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Permessi allattamento: come funziona?

Se hai avuto da poco un bambino e stai pensando a rientrare di nuovo al lavoro, starai sicuramente valutando l’idea di riprendere la tua carriera chiedendo i permessi allattamento. Ma di cosa si tratta? E come funzionano?

La gravidanza è sicuramente un periodo molto intenso per una donna. Ma anche il parto non è di certo un gioco da ragazzi. Dopo questo incredibile sforzo fisico, però, inizia il bello della maternità. Con tutti i momenti belli del caso. I primi mesi di vita di un neonato sono costellati di prime volte che riempiono di gioia i neogenitori.

L’allattamento è probabilmente uno dei momenti che coinvolgono maggiormente la mamma, sia sotto un punto di vista fisico che psicologico. E’ così che lo stato permette alle mamme lavoratrici di riprendere la propria carriera in modo graduale tornando al tram tram di prima. Ecco come funziona.

Quanti mesi sono per allattamento per legge?

La legge prevede che i permessi di allattamento possano essere concessi alla madre lavoratrice che sia assunta sia con contratto determinato che indeterminato. Sia nel caso in cui il contratto previsto sia part-time che full-time.

La richiesta può essere fatta fino al compimento del primo anno di vita del neonato. Da quando il bambino avrà 1 anno e 1 giorno, la madre tornerà a fare l’orario di lavoro normale previsto da contratto. A patto che non decida di richiedere una riduzione di orario grazie al part-time post partum.

Il mio consiglio è quello di muoversi con le carte già nelle settimane subito successive al parto. Magari prendi un appuntamento con il tuo datore di lavoro o con il responsabile delle risorse umane della tua azienda ed esprimi le tue intenzioni. La trasparenza, in questi casi, è il primo passo per ricominciare la propria professione in condizione tranquille e serene.

Chi decide l’orario di allattamento?

Quando fisserai l’appuntamento con il tuo capo per dirgli le tempistiche con cui riprenderai il lavoro, ti suggerisco di menzionare subito le tue intenzioni riguardo ai permessi allattamento.

Le sue reazioni a tal proposito sono due. La prima, quella che spero per te, è che si dimostri un datore di lavoro comprensivo e che cercherà di venirti incontro con dei turni compatibili con le tue necessità . Se, ad esempio, da contratto dovessero esserti concesse due ore al giorno, cercherà di metterle attaccate per agevolarti nell’organizzazione e negli spostamenti.

Esiste però la possibilità che la sua reazione al riguardo sia piuttosto indifferente. In questo caso dovrai armarti di pazienza e iniziare ad utilizzare tutte le doti diplomatiche che conosci, perché iniziare una guerra con il tuo caporeparto appena tornata dalla maternità può rivelarsi controproducente per la tua salute mentale. Sia al lavoro che a casa. Non dimenticare, infatti, che non c’è scritto da nessuna parte che i turni devono essere fatti a comodo tuo, quindi se di fronte hai qualcuno di ostico qui contano solo le tue abilità di mediazione.

Quante ore di allattamento spettano per un part-time?

I permessi per allattamento sono diversi in base alla tipologia di contratto che hai. In linea di massima, tuttavia, per il conteggio delle ore che ti spettano di diritto devi capire quante ore al giorno di media dovresti fare in una situazione normale. Se, ad esempio, hai un contratto full-time da 40 ore alla settimana, potrai godere di due ore al giorno.

Nel caso in cui tu abbia un contratto di lavoro part-time, invece, il calcolo potrebbe essere un po’ più complesso. La regola di base, tuttavia, è quella che se dovessi lavorare per più di 6 ore al giorno hai diritto a 2 ore giornaliere di permesso. Se, invece, da contratto dovessi lavorare per una quantità di tempo più ridotta, te ne sarà concessa solo una al dì.

Cosa succede nel caso di parto gemellare?

Piccola parentesi per quel che riguardo il parto gemellare. Nel caso in cui avessi partorito più bambini con la medesima gestazione, le ore di riposo vengono raddoppiate. Questo significa, ad esempio, quattro ore se avevi un contratto full-time e due per un part-time.

Cosa succede in caso di adozione?

Nei paragrafi precedenti ti ho parlato dei permessi di allattamento nel caso in cui fossi stata tu a partorire il bambino. Ma questa possibilità è estesa anche per chi ha deciso di optare per l’adozione di un bambino. Se, invece, i piccoli adottati sono stati due, si fa riferimento alle regole previste per il parto gemellare e, quindi, le ore vengono raddoppiate rispetto a quello previsto per un singolo neonato.

I riposi giornalieri del padre

Il padre lavoratore ha il diritto di richiedere il riposo per allattamento giornaliero ma solo in alternativa alla madre. La richiesta può essere inoltrata al proprio datore di lavoro solo dietro documento che certifichi l’espressa rinuncia a questa questa opportunità da parte della donna. Viene data questa opportunità ai papà anche nel caso in cui la mamma faccia parte di una delle categorie di lavoro che non ha diritto a questi riposi.

La richiesta non può essere fatta, invece, nel caso in cui la donna si ritrovi in astensione obbligatoria. O se sta usufruendo del trattamento economico previsto dopo la nascita del bambino. O se è assente dal lavoro per sospensione dall’aspettativa.

Come richiedere allattamento Inps?

Per procedere con la richiesta dei permessi per allattamento è necessario concordarsi prima con il datore di lavoro. Durante questo confronto entrambe le parti devono cercare di trovare un compromesso tra le necessità lavorative e quelle della neomamma. Nel caso in cui, però, non si riesca a trovare un punto in comune, la questione verrà affidata alla Direzione Territoriale del Lavoro competente.

Se sei una lavoratrice dipendente, non è necessario che tu faccia domanda all’INPS: sarà il tuo datore di lavoro ad occuparsi di tutto. Anche se ti consiglio di verificare al ricevimento della prima busta paga che tutto sia corretto e compaia la dicitura relativa. Altrimenti quelle ore ti verranno tolte da ferie e permessi.

In tutti gli altri casi, la domanda deve essere fatta dalla lavoratrice direttamente all’INPS attraverso la procedura telematica (ti basta accedere al sito istituzionale con l’aiuto dello SPID o il codice pin) oppure facendoti aiutare da un patronato.

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Fascia porta bebè: come sceglierla e come indossarla

La fascia porta bebè è la soluzione perfetta se hai un bambino piccolo. I neonati, infatti, adorano stare in braccio a mamma e papà ma, molto spesso, diventa impegnativo trascorrere l’intera giornata con un frugoletto tra le braccia.

La mia bimba, sin dai primi giorni di vita, ha sempre adorato rimanere appiccicata a me. E, soprattutto nei momenti in cui stava male a causa di coliche o brutti sogni, l’unico modo per calmarsi era quello di stare cullata tra le braccia della mamma.

E se questa è un’immagine molto bella, sappiamo tutti perfettamente quanto sia difficile poter concedere queste attenzioni al proprio bambino tutto il giorno. Soprattutto se si hanno delle commissioni da fare, se bisogna portare il fratellino più grande a scuola o se, semplicemente, c’è bisogno di preparare la cena.

Fascia porta bebè: perché comprarla?

Quando mi hanno consigliato di usare la fascia porta bebè per la prima volta, ero piuttosto scettica. Poi mi sono convinta e ho deciso che, comunque, provare non sarebbe costato nulla. Et, voilà! Mi sono trasformata in una mamma canguro h24.

Il vantaggio più grande di portare il neonato in fascia è quello di riuscire a fare più cose contemporaneamente. E’ bellissimo poter cullare il proprio piccolo tra le braccia, ma sappiamo benissimo che dopo qualche decina di minuti la schiena è a pezzi e le braccia sono parecchio indolenzite. E, soprattutto, non puoi fare nient’altro. Anche perché, nella maggior parte dei casi, se provi ad appoggiarlo nel lettino, lui si sveglia e partono gli urli. E si ricomincia daccapo con ninne nanne e dondolii prima che si calmi di nuovo.

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I vantaggi

Ora, immagina se avessi la possibilità di tenerti il tuo piccolo tra le braccia e potessi fare, nel frattempo, tantissime altre cose. Come lavare i piatti, preparare la cena, fare la lavatrice, accompagnare il fratellino a scuola e fare la spesa. O anche, più semplicemente, andare a farti una passeggiata in tutta tranquillità senza l’ingombro del passeggino. Non sarebbe bellissimo?

Se stai continuando a leggere con occhi sognanti, allora ti consiglio di provare ad usare la fascia porta bebè. Almeno una volta. Giusto per capire come ti trovi. E poi valutare o meno il caso di acquistarla.

Ecco di vantaggi che, personalmente, ho visto usandola:

  • meno mal di schiena (con la fascia il peso è distribuito su tutto il tronco);
  • zero dolore alle braccia;
  • mani libere per poter fare commissioni e faccende domestiche;
  • il neonato si calma dopo pochissimi minuti e, nella maggior parte delle vote, si addormenta;
  • hai la possibilità di controllare in ogni momento come sta e se ha bisogno di qualcosa, senza dover correre ad ogni singolo rumore nel lettino, nella sdraietta o nel tappetino.

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Come sceglierla?

Scegliere una fascia porta bebè non è semplice come potrebbe sembrare. Il mio consiglio è quello di farsene prestare una da un’amica e di testarla. In questo modo, avrai la possibilità sin da subito di capire cosa va meglio per te e cosa invece non ti va proprio bene. In alternativa, puoi sempre controllare se nella tua città ci sono delle consulenti per il babywearing che spesso, in questi casi, mettono quelle che hanno a disposizione a noleggio. Si tratta di pochi euro per qualche giorno, ma credimi, è un buon investimento.

In linea di massima, però, ti consiglio di seguire queste regole di base, giusto per non farti prendere dall’ansia al momento dell’acquisto:

  • non esiste una fascia per l’estate e una per l’inverno (tanto il neonato regola la sua temperatura corporea con la tua);
  • non occorre cambiare fascia per ogni step evolutivo del bambino. Una volta fatto l’acquisto con criterio, ti durerà fin quando ne avrai bisogno;
  • te ne basta una

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Come si indossa la fascia porta bebè?

Passiamo ora alla parte più complicata. Ossia quella di indossarla. Ammetto che la prima volta è stato parecchio complicato. Anche perché la mia paura più grande era quella di far cadere la bambina per terra. Il mio consiglio, in questi casi, è quello di farti aiutare da qualcuno. E va benissimo sia il papà, che tua sorella oppure un’amica. Anche se non sono specializzati in materia. Anzi, in questi casi, l’impresa si rivela molto più divertente e ti sentirai più a tuo agio con questo nuovo sistema.

Nel web è possibile trovare moltissimi video che ti spiegano come indossare una fascia porta bebè. Ecco quello che guardavo io le prime volte, prima di prenderci mano e di metterla in automatico.

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Sudamina nei bambini: i rimedi naturali

Bollicine rosse, pelle ruvida e brufoletti sottocutanei. Questi sono i sintomi della sudamina, il cruccio di noi mamme nel periodo estivo. Non è niente di grave, ma sicuramente ci può far preoccupare. Soprattutto se si tratta delle prime volte in cui si manifesta. Con l’arrivo del caldo, tuttavia, è una situazione che si presenta con una certa frequenza. Soprattutto se i bambini sono molto piccoli.

Si tratta di una reazione della pelle al sudore. Di solito si manifesta nelle zone del corpo in cui si suda di più, come ascelle, schiena e collo. Ma potrebbe comparire anche intorno alla bocca, nella pancia, nelle braccia e nei piedi. Da non dimenticare, inoltre, la zona del pannolino e vicino alle pieghe (ad esempio: in prossimità di collo, ascelle e dietro le ginocchia).

Per alleviare il fastidio ai nostri è possibile adottare delle accortezze molto semplici che potrebbero far scomparire l’eritema nell’arco di pochissime ore. Ma vediamo, quindi, quali sono i rimedi naturali più utili in questi casi.

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Vestiti di cotone

Gli abiti di cotone riescono a far respirare la pelle del bambino. Una volta terminato il bagnetto, ti consiglio di fargli indossare una t-shirt di cotone che assorbirà l’eventuale formazione di sudore. Un altro consiglio: ricordati di mettergli una maglietta anche se fa molto caldo. In questo modo, l’acidità  del sudore verrà assorbita dal tessuto ed eviterà di irritare la pelle del piccolo.

Pannolini lavabili

Se le bollicine sono comparse nella zona del pannolino, ti consiglio di evitare l’uso dei pannolini usa e getta. E, almeno per qualche giorno, provare a sostituirli con quelli tradizionali lavabili. Certo, sarà un bell’impegno, perché dovrai occuparti di lavarli e disinfettarli. Ma, sicuramente, il piccolo ne troverà beneficio.

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Tintura madre di calendula

La tintura madre di calendula ha un forte potere lenitivo. Ti basterà diluire una decina di gocce all’interno di un bicchiere dove avrai versato un po’ di acqua. Trasferisci il tutto in un piccolo contenitore spray da portare sempre con te e nebulizzare nella zona interessata. In alternativa, puoi sempre applicarla massaggiando la pelle del neonato nella parte dove si è manifestato l’eritema.

Più bagnetti al giorno

Un buon rimedio per alleviare il fastidio della sudamina nei bambini è quello di fare più bagnetti al bambino durante il giorno. Soprattutto se vedi che sta sudando molto. Non occorre tenerlo in ammollo per tante ore. Va bene anche un risciacquo veloce con dell’acqua tiepida. In questo modo, anche lui troverà un bel po’ di sollievo dall’afa. E, di conseguenza, sarà meno irrequieto.

Eliminare il pannolino

Un’altra soluzione che può aiutare molto in questi casi, è quella di togliere completamente il pannolino. In questo modo, l’irritazione si asciugherà in minor tempo. Certo, magari se hai a che fare con un bambino piccolo e non hai ancora affrontato la fase di spannolinamento, non sarà così semplice. Ma armati di pazienza e pensa che, con buona fortuna, nell’arco di qualche giorno il problema sarà arginato.

Evitare l’esposizione al sole

La sudamina nei bambini colpisce soprattutto i piccoli nei loro primissimi anni di vita. E risulta piuttosto fastidiosa. Se anche tuo figlio si è riempito di puntini rossi, ti consiglio di evitare l’esposizione al sole per qualche giorno. Finché l’irritazione non si è attenuata, quindi, sarebbe meglio non organizzare giornate al mare o in piscina.

Bagnetto con l’amido di riso

Uno dei rimedi della nonna più semplici per affrontare il problema da sudamina nei bambini, è quello di utilizzare l’amido di riso. Super economico e indicato per asciugare la pelle dal sudore e per tenerla morbidissima. Ti basterà aggiungerne un cucchiaio all’acqua del bagnetto e può essere usato per più volte al giorno. In alternativa, puoi usare anche l’amido di mais.

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