli spazi interni

I bambini hanno bisogno di correre, giocare, esplorare. E’ fondamentale, quindi, scegliere una scuola materna che sia in grado di mettere a disposizione dei piccoli alunni degli spazi in cui possano crescere, confrontarsi con i propri compagni e sfogare tutta la propria creatività.

Fissa un appuntamento con le maestre, visita le aule e accertati con le insegnanti del numero effettivo dei bambini per sezione. Per intenderci, una classe può anche non essere grandissima e ospitare un numero adeguato di persone. Diverso discorso che l’istituto mette a disposizione sale da 60 mq2 e dentro ci fa stare 50 bambini.

Il giardino

La scuola materna con il giardino ha sicuramente qualche punto in più rispetto alle altre. Insegnare ai bambini fin da piccoli a stare all’aria aperta è sicuramente una delle scelte più responsabili che possiamo fare noi genitori.

Assicurati che gli spazi esterni siano tenuti sempre puliti, i cancelli ben chiusi durante le attività scolastiche e i giochi funzionanti. Vedrai come il tuo piccolo si divertirà a trascorrere il tempo con i suoi amichetti lasciando le foglie in aria, rotolandosi nell’erba e giocando a nascondino dietro alle piante.

Arredi funzionali

Ammetto che prima di portare mia figlia all’asilo nido non aveva mai fatto caso alla tipologia di arredamento presente nelle aule. Tuttavia, dopo qualche settimana, mi sono dovuta ricredere.

L’arredo funzionale a portata di bambino è un aspetto da non trascurare (lo abbiamo visto, ad esempio nel caso del Lettino Montessori fai da te). In questo modo, infatti, il piccolo si abitua ad agire in completa autonomia. E questo è utile sia per le sue fasi di apprendimento, sia per l’ordine della tua casa.

Pensa, ad esempio, al fatto che lui si abitui ad aprire il cassetto della cucina per prendersi un cucchiaio e poi lo richiuda. Lui si sentirà più sicuro e tu, magari, non dovrai passare l’intera giornata a corrergli dietro per chiudere porte, raccogliere cose da terra e riordinare. Più di quello che fai generalmente, intendo. Anche perché ricordiamoci che questo tipo di mobili aiuta, ma non fa miracoli.

Orientamento pedagogico

L’orientamento pedagogico è sicuramente un fattore determinante nella scelta. Ci sono genitori che propendono per la filosofia Steineriana mentre altri preferiscono la Montessori. In altri casi ancora, invece, si preferisce optare per una scuola internazionale.

A meno che voi non abitiate in una grande città, è difficile trovare degli istituti che abbiamo ricevuto l’accreditamento del Comune e il riconoscimento come istituzione funzionante per questi di pedagogie. Se fai parte anche tu di una realtà cittadina che non dispone di soluzioni di questo tipo, ti consiglio di andare agli open della scuola materna e capire quale sia il metodo di apprendimento utilizzato dagli insegnanti.

Non è detto, infatti, che una scuola materna comunale non possa adottare la filosofia Montessori. Come non è scontato trovarsi bene solo negli istituti privati che propongono solo un’educazione Steineriana. Tieni a mente che il vero successo è quello di trovare una soluzione in cui il bambino si trovi bene e che sia stimolato nel gioco e dell’apprendimento. E in cui voi genitori possiate sentirvi tranquilli. Tutto il resto è un surplus.

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Il personale

Altro elemento molto importante da valutare prima dell’iscrizione alla scuola materna è il personale presente all’interno. Le educatrici presenti devono essere in un numero adeguato da poter seguire in tranquillità i bambini. Non solo. Il rapporto tra maestre e piccoli alunni dovrebbe essere proporzionato affinché vengano sviluppate delle affettività tra loro.

Il sorriso della maestra che accoglie in classe tuo figlio alla mattina è indispensabile affinché lui torni volentieri a scuola. Così come la possibilità che il piccolo prenda come riferimento la sua insegnate per confidargli che, ad esempio, c’è qualcosa che non va. Mai sottovalutare l’aspetto umano. E’ di gran lunga più importante di qualsiasi lezione “tradizionale”.

L’importanza al bambino

Grande importanza deve essere data al bambino. Cerca di capire se la scuola materna che hai di fronte è più interessata a completare il programma scolastico in tempi brevi piuttosto che cercare di rispettare l’identità degli alunni.

In ogni classe ci sarà il bambino che è più portato per la lettura delle favole e quello che ama correre. Ognuno di loro deve essere seguito in egual modo e a ciascuno di essi devono essere date le medesime attenzioni.

Il coinvolgimento dei genitori

Io faccio parte di quella categoria di mamme a cui non piace molto il coinvolgimento dei genitori nelle attività scolastiche. O meglio, amo partecipare alla recita di mia figlia a scuola. E anche alle feste organizzate dall’istituto e dedicate a fare in modo che genitori e bambini passino qualche ora insieme alle maestre. Ma poi basta. Mi fermo qui.

Quando si è trattato di vedere le scuole materne per la mia piccola, ho fatto in modo di accertarmi che fossi coinvolta il meno possibile. E, così, ho bocciato a più pari quelle che mi proponevano delle riunioni genitori e ingegnanti con appuntamento settimanale e quelle che volevano 4 rappresentanti di classe per classe (per 15 bambini totali, ma è legale?). Così come quelle che avevano l’obiettivo di fare una festa a scuola ogni settimana e chiedevano aiuto ai genitori per gli allestimenti.

A parte questo mio lato asociale, ti consiglio di valutare bene la situazione, anche in base alle tue esigenze lavorative. Se come genitore ti viene richiesto un impegno che sai già di non riuscire a rispettare, conviene avvisare subito. E, nel caso in cui non gli vada bene, inizia ad optare per qualche altra scuola. Meglio essere chiari fin da subito che ritrovarsi dopo qualche mese nella morsa di festicciole, comitato genitori e riunioni come se non ci fosse un domani. Soprattutto se non hai tempo da dedicarci.

La mensa

Altro punto da non sottovalutare è la mensa. Soprattutto se la piccola si ferma lì a pranzo. Valuta bene quali siano gli spazi adibiti al pranzo dei piccoli. E quanti di loro mangeranno insieme. Sono previsti diversi turni?

Nel caso in cui la struttura a cui ti sei rivolta non abbia una cucina interna, informati su quale sia il catering a cui hanno deciso di appoggiarsi. E, soprattutto, se vengono fatti dei menù personalizzati per bambini. Quest’ultimo aspetto può essere davvero utile, soprattutto se tuo figlio ha qualche tipo di allergia alimentare certificata o abbia la necessità di seguire qualche dieta particolare (come nel caso del diabete di tipo1).

L’inserimento

L’inserimento è uno dei momenti più complessi da affrontare al momento dell’inizio di una nuova scuola perché segna il distacco del bambino dai genitori. E, se con questo passaggio all’asilo nido hai dovuto portare un bel po’ di pazienza, metti in preventivo che dovrai iniziare d’accapo anche questa volta.

Certo, tuo figlio sarà più grande rispetto a prima, ma avrà maggiore consapevolezza di quello che sta accadendo. E, soprattutto, sa perfettamente che si tratta di una situazione del tutto nuova, con compagni di classe che non conosce e maestre che non ha mai visto. La scuola materna dove lo vuoi iscrivere come ha intenzione di effettuare l’inserimento?

Gli orari

Anche gli orari possono rivelarsi un punto ostico al momento della scelta della scuola materna. Valutati tutti i consigli che vi ho dato nei paragrafi precedenti, da persona pratica e pragmatica che sono, non potevo di certo trascurare il momento di ingresso e di uscita dei pargoli.

Ci sono alcune scuole che consentono l’ingresso in una fascia oraria che può dilungarsi fino a un’ora. Per l’uscita vale lo stesso discorso. Al momento della scelta della scuola materna, non dimenticarti di valutare se riesci a incastrarti con il lavoro.

Io e il mio compagno, ad esempio, abbiamo degli orari di lavoro piuttosto variabili. Di conseguenza, abbiamo dovuto chiedere all’istituto di prevedere l’ingresso e l’uscita della bambina un po’ più tardi alla mattina. Se non fossero riusciti a garantirci questa opportunità, saremmo stati costretti a non procedere nemmeno con l’iscrizione. Non dimenticare: la parola d’ordine è compromesso, tra le vostre esigenze e quelle di vostro figlio. Altrimenti rischiate di uscirne pazzi.

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Permessi allattamento: come funziona?

Se hai avuto da poco un bambino e stai pensando a rientrare di nuovo al lavoro, starai sicuramente valutando l’idea di riprendere la tua carriera chiedendo i permessi allattamento. Ma di cosa si tratta? E come funzionano?

La gravidanza è sicuramente un periodo molto intenso per una donna. Ma anche il parto non è di certo un gioco da ragazzi. Dopo questo incredibile sforzo fisico, però, inizia il bello della maternità. Con tutti i momenti belli del caso. I primi mesi di vita di un neonato sono costellati di prime volte che riempiono di gioia i neogenitori.

L’allattamento è probabilmente uno dei momenti che coinvolgono maggiormente la mamma, sia sotto un punto di vista fisico che psicologico. E’ così che lo stato permette alle mamme lavoratrici di riprendere la propria carriera in modo graduale tornando al tram tram di prima. Ecco come funziona.

Quanti mesi sono per allattamento per legge?

La legge prevede che i permessi di allattamento possano essere concessi alla madre lavoratrice che sia assunta sia con contratto determinato che indeterminato. Sia nel caso in cui il contratto previsto sia part-time che full-time.

La richiesta può essere fatta fino al compimento del primo anno di vita del neonato. Da quando il bambino avrà 1 anno e 1 giorno, la madre tornerà a fare l’orario di lavoro normale previsto da contratto. A patto che non decida di richiedere una riduzione di orario grazie al part-time post partum.

Il mio consiglio è quello di muoversi con le carte già nelle settimane subito successive al parto. Magari prendi un appuntamento con il tuo datore di lavoro o con il responsabile delle risorse umane della tua azienda ed esprimi le tue intenzioni. La trasparenza, in questi casi, è il primo passo per ricominciare la propria professione in condizione tranquille e serene.

Chi decide l’orario di allattamento?

Quando fisserai l’appuntamento con il tuo capo per dirgli le tempistiche con cui riprenderai il lavoro, ti suggerisco di menzionare subito le tue intenzioni riguardo ai permessi allattamento.

Le sue reazioni a tal proposito sono due. La prima, quella che spero per te, è che si dimostri un datore di lavoro comprensivo e che cercherà di venirti incontro con dei turni compatibili con le tue necessità . Se, ad esempio, da contratto dovessero esserti concesse due ore al giorno, cercherà di metterle attaccate per agevolarti nell’organizzazione e negli spostamenti.

Esiste però la possibilità che la sua reazione al riguardo sia piuttosto indifferente. In questo caso dovrai armarti di pazienza e iniziare ad utilizzare tutte le doti diplomatiche che conosci, perché iniziare una guerra con il tuo caporeparto appena tornata dalla maternità può rivelarsi controproducente per la tua salute mentale. Sia al lavoro che a casa. Non dimenticare, infatti, che non c’è scritto da nessuna parte che i turni devono essere fatti a comodo tuo, quindi se di fronte hai qualcuno di ostico qui contano solo le tue abilità di mediazione.

Quante ore di allattamento spettano per un part-time?

I permessi per allattamento sono diversi in base alla tipologia di contratto che hai. In linea di massima, tuttavia, per il conteggio delle ore che ti spettano di diritto devi capire quante ore al giorno di media dovresti fare in una situazione normale. Se, ad esempio, hai un contratto full-time da 40 ore alla settimana, potrai godere di due ore al giorno.

Nel caso in cui tu abbia un contratto di lavoro part-time, invece, il calcolo potrebbe essere un po’ più complesso. La regola di base, tuttavia, è quella che se dovessi lavorare per più di 6 ore al giorno hai diritto a 2 ore giornaliere di permesso. Se, invece, da contratto dovessi lavorare per una quantità di tempo più ridotta, te ne sarà concessa solo una al dì.

Cosa succede nel caso di parto gemellare?

Piccola parentesi per quel che riguardo il parto gemellare. Nel caso in cui avessi partorito più bambini con la medesima gestazione, le ore di riposo vengono raddoppiate. Questo significa, ad esempio, quattro ore se avevi un contratto full-time e due per un part-time.

Cosa succede in caso di adozione?

Nei paragrafi precedenti ti ho parlato dei permessi di allattamento nel caso in cui fossi stata tu a partorire il bambino. Ma questa possibilità è estesa anche per chi ha deciso di optare per l’adozione di un bambino. Se, invece, i piccoli adottati sono stati due, si fa riferimento alle regole previste per il parto gemellare e, quindi, le ore vengono raddoppiate rispetto a quello previsto per un singolo neonato.

I riposi giornalieri del padre

Il padre lavoratore ha il diritto di richiedere il riposo per allattamento giornaliero ma solo in alternativa alla madre. La richiesta può essere inoltrata al proprio datore di lavoro solo dietro documento che certifichi l’espressa rinuncia a questa questa opportunità da parte della donna. Viene data questa opportunità ai papà anche nel caso in cui la mamma faccia parte di una delle categorie di lavoro che non ha diritto a questi riposi.

La richiesta non può essere fatta, invece, nel caso in cui la donna si ritrovi in astensione obbligatoria. O se sta usufruendo del trattamento economico previsto dopo la nascita del bambino. O se è assente dal lavoro per sospensione dall’aspettativa.

Come richiedere allattamento Inps?

Per procedere con la richiesta dei permessi per allattamento è necessario concordarsi prima con il datore di lavoro. Durante questo confronto entrambe le parti devono cercare di trovare un compromesso tra le necessità lavorative e quelle della neomamma. Nel caso in cui, però, non si riesca a trovare un punto in comune, la questione verrà affidata alla Direzione Territoriale del Lavoro competente.

Se sei una lavoratrice dipendente, non è necessario che tu faccia domanda all’INPS: sarà il tuo datore di lavoro ad occuparsi di tutto. Anche se ti consiglio di verificare al ricevimento della prima busta paga che tutto sia corretto e compaia la dicitura relativa. Altrimenti quelle ore ti verranno tolte da ferie e permessi.

In tutti gli altri casi, la domanda deve essere fatta dalla lavoratrice direttamente all’INPS attraverso la procedura telematica (ti basta accedere al sito istituzionale con l’aiuto dello SPID o il codice pin) oppure facendoti aiutare da un patronato.

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Lettino Montessori: caratteristiche e idee per il fai da te

Preparare la cameretta per il proprio bambino è un momento di grande emozione perché, generalmente, indica che il nostro cucciolo sta crescendo ed è alla ricerca della sua autonomia ed indipendenza. E, proprio per questo motivo, ti consiglio di valutare l’idea di un lettino Montessori. Ma cerchiamo di capire perché sceglierlo e se fa, effettivamente al caso nostro.

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Caratteristiche

Il lettino Montessori si differenzia da quello tradizionale principalmente per la sua struttura. Ecco le caratteristiche che lo contraddistinguono:

  • è fatto in legno: in questo modo la struttura risulta sempre piuttosto stabile;
  • è basso: l’altezza del materasso è quasi raso terra (in questo modo, anche se dovesse rotolare già durante il sonno è impossibile che si faccia male);
  • nella zona piedi il telaio è più basso: in questo modo la salita dei più piccoli è agevolata.

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Perché sceglierlo?

Un lettino Montessori può rivelarsi essere un vero toccasana sia per il bambino, che per la mamma. Le caratteristiche che lo rendono unico, infatti, permettono al piccolo di muoversi, scendere e salire il totale autonomia. Il che non è male, soprattutto se stai cercando di insegnargli a dormire nella sua stanzetta. E lo spostamento dalla camera vostra ti sembra un po’ difficile.

Immaginati se si svegliasse nel bel mezzo della notte perché ha fame/sete/paura/bisogno di essere cambiato. La possibilità di venire da solo fino al letto da te per svegliarti o infilarsi sotto le tue coperte ha i suoi vantaggi piuttosto di un urlo continuo ad ogni risveglio perché le sponde non gli permettono di scendere.

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Meglio il lettino Montessori o quello tradizionale?

Ok, quindi dopo tutte queste belle parole, ti starai chiedendo se sia meglio un lettino Montessori oppure uno tradizionale. Ebbene, non esiste una risposta. Almeno, non secondo me. Sono dell’idea che la scelta debba essere fatta con un minimo di criterio, ragionando sia sul carattere del bambino che sulle dinamiche familiari.

Se, ad esempio, il tuo piccolo è uno di quelli che si mette a scalare qualsiasi ostacolo incontri per la sua strada, è giusto optare per qualcosa che gli consenta di muoversi in autonomia. Se, invece, è ancora piccolo e sta ancora gattonando, forse è meglio valutare per un tradizionale lettino con le sponde che ti faccia dormire in serenità nel caso dovesse agitarsi troppo durante il sonno.

Da che età è consigliato?

Da che età è consigliato un Lettino Montessori? Anche qui la risposta deve essere valutata caso per caso, sulla base delle abitudini del piccolo e della famiglia per quel che riguarda il sonno. Noi, ad esempio, stiamo iniziando a preparare la camera per la nostra bimba con questa tipologia di letto perché, fino ad ora, ha dormito nella nostra stanza. Personalmente, ho sempre trovato molto più semplice gestire i suoi risvegli notturni allungando il braccio piuttosto che dovermi alzare ogni volta. Ma questo è un altro discorso.

In commercio sono disponibili moltissimi modelli consigliati dai 18 mesi. In alcuni casi, tuttavia, è possibile trovare delle versioni indicate anche per i neonati o, comunque, a partire dai 7/8 mesi.

Il mio consiglio, in questi casi, è quello di affidarsi al proprio istinto materno e provvedere al cambiamento di letto o allo spostamento di camera non appena il bambino è pronto per affrontare questo step. Cercare di forzare il passaggio o di accelerare le tempistiche non è utile né per il cucciolo (se non è pronto, otterrai l’effetto contrario e farà fatica a dormire), né tanto meno per te (se non dorme, dovrai prepararti a innumerevoli notti in bianco).

Lettino Montessori: idee per il fai da te

In commercio esistono moltissime varietà di lettini Montessori. Ma, se ti senti in vena creativa, puoi sempre prendere spunto dalle idee di seguito per realizzarne uno come piace a te:

photocredit foto in evidenza: ©babydodge.it

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Fascia porta bebè: come sceglierla e come indossarla

La fascia porta bebè è la soluzione perfetta se hai un bambino piccolo. I neonati, infatti, adorano stare in braccio a mamma e papà ma, molto spesso, diventa impegnativo trascorrere l’intera giornata con un frugoletto tra le braccia.

La mia bimba, sin dai primi giorni di vita, ha sempre adorato rimanere appiccicata a me. E, soprattutto nei momenti in cui stava male a causa di coliche o brutti sogni, l’unico modo per calmarsi era quello di stare cullata tra le braccia della mamma.

E se questa è un’immagine molto bella, sappiamo tutti perfettamente quanto sia difficile poter concedere queste attenzioni al proprio bambino tutto il giorno. Soprattutto se si hanno delle commissioni da fare, se bisogna portare il fratellino più grande a scuola o se, semplicemente, c’è bisogno di preparare la cena.

Fascia porta bebè: perché comprarla?

Quando mi hanno consigliato di usare la fascia porta bebè per la prima volta, ero piuttosto scettica. Poi mi sono convinta e ho deciso che, comunque, provare non sarebbe costato nulla. Et, voilà! Mi sono trasformata in una mamma canguro h24.

Il vantaggio più grande di portare il neonato in fascia è quello di riuscire a fare più cose contemporaneamente. E’ bellissimo poter cullare il proprio piccolo tra le braccia, ma sappiamo benissimo che dopo qualche decina di minuti la schiena è a pezzi e le braccia sono parecchio indolenzite. E, soprattutto, non puoi fare nient’altro. Anche perché, nella maggior parte dei casi, se provi ad appoggiarlo nel lettino, lui si sveglia e partono gli urli. E si ricomincia daccapo con ninne nanne e dondolii prima che si calmi di nuovo.

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I vantaggi

Ora, immagina se avessi la possibilità di tenerti il tuo piccolo tra le braccia e potessi fare, nel frattempo, tantissime altre cose. Come lavare i piatti, preparare la cena, fare la lavatrice, accompagnare il fratellino a scuola e fare la spesa. O anche, più semplicemente, andare a farti una passeggiata in tutta tranquillità senza l’ingombro del passeggino. Non sarebbe bellissimo?

Se stai continuando a leggere con occhi sognanti, allora ti consiglio di provare ad usare la fascia porta bebè. Almeno una volta. Giusto per capire come ti trovi. E poi valutare o meno il caso di acquistarla.

Ecco di vantaggi che, personalmente, ho visto usandola:

  • meno mal di schiena (con la fascia il peso è distribuito su tutto il tronco);
  • zero dolore alle braccia;
  • mani libere per poter fare commissioni e faccende domestiche;
  • il neonato si calma dopo pochissimi minuti e, nella maggior parte delle vote, si addormenta;
  • hai la possibilità di controllare in ogni momento come sta e se ha bisogno di qualcosa, senza dover correre ad ogni singolo rumore nel lettino, nella sdraietta o nel tappetino.

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Come sceglierla?

Scegliere una fascia porta bebè non è semplice come potrebbe sembrare. Il mio consiglio è quello di farsene prestare una da un’amica e di testarla. In questo modo, avrai la possibilità sin da subito di capire cosa va meglio per te e cosa invece non ti va proprio bene. In alternativa, puoi sempre controllare se nella tua città ci sono delle consulenti per il babywearing che spesso, in questi casi, mettono quelle che hanno a disposizione a noleggio. Si tratta di pochi euro per qualche giorno, ma credimi, è un buon investimento.

In linea di massima, però, ti consiglio di seguire queste regole di base, giusto per non farti prendere dall’ansia al momento dell’acquisto:

  • non esiste una fascia per l’estate e una per l’inverno (tanto il neonato regola la sua temperatura corporea con la tua);
  • non occorre cambiare fascia per ogni step evolutivo del bambino. Una volta fatto l’acquisto con criterio, ti durerà fin quando ne avrai bisogno;
  • te ne basta una

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Come si indossa la fascia porta bebè?

Passiamo ora alla parte più complicata. Ossia quella di indossarla. Ammetto che la prima volta è stato parecchio complicato. Anche perché la mia paura più grande era quella di far cadere la bambina per terra. Il mio consiglio, in questi casi, è quello di farti aiutare da qualcuno. E va benissimo sia il papà, che tua sorella oppure un’amica. Anche se non sono specializzati in materia. Anzi, in questi casi, l’impresa si rivela molto più divertente e ti sentirai più a tuo agio con questo nuovo sistema.

Nel web è possibile trovare moltissimi video che ti spiegano come indossare una fascia porta bebè. Ecco quello che guardavo io le prime volte, prima di prenderci mano e di metterla in automatico.

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Congedo parentale: come funziona in caso di quarantena scolastica

Tempi duri per i genitori con bambini piccoli. Se i mesi scorsi, infatti, abbiamo dovuto organizzarci le giornate con babysitter, nonni e vicini di casa particolarmente gentili, sembra che ora uno spiraglio di sole di veda davvero. Almeno per il momento. O forse no. Ma cerchiamo di fare un po’ di chiarezza in termini di congedo parentale per quarantena scolastica.

Cosa fare in caso di quarantena scolastica

La quarantena scolastica è una situazione che molti noi genitori hanno vissuto nel corso delle ultime settimane. Tuo figlio (o figlia) ha avuto dei contatti a scuola con uno studente risultato positivo al tampone. Et voilà! Da subito tutta la classe in isolamento fiduciario.

E i genitori?

Quelli che ne hanno la possibilità, possono proseguire i propri impegni di lavoro attraverso lo smart working. Gli altri scalano ore a ferie o permessi. E se non avessimo più ore a disposizione? In quel caso è possibile chiedere il congedo parentale. Ma come funziona?

Come funziona il congedo parentale per quarantena scolastica?

L’Inps ha deciso di dare delle precisazioni in merito al congedo parentale per quarantena scolastica con la circolare 115/2020. In questo documento, ha precisato che questa agevolazione può essere richiesta solo da genitori dipendenti con figli under 14 che siano stati posti in quarantena “a seguito di contatto verificatosi all’interno del plesso scolastico”.

L’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ha confermato che l’astensione dal lavoro si applica solo nel caso di contagio scolastico. Se il contatto con una persona positiva al tampone è avvenuta in un ambito diverso, rimane scoperto.

Chi può richiedere il congedo parentale?

Il congedo parentale per quarantena scolastica è destinato principalmente ai lavoratori dipendenti. Grandi esclusi da questa opportunità sono gli autonomi e coloro che sono iscritti alla gestione separata, compresi i collaboratori. Nel caso dei dipendenti del settore pubblico, ogni agevolazione viene gestita in maniera autonoma dalla Pubblica Amministrazione di appartenenza.

Piccolo dettaglio: questo indennizzo non può essere richiesto per chi ha la possibilità di lavorare in smartworkig. E nemmeno se uno dei due genitori è a casa disoccupato o inoccupato.

Come fare richiesta?

La richiesta di congedo parentale per quarantena scolastica può essere fatta direttamente all’INP a questo link. La domanda può avere anche effetto retroattivo anche se, comunque, il periodo deve essere successivo al 9 settembre. All’interno del modulo è indispensabile indicare tutti i dati del provvedimento di quarantena. Nel caso non li conoscessi ancora, hai tempo fino a 30 giorni per comunicarli. Le giornate per cui è stata fatta richiesta di congedo parentale ma che poi non sono state fruite, possono essere annullate.

Quanto si riceve di indennizzo?

L’indennizzo di questa forma di agevolazione per le famiglie ammonta al 50% e viene applicato solamente nei giorni lavorativi all’interno del periodo di quarantena. Non verranno pagati, quindi, i giorni di riposo.

L’INPS ha dichiarato che il fondo a disposizione del congedo parentale ammonta a 50 milioni di euro. Una volta che le richieste avranno raggiunto tale importo, l’Istituto bloccherà ogni eventuale richiesta.

Quante volte si può richiedere?

Il congedo parentale per quarantena scolastica può essere richiesto per l’intero periodo di isolamento che è stato richiesto dall’autorità sanitaria. In caso di proroghe, la richiesta andrà di pari passo.

Nel caso di diverse quarantene richieste per lo stesso figlio o per altri figli, la domanda può essere replicata. Sempre che si riferisca al periodo compreso tra il 9 di settembre e il 31 dicembre 2020.

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Riapertura scuole: cosa fare in caso di febbre?

Il 14 settembre riaprono le scuole in molte Regioni in Italia. Molti i genitori felici. Tantissimi quelli preoccupati per quello che accadrà nei prossimi mesi. Ma una delle cose che più preoccupano le mamme e i papà è cosa fare in caso di febbre?

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Come è organizzata la scuola?

All’interno di ogni istituto, dai nidi alle scuole superiori, è presente un referente Covid. Si tratta di una figura che si occupa di gestire tutti i casi sospetti. Se il bambino dovesse presentare i sintomi, bisognerà farlo presente a questa persona. Sarà lei, poi, ad informare il dipartimento di prevenzione.

Il referente in questione, inoltre, dovrà monitorare la situazione relativa alle assenze. Se, ad esempio, in una classe sono molti i bambini a non presentarsi a scuola, questo rappresenterà un campanello di allarme.

Cosa succede se un bambino ha la febbre a scuola

Nel caso in cui il minore dovesse avere la febbre durante le ore in classe, verrà allontanato dagli altri coetanei e portato in un’aula apposita. Lo stesso succede nel caso in cui iniziano a presentarsi i sintomi riconducibili al Covid. Durante l’isolamento, verrà assistito da un adulto che si proteggerà con la mascherina chirurgica.

Il referente si occuperà poi di contattare i genitori che hanno il compito di andare a prendere il bambino e di portarlo a casa nel più breve tempo possibile. Una volta raggiunta la propria abitazione, poi, bisognerà chiamare il pediatra o il medico. Sarà compito del dottore valutare le condizione mediche del piccolo e capire se sottoporlo ad un tampone.

Quando il bambino avrà lasciato la scuola, sarà compito del personale scolastico, procedere con la pulizia e la sanificazione della stanza di isolamento e degli oggetti che sono venuti in contatto con il piccolo.

Cosa succede ai compagni di classe

I compagni di classe del bambino, nel frattempo, potranno proseguire normalmente l’attività scolastica, salvo una diversa prescrizione da parte dell’Unità Sanitaria.

Cosa fare in caso di tampone positivo

Nel caso in cui il pediatra abbia deciso di avviare il triage Covid e il tampone sia risultato positivo, l’Unità Sanitaria si occuperà di avvisare il referente della scuola, che dovrà segnalare i nominativi dei compagni di classe del bambino in questione. Ma anche tutto il personale scolastico che è stato in contatto con il minore nelle precedenti 48 ore e, quindi, gli educatori, gli insegnanti e gli ausiliari. Tutti loro verranno posti in quarantena per 14 giorni. Nel frattempo, si procede alla santificazione straordinaria di tutte le zone della scuola interessate al possibile focolaio.

Cosa fare in caso di tampone negativo

Nel caso in cui l’esito del tampone dovesse risultare negativo, è compito dei genitori tenere il bambino in casa fino alla sua completa guarigione clinica. E’ a discrezione del pediatra, sulla base dei sintomi e del decorso della malattia del piccolo, decidere se sottoporlo nuovamente ad un tampone dopo 2 o 3 giorni.

Come rientrare a scuola dopo la malattia

Il bambino può riprendere la normale attività scolastica solo in seguito ad una conferma negativa da parte del tampone e dietro ad un certificato medico scritto e firmato dal pediatra. In ogni caso, il minore può rientrare solo dopo il 4 giorno di assenza di sintomi.

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Seggiolino bici: anteriore o posteriore?

Sono iniziate le belle giornate e, se hai un bambino piccolo, sicuramente hai già iniziato a pensare a qualche valida alternativa al passeggino. Soprattutto se ti devi organizzare tra nido, centri estivi o lavoro. Se abiti in una zona che lo permette, avrai già iniziato ad organizzarti con gli spostamenti in bicicletta.

Ma come fare con il pupo? E’ meglio un seggiolino bici anteriore o posteriore? E come scegliere tra i vari modelli disponibili in commercio? Ecco alcuni consigli su come affrontare al meglio l’acquisto (almeno, secondo la mia esperienza!).

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Perché acquistare un seggiolino bici?

Personalmente, la trovo una delle scelte migliori. Noi, ad esempio, abbiamo la fortuna di aver scelto la scuola per la piccola vicino a casa. E anche il mio lavoro è a soli un chilometro di distanza. Il tram tram quotidiano, però, ci impone di dover incastrare l’orario di ingresso al nido con l’inizio dei nostri turni. Come accade in tutte le famiglie.

Se nei primissimi mesi di vita per gli spostamenti ho preferito il passeggino, con il compimento del primo compleanno della pupa ho iniziato a pensare ad un’alternativa che mi permettesse di spostarmi da una parte all’altra della città con lei senza dover fare le corse. O, quanto meno, senza correre più del dovuto. Che tanto, lo sai anche tu, sono già abbastanza le cose da fare di corsa durante il giorno. Senza dover necessariamente aggiungerne altre.

Il seggiolino bici in questo caso è stato di grande aiuto. In questo modo, infatti, ho la possibilità di portarla in tranquillità all’asilo senza dover mettere la sveglia mezz’ora prima la mattina (che, sicuramente, male non fa!). Ma soprattutto, di fare le mie commissioni o di andare al lavoro senza arrivare a fine giornata con il fiatone, la faccia che pare l’urlo di Munch e la voglia di essere inglobata dal letto per i successivi 10 anni.

Da quanti mesi per il seggiolino bici?

Se sei al primo figlio, sicuramente ti starai chiedendo qual’è il momento migliore per acquistare un seggiolino bici. Ebbene, come vedremo di seguito, molto cambia se decidi di optare per un modello anteriore oppure per uno posteriore.

In linea di massima, tuttavia, tieni come riferimento la capacità del bambino di rimanere seduto in autonomia e ben eretto con la schiena. Se, quindi, riesce a stare seduto da solo in divano senza scivolare da un lato o accasciarsi nella schiena, allora significa che è il momento giusto per questa nuova avventura.

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Come scegliere il seggiolino per bici?

Abito in una città a misura d’uomo. Gli spostamenti in bicicletta, quindi, sono un’opzione abbastanza semplice da realizzare. Quando ho deciso di acquistarne uno, però, hanno iniziato a venirmi i primi dubbi: meglio uno anteriore o posteriore? Sarà perché sono alla prima figlia, ma non avevo idea di come muovermi all’interno di questo mondo piuttosto complesso.

Non esiste una risposta che vada bene per tutti. Ogni bambino è a sé. Ma, diciamo che esistono delle linee guida di base da prendere in considerazione anche in base al carattere e alle esigenze tue e del pupo. Scopriamole di seguito.

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Seggiolino bici anteriore: pro e contro

Il seggiolino bici anteriore è la prima scelta a cui viene da pensare quando pensi all’acquisto di un articolo come questo. Generalmente va fissato nel manubrio davanti e, in questo modo, il piccolo ha la percezione di rimanere sempre avvolto tra le braccia di mamma e papà.

Sicuramente è la soluzione migliore se il bambino è ancora piccolo. Non dimenticare, infatti, che dovendolo sedere in mezzo alle gambe, se inizia ad essere troppo grande, può risultare difficoltoso pedalare. E, di conseguenza, potrebbe diventare un rischio per la sicurezza di entrambi.

Personalmente questa scelta la trovo ottimale. Soprattutto perché, da mamma, amo avere tutto sotto controllo. In particolare modo le prime reazioni alla bicicletta della mia bimba. Ma, sebbene abbia l’abbia trovato comoda anche per una questione di mantenere l’equilibrio della bicicletta mentre cammino, è pur vero che la spesa si ammortizza in meno tempo. Mia figlia, infatti, cresce a vista d’occhio e la seduta è diventata stretta nell’arco di pochissime settimane.

Per non parlare, poi, di quando mi capitava di arrivare al nido e di trovarle in faccia una quantità spropositata di moscerini. E, sono sincera, credo che qualcuno durante il viaggio qualcuno se lo sia pure mangiato.

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Seggiolino bici posteriore: pro e contro

Il seggiolino bici posteriore è da preferire se tuo figlio inizia ad essere un po’ più grande. Basta pensare che diversi modelli presenti nel mercato sono omologati per tenere un bambino fino ai 30 chili di peso. Se cerchi qualcosa che ti duri più a lungo nel tempo, sicuramente è la soluzione migliore.

Dimenticati di quelle sedute scomodissime a cui eravamo abituati noi quando eravamo piccoli. I modelli di oggi sono dotati di cuscinetto morbido per rendere il viaggio al bambino il più confortevole possibile. Ben imbottiti sia nella seduta che sulla schiena, sono dotati anche di cinturine che li tengono ben fermi. Anche all’altezza dei piedi.

L’aggancio in questi casi avviene nel palo della sella della bicicletta. Nel maggior parte dei casi, quindi, non è necessaria la presenza del portapacchi. Ottima cosa, soprattutto se hai a disposizione una versione di Graziella piuttosto vecchiotta.

Nota un po’ negativa è data dal fatto che devi fare attenzione alle salite e alle discese. Non tanto perché il bambino non sia ben fissato al seggiolino. Quanto più perché se stai pedalando e centri in pieno una buca rischia di sballottarsi un po’. Ma, a parte questo, la comodità è eccellente.

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Bambini e scottature solari: come prevenirle

L’estate è tanto bella quanto pericolosa. Soprattutto se hai dei bambini piccoli e ti devi preoccupare di proteggerli dalle alte temperature e dalla comparsa di scottature solari. Sia chiaro, l’esposizione al sole fa bene, perché stimola il loro sistema immunitario e la crescita delle ossa. Ma il troppo, come sempre, stroppia.

Mentre i pupi giocano in spiaggia o ci accompagnano in una camminata in montagna, è giusto prevenire l’insorgenza di fastidiosissimi eritemi che possono portare a febbre, notti insonni e bruciature dolorose. Ma come fare?

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Come scegliere la crema giusta

Uno dei modi più semplici per proteggere il nostro piccolo dalle scottature solari è quello di applicare sulla sua pelle la crema solare. In commercio ne sono presenti di moltissimi tipi diversi. Il mio consiglio, in questi casi, è quello di sceglierne una che garantisca un fattore di protezione solare abbastanza alto. Almeno 50, per intenderci, soprattutto se il bambino è piccolino.

Nel caso in cui, invece, le tue vacanze dovessero essere in alta montagna oppure al mare vicino ai Tropici (ma anche se il tuo piccolo è soggetto agli eritemi), non risicare troppo sulla protezione solare. Utilizzane una da 85 SPF.

Ombrellone e cappellino

Sappiamo tutti quanto sia bello andare al mare. Ma sappiamo anche quanto sia difficile, alle volte, riuscire a trovare un buon compromesso con i nostri bambini che si divertono a giocare tra onde e castelli di sabbia. Soprattutto durante le giornate più calde.

La cosa migliore da fare, in questi casi, è quella di cercare di trovare qualche gioco divertente da fare sotto l’ombrellone. E, se avete un bambino che lo tollera, prova con un cappellino in cotone traspirante. In special modo se vuole giocare in riva al mare.

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Evita le ore più calde

Quando siamo al mare il tempo sembra davvero volare. E se la tua gita è in giornata, il momento del pranzo arriva in un batter d’occhio. Cerca di non farti prendere dalla smania di prendere la tintarella e, almeno nelle ore più calde della giornata, fai in modo che il pupo non stia sotto il sole cocente.

Il nostro piccolo terremoto di un anno è iperattivo in spiaggia. A qualsiasi ora. E’ per questo che, ad esempio, noi ci imponiamo di fare una pausa di almeno tre orette dalla sdraio e, magari andare in un bar o in un ristorante vicino il lungomare, dove possa rilassarsi. E, magari, pure dormire un po’. E, se proprio proprio siamo in regime di ristrettezze economiche, va bene anche un parco giochi o una passeggiata tra i negozietti del centro.

Attenzione alle medicine

Molti non sanno che alcuni farmaci possono creare gravi controindicazioni se assunti in concomitanza dell’esposizione al sole. Per scongiurare il rischio di scottature solari, in questi casi sarebbe meglio chiedere al pediatra di fiducia. Magari lo stesso che ha prescritto la medicina al bambino. Così saprà  consigliarti al meglio.

Mangiare frutta e verdura

L’alimentazione, in questi casi, ci può essere di grandissimo aiuto. Mantenere la pelle del piccolo sempre ben idratata aiutandolo a bere tanta acqua può essere molto utile.

Se, invece, si tratta di un bambino che non ama molto fermarsi a bere, puoi sempre provare con frutta e verdura. Molte volte uno spuntino a base di melone o di anguria può essere davvero un toccasana in questi casi. Ma vanno benissimo anche pesche, mele e albicocche. Un’ottima alternativa possono essere anche le centrifughe.

Spalma la crema più volte al giorno

La crema solare è un ottimo strumento contro la comparsa delle scottature solari. Ma, per fare il suo dovere, deve essere applicata più volte al giorno. La cosa migliore sarebbe ogni paio di ore. Soprattutto se tuo figlio sta nel bagnasciuga a fare i castelli di sabbia. Nel caso in cui, invece, sia in versione iperattiva e preferisce rotolarsi tra le dune o rincorrere le onde, ti consiglio di spalmargliela con maggiore frequenza.

Ok, lo so. In questo momento starai pensando che è molto più semplice a dirsi che a farsi. Ebbene, io ho risolto gran parte del problema acquistando la crema in versione spray. La mia bimba, ad esempio, la vede più come un gioco che come una tortura. Poi, sia chiaro, devi aggiungere comunque una buona dose di pazienza. Soprattutto se inizia a muoversi come un’anguilla.

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Sudamina nei bambini: i rimedi naturali

Bollicine rosse, pelle ruvida e brufoletti sottocutanei. Questi sono i sintomi della sudamina, il cruccio di noi mamme nel periodo estivo. Non è niente di grave, ma sicuramente ci può far preoccupare. Soprattutto se si tratta delle prime volte in cui si manifesta. Con l’arrivo del caldo, tuttavia, è una situazione che si presenta con una certa frequenza. Soprattutto se i bambini sono molto piccoli.

Si tratta di una reazione della pelle al sudore. Di solito si manifesta nelle zone del corpo in cui si suda di più, come ascelle, schiena e collo. Ma potrebbe comparire anche intorno alla bocca, nella pancia, nelle braccia e nei piedi. Da non dimenticare, inoltre, la zona del pannolino e vicino alle pieghe (ad esempio: in prossimità di collo, ascelle e dietro le ginocchia).

Per alleviare il fastidio ai nostri è possibile adottare delle accortezze molto semplici che potrebbero far scomparire l’eritema nell’arco di pochissime ore. Ma vediamo, quindi, quali sono i rimedi naturali più utili in questi casi.

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Vestiti di cotone

Gli abiti di cotone riescono a far respirare la pelle del bambino. Una volta terminato il bagnetto, ti consiglio di fargli indossare una t-shirt di cotone che assorbirà l’eventuale formazione di sudore. Un altro consiglio: ricordati di mettergli una maglietta anche se fa molto caldo. In questo modo, l’acidità  del sudore verrà assorbita dal tessuto ed eviterà di irritare la pelle del piccolo.

Pannolini lavabili

Se le bollicine sono comparse nella zona del pannolino, ti consiglio di evitare l’uso dei pannolini usa e getta. E, almeno per qualche giorno, provare a sostituirli con quelli tradizionali lavabili. Certo, sarà un bell’impegno, perché dovrai occuparti di lavarli e disinfettarli. Ma, sicuramente, il piccolo ne troverà beneficio.

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Tintura madre di calendula

La tintura madre di calendula ha un forte potere lenitivo. Ti basterà diluire una decina di gocce all’interno di un bicchiere dove avrai versato un po’ di acqua. Trasferisci il tutto in un piccolo contenitore spray da portare sempre con te e nebulizzare nella zona interessata. In alternativa, puoi sempre applicarla massaggiando la pelle del neonato nella parte dove si è manifestato l’eritema.

Più bagnetti al giorno

Un buon rimedio per alleviare il fastidio della sudamina nei bambini è quello di fare più bagnetti al bambino durante il giorno. Soprattutto se vedi che sta sudando molto. Non occorre tenerlo in ammollo per tante ore. Va bene anche un risciacquo veloce con dell’acqua tiepida. In questo modo, anche lui troverà un bel po’ di sollievo dall’afa. E, di conseguenza, sarà meno irrequieto.

Eliminare il pannolino

Un’altra soluzione che può aiutare molto in questi casi, è quella di togliere completamente il pannolino. In questo modo, l’irritazione si asciugherà in minor tempo. Certo, magari se hai a che fare con un bambino piccolo e non hai ancora affrontato la fase di spannolinamento, non sarà così semplice. Ma armati di pazienza e pensa che, con buona fortuna, nell’arco di qualche giorno il problema sarà arginato.

Evitare l’esposizione al sole

La sudamina nei bambini colpisce soprattutto i piccoli nei loro primissimi anni di vita. E risulta piuttosto fastidiosa. Se anche tuo figlio si è riempito di puntini rossi, ti consiglio di evitare l’esposizione al sole per qualche giorno. Finché l’irritazione non si è attenuata, quindi, sarebbe meglio non organizzare giornate al mare o in piscina.

Bagnetto con l’amido di riso

Uno dei rimedi della nonna più semplici per affrontare il problema da sudamina nei bambini, è quello di utilizzare l’amido di riso. Super economico e indicato per asciugare la pelle dal sudore e per tenerla morbidissima. Ti basterà aggiungerne un cucchiaio all’acqua del bagnetto e può essere usato per più volte al giorno. In alternativa, puoi usare anche l’amido di mais.

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I 10 rimedi naturali contro le punture di zanzare (anche per i bambini!)

L’estate finalmente è arrivata. L’abbiamo aspettata tanto e finalmente è qui. Sì, certo, magari con le piogge degli ultimi giorni non ti è sembrato così, ma abbi fede e, non appena il sole farà di nuovo capolino, ci ritroveremo alle prese con creme solari e costumi da bagno. Per il momento, invece, dobbiamo fare i conti con le punture di zanzare.

Nel corso delle ultime settimane, infatti, ti sarai sicuramente accorta che questo fastidiosissimo insetto è ricomparso nelle nostre case. E, in modo abbastanza sfacciato, ha iniziato a riempire gambe e braccia di tutti in famiglia. In special modo di notte, quando si dorme e non ci si accorge di nulla. Come fare per attenuare il prurito e il gonfiore in questi casi? Eccoti i 10 rimedi naturali che vanno bene anche per i bambini.

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Ghiaccio

Uno dei sistemi più immediati e più semplici è quello di applicare del ghiaccio sopra alle punture di zanzare. In linea di massima, va bene sia quello a cubetti che mettete dentro i bicchieri, che il classico sacchetto di piselli surgelati. La bassa temperatura, infatti, permetterà di evitare che il punto in questione si gonfi e che inizi a prudere.

Fai attenzione che il ghiaccio non può mai essere applicato direttamente sulla pelle, altrimenti puoi rischiare la formazione di una bruciatura a freddo. Piuttosto avvolgi qualche cubetto dentro ad un panno da cucina (o ad un asciugamano) pulito.

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Miele

Il miele è un ingrediente che spesso si trova in cucina ma che è perfetto anche per realizzare degli efficaci rimedi naturali per i più disparati disturbi. Come questo. Ti basterà applicarne una piccolissima quantità nella zona interessata e tenere in posa per almeno una mezz’oretta prima di sciacquare. L’unico problema che potresti avere con questo sistema è che il tuo bimbo si metta a mangiarselo prima che finisca il tempo consigliato per la sua applicazione.

Dentifricio

Un ottimo aiuto contro le punture di zanzare può arrivare anche dal dentifricio. Certo, non è un elemento naturale al 100%, ma fa il suo dovere egregiamente. Ti basta spalmarne pochissimo e vedrai che risultati! L’effetto rinfrescante, infatti, aiuta ad attenuare la sensazione di prurito in pochi istanti. Ma i suoi ingredienti aiutano anche a limitare la formazione del gonfiore.

Aloe Vera

L’aloe vera è conosciuta per essere una pianta dalle incredibili proprietà nutritive e spesso viene utilizzata come elisir di bellezza. Il suo potere lenitivo ti aiuterà a sentire di meno il pizzicorio. E, di conseguenza, scomparirà in un batter d’occhio lo stimolo a grattarsi. Va bene sia la versione gel, che spalmare nella pelle il liquido che trovate dentro la foglia della pianta.

Succo di limone

Il succo di limone è un rimedio naturale utilizzato molto spesso da chi vuole andare a lenire il prurito provocato dallo sfregamento con le foglie di ortica o le punture di zanzare. Ti basterà applicarne qualche goccia direttamente sulla pelle. Tempo un paio di minuti e sparirà tutto. Come se non fosse successo nulla.

Aglio o cipolla

Puoi scegliere di usarne uno dei due. O anche entrambi contemporaneamente. Ti basterà passare uno spicchio di aglio o una fettina di cipolla nella zona interessata. Certo, magari se non sei un’amante del profumo, magari non farai i salti di gioia. Ma in mancanza di altro, sono degli ottimi rimedi naturali per risolvere il problema.

Acqua e sale

Il sale viene considerato da moltissimo tempo come un ottimo disinfettante naturale. Se sei stata vittima delle punture di zanzare, quindi, puoi far sciogliere qualche chicco di sale grosso dentro dell’acqua calda e poi mettere in ammollo la parte del corpo che vi fa particolarmente prurito. Nel giro di pochissimi minuti potrai sentire un enorme sollievo.

Bicarbonato di sodio

E’ impossibile non avere in casa del bicarbonato di sodio! Questo prodotto, infatti, viene impiegato in moltissimi modi diversi. Ma forse non sai che è perfetto anche per eliminare il fastidio delle punture di insetto e il relativo gonfiore. Ti basterà scioglierne un po’ insieme all’acqua, fino a formare una sorta di crema densa (come quella della maschera per il viso, per intenderci!). Stendi, quindi, il composto appena realizzato nella zona interessata e tieni in posa per almeno una decina di minuti.

Saliva

Si, ok, non è proprio il massimo. Ma se sei presa male e magari in casa hai finito tutto (o sei in giro e non ti sei portata niente dietro), va bene anche la saliva. Ti basterà bagnare leggermente la zona punta dall’insetto e attendere qualche minuto prima di sentire sollievo.

Tea tree oil

Il tea tree oil è quel tipo di rimedio naturale che bisognerebbe avere sempre in casa perché va bene un po’ per tutto. E’ un po’ come la carta che ti fa saltare la prigione e ti fa ricominciare dal via (evitando Piazzale della Vittoria!). E, ovviamente, è perfetto anche per evitare irritazioni e arrossamenti derivanti dalle punture di zanzare.

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